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Parashà di Terumà: Come dev’essere un vero saggio di Torà

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Aron nel deserto

In questa parashà Moshè nostro maestro, riceve ordine di chiedere ai figli d’Israele di fare donazioni di “oro, argento e rame, lana azzurra, colore porpora e scarlatta, lino,  pelo di capra, pelli di montone tinte di rosso, pelli di tachash (un animale che si trovò in quella regione solo temporaneamente) e legno di acacia; olio per illuminazione, aroma per l’olio di unzione e per l’incenso composto di varie specie; pietre d’onice e pietre da incastonare per il dorsale e il pettorale” (Shemòt, 25: 3-7). Tutto questo allo scopo di costruire un santuario, il Mishkàn, il tabernacolo mobile che  i figli d’Israele portarono con loro nel deserto e poi, una volta entrati nella terra di Canaan, insediarono a Shilò nel territorio della tribù di Efraim, nella Samaria.

Oltre alla costruzione del Mishkàn  stesso, Moshè ricevette l’ordine di costruire l’aròn, l’arca per le tavole della legge, il tavolo per i pani di presentazione e la menorà.  Riguardo all’aròn è scritto, al plurale, “E faranno un’arca di legno di acacia […] e la coprirai con una lamina d’oro all’interno e all’esterno…” (ibid., 25:10).

Rashì [Francia, 1040-1105] nel suo commento spiega che l’aròn era come uno “scrigno” [di forma rettangolare] senza piedi, aperto sul lato superiore, composto da tre  scrigni di dimensioni una inferiore all’altra: all’esterno uno scrigno d’oro, in mezzo uno di legno di acacia e all’esterno un altro d’oro. Riguardo al tavolo per i pani di presentazione è invece scritto “E farai un tavolo…”. (ibid., 25:23) al singolare e cosi pure per la menorà è scritto, al singolare, “E farai una menorà di oro puro…” (ibid., 25:31).

Rav Eliyahu Benamozegh [Livorno, 1823-1900] nel suo commento Panìm la Torà cita R. Chayim ben ‘Attar [Marocco, 1696-1743, Gerusalemme] che, basandosi sul fatto che l’aròn serviva  come ricettacolo della Torà oltre che per le tavole della legge, scrive: il possibile motivo per cui viene usato il plurale per l’aròn è che la Torà  nel suo complesso non può essere osservata senza la partecipazione di tutto Israele. Infatti ci sono mitzvòt che un Kohen non può osservare e che può osservare solo un israelita; e viceversa vi sono altre mitzvòt che un israelita non può osservare e che può osservare solo un Kohen. Per osservare tutte le mitzvòt è quindi necessaria la partecipazione di tutto Israele.

R. Shelomò Efraim Luntschitz [Luntschitz, 1550-1619, Praga] autore del commento Kelì Yakàr scrive che per l’aròn viene usato il plurale perché la Torà vuole che tutti si occupino dell’aròn affinché abbiano parte nella Torà perché la “corona” della Torà è disponibile a tutti. Inoltre in relazione alla Torà è scritto che è “Un albero di vita per coloro che la sostengono”. Non è detto “per coloro che la studiano” ma “per coloro che la sostengono”, un’allusione a chi sostiene economicamente quelli che studiano Torà. E coloro che non sono in grado di studiare Torà possono aver parte nella Torà sostenendo chi la studia, come insegna rabbi Yochanàn nel trattato Yomà (72b) dove è detto: “Rabbi Yochanàn chiese: perché è scritto […] e faranno un aròn? [al plurale]. E rispose che da qui [si impara] che gli abitanti della città hanno l’obbligo di fare il lavoro per il talmìd chakhàm (il saggio di Torà). Lo stesso rabbi Yochanàn nel trattato talmudico Shabbàt (114a) afferma: “Chi è quel talmìd chakhàm [saggio di Torà] per il quale i concittadini devono fare il suo lavoro? Quello che non si occupa dei suoi interessi personali e si occupa invece degli interessi del Cielo e tutto questo solo per le sue prime necessità”. E di nuovo rabbi Yochanàn afferma che un “talmìd chackàm è colui a cui viene chiesta una halakhà di qualunque tipo e sa rispondere”.

A proposito del succitato versetto dove riguardo all’aron è scritto “la coprirai con una lamina d’oro all’interno e all’esterno” nel trattato Yomà (72b) è insegnato: “Disse Rava: un talmìd chakhàm che all’interno non è come all’esterno non è un talmìd chakhàm”.

R. Yaakov Reischer [Praga, 1661-1733, Metz], autore del commento ‘Iyun Ya’akov spiega il significato di quest’ultima affermazione dicendo che si tratta di una persona che solo esternamente si presenta come talmìd chakhàm ma nel suo cuore vi è “tina” (fango, impurità). Una persona di questo genere non è un talmìd chakhàm perché per essere tale non è sufficiente mostrare grandi conoscenze di Torà, ma è necessario, come per l’aròn, essere di oro puro all’interno come all’esterno.

R. Mordekhai HaKohen di Aleppo [XVII secolo E.V.] nel suo commento Siftè Kohèn scrive che nell’aròn, con una chiara allusione al talmìd chakhàm, la lamina d’oro più importante è quella interna che non è visibile.  Per questo nel Talmud Berakhòt (28a) è raccontato che rabban Gamliel  quando insediò la yeshivà a Yavne dopo la distruzione del Bet Hamikdash insistette che nella sua casa di studio entrassero solo discepoli che “all’interno” erano d’oro nello stesso modo in cui “si presentavano all’esterno”.

Donato Grosser

Parashà di Mishpatìm: Gli “Anussìm” possono testimoniare?

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

La mitzvà della Torà che squalifica tutta una serie di persone dal ruolo di testimone, deriva dal versetto della nostra parashà dove è scritto “Non essere complice di (lett.: non mettere le tue mani con) un malfattore fungendo da “‘Ed Chamàs” (ingiusto testimone)” (Shemòt, 23:1). Rashi [Francia, 1040-1105] spiega così: “non promettere di testimoniare a […]

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Visita delegazione CSM alla CER

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Questa mattina il Rabbino Capo Riccardo Di Segni e la Presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello hanno ricevuto una delegazione del Consiglio Superiore della Magistratura guidata dal VicePresidente Giovanni Legnini. Erano inoltre presenti il Primo Presidente della Cassazione Giovanni Canzio, la consigliera Paola Balducci, i consiglieri Luca Palamara e Lorenzo Pontecorvo e la […]

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Parashà di Yitrò: Quali nomi si danno ai neonati?

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Yitrò, suocero di Moshè, dopo aver avuto la notizia dell’uscita degli israeliti dall’Egitto venne a incontrare Moshè nel deserto portando con sé la figlia Tzipporà e i due nipoti. Il nome del primo era Ghershòm, così chiamato da Moshè per ricordare il fatto che era stato forestiero (Gher) in terra straniera. Il secondo figlio era […]

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Delibera della Giunta riguardo la visita del leader iraniano Rouhani in Italia

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

La Giunta della Comunità Ebraica di Roma, riunitasi in data odierna, esprime il suo disappunto per la visita del leader iraniano Rouhani e mette in rilievo la coincidenza temporale di questa visita con la concomitante celebrazione della Giornata della Memoria nel corso della quale verranno ricordati i milioni di morti e lo sterminio del popolo […]

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Parashà di Beshalàkh: il santuario dev’essere dentro di noi

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

La Shiràt Ha-Yam (Il cantico del mare) che Moshè e i figli d’Israele intonarono in lode e ringraziamento all’Eterno che li aveva salvati dall’esercito egiziano inizia con queste parole: “Canterò all’Eterno per la Sua grande vittoria, cavallo e cavaliere precipitò nel mare. L’Eterno è la mia forza e il mio canto, a Lui devo la […]

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Parashà di Vaerà: L’importanza di scegliere una moglie di buona famiglia

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Dopo aver iniziato la descrizione della missione di Moshè e di Aharon presso il Faraone per fare uscire i figli d’Israele dall’Egitto, il racconto della Torà viene interrotto da una serie di dati genealogici sulle prime tribù d’Israele. R. Shimshòn Refaèl Hirsch [Amburgo, 1808-1888, Francoforte] spiega che a questo punto nel racconto della Torà inizia […]

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Parashà di Shemòt: I giusti tra le nazioni

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Dopo aver ucciso l’egiziano che stava percuotendo a morte uno schiavo israelita, Moshè fuggí e dopo varie peripezie arrivò a Midian. Li era seduto vicino al pozzo. “Lo sceicco di Midian aveva sette figlie che vennero al pozzo per attingere acqua. Quando stavano iniziando a riempire gli abbeveratoi per dare da bere al gregge del […]

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Parashà di Vayechì: Seppellitemi dove è sepolta la mia altra metà

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Il nostro patriarca Ya’akov quando si accorse che la sua vita si avvicinava alla fine, chiamò il figlio Yosef, che era viceré d’Egitto, e gli fece giurare di non seppellirlo in Egitto ma nella terra di Canaan dove erano sepolti i suoi padri Avraham e Yitzchàk (Bereshìt, 47:28-31). Nell’ultimo giorno di vita Ya’akov radunò i […]

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SUONA ANCORA. Il coraggio dei figli e nipoti della Shoah è stato quello di vivere.

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In occasione del Giorno della Memoria 2016, martedì 12 gennaio ci sarà la proiezione del documentario “SUONA ANCORA. Il coraggio dei figli e nipoti della Shoah è stato quello di vivere”. Soggetto e sceneggiatura di Israel Cesare Moscati e regia di Beppe Tufarulo. Il ricavato andrà a costituire un fondo per la Scuola Ebraica per finanziare […]

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