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Parashà Vaetchanàn: non desiderare la moglie del tuo prossimo

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Yosef e la moglie di Potifar

In questa parashà vi è la ripetizione delle ’Assèret Hadibberòt comunemente tradotte con il termine “I dieci comandamenti”. In effetti per quanto la parola dibberòt non abbia il significato di “comandamenti” ma piuttosto di “affermazioni”, queste dieci dibberòt sono delle mitzvòt  ossia precetti o comandamenti. Il fatto che vengano ripetute in questa parashà dopo essere già scritte nella parashà di Yitrò non deve sorprendere perché il libro di Devarìm si chiama Deuteronomio, dalla parola greca che significa “ripetizione della legge”. Devarìm comprende le spiegazioni delle mitzvòt della Torà date da Moshè nel mese che precedette la sua morte.

Nel testo dei Dieci Comandamenti che appare in questa parashà vi sono alcune differenze di linguaggio rispetto al testo nella parashà di Yitrò. Rav Shimshon Refael Hirsch nel suo commento alla Torà spiega che queste differenze dipendono dal fatto che Moshè voleva spiegare la Torà in modo che non restassero dubbi e ambiguità.

Due di queste differenze appaiono nell’ultimo dei Comandamenti dove è scritto:”Non desiderare (lo tachmòd) la moglie del tuo prossimo e non desiderare (lo titavè) la casa del tuo prossimo, il suo campo, il suo schiavo, la sua schiava, è tutto quello che appartiene al tuo prossimo” (Devarìm, 5:18). Nella lingua ebraica esistono due espressioni diverse per esprimere “desiderio”. In questa parashà appaiono entrambe le espressioni e viene anche proibito desiderare il campo del prossimo, mentre nel testo dei Dieci Comandamenti nella parashà di Yitrò appare solo l’espressione “lo tachmòd” e non è menzionato il campo. Infatti in Yitrò è scritto: “Non desiderare (lo tachmòd) la casa del tuo prossimo, non desiderare la moglie del tuo prossimo e il suo schiavo e la sua schiava e il suo toro e il suo asino è tutto quello che appartiene al tuo prossimo” (Shemòt, 20:14).

Il Maimonide nel Sèfer ha-Mitzvòt scrive che “lo tachmòd” ha un significato più forte di “lo titavè”. Mentre il primo termine proibisce di desiderare e di impossessarsi di una proprietà del prossimo  anche se quest’ultimo non ha nessuna intenzione di cederla, il secondo termine ci proibisce perfino di desiderarla. Per trasgredire la proibizione di “lo tachmòd” è necessario non solo desiderare qualcosa che non ci appartiene ma anche aver compiuto un’azione per prenderne possesso. Il Maimonide definisce la proibizione di “lo tachmòd” nel modo seguente: “Se una persona desidera […] qualcosa che appartiene al suo prossimo e lo preme incessantemente tramite degli amici o con altri mezzi fino a quando riesce a ottenerne il possesso, anche se ha pagato un prezzo elevato, ha trasgredito la proibizione di “lo tachmòd” (Mishnè Torà, Hilkhòt Ghezelà ve-Avedà, 1:9). Se ne ha preso possesso illegalmente ha trasgredito anche la proibizione di “Non rubare”.

Riguardo al desiderare la moglie del prossimo, la proibizione di “lo tachmòd” viene trasgredita nel caso in cui una persona abbia fatto sì che il prossimo divorzi la moglie per poterla così sposare. La cosa non era del tutto rara in antichità. Infatti l’imperatore Augusto prese in moglie Livia dopo aver obbligato il marito Tiberio Claudio Nerone a darle il divorzio.

Rav Shimshon Refael Hirsch nel commento al libro di Shemòt scrive che l’espressione aggiuntiva “lo titavè” che appare nel libro di Devarìm significa che non bisogna permettere che nulla di quello che appartiene al tuo prossimo venga desiderato. Mentre riguardo alla moglie del prossimo è usata l’espressione più forte “lo tachmòd“, quando si parla di tutte le altre cose che appartengono al prossimo viene usata l’espressione più debole “lo titavè” perché il desiderio di quello che appartiene al prossimo porta alla trasgressione di acquistarla anche contro la volontà del proprietario. Egli cita il Midràsh Mekhiltà dove è scritto: “Se ha desiderato, alla fine desidera e ne prende possesso” (im hitavà sofò lachmòd).

Rav Hirsch aggiunge che il Creatore ci porterà a giudizio non solo per gli atti di trasgressione ma anche per aver desiderato di impossessarsi di una proprietà proibita. Il desiderare le cose degli altri è alla base di tutti i peccati. Egli aggiunge che la pace a la sicurezza nella società non possono essere assicurati da giudici e polizia; solo una legge che dipende dalla giustizia divina e che viene interiorizzata dagli uomini può proteggere la società dai crimini. Il motivo per cui l’espressione “lo titavè”, che comprende tutte le proibizioni di tipo sociale, appare proprio nel libro di Devarìm prima dell’entrata nella Terra Promessa e non nel libro di Shemòt, è che ora i figli d’Israele stavano per uscire dal controllo centralizzato e si sarebbero separati, ognuno nel suo territorio.

Senza più essere sotto l’occhio attento di Moshè, ogni persona doveva rimanere sotto la supervisione della propria coscienza. E dal momento che ora gli israeliti sarebbero diventati proprietari terrieri, la Torà aggiunge il campo alla liste delle cose che è proibito desiderare.

Donato Grosser

 

Devarìm: Tishà be-Av che cade di sabato

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Processo Stormfront, Comunità Ebraica di Roma: “Segnale decisivo contro l’odio on line. La Procura lavora per una Rete più sana”

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“La battaglia contro la diffusione e la propaganda dell’odio on line centra un obiettivo importante. Il Processo Stormfront ha oggi prodotto 25 rinvii a giudizio, sei patteggiamenti e  due condanne in rito abbreviato. E’ il segnale tangibile che le nostre istituzioni sono al fianco di chiunque subisca discriminazioni dettate dall’odio razziale. Ringraziamo la Digos per […]

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Gianni Pittella in visita alla Comunità Ebraica

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BEN HAMETZARIM 5775-2015 – Istruzioni per l’uso

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“Così dice il Signore degli eserciti: il digiuno del quarto mese (il 17 di Tammuz) e il digiuno del quinto mese (il 9 di Av) e il digiuno del settimo mese (il digiuno di Ghedalià) e il digiuno del decimo mese (il 10 di Tevet) diverranno per la casa di Giuda fonte di gioia e […]

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Varata la Giunta della Presidente Dureghello

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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Bando borsa di studio Fondazione per la Gioventù Ebraica Raffaele Cantoni 2015-2016

in: Blog/News | di: Eleonora Pavoncello

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