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Bemidbàr: Cariche ereditarie e cariche meritate

in: Blog/News | Pubblicato da: Micol Mieli

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Il quarto libro della Torà, intitolato Bemidbàr, dalla sua parola iniziale, è anche chiamato Numeri, perché in questa prima parashà viene fatto il censimento degli uomini d’Israele di età tra venti e sessanta anni, tribù per tribù. Ne risultò un totale di 603.550 esclusi i Leviti, come è scritto: “E i Leviti non furono contati insieme con i figli d’Israele come l’Eterno aveva comandato a Moshè” (Bemidbàr, 2:33). Subito dopo la Torà elenca i discendenti di Aharòn: “E questi sono i nomi dei figli di Aharòn: il primogenito Nadàv e [poi] Avihù, El’azàr e Itamàr […]. E Nadàv e Avihù morirono al cospetto dell’Eterno per aver offerto all’Eterno un fuoco non autorizzato nel deserto del Sinai. Essi non avevano figli e [pertanto] El’azàr e Itamàr servirono come Kohanìm (sacerdoti) in presenza di Aharòn” (ibid., 2-4). R. ‘Ovadià Sforno (Cesena, 1475-1550, Bologna) commenta: “Essi non avevano figli: se avessero avuto figli che avrebbero potuto succedere a loro, [questi figli] avrebbero ereditato l’alta carica dei loro padri”.


In Divrè Hayamìm (I Cronache, 24:2) è scritto: “E Nadàv e Avihù morirono mentre Aharòn era vivo, senza lasciare figli, ed El’azàr e Itamàr servirono come Kohanìm”. Il commento alle Cronache attribuito a Rashì (Troyes, 1040-1105) ma opera di uno dei suoi discepoli (cfr. Yad Malakhì, regole di Rashi, 7), commenta: “El’azàr e Itamàr servirono [come Kohanìm] perché [Nadàv e Avihù} non avevano figli; se Nadàv e Avihù avessero avuto figli, questi ultimi avrebbero avuto la precedenza nel[l’ereditare] la Kehunà Ghedolà (il sommo sacerdozio)”. Da queste fonti impariamo che il sommo sacerdozio è una carica ereditaria.
R. Ya’akov Farbstein in Aholè Ya’akov (Bemidbàr, pp. 24-46) cita una serie di fonti dalle quali si impara che non solo la Kehunà Ghedolà è una carica ereditaria, ma lo è anche il regno e altre cariche in Israele. Nella parashà di Shofetìm (Devarìm, 17:20) che tratta la mitzvà di nominare un Re, viene prescritto che il Re porti sempre con sé un Sèfer Torà “In modo che non si insuperbisca verso i suoi fratelli e non si allontani dai precetti a destra o a sinistra, cosicché prolunghi il suo regno, lui e i suoi figli in mezzo a Israele”. Rashì commenta che se il figlio è degno di regnare, ha la precedenza su qualunque altro.
Il Maimonide (Cordova, 1038-1204, Il Cairo) nel Mishnè Torà (Hilkhòt Melakhìm, 1:7) scrive: “Quando si nomina un Re lo si unge con l’olio dell’unzione come è detto: «E Shemuèl prese la boccetta dell’olio e lo versò sulla sua testa [di Davide] e lo baciò». E una volta che si unge un Re, egli prende possesso della carica per sé e per i suoi figli per sempre, come è detto: «Cosicché prolunghi il suo regno, lui e i suoi figli in mezzo a Israele». Se [è morto e] ha lasciato un figlio di età minore, gli si riserva il regno fino a quando diventi adulto come fece [il Kohèn Gadòl] Yehoyadà con [il re] Yoàsh. Chi ha la precedenza nell’ereditare le proprietà paterne ha la precedenza nell’ereditare il regno; e il figlio maggiore precede quello più giovane di lui. E questo non vale solo per il regno ma anche per tutte le cariche in Israele che vengono date in eredità al figlio e al nipote a condizione che il figlio abbia sapienza e timore dell’Eterno per poter prendere il posto dei suoi padri. Se il figlio è dotato come il padre di timore [del Cielo] anche se non ha la stessa sapienza, lo si nomina al posto del padre e gli si insegna [quello che gli manca]. Tuttavia coloro che non hanno timore del Cielo anche se sono molto sapienti non vengono nominati a nessuna carica in Israele”.
R. Moshe Isserles (Cracovia, 1520-1572) detto il Remà dalle sue iniziali, nelle sue glosse allo Shulchàn ‘Arùkh (Oràch Chayìm, 53:25) scrive che un Chazàn (ufficiante) che è invecchiato e vuole che suo figlio lo sostituisca saltuariamente, anche se la voce del figlio non è melodiosa come la sua, se è pari a lui in altre doti, il figlio ha la precedenza nei confronti di altri e la comunità non può opporsi.
Diversa è la situazione quando si deve nominare un maestro di Torà. R. Avrahàm Gombiner (Polonia, 1633-1683) nel suo commento Maghèn Avrahàm allo Shulchàn ‘Arùkh afferma che quando si tratta di conoscenza della Torà non si dà precedenza al figlio, perché la carica di insegnare Torà non viene data in eredità ma viene data alla persona più sapiente. E R. Moshè Schreiber (Francoforte, 1762-1839, Bratislava) nei suoi responsi Chatàm Sofèr (Oràch Chayìm, 1:13) scrive che se c’è un candidato più appropriato del padre, non si nomina il figlio a succederlo nella posizione rabbinica.
Al contrario del regno e della Kehunà, nella Torà le nomine non sono ereditarie. Infatti il Maimonide nelle Hilkhòt Talmud Torà (3:1) insegna: “Israele è stato incoronato con tre corone, la corona della Torà, la corona della Kehunà e la corona del regno […]. La corona della Kehunà l’ha ricevuta Aharòn e i suoi discendenti […]; la corona del regno l’ha ricevuta Davide e i suoi discendenti per sempre; la corona della Torà è posta lì, disponibile a tutto Israele”.

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