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Il settimo giorno di Pesach: il Cantico del mare

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Egiziani affogano nel Mar RossoUn noto Midràsh spiega perché si recita l’Hallel completo in tutti i giorni della festa di Succot (delle Capanne) mentre nella festa di Pesach lo si recita completamente solo il primo e non il settimo giorno quando avvenne il passaggio dei figli d’Israele nel Mar Rosso e l’affondamento nel mare della cavalleria e dell’esercito egiziano che li inseguivano. (A maggior ragione non lo si recita nei giorni di mezza festa, Chol Ha Mo’ed). Il motivo, citato dal Midràsh, per cui non si recita l’Hallel nel settimo giorno di Pesach è che gli egiziani annegarono nel mare e nei Proverbi di Salomone (24:17) è scritto: “Non gioire mentre il tuo nemico cade”. Una fonte del Midràsh è nel quarto capitolo del trattato Sanhedrin (39b) dove è detto:

R. Shemuel bar Nachman a nome di R. Yonatan disse: cosa significa (Shemòt, 11:20): E non si avvicinarono l’uno all’altro per tutta la notte? Che in quell’occasione gli angeli al servizio dell’Eterno volevano dire un cantico davanti all’Eterno; l’Eterno disse a loro: l’opera delle mie mani affonda nel mare e voi volete dire un cantico?”.

Una prima spiegazione di questo Midràsh è che l’Eterno impedì agli angeli di elevare un cantico quando i figli d’Israele uscirono indenni dal Mar Rosso, perché nello stesso momento “l’opera delle sue mani”, ossia gli egiziani, stavano affondando nel mare.

Lo stesso Midràsh appare anche nel trattato Meghillà (10a). A questo proposito R. Avraham Kroll (1910-1983, nella foto), il noto Darshan di Gerusalemme (nativo di Lodz e uno dei pochi superstiti della rivolta del ghetto di Varsavia), osservò che nei Proverbi (11:10) è anche scritto: “… e quando i malvagi periscono la gente canta”. Perché quindi l’Eterno non permise agli angeli di cantare? E inoltre, perché gli egiziani vengono chiamati “opera delle mie mani”?

Rav Kroll spiegò che quando il Re assiro Sennacherib assediò Gerusalemme durante il regno del re Chizkiya, oltre cent’anni prima della distruzione del primo Bet Ha-Miqdash (il primo Tempio di Gerusalemme) per mano di Nabuccodonosor, l’Eterno salvò Gerusalemme con un grande miracolo facendo morire nel corso di una notte tutto l’esercito assiro di 185.000 soldati che assediava la città (Re 2, 19:35). Il motivo spiegato da Giuseppe Flavio (Antichità, X,I) è che 185.000 soldati assiri morirono di pestilenza. Il Talmud nel trattato Sanhedrin (95b) offre una spiegazione di tipo midrashico di come come morirono i soldati assiri: l’Eterno aprì le loro orecchie in modo che sentirono il canto degli angeli e questo canto causò la loro morte.

R. Kroll propose quindi una spiegazione alternativa al Midràsh che dice “L’opera delle mie mani affonda nel mare e voi volete dire un cantico?”: gli angeli volevano dire un cantico in modo che gli egiziani morissero sentendo la loro voce come sarebbe accaduto qualche secolo più tardi con gli assiri. L’Eterno non lo permise. Gli egiziani meritavano di essere puniti nello stesso modo in cui avevano perseguitato i figli d’Israele. Essi avevano decretato di fare morire i neonati del figli d’Israele gettandoli nel mare e meritavano la stessa morte. Per questo l’Eterno disse agli angeli: l’opera delle mie mani è affondata nel mare, cioè i neonati dei figli d’Israele sono stati uccisi in modo barbarico dagli egiziani e voi volete che gli egiziani muoiano sentendo la vostra voce? La punizione doveva essere quella di affondare in mare con la stessa morte che causarono ai neonati d’Israele.

Rav Yosef Shalom Elyashiv (1910-2012) riferendosi alla Shirat Hayam (il Cantico del Mare) dei figli d’Israele quando videro che l’esercito egiziano era stato totalmente distrutto cita il Midràsh (Shemòt Rabbà, 23:4) dove è scritto: “Dal giorno in cui il Santo Benedetto creò il mondo nessuno gli dedicò un cantico fino a quando Israele si trovò salvo al Mar Rosso. Non lo fece ne Adam, né Avraham quando fu salvato dalla fornace e dai Re, né Izchaq (Isacco) quando rimase vivo sull’altare, né Ya’aqov (Giacobbe) quando prevalse con l’angelo e con gli uomini di Shekhem. Solo quando Israele arrivò al mare che si aprì davanti a loro elevarono subito un cantico al Santo Benedetto, come è detto: “Allora cantò Moshè (Mosè) e i figli d’Israele” (Shemòt-Esodo, 15:1). Rav Elyashiv spiega che in questo caso il canto era appropriato perché a differenza degli altri episodi, Israele vide che il nemico venne punito, misura per misura, per i peccati che avevano commesso. Vedendo che gli egiziani erano morti nel mare in modo analogo a come avevano buttato a mare i bambini degli israeliti, quest’ultimi videro che in Cielo c’è giustizia. Per questo è scritto che essi “credettero nell’Eterno e nel Suo servo Moshè”.

Donato Grosser

Il Presidente Mediaset in visita alla Comunità Ebraica di Roma

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Questa mattina ha fatto visita alla Comunità Ebraica di Roma il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. L’incontro si è svolto nei locali della Cer dove è stato accolto dal Presidente Riccardo Pacifici e dall’Assessore alle Relazioni Istituzionali Ruben Della Rocca. Dopo un incontro ristretto Confalonieri ha potuto conoscere i collaboratori del mensile Shalom guidati dal […]

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Gli auguri del Rabbino Capo a Papa Francesco in occasione della Pasqua

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Di seguito il testo del messaggio del Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, inviato a Papa Francesco in occasione della Pasqua. Nell’imminenza della Pasqua desidero ringraziarLa per i Suoi auguri e ricambiarli. L’antica festa della primavera, cui le nostre tradizioni hanno aggiunto grandi significati storici e religiosi, è stimolo al rinnovamento e alla riflessione […]

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L’Haggadah di Pesach disponibile sulla pagina Facebook della CER

in: Blog/News | di: Eleonora

Il Seder di Pesach ha luogo stasera e domani sera e va iniziato dopo l’uscita delle stelle. Durante il seder si deve leggere l’Haggadah, mangiare la Matzà, mangiare il Maror, il Korekh cioè matzà, maror e charoset, mangiare l’Afikomen alla fine del Seder e bere quattro bicchieri di vino. Quest’anno è possibile consultare l’Haggadah direttamente on […]

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Addio a Emanuele Pacifici, memoria storica dell’ebraismo italiano

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Se ne è andato questa mattina alle prime luci dell’alba Emanuele Pacifici, figlio del Rabbino Riccardo Pacifici e di Wanda, padre di Riccardo Pacifici, Presidente della Comunità Ebraica di Roma. E’ stato un’importante figura dell’ebraismo italiano. Oggi alle ore 13.45 si terranno i funerali religiosi all’interno del cimitero ebraico di Prima Porta. Nato il 15 […]

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Dal 17 maggio a teatro con la Deputazione Ebraica

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A lezione di matzot con Rav Piperno

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Sorvegliare per essere sorvegliati. La tradizione bimillenaria di produrre matzoth shemurot fatte a mano con farina sorvegliata sin dalla mietitura si rinnova ogni anno grazie ai ragazzi del collegio rabbinico italiano. Da tre anni il tempio di Ostia Shirat Haiam guidato da Giorgio Foà si ricollega idealmente al più antico forno delle azzime in Europa, […]

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La Comunità al vostro servizio: pasti Kasher di Pesach chol hamoed

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Negli otto giorni di Pesach i pasti dipendono dal cibo a disposizione in dispensa. Si cerca di essere il più fantasiosi possibile, alternando menu diversi e cercando di accompagnare le cene a compagnie numerose. Tuttavia, al lungo andare, le matzot stancano. Grazie alla Comunità quei giorni sono finiti. L’Assessore all’Organizzazione Scolastica Jack Isacco Luzon, per […]

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Comunicato del Presidente della Cer Riccardo Pacifici

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Testo in risposta alla lettera inviata ai giornali dai signori Gad Lerner, Moni Ovadia e Stefano Levi Dalla Torre: La presunta truffa ai danni della Comunità Ebraica di Milano e i presunti illeciti di alcuni medici dell’Ospedale Israelitico sono oggi all’attenzione della magistratura. Ciò è potuto avvenire solo grazie ai due Enti, che sin dalle […]

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Parashà di Metzorà: il ruolo del Cohen come servitore del popolo

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La parashà si apre con le parole: “L’Eterno parlò a Moshè (Mosè) dicendogli: questa è la legge relativa a colui che è stato affetto da tzara’at quando viene purificato e posto sotto la giurisdizione del Cohen. Il Cohen uscirà  dall’accampamento dove esaminerà la persona affetta da tzara’at per determinare che i segni della tzara’at sono […]

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