Perché Mahmoud Ahmadinejad costituisce un pericolo senza precedenti per Israele? Per i negazionisti di tutti il mondo, che non smettono di encomiarlo, è un punto di riferimento. È infatti l’unico capo di stato ad aver parlato ufficialmente del cosiddetto «mito dell’Olocausto».
Com’è noto, intorno a questo argomento è stata organizzata a Teheran l’11 e il 12 dicembre 2006 una «Conferenza sull’Olocausto».
Ma Ahmadinejad non si limita alla Shoà. Procede oltre negando il luogo di Israele. È questo il suo «secondo argomento» ripetuto innumerevoli volte. Perché gli ebrei, approfittando della Shoà, sono andati proprio in Palestina? Perché l’Europa, e in particolare la Germania e l’Austria, non hanno procurato loro un territorio?
La domanda rilancia l’idea che la scelta di quel «luogo» sia il dettato di un dogma teologico, assecondato dai paesi europei, già esperti di colonialismo, che avevano ogni interesse a espellere gli ebrei. Gravissimo è che Ahmadinejad ha fatto dell’espulsione degli ebrei dal luogo in cui si trova l’attuale Stato di Israele un punto all’ordine del giorno.
Il ritorno degli ebrei in Eretz Israel non sarebbe dunque giustificato né sulla base della storia né sul diritto dei popoli, e sarebbe anzi indebito. Ma la delegittimazione del luogo sfocia nel rifiuto e nella negazione radicale del diritto a esistere. La questione non riguarda la geografia, bensì la storia. Ciò che si nega, quando si contesta il ritorno del popolo ebraico, è la sua storia, e perciò la sua identità e la sua sopravvivenza.