27 gennaio Giorno della Memoria: ricordati le 216 piccole vittime romane della barbarie nazista
“All’interno del dramma della Shoà vi è un dramma ancora più grande: la deportazione e lo sterminio dei bambini ebrei. Una caratteristica della persecuzione nazista che non ha eguali, ad eccezione per Sinti e Rom, rispetto a tutte le altre persecuzioni realizzate dai nazisti”. Con queste parole Marcello Pezzetti, direttore scientifico del Museo della Shoà di Roma, ha dato il senso e la ragione dell’incontro al tempio maggiore con i sopravvissuti alla Shoà, che quest’anno aveva come tema: ‘La nominazione’. E i bambini e i ragazzi sono stati i protagonisti di questa toccante e lacerante serata: i bambini ebrei romani di ieri – quelli che non sono più tornati da Auschwitz – i cui 216 nomi sono stati letti dai ragazzi di oggi, in un simbolico passaggio generazionale a cui si affida l’obbligo e il dovere di ricordare.
Tutti i nomi sono stati ricordati, anche di chi un nome non ha fatto in tempo ad averlo, perché partorito (da Marcella Perugia) il 16 ottobre 1943 nel collegio militare dove erano stati portati gli ebrei romani e da quel luogo immediatamente deportato ad Auschwitz.
Nel Tempio stracolmo di persone, Elvira Di Cave presidentessa della Consulta ha sottolineato proprio la necessità della testimonianza “in una serata che concentra il ricordo del peggior male ma anche degli eroismi che sono stati compiuti”.
Oggi il ricordo è affidato ai testimoni sopravvissuti allo sterminio nei campi nazisti. E’ una consapevolezza che essi stessi hanno ma che non li aiuta, nel raccontare, a soffrire di nuovo, ad emozionarsi e a farci emozionare, a trattenere loro e noi i sentimenti che si sciolgono nelle lacrime. Un grazie quindi a Sami Modiano, Piero Terracina, Lello Di Segni, Mario Limentani, Giuseppe Di Porto, Rosa Hannan, Andra e Tatiana Bucci, Joseph Varon e Shlomo Venezia che ancora una volta non hanno risparmiato nessun pudore. Toccanti le parole di una delle due sorelle Bucci, Andra: “sembra assurdo, ma ascoltando i nomi dei bambini che non sono più tornati, mi sento ancora più in colpa per essere sopravvissuta”.
La spontaneità e la disponibilità ad aprirsi nell’animo da parte di queste persone così terribilmente provate, è una scelta, è una consapevole che dobbiamo ringraziare,
Davanti alla commozione di Andra Bucci, rav Di Segni con altrettanta commozione ha ricordato come davanti allo sterminio dei bambini ebrei appena nati gettati nel Nilo dal Faraone, Mosè nostro liberatore “non si vergogno’ mai di essere un sopravvissuto”. “Con la vostra testimonianza – ha concluso rav Di segni - voi portate al mondo la redenzione”.
Ma come sempre è nella storia del popolo ebraico, il ricordo ha un senso solo se lo possiamo proiettare verso il futuro e le parole dei sopravvissuti sono l’antidoto contro il negazionismo, contro chi dice che Auschwitz non è mai esistita.
”Purtroppo – lo ha spiegato bene il vice primo ministro israeliano Silvan Shalom – alcuni Paesi e persone pensano ancora che l’olocausto non sia mai esistito, vogliono cancellare Israele dalla carta geografica. Il primo e’ l’Iran che sta cercando di sviluppare il suo potenziale nucleare. Faremo tutto quello che e’ in nostro potere per evitarlo. Voglio – ha proseguito – ringraziare l’Italia per avere appoggiato la decisione dell’Unione Europea di sanzionare l’Iran e per aver messo l’embargo sul petrolio che proviene da quel Paese. Conosco la difficile situazioni economica dell’Italia – ha concluso il vicepremier Israeliano – per questo voglio ringraziarvi con il cuore”.
(Foto Giacomo Spizzicchino)
massimo
noi nati in anni di benessere non potremmo mai immaginare cosa deve essere stato l’olocausto, povere persone , ma anche che vita hanno fatto dopo essere sopravvissute, con il ricordo sempre vivo dentro di loro ,ha superere queste esperienze ci vuole molto coraggio un coraggio che deve essere sostenuto anche da tutti noi,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,