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Parashà Ki Tavò: Non ci vuole molto per mostrare gratitudine

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

imageLa parashà inizia con la mitzvà di portare le primizie al Bet Ha-Mikdàsh (il Santuario) a Gerusalemme con queste parole: “Quando arriverai nel paese che l’Eterno tuo Dio ti dà in retaggio, la occuperai e vi risiederai, prenderai alcuni di tutti i primi frutti della terra che porterai dal paese che l’Eterno tuo Dio di dà, li metterai in un cesto e andrai al luogo che l’Eterno tuo Dio avrà scelto come posto con il quale associare il Suo Nome. E andrai dal Kohèn (sacerdote) che ci sarà in quel tempo e gli dirai: Oggi affermo all’Eterno tuo Dio che sono arrivato nel paese che l’Eterno ha giurato ai nostri padri di dare a noi. E il Kohèn prenderà il cesto dalle tue mani e lo porrà davanti al mizbèach (altare) dell’Eterno tuo Dio. E allora farai la seguente dichiarazione davanti all’Eterno tuo Dio: Il mio antenato era un arameo errante, scese in Egitto ed abitò cola con un numero esiguo di persone e li diventò un nazione grande, potente e popolosa (Devarìm, 26:1-6) […]. Ed ora ecco ho portato le primizie dei frutti della terra che mi hai dato o Eterno […]” (ibid., 10).
Come spiega l’autore del Sèfer Ha-Chinùkh (mitzvà 91 e 606) tutti coloro che possedevano terreni agricoli in Eretz Israel, Siria e Transgiordania dovevano portare al Bet Ha-Mikdàsh durante la stagione estiva, tra le feste di Shavu’ot e di Chanukkà, le primizie dei sette frutti che erano la gloria di Eretz Israel: frumento, orzo, uva, fichi, melograno, olive e datteri.
Soffermandosi sulla dichiarazione che fa chi porta le primizie al Bet Ha-Mikdàsh “Oggi affermo all’Eterno tuo Dio che sono arrivato nel paese che l’Eterno ha giurato ai nostri padri di dare a noi”, R. Barukh Halevi Epstein (Belarus, 1860-1941) nel suo commento Torà Temimà (Devarìm, 26: 3, nota 16) cita la Mishnà (1:4) nel trattato Bikurìm (delle primizie) dal Talmud babilonese dove i Maestri affermano che il proselita può portate le primizie ma non può fare la dichiarazione “Che ha giurato ai nostri padri”.
Tuttavia nel Talmud di Eretz Israel, R. Yehudà afferma che il proselita porta le primizie e fa la dichiarazione. R. Yehoshùa’ ben Levi conclude che la Halakhà (la regola) è concorde con l’opinione di R. Yehudà sulla base di un caso pratico che si presentò a R. Abahu.
R. David Ben Zimra (Spagna, 1480-1574, Safed) nel suo commento alle Hilkhòt Bikurìm (4:3) del Maimonide (Cordova, 1138-Il Cairo, 1204) spiega che a R. Abahu fu posta la domanda se un proselita poteva dire nella ‘amidà (preghiera) “Nostro Dio e Dio dei nostri padri”. R. Abahu decise sulla base dell’opinione di R. Yehudà che il proselita può dire “Nostro Dio e Dio dei nostri padri” come ogni altro israelita. Pertanto anche portando le primizie il proselita poteva dire “Che ha giurato ai nostri padri”.
In generale quando vi è una divergenza di posizioni tra il Talmud babilonese e quello di Eretz Israel, la Halakhà segue la posizione espressa nel Talmud babilonese che fu redatto più tardi ed è considerato più autorevole. Il Maimonide stabilisce che la Halakhà in questo caso segue il Talmud di Eretz Israel e pertanto il proselita che porta le primizie legge anche la dichiarazione come tutti gli altri. Il motivo da lui citato è che l’Eterno disse al nostro patriarca Avraham: “Ti ho nominato padre di una moltitudine di nazioni” (Bereshìt, 17:5). Avraham è il padre di tutti coloro, i proseliti, che sono venuti sotto le ali della presenza divina e pertanto i proseliti dichiarano anch’essi “Che ha giurato ai nostri padri”.
R. Moshè Alshikh (Adrianopoli, 1508-1593, Safed) nel suo commento Toràt Moshè menziona che la mitzvà di portare le primizie a Gerusalemme faceva sì che tutti, ricchi e poveri e persino il re Agrippa, dovessero farsi tante premure per portare un cestino anche con solo un grappolo d’uva e pochi altri frutti. Tutti coloro che venivano a portare le primizie a Gerusalemme si radunavano nelle rispettive cittadine e camminavano accompagnati dal suono dello zufolo e di altri strumenti musicali. In ogni cittadina che attraversavano venivano accolti dagli anziani del posto e dai giudici con canti di lode e così venivano fino alle porte di Gerusalemme con i loro tori che avevano le corna ricoperte d’oro ed erano adornati con ghirlande di rami di ulivo. Arrivati a Gerusalemme intonavano il salmo 122 che diceva: “Già posano i nostri piedi nelle tue porte o Gerusalemme”. R. Alshikh si chiede il perché di tutto questo per poca frutta. Per rispondere egli cita il Midràsh Bereshìt Rabbà dove i Maestri affermano che il mondo fu creato proprio per questa mitzvà. Egli aggiunge che il Creatore ci ha dato tutto quello di cui abbiamo bisogno affinché noi possiamo mostrare la nostra gratitudine. Portare le primizie è appunto il segno della nostra gratitudine; e per mostrare gratitudine non ci vuole molto: basta un cestino di frutta.

Donato Grosser

Parashà Ki Tetzè: Per Israele il matrimonio non è una questione personale

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

La parashà di Ki Tetze è quella che contiene il maggior numero di mitzvòt. In questa occasione è opportuno riflettere sul motivo per cui Moshè nostro maestro insegnò tutte queste mitzvòt proprio nel suo discorso di commiato. Il quinto libro della Torà, chiamato Devarìm (le parole) dal suo primo sostantivo, è chiamato in greco Deuteronomio, […]

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Un ricordo di rav Shear Yashuv Cohen

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

È deceduto lo scorso lunedì in Israele all’età di 88 anni rav Eliahu Yosef Shear Yashuv Cohen, rabbino capo ashkenazita di Haifa dal 1975 al 2011. Nato a Gerusalemme nel 1927, era figlio di rav David Cohen, eminente rabbino del secolo scorso noto come il “Nazìr”. Dopo aver studiato presso la Yeshivà di Merkaz haRav […]

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Parashà Shofetìm: Perché è proibito fermarsi quando un gatto nero ti passa davanti

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

In questa parashà Moshè avverte nuovamente i figli d’Israele di distanziarsi dagli usi e costumi dei canaaniti con queste parole: “Quando entrerai nel paese che l’Eterno tuo Dio sta per darti, non imparare a fare le cose ripugnanti che fanno quelle genti. Non si dovrà trovare in mezzo a te chi fa passare figlio o […]

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Parashà Reè: Non vi è nulla di buono presso coloro che sacrificano i propri figli

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Alla fine del dodicesimo capitolo di questa parashà è scritto: “Quando l’Eterno tuo Dio avrà distrutto le nazioni che stai andando a spodestare e quando le avrai spodestate e dimorerai nel loro paese, guardati bene dal farti “intrappolare”, seguendo il loro esempio. Non cercare di informarti dei loro dei, dicendo: “Come servivano queste nazioni i […]

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Parashà ‘Ekev: Tutto quello che abbiamo viene dall’Eterno

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Vi è una sola berakhà (benedizione) il cui obbligo è esplicito nella Torà ed è quella che si dice dopo il pasto, come è scritto in questa parashà: “E mangerai e ti sazierai e benedirai l’Eterno tuo Dio per la buona terra che ti ha dato” (Devarìm, 8:10). Nel Birkon Mesorat Harav, appena pubblicato da […]

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Parashà Vaetchanàn: C’è chi non cambia nel bene e c’è chi non cambia nel male

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

In questa parashà Moshè insegna che alla fine dei giorni dopo aver ricevuto le punizioni che l’Eterno avrà mandato ai figli d’Israele, essi torneranno sulla retta strada, con queste parole: “Quando alla fine dei giorni ti troverai angustiato, essendoti capitate tutte queste vicende, tornerai all’Eterno tuo Dio e ascolterai la Sua voce” (Devarìm, 4:30). R. […]

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Giornata Europea della Cultura Ebraica: il programma di Roma (17-18 settembre 2016)

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Si presenta ricchissimo di eventi (ingresso libero) il programma ideato, organizzato e promosso dall’Assessorato alla Cultura e ASCER della Comunità ebraica di Roma per la Giornata europea della cultura ebraica 2016 dal tema “Lingue e dialetti ebraici” Aspettando la Giornata Europea della Cultura Ebraica Sabato 17 settembre PALAZZO DELLA CULTURA Via del Portico d’Ottavia, 71 Ore 21.00 […]

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Lingue e dialetti ebraici, il tema della prossima Giornata europea della cultura ebraica

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Si svolgerà domenica 18 settembre 2016, in settantaquattro località in Italia, la Giornata europea della cultura ebraica, la manifestazione che invita a scoprire storia, luoghi e tradizioni degli ebrei attraverso centinaia di eventi tra visite guidate a sinagoghe, musei e quartieri ebraici, spettacoli, mostre, concerti, degustazioni kasher e altri appuntamenti culturali. L’evento, giunto alla diciassettesima […]

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Il nove di Av: Gerusalemme fu distrutta dalle “locuste”

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Il Bet Ha-Mikdàsh di Gerusalemme fu distrutto nel nono giorno del mese di Av. Nel trattato Ghittìn (55b-56a) del Talmud babilonese è scritto che Gerusalemme fu distrutta per colpa di Kamtza e di Bar-Kamtza. Un facoltoso personaggio di Gerusalemme fece un banchetto e disse al suo servitore di invitare il signor Kamtza. Per errore, il […]

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