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Parashà di Beha’alotekhà: Chi può affermare di essere umile?

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

imageAlla fine della parashà è scritto che Miriam, sorella maggiore di Moshè, si rivolse al fratello Aharon dicendo “L’Eterno ha forse parlato solo con Moshè? Non ha parlato anche con noi?” (Bemidbàr, 12:2), volendo così affermare che il livello di nevuà (profezia) di Moshè non era superiore al suo e a quello di Aharon. Nel versetto seguente è scritto: “E l’uomo Moshè era molto umile (‘anaw) più di ogni altro essere umano sulla terra”. Subito dopo è scritto che l’Eterno apparve in profezia a tutti e tre con parole di rimprovero nei confronti di Miriam e di Aharon dicendo che: “… Moshè è come un servitore fedele nella Mia casa. Con lui parlo senza intermediari con una visione che non contiene allegorie…” (ibid., 12:7-8).

R. Moshè Alshich [Adrianopoli, 1508-1593, Safed] nel suo commento Toràt Moshè afferma che normalmente quando una persona viene sospettata di qualcosa, risponde per giustificarsi. Sarebbe quindi stato opportuno che Moshè rispondesse alla sorella e le spiegasse che egli era differente da loro e non tacere ed aspettare che l’Eterno rispondesse per lui. Per questo motivo, subito dopo la conversazione di Miriam con Aharon, la Torà descrive l’umiltà di Moshè. Moshè per via della sua umiltà non poteva rispondere e dire che egli era superiore a tutti gli esseri umani e che la sua profezia era superiore a quella di tutti gli altri profeti.
R. Shimshon Refael Hirsch [Amburgo, 1808-1888, Francoforte] scrive che anaw significa possedere altruismo totale (selflessness) al punto che Moshè non pensava affatto a se stesso e alla sua grandezza. L’umiltà di Moshè consisteva nel fatto che annullava se stesso e la sua volontà a quella dell’Eterno. Miriam e Aharon non sapevano nulla del livello profetico di Moshè per via della sua estrema umiltà, per cui egli non aveva mai detto nulla del suo livello profetico e del suo rapporto unico con l’Eterno. R. Hirsch aggiunge che è anche possibile che egli ritenesse di non essere il solo ad avere quel livello di profezia.
Nel trattato talmudico Sotà (49a) la mishnà afferma che “quando morì R. Yehudà Hanassì scomparve l’umiltà e il timore del peccato”. Nella successiva discussione talmudica è detto:”Rav Yosef disse [a chi insegnava la mishnà] di non includere [nella mishnà] la parola umiltà perché ci sono io“. Rashi [Francia, 1040-1105] spiega che Rav Yosef voleva dire “perché io sono umile”.
R. Shemuel Eli’ezer Halevi Edels [Polonia, 1555-1631] commenta che non è cosa consueta per i maestri vantarsi delle proprie qualità come è scritto nei Proverbi di re Salomone“Ti lodi un estraneo e non la tua bocca” (Mishlè, 27:2); tuttavia R. Yosef dovette obiettare affinché non venisse diffuso un insegnamento errato.
R. Avraham Borenstein [Polonia, 1838-1910] rebbe di Sochaszev, nella sua opera di responsi Avnè Nèzer (Chòshen Mishpàt, 95:12) scrive che la consapevolezza del proprio livello non è in contrasto con l’umiltà. Moshè nostro maestro, era consapevole del fatto che era stato lui a fare miracoli e a ricevere la Torà, eppure nella Torá vi è scritto “E non vi fu più in Israele un navì (profeta) come Moshè” e la Torà stessa testimonia che era umile all’estremo. E cita il trattato Avòt deRabbì Natàn (cap. 9) dove è scritto che a Gerusalemme vi erano persone con gravi malattie della pelle e con tutto ciò Moshè era più umile di loro perché annullava se stesso al punto di non sentirsi superiore nonostante le sua qualità.
R. Yehuda Arye Leib Alter [Polonia, 1847-1905] rebbe di Gur (Góra Kalwaria) nei Likutè Sefàt Emèt offre una diversa spiegazione all’affermazione di R. Yosef. L’affermazione della mishnà “Scomparve l’umiltà” non significa che l’umiltà era scomparsa del tutto. La mishnà vuole dire che l’umiltà, che prima era ampiamente diffusa, ora è rimasta a pochi singoli. E Rav Yosef intendeva dire che dal momento che vi è lui che ha umiltà, ce ne devono essere molti altri dappertutto. La mishnà è quindi corretta nella sua affermazione, tuttavia R. Yosef nella sua umiltà credeva che non fosse così.
Un’altra giustificazione alle parole di Rav Yosef è quella del Chidà, come veniva chiamato R. Chaim Yosef David Azulai [1724, Gerusalemme-Livorno, 1806] citato da R. Ya’akov Marcus nel suo commento al trattato Sotà. R. Yosef temeva che se l’affermazione della mishnà che l’umiltà era scomparsa fosse diventata il testo accettato e ripetuto a memoria dagli studiosi, egli stesso avrebbe potuto perdere la sua umiltà e per questo motivo fu costretto ad obiettare. Lo stesso R. Marcus cita un’altra fonte che menziona, a nome del Gaon di Vilna, che vi era un saggio del Talmud che si chiamava in aramaico “Ana” che significa “Io”. R. Yosef non parlava quindi di se stesso ma di un altro dicendo che “c’è Io” e non “che ci sono io”!

Donato Grosser

Parashà di Nassò: La protezione spirituale è altrettanto importante quanto quella fisica

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

La parashà precedente si era conclusa con il censimento della famiglia di Kehat, della tribù di Levi. Questa parashà inizia con l’ordine di contare le altre due famiglie, quella di Ghershon e quella di Merarì, con queste parole: “L’Eterno parlò a Moshè dicendo di censire anche i figli di Gershon secondo i casati dei padri […]

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Shavu’òt: IL sigillo dell’Eterno è “Verità”

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

R. Avraham Kroll [Lodz, 1912-1983, Gerusalemme] nella sua opera Bifkudekha Asicha (p. 497) in una omelia sulla festa di Shavu’òt, quando si commemora il giorno in cui fu data la Torà al popolo d’Israele alle falde del Monte Sinai, cita il Midràsh Yalkùt Shim’onì che commenta un versetto del profeta Isaia (Yesha’yà, 45:19) dove è […]

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Il messaggio di Rav Laras per Shavuot: “Vi dico la verità sull’ebraismo italiano”

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MESSAGGIO ALLE EBREE E AGLI EBREI DI ITALIA PER SHAVUOTH 5776 Sul monte Sinai avvenne dinanzi all’intero Popolo Ebraico l’evento grandioso del Mattàn Torah, del dono da parte di Dio della Torah a Israele. Da quel preciso momento, sempre rinnovantesi, l’esperienza singola di ogni ebreo e quella collettiva dell’intero Popolo hanno trovato senso e futuro […]

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Buon compleanno a Giuseppe Di Porto: 93 anni, la grande rivincita del bene

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Mazal Tov a Giuseppe Di Porto, sopravvissuto ai campi di sterminio, che oggi compie 93 anni!! Nato a Roma il 3 giugno del 1923, faceva il venditore ambulante insieme al padre, ma quando Kappler arrivò a Roma la situazione si fece ancora più dura e decise di scappare a Genova con il cugino. Nel novembre […]

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“Portiamo l’educazione al centro” Rav Momigliano e il Consiglio dell’ARI

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Da una nota del Presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana rav Giuseppe Momigliano: “Nell’ultima riunione del Consiglio UCEI, il Presidente avv. Gattegna, al termine del suo mandato di dieci anni di presidenza, ha letto una relazione conclusiva. Desideriamo in primo luogo esprimere la nostra gratitudine per l’impegno disinteressato di tutti i Consiglieri e in particolare al presidente […]

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Parashà Bechukkotài: La pace con l’Eterno, con sé stessi e con gli altri

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Questa parashà inizia con una splendida serie di benedizioni: “Se seguirete i Miei decreti e osserverete i Miei precetti e li eseguirete, darò le vostre piogge a loro tempo, cosicché la terra darà il suo prodotto e gli alberi del campo daranno i loro frutti. La vostra trebbiatura durerà fino alla vendemmia, la vendemmia fino […]

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Parasha Behar Sinai: Ci sara’ sempre un futuro per il popolo ebraico

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Nella parashà di Behàr Sinài vengono impartite le istruzioni relative all’osservanza del settimo e del cinquantesimo anno. Ogni settimo anno, da quando i figli d’Israele presero possesso della terra (dopo quattordici anni di conquista e spartizione da parte di Yehoshua’ che divise la terra tribù per tribù e famiglia per famiglia), i campi dovevano essere […]

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Parashá Emòr: La moralità separa l’uomo dall’animale

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La parashà inizia con le parole: “E l’Eterno disse a Moshè: dì ai Kohanìm figli di Aharon e dirai a loro di non rendersi impuri tra il popolo per il contatto con un defunto” (Wayikrà, 21:1). “Devono essere Kedoshìm (consacrati) al loro Dio e non profanare il Nome del loro Dio. Poiché presentano i sacrifici […]

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Parashà Kedoshìm: La lettera del Maimonide al proselita ‘Ovadià

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

In questa parashà vi è un versetto che tratta una mitzvà nei confronti del proselita: “Quando un proselita verrà ad abitare nella tua terra non ferire i suoi sentimenti. Lo straniero che diventa proselita dev’essere esattamente come un nativo tra di voi. Lo amerai come ami te stesso perché siete stati stranieri in Egitto, Io […]

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