Alla ricorrenza, che si terrà mercoledì 10 ottobre, parteciperà il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano
9 ottobre 1982. Sono trascorsi 30 anni dall’attentato alla Sinagoga Maggiore di Roma, commesso da un commando palestinese: due minuti di inferno con lancio di granate e colpi di mitragliatrice ad altezza uomo.
Sul selciato, proprio davanti l’uscita del tempio, i corpi dilaniati di quaranta feriti e la piccola vittima di soli due anni Stefano Gaj Taché, colpita mortalmente.
Una strage – denunciarono subito gli ebrei romani – annunciata. Una vergognosa campagna diffamatoria contro gli ebrei italiani e contro Israele, impegnata all’epoca nel conflitto nel sud del Libano, era stata infatti sostenuta dai mezzi di comunicazione, dal mondo politico, da quello sindacale con un uso sconsiderato di termini e di idee violentemente antisemite. Una campagna di diffamazione che era culminata, appena poche settimane prima dell’attentato, con il lancio di una bara vuota davanti alla sinagoga da parte di esponenti sindacali al termine di un corteo.
Quella simbolica bara vuota fu, purtroppo, riempita il 9 ottobre 1982.
Tardi, troppo tardi, giunsero i messaggi di solidarietà delle Istituzioni e del mondo politico: gli ebrei romani si chiusero in se stessi, accogliendo con un silenzio fragoroso il Presidente Pertini che volle essere presente alle esequie del piccolo Stefano.
A trenta anni da quei tragici avvenimenti, a trenta anni da un clima avvelenato che chiedeva agli ebrei di discolparsi, e alla vigilia finalmente dell’inserimento del nome di Stefano Gaj Taché nell’elenco ufficiale delle vittime del terrorismo, la Comunità Ebraica di Roma si prepara a commemorare il 30° anniversario dell’attentato alla presenza, straordinaria, del capo della Stato Giorgio Napolitano.
Non mancheranno commozione e lacrime con la testimonianza di Gadiel Gaj Taché (fratello di Stefano, e lui stesso gravemente ferito), ma anche l’assoluta certezza e consapevolezza che gli ebrei italiani oggi non sono più soli, sono anzi un importante e vitale elemento di ricchezza culturale del nostro Paese. Sarà soprattutto un’occasione per dire grazie a chi, con spirito di fratellanza e di solidarietà, si prodigò nell’aiuto ai feriti. Sarà una occasione per ricordare, però, che la storia e i retroscena di questo attentato non sono stati ancora chiariti: rimangono molti interrogativi su come fosse stata realizzata la strage, con quali aiuti interni al Paese e sulla identità dei terroristi dei quali solo uno è stato condannato in contumacia all’ergastolo, Osama Abdel Al Zomar. Al Zomar non ha mai scontato la sua pena e sebbene arrestato in Grecia, fu estradato in Libia.