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Shavu’òt: la festa per chi vuole essere veramente un uomo libero

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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In una sua derashà in occasione della festa di Shavu’òt (contenuta nell’opera Divrè Haggadà, p. 495), Rav Yosef Shalom Elyashiv disse che riguardo alle Tavole del Patto (chiamate nel linguaggio comune “Tavole della Legge”) che furono date al Monte Sinai è scritto: “E la scrittura era scrittura divina incisa (charùt) sulle tavole” (Shemòt, 32:16). Rav Elyashiv commenta che la scrittura non era incisa sulla pietra perché era scrittura divina e vi è un incisione solo se si usa il cesello. Cosa significa dunque “inciso sulle tavole”? I Maestri nel trattato Avòt (Massime dei Padri, 6:42) insegnano: “Non si deve leggere charùt (inciso) ma piuttosto cherùt (libertà) perché non vi è persona libera all’infuori di chi si occupa dello studio della Torà”. L’incisione era un’incisione di libertà e così pure il contenuto delle tavole era “libertà” perché appunto “non vi è persona libera all’infuori di chi si occupa dello studio della Torà”.

Rav Elyashiv aggiunge che vi sono tre tipi di libertà. Il primo è la libertà politica, che ha luogo quando ci si libera dalla dominazione straniera e si diventa indipendenti. Il secondo tipo di libertà è quella economica, che esiste quando non si ha bisogno di farsi aiutare da altre persone né da altri paesi e ci si può mantenere senza limitazioni di sorta. Ed esiste infine la libertà morale, come menziona R. Yitzchàk ‘Arama nell’opera ‘Akedàt Yitzchàk (Sha’ar 67), dove è scritto che “i malvagi sono pieni di rammarichi”. Il malvagio vive insoddisfatto, egli è servo delle sue passioni, è asservito al suo istinto naturale dal quale non si sa liberare. Questa libertà, la libertà morale, è quella che lo può liberare e fare di lui un uomo veramente libero.

Al fine di radicare in noi queste tre libertà abbiamo le tre feste di Pèsach, Shavu’òt e Sukkòt. Pèsach è la festa della libertà politica, quando diventammo indipendenti. Sukkòt è la festa della libertà economica, come è scritto nella Torà: “La festa del raccolto […] quando raccoglierai dai campi i frutti del tuo lavoro” (Shemòt, 23:16). Tra queste due feste vi è la festa di Shavu’òt, quando ricevemmo la Torà dal Sinai, senza la quale né la libertà politica né quella economica avrebbero valore.

In un’altra derashà (Divrè Haggadà, p. 499) rav Elyashiv scrive che tutta l’umanità ha parte nella Torà. All’inizio la Torà apparteneva sia ad Israele sia alle nazioni del mondo. I nostri Maestri nel Midràsh (Yalkùt Shim’onì, Yitrò, 275), accennando al fatto che la Torà fu data nel deserto, dissero: “Se l’Eterno avesse dato la Torà nella Terra d’Israele, i figli d’Israele avrebbero detto alle nazioni del mondo che non hanno parte nella Torà. Invece, dal momento che fu data nel deserto, in una terra di tutti e di nessuno, chi la vuole prendere venga e la prenda”. Infatti molti dei grandi Maestri che arricchirono la Torà erano proseliti che provenivano da altre nazioni, come Shemayà e Avtaliòn, che furono maestri di Hillel, e Rabbì Akivà. E proprio nei giorni più duri per il popolo d’Israele, durante periodi di persecuzioni, ci furono persone speciali dalle nazioni del mondo che vennero a trovare riparo all’ombra della Torà, come il proselita Onkelos che era figlio della sorella di Tito. La sua traduzione della Torà in aramaico divenne uno dei tesori più importanti di Israele, perché quello che scrisse era pieno di spirito divino. Tra i proseliti ci fu pure Rabbì Meir, detto anche R. Nehorai che in aramaico significa l’illuminante. E per quale motivo fu chiamato R. Meir? “Perché illumina gli occhi dei Maestri nella Halakhà (la legge ebraica)” (Talmud babilonese, trattato ‘Eruvìn, 13b).

E vi furono anche proseliti che avevano vissuto una vita dissoluta che trovarono posto nella Torà. Rachav, la “locandiera” di Gerico, divenne proselita a cinquant’anni dopo quarant’anni di vita immorale. E dopo aver accettato la Torà d’Israele ebbe tra i suoi discendenti profeti e kohanim (sacerdoti). Rachav disse agli esploratori mandati da Yehoshua’: “Perché l’Eterno vostro Dio è il Dio in cielo” e il Midràsh (Yalkùt Shim’onì, 269) insegna: “Il Santo Benedetto disse a Rachav: «Sarebbe stato sufficiente se tu avessi detto “sulla terra qui in basso”, ma hai detto “su in cielo”. Tu hai detto qualcosa che i tuoi occhi non hanno visto; per la tua vita, tuo figlio (un tuo discendente) vedrà quello che non hanno visto altri profeti», come è scritto: «E si aprirono i cieli e vidi visioni divine» (Yechezkel, 1:1)”.

E non solo questo. Il regno d’Israele ebbe la sua base in Rut, la proselita moabita, che fu bisnonna di re Davide e sarà l’antenata del Mashiach, discendente di David. Sia la Torà sia il regno d’Israele non furono fondati sulla purezza razziale, ma al contrario. I Maestri insegnano che è scritto: “Affinché l’uomo (Adam) la osservi e viva”. Non si parla di Kohanim, di Leviim o di israeliti, ma di Adam. E concludono affermando che “perfino uno straniero che si occupa di Torà è come il Kohen Gadol” (Talmud babilonese, trattato Bava Kamà, 38a).

Donato Grosser

Addio Rav Sciunnach, il ricordo commosso

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E’ mancato nel giorno di Yom Yerushalaim  il Rabbino Maggiore Umberto Sciunnach (1935 -2015). Rimasto orfano  di padre dalla deportazione crebbe all’Orfanotrofio Pitigliani, frequentò il Collegio Rabbinico a Roma e a Torino ed a soli diciotto anni fu chiamato a Firenze come Hazan. Qui incontrò l’amata moglie Paola, da cui ebbe le due gemelle Chiara e Debora. […]

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Parashà di Bechukotài: Scrittura e Tradizione

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Un premio in memoria di Rav Toaff

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La Conference dei Rabbini Europei ha istituito un premio annuale in memoria di Rav Elio Toaff, Rabbino Capo a Roma per 50 anni che ci ha lasciati lo scorso 19 aprile. Durante il Congresso, che in queste ore si è riunito a Toulouse e a cui ha partecipato il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, la […]

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I ragazzi della Scuola Ebraica abbracciano la mamma di Ilan Halimi

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Giovedì mattina i ragazzi del Liceo Ebraico Renzo Levi hanno avuto l’onore di incontrare Ruth Halimi, mamma di Ilan, il ragazzo di 23 anni che nel 2006 fu rapito in Francia perché ebreo. Ad adescarlo era stata una ragazza che per conto di una banda organizzata lo aveva tratto in inganno facendolo catturare con lo […]

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Una lezione indimenticabile

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Sono in taxi direzione Liceo Classico Virgilio. Dopo una gimcana forsennata nel traffico mattutino, davanti a me si spalanca Via Giulia, 38 e come per magia mi catapulto in un altro mondo distante pochi metri dal rumorosissimo lungotevere. La strada mi appare mollemente adagiata su ritmi perduti, di gatti sonnacchiosi e botteghe di mercanti, di […]

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Parashà di Emor: quando è Shabbàt alle isole Hawaii?

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La maggior parte della parashà di Emòr è dedicata ai Mo’adìm, ossia alle ricorrenze sacre. La prima ricorrenza è lo Shabbàt, riguardo al quale è scritto: “Si potrà fare melakhà per sei giorni e il settimo giorno è un giorno di completo riposo, una ricorrenza sacra nella quale non farete alcuna melakhà. È Shabbàt dedicato […]

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Il 14 giugno si vota per il rinnovo del Consiglio. Ecco i nomi dei candidati

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Il 14 Giugno si vota per il rinnovo del Consiglio e della Consulta della Comunità Ebraica di Roma. Saranno quattro le liste che concorreranno alle elezioni. Di seguito l’elenco dei candidati delle liste. LISTA N°1 PER ISRAELE N° NOME COGNOME DETTO 1 RUTH DUREGHELLO 2 EDOARDO AMATI 3 EDITH ARBIB ANAV 4 GIOVANNI ASCARELLI 5 […]

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Elio Toaff, un gigante dei nostri tempi nel ricordo del Professor Valori

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di GIANCARLO ELIA VALORI Un Rabbino di grandissimo spessore. Una guida spirituale grande un secolo. Un uomo di fede, un uomo di pace, un uomo di dialogo, un uomo di speranza. Un gigante dei nostri tempi. E’ stato questo Elio Toaff. Un grande italiano capace di lasciare un’impronta indelebile nel segno della resistenza e della […]

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Parashà di Acharè Mot: l’anticonformismo è la regola

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Nella parashà è scritto: “Non vi comporterete come facevano in Egitto dove avete abitato, né come fanno in Canaan dove vi conduco e non vi conformerete alle loro usanze (chukotehèm)” (Vaykrà, 18:3). Onkelos, il traduttore della Torà in aramaico, traduce la parola “chukotehèm” con “nimusehon”, una parola derivata dal greco che significa “usanze” o anche […]

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