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Parashà di Koràch: Hillèl e Shammài

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

Kòrach era figlio di Yizhàr e nipote di Kehàt. Moshè e Aharon
erano figli di ‘Amràm e nipoti di Kehàt. Moshè e Kehàt erano
quindi cugini. In questa parashà è raccontato che la ribellione era
nata per via di un dissidio famigliare.
Rashì (Francia, 1040-1105) nel suo commento scrive:
“Perché Kòrach decise di ribellarsi a Moshè?” Kòrach era invidioso
del fatto che a capo del clan del nonno Kehàt fosse stato
nominato suo cugino Elitzafàn figlio di ‘Uzièl e anche lui nipote di
Kehàt. Kòrach era amareggiato. Il nonno Kehàt aveva quattro
figli: il primogenito era ‘Amràm e i suoi figli Moshè ed Aharon
erano diventati rispettivamente Re e Kohen Gadol; il
secondogenito era Yizhàr, il terzo Chevròn e il quarto ‘Uzièl.
Kòrach riteneva che in quanto figlio del secondogenito di Kehàt
era lui che avrebbe dovuto essere nominato a capo della famiglia.
La rivolta finì in un disastro per Kòrach e per i suoi seguaci:
alcuni furono divorati dalla terra, altri morirono bruciati. In tutte
gli altri episodi nei quali gli israeliti commisero dei peccati, come
nel caso del vitello d’oro, Moshè si diede da fare per far sì che
fossero perdonati. In questo caso invece Moshè chiese all’Eterno:
“Non accettare la loro offerta. Io non ho mai preso l’asino di
nessuno di loro, né ho mai fatto male ad alcuni di essi” (Bemidbàr,
16:15).
R. Moshè Alshich (Adrianopoli, 1508-1593, Safed)
commenta che questo comportamento di Moshè viene spiegato
dalla necessità di impedire che la ribellione si propagasse. Moshè
aveva nominato Elitzafàn su ordine divino e la ribellione di Kòrach
era di fatto un rifiuto di accettare i comandamenti dell’Eterno.
Gli incensieri di rame dei ribelli furono poi usati come
rivestimento del mizbèach (altare) per essere da “Ricordo per i
figli d’Israele affinché un estraneo che non è discendente di
Aharon si avvicini a fare ardere il profumo davanti all’Eterno e non
si comporti come Kòrach e la sua gente…” (Ibid, 17:15). Questo
versetto è oggetto di diversi commenti. In ogni modo, il messaggio
è la proibizione di generare divisioni.
Nei Pirkè Avòt (Massime dei padri (5:17) i maestri
insegnano: “Ogni disputa che avvenga per fini onesti (le-shem
Shamàim) finisce col mantenersi; non così invece delle discussioni
che non avvengono per onesti fini. Quale esempio si può citare
del primo tipo? Le discussioni di Hillèl e Shammài. E del secondo
tipo? Quelle di Kòrach e di tutto il suo seguito” (Ed. R. Carabba,
1931).
R. Yoseph Colombo (Livorno, 1897-1975, Milano) che
tradusse il testo, in una sua nota scrive di Hillèl e Shammài: “Le

loro scuole avevano, in fatto di rito e di procedura religiosa,
opinioni opposte, più facilitante quella del primo, più rigorosa
l’altra; ma in ambedue con un’indiscutibile onestà di indirizzo”.
R. ‘Ovadià Bertinoro (1455-1516, Gerusalemme) nel suo
commento a questa mishnà scrive che [“finisce per mantenersi]
significa che le parti della disputa rimangono in vita e non
muoiono, come la disputa tra le scuole di Hillèl e Shammài nella
quale non morirono né i discepoli di Shammài né quelli di Hillèl. R.
Bertinoro aggiunge un altro commento: se lo scopo della
discussione è di cercare la verità, lo scopo viene raggiunto, perché
grazie alla discussione viene fuori la verità. Nel caso di Hillèl e di
Shammài la halakhà venne decisa secondo la scuola di Hillel.
Quando invece lo scopo della disputa non è per fini onesti, ma per
il desiderio di potere, lo scopo non viene raggiunto come avvenne
con Korach”.
R. Eli’ezer Nachman Foà (Reggio Emilia, m.1659) commenta
che “finisce col mantenersi” significa che all’inizio vi è discussione
e alla fine tutti si mettono d’accordo. Infatti alla fine i discepoli di
Shammài accettarono la decisione di maggioranza della scuola di
Hillèl (Talmud babilonese, Betzà, 20a). Il contrario avviene nel
caso di una disputa per fini disonesti nella quale all’inizio i ribelli
sono concordi e poi finiscono invece di litigare tra di loro.
R. Yitzchàk Berekhià Da Fano (Ferrara, 1583-1668, Lugo) nel
commento Chanòkh la-Nà’ar scrive che “finisce per mantenersi”
significa che la discussione rimane totalmente valida, perché
come insegnano i maestri nel Talmud ‘Eruvìn (13b): «Sia queste
che quelle sono parole divine»”.

Donato Grosser

Gli studenti del Liceo Socrate incontrano le sorelle Bucci

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Dopo il recente episodio dei saluti romani di alcuni studenti di un liceo della capitale, la presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello ha incontrato i ragazzi del Liceo Socrate. Scopo dell’incontro di oggi quello di intraprendere con loro un dialogo costruttivo che li sensibilizzi al tema, impegno imprescindibile affinché la memoria non venga […]

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Gianni Zarfati premiato dalla Polizia di Stato

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

  Questa mattina, presso la Sala Europa dell´Ufficio Coordinamento e Pianificazione delle Forze di Polizia del Ministero dell´Interno, il responsabile della Sicurezza della Comunità Ebraica di Roma, Gianni Zarfati, ha ricevuto dal Capo della Polizia e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, il Prefetto Franco Gabrielli, la pubblica Benemerenza dell´Amministrazione per il contributo dato nell’ambito della […]

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ROMA RICORDA MIREILLE KNOLL

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

Si è tenuta questa mattina al Campidoglio la cerimonia per l’esposizione della foto di Mireille Knoll. La donna, ebrea, era sopravvissuta al rastrellamento del Vélodrome d’Hiver nel 1942, la più grande retata di ebrei condotta sul suolo francese durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ stata assassinata nel suo appartamento, a Parigi, il 23 marzo scorso […]

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Parashà di Shelàkh Lekhà: Peccato di pensiero e peccato d’azione

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

  In questa parashà viene raccontato che gli esploratori convinsero il popolo che la conquista della terra di Canaan era impossibile a causa delle fortificazioni delle città e della forza degli abitanti. A seguito di questo incidente l’Eterno decretò che tutta questa generazione di uomini senza fede e coraggio sarebbe morta nel deserto. Dopodiché, come […]

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Parashà di Behaalotekhà: Per fare del bene bisogna affrettarsi

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

  La prima festa di Pèsach, come quella che festeggiamo ogni anno con matzà (azzima) e maròr (erba amara), ebbe luogo nell’anniversario dell’uscita dall’Egitto come è scritto: “L’Eterno parlò a Moshè nel deserto del Sinai nel primo mese del secondo anno dalla loro uscita dall’Egitto dicendo: facciano i figli d’Israele il [sacrificio di] Pèsach al […]

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Parashà di Nassò: Il nazireo, santo o peccatore?

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

L’Eterno disse a Moshè: “Parla agli Israeliti e riferisci loro: quando un uomo o una donna farà un voto speciale, il voto di nazireato, per consacrarsi all’Eterno, si asterrà dal vino e dalle bevande inebrianti…” (Bemidbàr, 6:1-3.  Il nazireo doveva astenersi anche da uva e derivati e non poteva tagliarsi i capelli. Inoltre gli era […]

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Parashà di Bemidbàr: I due esclusi dal censimento degli israeliti

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

Il quarto libro della Torà, Bemidbàr, che significa “Nel deserto” prende il nome dalla prima parola dopo l’introduzione “L’Eterno parlò a Moshè dicendo…”. In latino questo libro è chiamato Numeri in considerazione del fatto che è proprio all’inizio di questa parashà che Moshè ricevette l’ordine di censire i figli d’Israele. Il numero totale degli uomini […]

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Parashà di Behàr Sinai-Bechukkotai: Sulla proibizione di defraudare il prossimo

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

Nella parashà di Behàr Sinai la Torà ci comanda di comportarci con onestà nei rapporti di commercio con queste parole: “Quando venderete al vostro prossimo o comprerete dal vostro prossimo, nessuno commetta frode (onaà) nei confronti del suo fratello (Vaykrà, 25:14). R. ‘Ovadià Sforno (Cesena, 1475-1550, Bologna) nel suo commento alla Torà, cita un insegnamento […]

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10 maggio: evento commemorativo per la fine della II Guerra Mondiale

in: Blog/News | di: ralph

L’8 e il 9 maggio sono le date in cui le nazioni vincitrici della Seconda Guerra Mondiale festeggiano la fine del conflitto in Europa nel 1945. La Comunità Ebraica di Roma commemorerà l’evento giovedì 10 maggio alle ore 19 nell’Oratorio Di Castro a via Balbo, la Sinagoga che fu il riferimento e mantiene la memoria […]

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