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Parashà Vaetchanàn: C’è chi non cambia nel bene e c’è chi non cambia nel male

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

In questa parashà Moshè insegna che alla fine dei giorni dopo aver ricevuto le punizioni che l’Eterno avrà mandato ai figli d’Israele, essi torneranno sulla retta strada, con queste parole: “Quando alla fine dei giorni ti troverai angustiato, essendoti capitate tutte queste vicende, tornerai all’Eterno tuo Dio e ascolterai la Sua voce” (Devarìm, 4:30).

R. David Meldola [Livorno, 1714-1818, Amsterdam] nel suo commento Darkè David, partendo da questo versetto analizza i motivi per i quali alcuni personaggi della Torà e delle Scritture restarono sulla retta via nonostante le difficoltà, e i motivi per i quali altri restarono sulla via sbagliata dall’inizio alla fine nonostante le opportunità di uscirne. R. Meldola cita il Midràsh Ester Rabbà dove è scritto: “Vi sono cinque persone riguardo alle quali è scritto “hu” (egli) per indicare che rimasero malvage dall’inizio alla fine: Nimròd sul quale è scritto “Egli fu un cacciatore insuperabile (Bereshìt, 10:9); Esau (“Egli è Esau padre degli Idumei”, ibid., 36:43), Datan e Aviram (“Egli è Datan e Aviram, leader della comunità”, Bemidbàr, 26:9), il re Achàz (“Egli è il re Achàz”) e il re Assuero (“Egli è Assuero che regnava dall’India a Kush”, Ester, 1:1). Vi sono anche cinque persone riguardo alle quali la parola “hu” (egli) viene a indicare che rimasero giusti dall’inizio alla fine: Avraham (“Avràm egli è Avrahàm”), Moshè (“Egli è Moshè e Aharon”), il re David (Egli è David il più giovane”), il re Chizkiyahu (“Egli è Chizkiyahu”) ed ‘Ezrà (“Egli è Ezrà che salì da Babilonia”, ‘Ezrà, 7:6). R. Berekhyà dice che esiste un esempio migliore: “Egli è l’Eterno nostro Dio la cui giustizia è in tutta la terra”. La parola “Egli” denota il fatto che L’Eterno è sempre lo stesso.
R. Meldola elenca cinque motivi per i quali un malvagio può tornare sulla retta strada:
1. Egli impara qualcosa di nuovo o osserva i miracoli dell’Eterno. Un esempio è quello di Yitrò che abbandonò l’idolatria quando fu informato dei miracoli dell’uscita dall’Egitto e disse: “Ora riconosco che l’Eterno è più grande di qualsiasi divinità” (Shemòt, 18:11). Il re Nimrod invece rimase malvagio nonostante avesse dato ordine di gettare Avraham nella fornace e lo avesse visto uscire miracolosamente illeso.
2. La vecchiaia è un altro motivo per cui una persona torna sulla retta strada, quando è arrivato il tempo di considerare quello che si è fatto nella vita e il corpo è più debole e non ha più le passioni della gioventù. Esau invece anche da vecchio rimase malvagio.
3. Il successo e la ricchezza sono altri motivi per cui l’uomo si rende conto di dover essere riconoscente al Creatore per quello che gli ha dato. Datan e Aviram che da pezzenti divennero capi del popolo, nonostante questo non cambiarono.
4. Le sofferenze possono fare riflettere e decidere di cambiare strada come nel versetto della nostra parashà. Le sofferenze non servirono invece per nulla al re Achàz.
5. I buoni compagni possono influire su una persona e far sì che segua la loro strada. L’esempio di chi sapeva fare tornare le persone sulla retta via è quello di Aharon sul quale nei Pirkè Avòt (Massime dei Padri) è detto che “Ama la pace, persegue la pace, ama le creature e le fa avvicinare alla Torà”. Per il re Assuero invece la compagnia di Ester non servì a nulla e rimase malvagio come prima.
R. Meldola aggiunge che come vi sono cinque motivi per cui delle persone tornano sulle retta via, vi sono altrettanti motivi per i quali ci sono persone che se ne allontanano:
1. Il timore e i pericoli di essere uccisi. Diversi giusti non riuscirono a resistere alla prova. Avraham invece passò tutte le prove e rimase giusto dall’inizio alla fine.
2. I dubbi sulla giustizia divina possono condurre una persona sulla strada sbagliata. Così avvenne a Giobbe, prima di rendersi conto del fatto che non possiamo sapere nulla della giustizia divina.
3. L’abbondanza può anche essere un motivo per abbandonare la retta strada. Il re David invece rimase lo stesso anche quando diventò re dopo aver pascolato il gregge del padre.
4. La povertà e le ristrettezze sono un altro motivo per abbandonare la retta strada. Il re Chizkiyahu invece rimase con la stessa fiducia nell’Eterno durante l’assedio di Gerusalemme da parte di Sancheriv nonostante la situazione fosse disperata.
5. Le cattive compagnie sono un altro motivo per fare traviare le persone. E invece ‘Ezrà il Kohen mantenne la propria rettitudine anche se quando venne da Babilonia portò con se molti altri Kohanim che non avevano protetto il proprio pedigree.
R. Meldola conclude: Ecco quindi cinque personaggi riguardo ai quali la parola “Egli” mostra che rimasero giusti dall’inizio alla fine a confronto con altri cinque che rimasero malvagi. E R. Berekhyà aggiunge che superiore a tutti è la parola “Egli” usata per l’Eterno che è immutabile.

Donato Grosser

Giornata Europea della Cultura Ebraica: il programma di Roma (17-18 settembre 2016)

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Si presenta ricchissimo di eventi (ingresso libero) il programma ideato, organizzato e promosso dall’Assessorato alla Cultura e ASCER della Comunità ebraica di Roma per la Giornata europea della cultura ebraica 2016 dal tema “Lingue e dialetti ebraici” Aspettando la Giornata Europea della Cultura Ebraica Sabato 17 settembre PALAZZO DELLA CULTURA Via del Portico d’Ottavia, 71 Ore 21.00 […]

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Lingue e dialetti ebraici, il tema della prossima Giornata europea della cultura ebraica

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Si svolgerà domenica 18 settembre 2016, in settantaquattro località in Italia, la Giornata europea della cultura ebraica, la manifestazione che invita a scoprire storia, luoghi e tradizioni degli ebrei attraverso centinaia di eventi tra visite guidate a sinagoghe, musei e quartieri ebraici, spettacoli, mostre, concerti, degustazioni kasher e altri appuntamenti culturali. L’evento, giunto alla diciassettesima […]

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Il nove di Av: Gerusalemme fu distrutta dalle “locuste”

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Il Bet Ha-Mikdàsh di Gerusalemme fu distrutto nel nono giorno del mese di Av. Nel trattato Ghittìn (55b-56a) del Talmud babilonese è scritto che Gerusalemme fu distrutta per colpa di Kamtza e di Bar-Kamtza. Un facoltoso personaggio di Gerusalemme fece un banchetto e disse al suo servitore di invitare il signor Kamtza. Per errore, il […]

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Chavatzelet HaSharon

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In preparazione a Tish’à beAv, il significato di una qinnà speciale. Ascolta il commento alla qinnà “Chavatzelet HaSharon”. A cura di Rav Riccardo Di Segni

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Parashà Mattòt: Perché non bisogna fare giuramenti

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La parashà comincia con queste parole: “Moshè parlò ai capi tribù dicendo: questa è la cosa che l’Eterno ha comandato. Chi farà un voto all’Eterno o pronuncerà un giuramento per sottoporsi a un divieto, non deve profanare la sua parola e dovrà fare quello che ha detto” (Bemidbàr, 30:2-3). L’importanza che la Torà attribuisce alla […]

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Parashà Pinechas: Lo strano numero della tribù di Reuvèn

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Dopo la morte di ventiquattromila israeliti che avevano fornicato con le donne moabite “L’Eterno parlò a Moshè e ad El’azar figlio di Aharon il Kohen dicendo: contate tutta la congregazione d’Israele dai venti anni in su sulla base delle famiglie paterne, tutti coloro che sono atti al servizio militare” (Bemidbàr, 26: 1-2). Il censimento iniziò […]

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BEN HAMETZARIM 5776-2016 Istruzioni per l’uso

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“Così dice il Signore degli eserciti: il digiuno del quarto mese (il 17 di Tammuz) e il digiuno del quinto mese (il 9 di Av) e il digiuno del settimo mese (il digiuno di Ghedalià) e il digiuno del decimo mese (il 10 di Tevet) diverranno per la casa di Giuda fonte di gioia e […]

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Parashà Balàk: Bil’am il superbo

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  Il re moabita Balàk aveva chiesto l’aiuto del mago Bil’am mandandogli questo messaggio: “Ecco un popolo uscito dall’Egitto ricopre la superficie del paese. Esso mi sta di fronte. Ora vieni, maledici per me questo popolo poiché esso è più forte di me. Forse potrò batterlo e scacciarlo dal paese giacché so che chi tu […]

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Parashà Chukkàt: La bella morte di Aharon

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In questa parashà la Torà tratta l’argomento della morte di Aharon con queste parole: “L’Eterno parlò a Moshè e ad Aharon presso il monte Hor, al confine della terra di Edom dicendo: Aharon si dovrà ricongiungere al suo popolo perché non verrà nella terra che ho dato ai figli d’Israele perché avete disobbedito al mio […]

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