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Parashà Vaygàsh: La fine del dramma

in: Blog/News | di: Micol Mieli

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A causa della carestia i fratelli di Yosèf (Giuseppe) erano scesi in Egitto per acquistare viveri, senza sapere che Yosef, che avevano venduto schiavo, era diventato viceré d’Egitto e per via della necessità di razionare, verificava di persona chi veniva dall’estero per esportare grano ai rispettivi paesi. Quando i dieci fratelli arrivarono da Yosèf, egli li riconobbe mentre loro, che l’avevano visto per l’ultima volta ventidue anni prima quando era un ragazzo di diciassette anni e non avrebbero mai immaginato di trovarlo in quel ruolo, non lo riconobbero.

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Chanukkà: La risposta di Simone Asmoneo al re Antioco VII

in: Blog/News | di: Micol Mieli

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Durante gli otto giorni di Chanukkà ringraziamo l’Eterno nelle preghiere e nella benedizione dopo il pasto inserendo il brano che inizia con le seguenti parole: “Per i miracoli, per gli atti di valore, per le vittorie, per le guerre, per la liberazione, per il riscatto che hai operato per noi e per i nostri padri, nei tempi antichi in questi giorni…”. 

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Parashà Vayèshev: Il rifiuto migliore è quello senza motivo

in: Blog/News | di: Micol Mieli

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Uno degli episodi più noti della Torà è quello della tentata seduzione di Yosef (Giuseppe) da parte della moglie di Potifar. Nella Torà è scritto: “In seguito a questo, la moglie del padrone pose gli occhi su Yosèf e gli disse: «Giaci con me». Egli rifiutò e disse: «Il padrone non si occupa di quello che c’è in casa, ha affidato a me tutto ciò che possiede. Nessuno  in questa casa ha più potere di me. Non mi ha mi ha vietato nulla eccetto te perché sei sua moglie. Come potrei commettere un atto così malvagio peccando nei confronti di Dio?»” (Bereshìt , 39: 7-9).  Su questo passo della Torà vi è un Midràsh (Bereshìt  Rabbà, 87 ) dal significato oscuro la cui interpretazione ha impegnato le menti di molti commentatori. Nel Midràsh  è scritto: “È [Yosef] rifiutò e disse alla moglie del suo padrone ecc.  Yehudà figlio di Rav disse: Quando si tratta di una mitzvà si rifiuta; quando si tratta di una trasgressione non si rifiuta. Quando si tratta di una mitzvà si rifiuta [come è scritto]: «Il mio cognato ha rifiutato» (Devarìm , 25:7). Quando si tratta di una trasgressione non si rifiuta [come è scritto]: «E [Yosèf] rifiutò e disse…»”.

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Parashà Vaishlàkh: Cosa fece Giacobbe per far commuovere Esaù?

in: Blog/News | di: Micol Mieli

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Dopo oltre vent’anni di separazione dai genitori e dal fratello, Ya’akòv (Giacobbe) nella strada dei ritorno da Charàn in Mesopotamia, mandò un messaggio al fratello Esaù dicendo: “Ho abitato con Lavàn e mi sono attardato fino ad ora. Ho con me buoi, asini, greggi, servi e serve e ho mandato ad informarti, o mio signore, per trovare grazia ai tuoi occhi”. “I messaggeri tornarono da Ya’akòv e gli dissero: siamo arrivati da tuo fratello, da Esaù, ed anche lui ti sta venendo incontro con quattrocento uomini. Ya’akòv fu spaventato e angosciato […] (Bereshìt, 32:5-8) ”. Ya’akòv aveva lasciato Eretz Israel su ordine della madre Rivkà che gli aveva detto: “Tuo fratello Esaù vuole vendicarsi di te [per avergli portato via le benedizioni del padre] e ha intenzione di ucciderti. Ora, figlio mio, ascolta quello che ti dico e fuggi da mio fratello Lavàn a Charàn. Vai ad abitare con lui per un po’ di tempo fino a che si sia placata l’ira di tuo fratello verso di te e abbia dimenticato quello che ti ha fatto. Allora ti manderò a prendere da lì” (ibid., 27:42-45). 

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In ricordo di Giulia Spizzichino Z”L

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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È scomparsa nella notte Giulia Spizzichino, ebrea romana, 90 anni, che perse gran parte della sua famiglia nell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Cacciata a undici anni dalla scuola per le leggi razziali, i suoi parenti vennero catturati dai nazisti nella retata del 21 marzo 1944 dopo la delazione di un fascista. Si salvò miracolosamente insieme alla madre perché in quel momento non si trovava insieme al resto della famiglia. Testimone della Shoah italiana, la sua storia è raccontata nel libro «La farfalla impazzita – Dalle Fosse Ardeatine al processo Priebke» curato da Roberto Riccardi per raccontare gli avvenimenti della sua vita. Fu lei che nel 1994 si recò personalmente in Argentina per far estradare il boia nazista Erik Priebke dove, fino ad allora, aveva vissuto senza mai affrontare la giustizia. “Una perdita dolorosa per la Comunità Ebraica di Roma – dice la presidente Ruth Dureghello-  Giulia ci ha insegnato con il suo coraggio e la sua tenacia che non è mai tardi per pretendere giustizia. Ci lascia un’altra testimone della memoria, a noi spetta il compito di non dimenticare e ricordare alle nuove generazioni il suo esempio positivo”.


Parashà Vayetzè: La scala di Giacobbe e la porta del cielo

in: Blog/News | di: Micol Mieli

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La parashà precedente termina con l’ordine di Yitzchàk (Isacco) al figlio Ya’akòv (Giacobbe) di non sposare una donna canaanita e di andare invece in Mesopotamia e prendere in  moglie una delle figlie di Lavàn, fratello di Rivkà (Rebecca), madre di Ya’akòv. Questa parashà  inizia con le parole: “Ya’akòv  uscì da Beer-Shèva’ e se ne andò verso Charàn. Capitò in un certo luogo e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato. Prese una delle pietre del luogo, la pose come suo capezzale, e là si coricò.   E sognò; ed ecco una scala appoggiata sulla terra, la cui cima toccava il cielo; ed ecco gli angeli di Dio, che salivano e scendevano per la scala. Ed ecco che l’Eterno stava in cima ad essa e gli diceva: «Io sono Dio di tuo padre Avrahàm e Dio di Yitzchàk; la terra sulla quale stai coricato la darò a te e alla tua discendenza. La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente, a oriente, a settentrione e a mezzogiorno e in te nella tua discendenza si benediranno tutte le nazioni della terra. Io sono con te, ti proteggerò dovunque andrai e ti farò tornare in questo paese poiché non ti abbandonerò e adempirò a quello che ti ho detto»” (Bereshìt, 28:10-15).

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Parashà Vayetzè: La scala di Giacobbe e la porta del cielo

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La parashà precedente termina con l’ordine di Yitzchàk (Isacco) al figlio Ya’akòv (Giacobbe) di non sposare una donna canaanita e di andare invece in Mesopotamia e prendere in  moglie una delle figlie di Lavàn, fratello di Rivkà (Rebecca), madre di Ya’akòv. Questa parashà  inizia con le parole: “Ya’akòv  uscì da Beer-Shèva’ e se ne andò verso Charàn. Capitò in un certo luogo e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato. Prese una delle pietre del luogo, la pose come suo capezzale, e là si coricò.   E sognò; ed ecco una scala appoggiata sulla terra, la cui cima toccava il cielo; ed ecco gli angeli di Dio, che salivano e scendevano per la scala. Ed ecco che l’Eterno stava in cima ad essa e gli diceva: «Io sono Dio di tuo padre Avrahàm e Dio di Yitzchàk; la terra sulla quale stai coricato la darò a te e alla tua discendenza. La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente, a oriente, a settentrione e a mezzogiorno e in te nella tua discendenza si benediranno tutte le nazioni della terra. Io sono con te, ti proteggerò dovunque andrai e ti farò tornare in questo paese poiché non ti abbandonerò e adempirò a quello che ti ho detto»” (Bereshìt, 28:10-15).

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Flash Mob per la vita

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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Ogni anno, sono oltre quattrocento mila le persone colpite da arresto cardiaco, proprio per questo nel cortile della Scuola Ebraica di Roma si è svolto un evento di sensibilizzazione dedicato alla prevenzione di questo fenomeno. Al progetto hanno preso parte bambini e ragazzi della scuola elementare Vittorio Polacco, gli studenti delle medie Angelo Sacerdoti e del liceo Renzo Levi con l’obiettivo di promuovere una serie di eventi, volti a informare tutte le diverse fasce della popolazione, circa la rilevanza e l’importanza di conoscere e saper eseguire le manovre che possono salvare la vita, Al termine della giornata gli studenti delle scuole hanno realizzato un flash mob con cui hanno simulato una rianimazione cardiaca.


Parashà Toledòt: Israele vive grazie allo spirito di sacrificio di Isacco

in: Blog/News | di: Micol Mieli

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La parashà inizia con le parole: “Queste sono le toledòt di Yitzchàk (Isacco) figlio di Avrahàm (Abramo)…” (Bereshìt, 25:19). Qual è il significato della parola “Toledòt”?  R. Meir Leibush Wisser (Volinia, 1809-1879, Kiev) detto Malbim dalle sue iniziali, nel Sèfer Ha-Karmèl spiega che la parola Toledòt (dalla radice ebraica YLD, generare) ha tre significati. L’uomo può generare in tre modi: con la sua parte fisica facendo figli; con la sua parte spirituale e cioè con la sua mente; e generare come essere sociale.

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Parashà Chayè Sarà: La saggezza dei servi dei patriarchi

in: Blog/News | di: Micol Mieli

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Nel Midràsh Rabbà (Bereshìt , 60:8) R. Acha afferma: “I discorsi dei servi dei patriarchi sono più graditi [all’Eterno] della Torà dei loro discendenti. Infatti nella Torà il racconto di Eli’ezer è ripetuto due volte mentre molte mitzvòt (precetti) basilari della Torà sono solo accennate”. Chi era il servo di Avrahàm (Abramo) che andò da Chevròn in Eretz Israel a Charàn in Mesopotamia su istruzione di Avrahàm per prendere una moglie per suo figlio Yitzchàk (Isacco)?  In questa parashà viene citato solo “Il suo servo, il decano della sua casa che aveva controllo su tutte le sue proprietà” (ibid., 24:2). I Maestri affermano che si trattava di Eli’ezer, riguardo al quale, circa sessant’anni prima, Avrahàm aveva detto: “O Eterno Dio, cosa mi darai visto che vado senza figli e il manager della mia casa è Eli’ezer da Damasco?” (Ibid., 15:2).

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