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Auschwitz: 3 settembre 1941

in: Blog/News | Pubblicato da: Donatella Di Cesare

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Settant’anni fa, il 3 settembre del 1941, furono gassati ad Auschwitz i primi 850 prigionieri. Cominciò a funzionare la fabbrica della morte. Da allora fino al 1944 le vittime ad Auschwitz furono un milione e settecentocinquantamila, nella maggioranza ebrei.

Si sapeva finora che nel 1944 alcuni dirigenti delle organizzazioni ebraiche avevano fatto pressione sugli alleati, perché facessero saltare le ferrovie che conducevano al lager.

Quello che non si sapeva è che Golda Meier, allora giovane leader sionista, cercò di convincere il governo degli Stati Uniti a bombardare Auschwitz. È quanto emerso dai nuovi documenti studiati dai ricercatori dell’Istituto David S. Wyman for Holocaust Studies di Washington.

Un rapporto completo «Golda Meir e la campagna per un bombardamento alleato su Auschwitz» (Golda Meir and the Campaign for an Allied Bombing of Auschwitz) è stato pubblicato dal direttore dell’Istituto e si può trovare all’indirizzo: WymanInstitute.org.

Negli anni quaranta Meir, che allora era conosciuta con il nome Goldie Myerson, era funzionaria della Histadrut, la Federazione ebraica del lavoro. Attraverso i contatti con gli esponenti rimasti in Europa l’organizzazione era venuta a conoscenza delle atrocità naziste. In uno dei messaggi ricevuti da Golda Meir si parla di «un mare di sangue che separa i nostri due continenti, un mare di cadaveri».

Tra i documenti è affiorata la domanda ufficiale inoltrata da Meir agli americani con la richiesta di «bombardare Oswienzim [Auschwitz] e le vie ferroviarie che trasportano gli ebrei» nei campi di morte. La richiesta fu consegnata da Heschel Frumkin, un dirigente della Histadrut. Nell’agosto del 1944, in una rivista sionista, pubblicata negli Stati Uniti, uscì un «appello per i bombardamenti alleati dei campi della morte e delle strade che vi giungono».

La risposta, immediata ma invariabile, da parte di John McCloy, segretario aggiunto del Ministero della Guerra, fu che l’azione era «irrealizzabile» perché sarebbe stato necessario un «appoggio aereo considerevole, essenziale alla riuscita». Mentre restano i dubbi sulla possibilità di un bombardamento, appare sempre più chiara invece la posizione non solo di Golda Meir, ma della dirigenza ebraica già emigrata.

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