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Parashà di Ki Tetzè: il divorzio, Bomberg e il re Enrico VIII

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Bomberg Talmud

In questa parashà viene insegnato che in certi casi vi è la mitzvà  di divorziare e che il divorzio va effettuato  tramite un documento. Nella Torà è infatti scritto: “Quando un uomo prende in moglie una donna, se non gli dovesse più piacere per aver trovato qualcosa di immorale nel suo comportamento, le dovrà scrivere e consegnare  un documento di divorzio e in questo modo la lascerà andare via dalla sua casa. Se essa uscirà dalla sua casa, se ne andrà via e sposerà un altro uomo e poi quest’ultimo la prenderà in odio e le scriverà e consegnerà un documento di divorzio e la lascerà andare via dalla sua casa o se costui dovesse morire, il primo marito che l’aveva lasciata andare via non potrà riprenderla per moglie … (Devarìm, 24: 1-4).

R. Shimshon Refael Hirsch [Germania, 1808-1888] scrive  che l’argomento principale di questo passo è la proibizione di risposare la ex-moglie se nel frattempo lei si é sposata con un altro uomo. Questo divieto serve a prevenire gli abusi della legge per scopi immorali. E con la decentralizzazione delle famiglie nella Terra d’Israele era necessario far sì che nessuno potesse utilizzare qualche scappatoia legale per commettere atti immorali.

R. Avraham ibn ‘Ezra [Spagna, 1089-1167] nel suo commento alla Torà scrive che se il marito sa che la moglie si è resa colpevole di comportamento immorale, la deve divorziare anche in mancanza di testimoni. Circa mille anni fa, Rabbenu Gershom [Magonza, 960-1004?] per proteggere le  mogli dagli  abusi, decretò che alla moglie non si poteva dare il documento di divorzio senza il suo consenso (eccetto in alcuni casi). Nel trattato talmudico Ghittìn (83b) è spiegato che la parola usata per il divorzio è sèfer keritùt , ossia “un documento che taglia”. Questo significa che il divorzio deve tagliare ogni legame esistente tra moglie e marito e non deve avere condizioni. Pertanto un documento di divorzio che avesse come condizione che la moglie non potesse sposare una certa persona non è valido.

Il  Nachmanide [Girona, 1194-1270, Acco] nel suo commento spiega che la Torà proibisce al primo marito di risposare la moglie se nel frattempo è stata sposata ad un altro uomo che l’ha divorziata perché la cosa darebbe l’impressione che sia possibile scambiare le mogli.

Il Maimonide [Cordova, 1138-1204, Il Cairo] nel Sèfer Hamitzvòt (mitzvà  prescrittiva 222) scrive che “quando si vuole dare il divorzio [la Torà] ci ha comandato di dare il divorzio con un documento”. In questo vi è una differenza tra la legge ebraica e quella dei Noachidi, per i quali non vige l’obbligo di divorziare con un documento come è insegnato nel trattato talmudico Sanhedrin (52b) e come codifica il Maimonide nel Mishnè Torà (Hilkhòt Melakhìm, 9:8). Nel Morè Nevukhìm (III: 49) egli aggiunge che la Torà ha stabilito l’obbligo del documento scritto per evitare che la moglie possa dire di essere divorziata oppure se ha commesso atti immorali con un altro uomo, possano affermare che lei era già divorziata.

La mancanza della possibilità di divorziare fu la causa celebre delle scissione della chiesa anglicana da parte del re Enrico VIII. È meno noto però il fatto che per cercare un modo di annullare il matrimonio con Caterina d’Aragona e per sposare Anna Bolena, il Re acquistò una copia del Talmud. Nel 1527 il re d’Inghilterra Enrico VIII aveva chiesto al papa Clemente VII di annullare il suo matrimonio con Caterina d’Aragona dalla quale non aveva avuto un erede maschio, basandosi sul fatto che Caterina d’Aragona era la vedova di suo fratello maggiore. In Inghilterra non vi erano ebrei dall’espulsione del 1290 da parte di re Edoardo I fino al 1657 quando furono riammessi da Oliver Cromwell. Il Re non aveva quindi ebrei dai quali prendere consiglio. Avendo Enrico VIII sentito dai suoi consiglieri che nel Talmud le regole del matrimonio e del divorzio erano trattate in modo dettagliato, ne aveva ordinato un set completo pubblicato nel 1523 da Daniel Bomberg, un editore cristiano originario di Anversa che aveva stabilito una casa editrice a Venezia. Il Talmud arrivò troppo tardi per fornire una base legale per il divorzio di Enrico VIII e quando il papa rifiutò di annullare il matrimonio, il Re nel 1533 dichiarò la scissione dalla chiesa di Roma. Il set di Bomberg dalla metà del 1500 rimase nella Abbazia di Westminster. Venne scoperto nel 1956 da Jack Lunzer, un abbiente collezionista ebreo di Londra che era stato invitato a vedere “una copia antica della Bibbia” . Dopo aver tolto la polvere dagli antichi volumi, Mr. Lunzer vide che non si trattava di una Bibbia ma di una rarissima edizione completa del Talmud di Bomberg . Mr Lunzer tentò per molti anni senza successo di convincere i rettori dell’Abbazia di Westminster a vendergli il Talmud di Bomberg e vi riuscì solo quando, avendo acquistato una copia originale vecchia di novecento anni dell’atto di costituzione dell’Abbazia di Westminster, scambiò questo prezioso e unico documento con il Talmud.

[La foto del Talmud di Bomberg è dalla copertina della mostra della collezione Lunzer che ebbe luogo a New York presso Sotheby nel febbraio 2009. Un video che descrive la collezione può essere visualizzato al sito http://www.sothebys.com/en/news-video/videos/2011/04/Valmadonna-Trust-Library.html].

Donato Grosser 

Parashà di Reè: Bisogna insegnare ai figli a nuotare controcorrente

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Nella parashà di Reè, Moshè ripete ai figli d’Israele gli insegnamenti relativi agli animali che sono permessi consumare e quelli proibiti. Riguardo ai pesci egli disse: “Fra tutto ciò che è nell’acqua potrete mangiare tutto quello che ha pinne e squame. E non potrete mangiare pesci che non hanno pinne e squame perché per voi […]

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Parashà di ‘Èkev: Una terra dove scorre il latte e il miele

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In questa parashà Moshè fa le lodi della Terra d’Israele dicendo: “Osserva le mitzvòt dell’Eterno tuo Dio, imitando i Suoi comportamenti e avendone timore, perché l’Eterno tuo Dio ti conduce in una buona terra, un paese irrigato da corsi d’acqua, dove sorgenti e acque sotterranee sgorgano a valle a monte; una terra  di grano e […]

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Parashà Vaetchanàn: non desiderare la moglie del tuo prossimo

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In questa parashà vi è la ripetizione delle ’Assèret Hadibberòt comunemente tradotte con il termine “I dieci comandamenti”. In effetti per quanto la parola dibberòt non abbia il significato di “comandamenti” ma piuttosto di “affermazioni”, queste dieci dibberòt sono delle mitzvòt  ossia precetti o comandamenti. Il fatto che vengano ripetute in questa parashà dopo essere […]

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Devarìm: Tishà be-Av che cade di sabato

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Quest’anno Tishà Be-Av (il 9 del mese di Av) cade di Sabato. In questo giorno fu distrutto il primo Bet ha-Mikdàsh (il santuario di Gerusalemme) da Nabuccodonosor e il secondo Bet ha-Mikdàsh da Tito. Per questo motivo da Mille Novecento QuarantaCinque anni il 9 di Av è un giorno di lutto e di digiuno, ma […]

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Processo Stormfront, Comunità Ebraica di Roma: “Segnale decisivo contro l’odio on line. La Procura lavora per una Rete più sana”

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“La battaglia contro la diffusione e la propaganda dell’odio on line centra un obiettivo importante. Il Processo Stormfront ha oggi prodotto 25 rinvii a giudizio, sei patteggiamenti e  due condanne in rito abbreviato. E’ il segnale tangibile che le nostre istituzioni sono al fianco di chiunque subisca discriminazioni dettate dall’odio razziale. Ringraziamo la Digos per […]

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Gianni Pittella in visita alla Comunità Ebraica

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Nel pomeriggio di giovedì 16 luglio il capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Democratici e Socialisti al Parlamento Europeo Gianni Pittella è venuto in visita presso la Comunità Ebraica di Roma.  Ad accoglierlo la neo eletta Dott.ssa Ruth Dureghello, presidente della CER, l’ex presidente CER Riccardo Pacifici, il vicepresidente Ruben Della Rocca, il consigliere del Municipio XII […]

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BEN HAMETZARIM 5775-2015 – Istruzioni per l’uso

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“Così dice il Signore degli eserciti: il digiuno del quarto mese (il 17 di Tammuz) e il digiuno del quinto mese (il 9 di Av) e il digiuno del settimo mese (il digiuno di Ghedalià) e il digiuno del decimo mese (il 10 di Tevet) diverranno per la casa di Giuda fonte di gioia e […]

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Parashà di Mattòt: il dovere di essere al di sopra di ogni sospetto

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Le tribù di Gad e di Reuvèn chiesero a Moshè di poter rimanere in Transgiordania dove vi era un vasto territorio adatto al pascolo dei loro numerosi greggi. Questa richiesta fece sì che furono sospettati di non voler combattere per la conquista della terra d’Israele, come era già avvenuto trentanove anni prima quando il popolo […]

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Parashà di Pinechàs: anche chi ama la pace deve saper prendere le armi

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Pinechàs compare alla fine della parashà di Balak quando uccide Zimrì con un’azione legittima ma extra-giudiziaria (T.B., Sanhedrin, 82a). Zimrì, capo di uno delle cinque famiglie della tribù di Shim’on, aveva manifestato pubblicamente di aver avuto relazioni illecite con Cozbì, una principessa midianita. Lo scandalo era così evidente e la situazione così sconvolgente che Moshè […]

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