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Parashà di Chukkàt: Perché c’è chi digiuna il venerdì della parashà di Chukkàt?

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

 

La mishnà nel trattato Ta’anìt (4:6) elenca le cinque disgrazie che
ebbero luogo nel mese di Tammùz: “Cinque eventi (devarìm)
capitarono ai nostri padri il 17 di Tamùz. Furono rotte le prime
tavole della legge [da Moshè quando vide il vitello d’oro]; il
sacrificio quotidiano fu interrotto [durante l’assedio dei
babilonesi]; nella città [di Gerusalemme] venne aperta una breccia
[durante la guerra contro i romani]; Postumus bruciò la Torà e fu
posto un idolo nel Bet Ha-Mikdàsh.
R. Zvi Ryzman in Raz Ka-Zvi osserva che vi furono anche
eventi felici nel mese di Tamùz: Noè quando mandò il corvo e la
colomba fuori dall’arca venne a sapere che la terra aveva
cominciato a prosciugarsi dopo il Diluvio. E ancora, nel terzo
giorno del mese di Tammùz, ebbe luogo il miracolo del sole che
continuò a illuminare il giorno a Ghiv’on per permettere a
Yehoshua’ (Giosuè) di finire di sbaragliare i nemici.
Cosa hanno in comune questi eventi? R. Ryzman commenta
che gli eventi felici ebbero luogo quando gli uomini fecero il loro
dovere, mentre le disgrazie ebbero luogo quando avvenne il
contrario. La missione della colomba che venne a portare a Noè la
notizia che la terra era ritornata come prima, mise in evidenza che
Noè aveva fatto tutto quello che poteva e doveva per ricostruire a
nuovo il mondo. Lo stesso si può dire per Yehoshua’. Dopo
quaranta anni nel deserto la nuova generazione di uomini forti
fisicamente e spiritualmente, quando dovettero combattere lo
fecero senza paura, e seguendo gli ordini, continuarono a
combattere anche quando calava la sera. Quando l’uomo fa il suo
dovere, il resto viene dal Cielo.
Le disgrazie del mese di Tammùz avvennero per il motivo
contrario. La rottura delle tavole della legge avvenne perché le
moltitudini che si erano aggregate ai figli d’Israele durante l’uscita
dall’Egitto adorarono il vitello e gli israeliti non lo impedirono. La
mancanza fu quella di non prendere l’iniziativa, di agire e di
opporsi. Incidentalmente R. ‘Ovadià Sforno (Cesena, 1475-1550,
Bologna) commenta che quando i leviti chiamati da Moshè
istituirono dei tribunali di guerra per punire i colpevoli di idolatria,
la mancanza di reazione da parte del popolo servì da espiazione
per la mancanza di azione quando i colpevoli adorarono il vitello.
La mancanza di iniziativa fu anche la causa delle altre disgrazie che
avvennero nel mese di Tammùz.
Nello Shulchàn ‘Arùkh (O.C., 580) R. Yosef Caro (Toledo,
1488-1575, Safed) elenca i giorni nei quali per via delle disgrazie

che capitarono ai nostri antenati è opportuno (raui) digiunare. Nel
primo giorno di Nissàn morirono i [due] figli di Aharon [perchè
avevano portato degli incensieri per bruciare del profumo nel
Mishkàn, il tabernacolo mobile nel deserto, senza averne ricevuto
l’autorizzazione]; nel decimo giorno di Nissàn mori Miriàm [sorella
maggiore di di Aharòn e di Moshè] e la fonte che portava l’acqua
ai figli d’Israele [per merito di Miriàm] si prosciugò. Il ventisei del
mese mori Yehoshua’. Nel decimo giorno del mese di Yiàr morì Eli
[il kohèn gadòl quando ricevette la notizia che i suoi due figli
erano morti in guerra contro i filistei e l’aròn hakòdesh, l’arca
santa, era stata presa dai nemici]. Nel ventottesimo giorno del
mese morì il profeta, Shemuèl (Samuele). La lista prosegue fino al
settimo giorno del mese di Adàr quando mori Moshè. In pratica
oggi sono pochi coloro che usano digiunare in questi giorni.
In una nota nel commento Mishnà Berurà viene citata
l’opera Shibbolè Ha-Lèket di R. Chizkiyà Anau (1210-1280) di
Roma dove egli scrive che si digiuna anche il venerdì che precede
lo shabbàt nel quale si legge la parashà di Chukkàt , che cade nel
mese di Tammùz, “in ricordo di quello che avvenne nei nostri
giorni, per via dei nostri numerosi peccati, quando fu bruciata la
Torà nell’anno 5004 dalla creazione (1244 dell’era volgare). Il
venerdì della settimana della parashà di Chukkàt furono messi al
rogo [in Francia] ventiquattro vagoni pieni di volumi del Talmud,
di halakhòt e di aggadòt. […] E da quel giorno in poi, fu deciso che
i volontari digiunano ogni anno nel venerdì della parashà di
Chukkàt e non nel giorno del mese, come è la consuetudine negli
altri digiuni. R. Anau conclude con l’augurio che dopo queste
disgrazie l’Eterno “ci mandi il bene e le consolazioni che ha
promesso tramite i nostri profeti di fare ritornare gli esiliati nella
nostra terra”.

Donato Grosser

Parashà di Koràch: Hillèl e Shammài

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

Kòrach era figlio di Yizhàr e nipote di Kehàt. Moshè e Aharon erano figli di ‘Amràm e nipoti di Kehàt. Moshè e Kehàt erano quindi cugini. In questa parashà è raccontato che la ribellione era nata per via di un dissidio famigliare. Rashì (Francia, 1040-1105) nel suo commento scrive: “Perché Kòrach decise di ribellarsi a […]

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Gli studenti del Liceo Socrate incontrano le sorelle Bucci

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Dopo il recente episodio dei saluti romani di alcuni studenti di un liceo della capitale, la presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello ha incontrato i ragazzi del Liceo Socrate. Scopo dell’incontro di oggi quello di intraprendere con loro un dialogo costruttivo che li sensibilizzi al tema, impegno imprescindibile affinché la memoria non venga […]

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Gianni Zarfati premiato dalla Polizia di Stato

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

  Questa mattina, presso la Sala Europa dell´Ufficio Coordinamento e Pianificazione delle Forze di Polizia del Ministero dell´Interno, il responsabile della Sicurezza della Comunità Ebraica di Roma, Gianni Zarfati, ha ricevuto dal Capo della Polizia e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, il Prefetto Franco Gabrielli, la pubblica Benemerenza dell´Amministrazione per il contributo dato nell’ambito della […]

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ROMA RICORDA MIREILLE KNOLL

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

Si è tenuta questa mattina al Campidoglio la cerimonia per l’esposizione della foto di Mireille Knoll. La donna, ebrea, era sopravvissuta al rastrellamento del Vélodrome d’Hiver nel 1942, la più grande retata di ebrei condotta sul suolo francese durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ stata assassinata nel suo appartamento, a Parigi, il 23 marzo scorso […]

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Parashà di Shelàkh Lekhà: Peccato di pensiero e peccato d’azione

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

  In questa parashà viene raccontato che gli esploratori convinsero il popolo che la conquista della terra di Canaan era impossibile a causa delle fortificazioni delle città e della forza degli abitanti. A seguito di questo incidente l’Eterno decretò che tutta questa generazione di uomini senza fede e coraggio sarebbe morta nel deserto. Dopodiché, come […]

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Parashà di Behaalotekhà: Per fare del bene bisogna affrettarsi

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

  La prima festa di Pèsach, come quella che festeggiamo ogni anno con matzà (azzima) e maròr (erba amara), ebbe luogo nell’anniversario dell’uscita dall’Egitto come è scritto: “L’Eterno parlò a Moshè nel deserto del Sinai nel primo mese del secondo anno dalla loro uscita dall’Egitto dicendo: facciano i figli d’Israele il [sacrificio di] Pèsach al […]

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Parashà di Nassò: Il nazireo, santo o peccatore?

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

L’Eterno disse a Moshè: “Parla agli Israeliti e riferisci loro: quando un uomo o una donna farà un voto speciale, il voto di nazireato, per consacrarsi all’Eterno, si asterrà dal vino e dalle bevande inebrianti…” (Bemidbàr, 6:1-3.  Il nazireo doveva astenersi anche da uva e derivati e non poteva tagliarsi i capelli. Inoltre gli era […]

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Parashà di Bemidbàr: I due esclusi dal censimento degli israeliti

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

Il quarto libro della Torà, Bemidbàr, che significa “Nel deserto” prende il nome dalla prima parola dopo l’introduzione “L’Eterno parlò a Moshè dicendo…”. In latino questo libro è chiamato Numeri in considerazione del fatto che è proprio all’inizio di questa parashà che Moshè ricevette l’ordine di censire i figli d’Israele. Il numero totale degli uomini […]

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Parashà di Behàr Sinai-Bechukkotai: Sulla proibizione di defraudare il prossimo

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

Nella parashà di Behàr Sinai la Torà ci comanda di comportarci con onestà nei rapporti di commercio con queste parole: “Quando venderete al vostro prossimo o comprerete dal vostro prossimo, nessuno commetta frode (onaà) nei confronti del suo fratello (Vaykrà, 25:14). R. ‘Ovadià Sforno (Cesena, 1475-1550, Bologna) nel suo commento alla Torà, cita un insegnamento […]

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