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Alla stazione di Milano l’inaugurazione del memoriale al binario 21 dal quale partivano i convogli dei deportati

in: Giornata della Memoria | Pubblicato da: Redazione

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ShoahInaugurazione oggi a Milano alla presenza del presidente del consiglio Mario Monti, in piazza Edmond J. Sarfra 1 – ex via Ferrante Aporti 3 – del ‘Memoriale della Shoah Binario 21’, da dove partirono i convogli con i 700 ebrei milanesi da deportare nei lager nazisti e dei quali tornarono poche decine.

I bambini da 1 a 14 anni erano più di 40, tra di loro Sissel Vogelmann di 8 anni e Liliana Segre di 13. La signora Esmeralda Dina di 88 anni era la più anziana.

Presenti, oltre al premier, il ministro al Welfare Andrea Riccardi, l’arcivescovo Angelo Scola, il sindaco Giuliano Pisapia, i presidenti della Regione Roberto Formigoni e della provincia Guido Podestà, oltre al rabbino capo Alfonso Arbib e al rabbino Giuseppe Laras.

Interverrà anche Liliana Segre: è una delle 13 sopravvissute sulle 775 persone partite con i treni diretti.

Nel corso della cerimonia, Riccardi presenterà il libro “Testimonianza-Memoria della Shoah a Yad Vashem”, prima traduzione italiana, a cura dell’Unar, di “To Bear Witness”, testo redatto nel 2005 dallo storico istituto per documentare, attraverso la storia dello Yad Vashem, “il periodo più drammatico vissuto dal popolo ebraico e da tutta l’Europa”.

“La memoria – scrive Ferruccio De Bortoli direttore del Corriere della Sera e Presidente della Fondazione Memoriale della Shoah ‘Binario 21’ di Milano – è un dovere morale, un impegno civile. Se rituale è inutile. Se strumentale, persino pericolosa. Se scolora nella banalità allontana la percezione del dolore, l’immensità del sacrificio, la forza dirompente di quei corpi senza carne, di quei volti muti e sofferenti, eppure così dignitosi. La memoria autentica scongiura la formazione di un vuoto alle nostre spalle. Attenua quella comprensibile tendenza alla rimozione del passato che toglie gradatamente senso agli avvenimenti, spingendoli nel pozzo della storia fino a confonderli con tanti altri. Il ricordo è un esercizio salutare: apre la mente e i cuori, ci fa guardare all’attualità con meno pregiudizi e minori ambiguità. Il ricordo è protezione dalle suggestioni ideologiche, dalle ondate di odio e sospetti. La memoria è il vaccino culturale che ci rende immuni dai batteri dell’antisemitismo e del razzismo. Purtroppo ancora diffusi in un mondo nel quale c’è ancora chi nega il diritto ad esistere di Israele e persino lo stesso Olocausto. Chi ha conoscenza critica della storia trova più facilmente il buon senso e la saggezza della quotidianità; non fatica a comprendere o ad accettare chi ha etnia o religione diversa dalla sua. Chi ha buona memoria è un cittadino migliore. Un educatore più attento”.

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