La grande lezione di Sami Modiano ai ragazzi delle scuole in visita nei luoghi della Shoà.
Ad Auschwitz ieri c’era la neve, ma questa non è una notizia. Non è una novità nemmeno che ieri facesse freddo. Cosa resta allora? Resta la concentrazione di 130 ragazzi provenienti dalle scuole superiori di tutta Italia che accompagnano e sono stati accompagnati dal Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo.
Resta la frase del Ministro: “Percorro con voi, per la prima volta, un viaggio che i miei figli hanno fatto pochi anni fa”, mentre cammina tra di loro.
Restano le facce attente nell’ascoltare le spiegazioni di Marcello Pezzetti, direttore del Museo della Shoah di Roma. Restano le strette di mano con Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche che ieri notte si è rivolto a loro esortandoli ad essere adulti. Resta la loro aria smarrita mentre cercano un luogo dove poggiare le piccole candele che hanno acceso.
Resta lo strazio nella voce di Sami Modiano che accanto al vagone ferroviario posto in prossimità dell’ingresso di Birkenau racconta di quando suo padre è stato picchiato per essersi opposto alla separazione da sua figlia Lucia. Resta la commozione di Tatiana Bucci quando racconta di non aver versato una lacrima quando ha pensato che sua madre fosse morta perché non andava più a trovarla nella baracca dei bambini dove era prigioniera con sua sorella.
Resta l’applauso dei ragazzi stroncato sul nascere da Sami Modiano: volevano esprimere il loro affetto e la loro gratitudine ma lui ha spiegato che Auschwitz non è luogo di applausi. Mai. Per nessun motivo. Restano i loro sorrisi incerti. Resta il loro silenzio assoluto mentre Rav Alberto Funaro suona lo shofar. Forse, solo forse, per oggi può bastare.