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Parashàt Zakhòr: Ricordati di quello che ti ha fatto ‘Amalèk

in: Blog/News | Pubblicato da: Micol Mieli

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Lo Shabbàt che precede la festa di Purìm è chiamato Shabbàt Zakhòr (sabato del ricordo) perché oltre alla lettura della parashà della settimana, che quest’anno è quella di Tetzavè, si aggiungono alcuni versetti tratti dalla parashà di Ki Tetzè dal libro di Devarìm (Deuteronomio). In questi versetti è scritto: “Ricordati di quello che ti fece ‘Amalèk mentre eri in viaggio quando usciste dall’Egitto; che ti assalì sulla strada e colpì tutti coloro che, affranti, erano rimasti indietro mentre tu eri stanco e sfinito, e non temette Iddio. E quando l’Eterno tuo Dio ti darà tregua da tutti i tuoi nemici all’intorno, nella terra che ti dà in eredità perché tu ne prenda possesso, cancellerai il ricordo di ‘Amalèk di sotto il cielo, non dimenticarlo” (Devarìm , 25:17-19).

Qual è il motivo per cui si leggono questi versetti proprio prima di Purìm? L’autore catalano del Sèfer Ha-Chinùkh (XIII secolo) scrive che, come raccontato nel libro di Ester, il malvagio Haman, che nella Persia di oltre duemila trecento  anni fa, voleva distruggere tutto il popolo d’Israele, era un discendente di ‘Amalèk.

R. Feivel Cohen (Brooklyn, 1937) in una sua derashà affermò che ‘Amalèk rappresenta il male assoluto. L’odio di ‘Amalek è frutto della sua malvagità e non ha motivo razionale. R. Menachem Ziemba (1883-1943) il rabbino capo di Varsavia e una delle vittime del ghetto, disse che alcuni antisemiti odiano gli ebrei accusandoli di essere socialisti e altri accusandoli di essere capitalisti; in alcuni casi li odiano affermando che sono più intelligenti e in altri casi perché sono considerati esseri inferiori. L’antisemitismo non ha motivo razionale: è solo il risultato di odio cieco.

Il Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il Cairo) nel Mishnè Torà (Hilkhòt Melakhìm, 5:5) scrive: “E così pure è una mitzvà prescrittiva quella di distruggere il ricordo di ‘Amalèk perché è detto «Cancellerai il ricordo di ‘Amalèk»; ed è pure una mitzvà prescrittiva ricordare sempre le sue malvage azioni …”.  Il Maimonide in precedenza (ibid., 5:4) aveva scritto che il ricordo dei sette popoli di Canaan è andato perduto e R. David Ben Zimrà (Spagna, 1479-1573, Safed)  nel suo commento al Mishnè Torà, citando la Mishnà  (Yadàim, 4:4) ne spiega il motivo affermando che il re assiro Sennacheriv aveva disperso tutte le nazioni e non si può sapere chi sia discendente di Canaan.

R. Joseph Dov Soloveitchik (Belarus, 1903-1993, Boston) in Mesoras Harav (Shemòt, pp. 143-4) chiede per quale motivo il Maimonide non ha scritto anche riguardo ad ‘Amalèk “che il loro ricordo è andato perduto”. Egli spiega che ‘Amalek esiste ancora perché nella Torà è scritto: “… guerra ad ‘Amalèk di generazione in generazione” (Shemòt, 17:16). E allora dov’è ‘Amalèk? Egli cita suo padre R. Moshè Soloveitchik (Belarus, 1879-1941, New York) che insegnò che, secondo la Halakhà, ogni nazione che fa programmi per distruggere Israele assume il nome di ‘Amalèk.

R. Moshè Feinstein (Belarus, 1895-1986, New York) in Daràsh Moshè (p. 159-160) afferma che il significato della mitzvà di ricordare le azioni di ‘Amalek è che bisogna rendersi conto che gli essere umani possono arrivare al peggiore livello di malvagità. E pertanto dobbiamo sempre rimanere in guardia con noi stessi anche nei riguardi delle trasgressioni più gravi come la rapina, l’adulterio e l’assassinio. Infatti alla fine del giorno di Kippur dopo tutte le preghiere e le confessioni, durante la tefillà di Ne’ilà preghiamo nuovamente di “astenerci dal commettere ingiustizia” e questo al fine di non pensare che siamo immuni dalle peggiori trasgressioni.

Rav Yosef Shalom Eliashiv (Lituania 1912-2013, Gerusalemme) in Divrè Aggadà (p. 476) scrive che anche dopo che Haman fu impiccato dal re Assuero e i suoi figli furono giustiziati, “La regina Ester continuò a parlare al Re e si buttò ai suoi piedi piangendo e implorando di rimuovere il male di Haman discendente di Agag (re degli amaleciti) e i suoi programmi” (Ester, 8:3). Nonostante il fatto che Haman fosse stato giustiziato, i suoi programmi di eliminare il popolo d’Israele rimanevano in esistenza. E così anche oggi si pensa che quando qualche nemico d’Israele è caduto  non esista più la “questione ebraica”. E invece il male si rinnova, risorge in oriente o in  occidente e non importa come si chiami (antisemitismo o antisionismo, n.d.r.). Quello che conta,  come insegnò quasi duemila anni fa R. Shim’on bar Yochai, è che “è una halakhà (regola) risaputa che Esau odia Ya’akov” (Midràsh Sifri, Bemidbàr,  69). Così, conclude R. Eliashiv, anche oggi vediamo nuovamente le onde dell’odio, le nuvole nere che iniziano a diffondersi nei cieli della Diaspora. 

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