
Compiti, doveri e ruolo dei convertiti in senso al popolo di Israele
Basta sfogliare un semplice lunario, un qualsiasi calendario che riporti indirizzi, nomi di associazioni e comunità ebraiche e dei loro amministratori e rappresentanti per rendersi conto che al di là delle statistiche demografiche o proprio all’interno di queste, anche il piccolo ebraismo italiano sta cambiando ed è cambiato anche nella fisionomia dei propri cognomi.
Basta partecipare ad una tefillà in un qualsiasi Bet HaKnesset d’Italia, specie nelle piccole e medie comunità, per rendersi conto di quanti figli di Avraham Avinu sono chiamati a Sefer il Sabato mattina, il Lunedì, il Giovedì. A volte anche per rendersi conto che lo stesso rav… è figlio di Avraham Avinu. Leggi tutto l’articolo
Il problema di come scegliere i leader
Il primo uomo che si rese conto che il popolo ebraico aveva bisogno di un Consiglio che amministrasse la giustizia e si occupasse delle necessità del pubblico fu Ytrò, suocero di Moshe Rabbenu, che dopo l’uscita dall’Egitto raggiunse il genero nel deserto, rimase alcuni giorni con lui ed il nuovo popolo appena liberato e non poté fare a meno di esprimere il proprio parere riguardo al modo in cui lo stesso Moshè amministrava la giustizia. Moshè si trovava in una situazione senza uscita, quasi “stressante” e rischiosamente oligarchica: unico giudice in tutto Israele, da mattina a sera era costretto ad ascoltare tutti i casi giudiziari degli ebrei ed a trovare per loro soluzioni e mediazioni.
Ytrò colse il pericolo che si nascondeva dietro una simile organizzazione: il popolo e Moshè rischiavano di crollare ( Es 18,18) ed è per questo motivo che suggerì l’idea di nominare giudici minori da scegliere con cura. Ytrò non si limitò al suggerimento, anzi indicò con precisione quali dovessero essere le condizioni morali e materiali necessarie affinché un candidato potesse diventare giudice e capo di una tribù o di una parte del popolo ebraico. Leggi tutto l’articolo
Mercoledì 25 aprile, Yom HaZikkaron: Israele ricorda tutte le vittime, civili e militari
Chiusi i negozi, deserte le strade, eppure nell’aria la presenza della popolazione israeliana è densa, silenziosa e strepitante al tempo stesso. Yom HaZikkaron, il giorno del ricordo di tutte le vittime, civili e militari, cadute per la nascita di Israele ed in nome del Sionismo, abbraccia centinai di migliaia di persone unite da una solidarietà umana e sociale che ha pochi uguali nel mondo.
Il suono della sirena nel buio della sera dà inizio alla giornata e vede una bandiera a mezz’asta, una candela accesa ed un popolo in piedi, silenzioso e con il più alto senso del dolore talmente sobrio da essere tangibile, reale, presente e vivo. Come il ricordo di tutte le vittime assenti. Leggi tutto l’articolo
E’ un disvalore che si continua a iniettare nella società e che viene anche applicato allo Stato di Israele
Il cuore della vecchia Europa è abituato al sangue ebraico. Se forse dicessi con crudele onestà questa frase ad alta voce, rischierei di sembrare pazzo o rischierei di essere incoronato come uno dei più grandi analisti sociali dei nostri tempi.
Quando Max Weber definì gli ebrei i pariah della società occidentale di fatto prese coscienza di una realtà quotidiana europea che egli trasformò in una categoria scientifica che indicava chiaramente il mezzo di comprensione del luogo socio-economico degli ebrei all’interno dell’Europa antica e medioevale: un luogo pariah, impuro ed intoccabile, detestabile e mal tollerato ma pur sempre necessario. Leggi tutto l’articolo
Mentre il numero delle vittime dell’attentato alla scuola ebraica di Tolosa pare aumentare da tre a quattro persone, di cui due bambini, cerco di trovare in me tutta la mia forza identitaria ebraica per fuggire il panico, l’odio, la rabbia, la vendetta.
Cerco di trovare sull’onda di questi sentimenti che pure sono umani, una espressione di ebraica umanità che superi i confini dell’uomo e ci aiuti, seppure nella voragine del dolore, ad essere “santi come Io Sono santo” (Levitico 19, 2). La santità del nostro popolo, da Tolosa a Gerusalemme, la santità della nostra missione, oggi più che mai, in questi tempi bui ci richiama con forza alla nostra storia, alla nostra spiritualità, al nostro ruolo del mondo di “reame di sacerdoti, nazione santa” (Esodo 19, 5-6.)
Un popolo di sacerdoti non deve seguire l’ordine del mondo, non deve scorrere lungo i rivoli della violenza che ha intorno, non deve strisciare nell’oscurità che gli impongono ma deve difendere se stesso prima di ogni cosa e difendere la sua spiritualità come diretta conseguenza della propria sicurezza fisica. Leggi tutto l’articolo
Quando si analizza la relazione tra donne ed halachà, l’affronto alla Torà sta nell’idea di una analisi che si fondi su manie sessiste che certamente non soni ebraiche Esiste una differenza tra donna e uomo rispetto all’Halachà? La domanda è retorica e la risposta affermativa, ma come sottolinea Rav Shlomo Riskin: “La sfida più importante [...]
In memoria di Giulio Della Pergola su iniziativa della nipote Fausta Carli Finzi e di Guido Coen, pronipote della sua vedova, Ada Coen, è stata posta una “pietra di inciampo” a L’Aquila, dove Giulio Della Pergola, ebreo fiorentino di adozione aquilana, morto ad Auschwitz il 6 febbraio del 1944 all’età di 49 anni, viveva e [...]
Mea Shearim, il quartiere charedì di Gerusalemme, non smette mai di stupirci. Questa volta però nei vicoli che hanno il sapore dell’Est Europa dei racconti di Singer, una vera e propria telenovela halachica ha occupato le chiacchiere di uomini e donne che in genere sono soltanto occupati dalla santità della Torà: un giovane ragazzo di [...]
Kedma è un’organizzazione studentesca con filiali in Israele e negli Stati Uniti, i suoi volontari lavorano nelle Università, nelle Yeshivòt, assistono e sostengono le comunità più povere di Israele cercando di rendere sempre attuali e di pubblico dibattito i concetti di giustizia sociale e tikkun olam, correzione del mondo, concetto condiviso dalla Cabbalà che però [...]
Il primo ostaggio della storia ebraica è Lot figlio del fratello di Avraham che come ci ricordano i versetti di Genesi, 14, 12-16 fu fatto prigioniero durante la guerra dei re nella valle di Siddim. Quando un fuggiasco informò Avraham della prigionia del nipote e della sua famiglia egli non perse tempo: armò la sua [...]