Nella parashà di Behar Sinai troviamo uno dei passi nei quali la Torà ci insegna cosa sia la solidarietà. Il versetto (Cap. 25:35) inizia con le parole: “Se tuo fratello che si trova vicino a te si impoverisce e le sue condizioni economiche si riducono, sia egli proselita o un residente lo sosterrai così che possa vivere con te”.
A chi bisogna stendere la mano in sostegno? Non solo alla famiglia, ma anche al proselita, venuto da lontano che ha assunto su di sé gli obblighi e le responsabilità di osservare le mizvòt come ogni altro israelita. E non solo il proselita, ma anche il residente non ebreo che ha rigettato l’idolatria e ha assunto su di sé le sette mizvòt dei Noachidi che sono un obbligo per tutta l’umanità. Leggi tutto l’articolo
Per l’ambasciatore americano in Israele, Dan Shapiro, l’opzione diplomatica rimane però la privileggiata
Non è certo una dichiarazione di guerra, ma le dichiarazioni rilasciate oggi alla Radio israeliana dall’ambasciatore di Washington in Israele, Dan Shapiro, sono certamente un segnale forte di pressione verso la leadership iraniana.
Cosa ha detto di clamoroso Shapiro? Che gli Stati Uniti – pur continuano a giudicare ”preferibile” una soluzione del dossier iraniano attraverso la diplomazia e le pressioni internazionali – considerano l’opzione militare ”pienamente disponibile”, Shapiro è andato anche oltre dicendo che, laddove Teheran dovesse proseguire sulla strada dei suoi programmi nucleari, i piani per l’azione militare sono ”già pronti”. Leggi tutto l’articolo
Compiti, doveri e ruolo dei convertiti in senso al popolo di Israele
Basta sfogliare un semplice lunario, un qualsiasi calendario che riporti indirizzi, nomi di associazioni e comunità ebraiche e dei loro amministratori e rappresentanti per rendersi conto che al di là delle statistiche demografiche o proprio all’interno di queste, anche il piccolo ebraismo italiano sta cambiando ed è cambiato anche nella fisionomia dei propri cognomi.
Basta partecipare ad una tefillà in un qualsiasi Bet HaKnesset d’Italia, specie nelle piccole e medie comunità, per rendersi conto di quanti figli di Avraham Avinu sono chiamati a Sefer il Sabato mattina, il Lunedì, il Giovedì. A volte anche per rendersi conto che lo stesso rav… è figlio di Avraham Avinu. Leggi tutto l’articolo
Yom haTorà, l’invito del rabbino capo di Roma a partecipare ad una giornata che ci riguarda tutti
Un aspetto essenziale che distingue la religione ebraica è lo studio. Studiare non è un optional, un qualcosa in più rispetto a una fede o una pratica religiosa, per noi è l’essenza e il fondamento, da solo vale quanto tutto il resto. Ognuno deve studiare, ogni giorno, in modo fisso e abituale, e questo obbligo dura per tutta la vita. Se questa è la cornice, può sembrare strano che si organizzi uno Yom haTorà, un giorno dedicato allo studio in tutta Italia, contemporaneamente e in numerose sedi.
Un giorno solo e gli altri no? La risposta è semplice: anche se non sono pochi i luoghi di studio e quelli che studiano, non si può far finta di ignorare che questo precetto fondamentale rischia di essere, come purtroppo molti altri, ignorato o trascurato. Bisogna invece rimetterlo al centro dell’attenzione dimostrando come lo studio della Torà sia interessante, attraente, utile e come in ogni comunità esistano maestri validi e studenti appassionati, e come sia utile ed opportuno investire le nostre risorse comunitarie nella crescita culturale basata sulla Torà. Leggi tutto l’articolo
E’ dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia il volume della Rassegna Mensile di Israel che sarà presentato giovedì 17 maggio a Roma, presso il Centro Bibliografico “Tullia Zevi” dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, nell’ambito del progetto “Quale identità ebraica. Generazioni a confronto”.
“Un’identità in bilico: l’ebraismo italiano tra liberalismo, fascismo e democrazia (1861-2011)” è il titolo dell’antologia di cui parleranno, dopo il saluto del Presidente UCEI Renzo Gattegna, il Presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, il Professore presso la Facoltà Valdese di Teologia Daniele Garrone e il Professore di Storia americana Massimo Teodori. A moderare l’incontro il Vicepresidente UCEI Anselmo Calò. Leggi tutto l’articolo
Prima edizione della ‘Notte dei Talenti’, su idea e iniziativa di Arturo Artom
Questa sera alle 20 la suggestiva cornice dell’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, in Largo Gustav Mahler angolo C.so San Gottardo, ospiterà la prima edizione della Notte dei Talenti in cui verrà attribuito l’Oscar al Merito, progetto realizzato dal Forum della Meritorcrazia.
L’Associazione nata da professionisti e volontari, capitalizza le esperienze e l’impegno delle Associazioni People in Touch e Connect Club dei Talenti e dalla visione del suo Presidente Arturo Artom, imprenditore visionario, Senior Advisor di Accenture e Membro di presidenza di Assolombarda. Presidente Onorario è Roger Abravanel, uno dei più noti consulenti italiani, per 35 anni in McKinsey, editorialista del Corriere della Sera e membro dei CDA di Luxottica e BNL. Direttore Generale è Nicolò Boggian, Head Hunter di Michael Page responsabile della divisione Public Sector. Leggi tutto l’articolo
Il 20 maggio si terrà in tutte le comunità italiane, in contemporanea, la prima edizione di ‘Yom Hatorà’ che avrà come tema: “L’ammonimento”
Un giorno speciale che vedrà tutta l’Italia ebraica unita, come mai è capitato in passato, per studiare Torà. E’ questo l’ambizioso progetto di ‘Yom Hatorà’, a cui stanno lavorando decine di persone e che vedrà la partecipazione contemporanea nelle 20 comunità ebraiche italiane di Maestri, rabbini, studenti ma anche – ed è questo l’obiettivo principale – persone che generalmente non studiano e non si applicano sui testi ebraici. Leggi tutto l’articolo
Francia: dopo la strage di Tolosa, l’antisemitismo non si ferma
Il 19 marzo scorso a Tolosa il terrorista Mohamed Merah ha aperto il fuoco davanti alla scuola ebraica Ozar Hatorah, uccidendo il rabbino Jonathan Sandler, due delle sue figlie, Aryhel e Gavriel, di sei e tre anni e la figlia del direttore della scuola Miriam Monsonego (sette anni).
A questo episodio terroristico di matrice antisemita tutti i mezzi di comunicazione hanno dedicato ampio spazio, tuttavia, malgrado la sua estrema gravità, nel giro di breve tempo è subentrato un silenzio pressoché assoluto, eppure l’ondata di antisemitismo che, ormai da dieci anni, colpisce violentemente la Francia s’è solo moderatamente attenuata, e continua a rappresentare un problema sociale, come il caso di Tolosa ha – appunto – drammaticamente evidenziato.
Ecco alcuni recenti esempi di antisemitismo in Francia.
Il 10 maggio a Parigi in Piazza della Borsa sono stati affissi dei manifesti che riproducevano la copertina di una rivista satirica di stampo fascista, datata 19 marzo 2012, giorno della strage di Tolosa annuncia a grandi caratteri: “Tragico Bar-Mitzvah a Tolosa, 4 morti”. Leggi tutto l’articolo
Il problema di come scegliere i leader
Il primo uomo che si rese conto che il popolo ebraico aveva bisogno di un Consiglio che amministrasse la giustizia e si occupasse delle necessità del pubblico fu Ytrò, suocero di Moshe Rabbenu, che dopo l’uscita dall’Egitto raggiunse il genero nel deserto, rimase alcuni giorni con lui ed il nuovo popolo appena liberato e non poté fare a meno di esprimere il proprio parere riguardo al modo in cui lo stesso Moshè amministrava la giustizia. Moshè si trovava in una situazione senza uscita, quasi “stressante” e rischiosamente oligarchica: unico giudice in tutto Israele, da mattina a sera era costretto ad ascoltare tutti i casi giudiziari degli ebrei ed a trovare per loro soluzioni e mediazioni.
Ytrò colse il pericolo che si nascondeva dietro una simile organizzazione: il popolo e Moshè rischiavano di crollare ( Es 18,18) ed è per questo motivo che suggerì l’idea di nominare giudici minori da scegliere con cura. Ytrò non si limitò al suggerimento, anzi indicò con precisione quali dovessero essere le condizioni morali e materiali necessarie affinché un candidato potesse diventare giudice e capo di una tribù o di una parte del popolo ebraico. Leggi tutto l’articolo
Quando viene a mancare una persona cara ci sono tanti modi di reagire. Se perdiamo un familiare spesso prende il sopravvento lo sconforto, quando succede ad un giovane è più facile che prevalga la rabbia. C’è chi trova conforto nella religione, chi nell’aiutare il prossimo. Stefano Della Rocca era un giovane che ci ha lasciato per una malattia fulminante la cui violenza non ci ha concesso più di tre mesi per salutarlo, e non gli ha permesso di festeggiare il suo quarantesimo compleanno. Un lutto che ha colpito la nostra Comunità come molti di quelli che ci hanno sconvolto di recente. Stefano e la sua famiglia hanno vissuto la terribile malattia con compostezza, dignità, nonostante la gravità della situazione. Per gli amici che gli sono stati accanto fino all’ultimo, la sua scomparsa è stata così lacerante da voler rompere le consuetudini con un gesto forte, un po’ folle, che qualcuno all’inizio ha anche bollato come inopportuno. Ad ispirare la scelta di un modo così insolito per elaborare questo lutto ancora vicino non sono stati gli amici, ma è stata la personalità particolare di Stefano, unica, leggera e profonda, non convenzionale. Leggi tutto l’articolo