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Parashà di ‘Eqev: Sui peccati di omissione

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Giona photo (40)Le benedizioni che l’Eterno dà ad Israele sono condizionali e dipendono dalla sua osservanza delle mitzvòt (i precetti) della Torà. Nella Torà vi sono 613 mitzvòt, delle quali 248 prescrittive, cioè che siamo obbligati a osservare, e 365 proscrittive, che ci è proibito trasgredire. Non tutte le mitzvòt hanno la stessa gravità: alcune sono più facili da osservare o da non trasgredire, mentre altre sono più difficili da osservare o da non trasgredire. Questo concetto è espresso nel primo versetto di questa parashà dove è scritto: “In conseguenza del fatto che ascolterete queste leggi, le osserverete e le metterete in pratica, l’Eterno manterrà con te il patto e la benevolenza che ha giurato ai tuoi padri” (Devarìm-Deuteronomio, 7:12). L’espressione della Torà ‘eqev (in conseguenza) indica qualcosa che avverrà più tardi, alla fine. La radice di questo termine ha anche altri significati, uno dei quali è “calcagno” che è appunto l’ultima parte del corpo umano. Rashì (Francia, 1040-1105), facendo uso di questo significato della radice ‘eqev, nel suo commento scrive: “Se ascolterete le mitzvòt facili che una persona calpesta con il calcagno”. Rav Yosef Shalom Elyashiv (Lituania, 1910-2012 Gerusalemme) nel suo commento Divrè Aggadà alla parashà spiega che vi sono mitzvòt prescrittive alle quali si presta poca attenzione e vengono considerate da poco e “vengono calpestate con i calcagni”; ci sono anche trasgressioni “leggere” che le persone non pensano che siano trasgressioni. Per questo nei Pirqè Avòt (Massime dei Padri, 2:1) Rabbì Yehudà Ha-Nassì afferma: “Stai attento alla mitzvà facile come per quella grave, perché non sai quale sia la ricompensa delle mitzvòt”. A questo proposito Rav Elyashiv cita il Midràsh Yalqùt Shim’onì (Jonà, 550), dove i Maestri parlano del profeta Jonà (Giona) quando si imbarcò da Yaffo (Giaffa) su una nave la cui destinazione era Tarshish (probabilmente Tarsessus a sud di Cadice, sulla costa atlantica della Spagna). Nel mezzo di una tempesta durante la quale la nave sembrava dovesse andare a picco, il profeta Jonà era nella stiva della nave dove era andato a dormire. I marinai, presi dal terrore, cominciarono a pregare, ognuno alla sua divinità. I Maestri spiegano che vi erano marinai di settanta nazioni diverse. Per trovare chi fosse responsabile della tempesta i marinai tirarono a sorte e venne estratto proprio il nome di Jonà. Rav Elyashiv spiega che a rigor di logica Jonà era perfettamente giustificato nel pensare di essere l’ultima persona che poteva essere responsabile della punizione divina che si stava abbattendo sulla nave. Su decine di marinai sulla nave provenienti da tanti paesi vi era di tutto: idolatri, ladri, assassini, fornicatori, la feccia della società. E con loro, un uomo puro e santo come il profeta Jonà che peccato poteva avere? Jonà stava fuggendo a Tarshish per non dover andare a Ninive ad ammonire i cittadini che la città sarebbe stata distrutta se non avessero fatto teshuvà, se non avessero cioè cambiato strada e corretto il loro comportamento. La profezia viene ai profeti solo nella Terra d’Israele, per cui fuggendo in alto mare Jonà pensava che, assentandosi, il suo obbligo di profetizzare fosse cessato. Jonà lo aveva fatto a fin di bene, perché sapeva che gli israeliti non gli avevano prestato ascolto e se gli abitanti di Ninive si fossero pentiti per via della sua profezia, sarebbe stata un’enorme vergogna per Israele. In conclusione, Jonà avrebbe potuto giurare che la tempesta non era venuta per colpa sua. Rav Elyashiv continua dicendo che qualche volta vi è una tempesta nel mondo e quando vai a chiedere a un ebreo qualunque quale sia il motivo di questa disgrazia ti risponde e ti dimostra che la cosa avviene per tutti i peccati che vengono commessi nel paese. E naturalmente si tratta dei peccati degli altri! E invece è proprio possibile che la tempesta venga proprio per il fatto che ci si rifiuta di imparare da quello che facevano i profeti e, quando necessario, di ammonire il prossimo. Astenersi dall’intervenire è un peccato di omissione, eppure molti pensano di non aver fatto nulla di male: perché cercare di parlare con il prossimo? Forse non servirà a niente. Per questo R. Yehudà Ha-Nassì insegna “stai attento alla mitzvà facile come per quella grave, perché non sai quale sia la ricompensa delle mitzvòt”. Questo motivo, del peccato di omissione, appare due volte nel commento alla Torà di R. ‘Ovadià Sforno da Cesena (1470-1550). Dopo il peccato del vitello d’oro, coloro che lo avevano adorato furono giudicati dai tribunali e giustiziati pubblicamente in modo che chi aveva omesso di opporsi ai peccatori potesse ora espiare la propria colpa di omissione nel vedere i peccatori puniti e non disapprovare ed opporsi alla punizione (Shemòt-Esodo, 32:27). La stessa affermazione appare nel commento di R. Sforno quando Pinechàs prese l’iniziativa di uccidere Zimrì che aveva pubblicamente peccato con una principessa midianita (Bemidbàr-Numeri, 26:11). Non è facile esentarsi dall’obbligo di intervenire e di ammonire il prossimo perché è scritto: “Ammonire ammonirai il tuo prossimo” (Vayqrà-Levitico, 19:17) e i Maestri nel trattato Bavà Metzià (31a) insegnano che l’espressione duplice insegna che bisogna farlo anche cento volte. E l’obbligo non incombe solo sui profeti o sui Maestri. Anche i giovani hanno l’obbligo di ammonire in modo appropriato gli anziani.

Donato Grosser

Fermiamo il virtus del fanatismo religioso

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di RICCARDO DI SEGNI* L’intolleranza è una malattia infantile di molte religioni, specialmente quelle monoteistiche. La malattia può guarire crescendo, oppure cronicizzarsi con alti e bassi oppure ricomparire all’improvviso come una recidiva pericolosa. Le recidive di questa malattia hanno insanguinato abbondantemente l’Europa dei secoli scorsi. Poi ad insanguinarla ci hanno pensato i nazionalismi e i totalitarismi, […]

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Manifesti antisemiti, Di Segni e Pacifici: “La città ha saputo reagire”

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

“All’uscita dello Shabbat abbiamo preso atto dei manifesti che incitano al boicottaggio delle attività commerciali gestite dagli ebrei a Roma. Ma soprattutto abbiamo visto una città che ha reagito senza esitazione di fronte ai rigurgiti antisemiti. Il sindaco di Roma Capitale, Ignazio Marino, ha da subito predisposto la rimozione dei manifesti abusivi con il contributo […]

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Pacifici: “Presi gli autori delle scritte, grazie alle forze dell’ordine”

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“La Comunità Ebraica di Roma plaude al lavoro delle forze dell’ordine che hanno individuato i presunti responsabili dell’ondata di scritte antisemite nella Capitale. Il Questore di Roma, Massimo Maria Mazza, mi ha chiamato poche ore fa per comunicarmi la notizia e ho avuto modo di ringraziarlo personalmente per il lavoro svolto. Un ringraziamento speciale  va […]

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Parashà di Vaetchanàn: Anche le preghiere dei ladri vengono ascoltate

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A differenza della maggior parte delle parashòt della Torà che iniziano con le frasi “L’Eterno parlò a Moshè dicendo”, questa parashà inizia con Moshè che prega L’Eterno di lasciarlo entrare nella Terra Promessa, con queste parole: “In quel tempo supplicai L’Eterno dicendo: o Eterno Dio, hai cominciato a mostrare al Tuo servo la Tua grandezza […]

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Parashà di Devarìm: l’odio suicida degli Emorei

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La parashà di Devarìm inizia con le ammonizioni di Moshè al popolo nella pianura di Moav. Moshè menziona prima in modo velato e poi in modo più esplicito i peccati commessi dal popolo. Fatto questo li incoraggia dicendo loro che Yehoshu’a (Giosuè) li guiderà nella Terra Promessa con l’aiuto dell’Eterno. Nel suo discorso di addio, […]

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Il capo della Polizia in visita alla Comunità Ebraica di Roma

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Il capo della Polizia, Alessandro Pansa, è stato in visita alla Comunità Ebraica di Roma in seguito all’ondata di minacce contro gli ebrei comparse sui muri della Capitale e sui negozi di alcuni commercianti di religione ebraica. Il prefetto ha sottolineato la massima attenzione delle forze di sicurezza italiane ai fenomeni di intolleranza che negli […]

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Roma si sveglia tra le scritte neonazi. Pacifici: “Chi spaccia odio vada a processo”

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

“Questa mattina Roma si è svegliata nel peggiore dei modi. I suoi muri sono stati imbrattati da decine di scritte neonaziste inneggianti odio nei confronti degli ebrei. Dall’Appia fino in Prati, dal centro storico alla periferia, svastiche, insulti e minacce di morte hanno tappezzato le serrande dei commercianti. La mente corre al 1993, quando alcune […]

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Parashà di Masse’è: i tre diversi confini della Terra d’Israele

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La parashà di Masse’è è l’ultima in ordine cronologico prima della morte di Moshè e dell’entrata degli israeliti nella Terra Promessa. Infatti, il quinto libro della Torà, quello di Devarìm (Deuteronomio, che in greco significa “seconda legge”), è la ripetizione degli insegnamenti della Torà che Moshè diede al popolo prima della sua morte nella pianura […]

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UN SALMO PER I NOSTRI GIORNI

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Da centinaia di anni durante i periodi difficili gli ebrei aprono i Tehillim, il libro dei Salmi, per trovare le parole più adatte per rivolgersi al Creatore. In questi giorni di prove specialmente per i nostri fratelli che vivono in Eretz Israel, c’è un salmo che secondo il Maimonide, re Davide scrisse proprio per questa […]

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