Lo spiega in una esclusiva intervista a Shalom, Fay Kellerman la famosa scrittrice americana di gialli ambientati in una comunità ebraica ortodossa. Ha inventato un nuovo genere di narrativa che è diventata best seller. L’ultimo romanzo ‘Kippur’ sarà presentato questa sera al palazzo della Cultura ebraica di Roma
Dopo ‘Bagno Rituale’, ‘Sacro e Profano’ e ‘Miele’, ‘Kippur’ è il quarto episodio della serie che vede come protagonisti la coppia formata dall’agente Peter Decker e dalla sua compagna Rina Lazarus. Questa volta troviamo i due a New York, precisamente a Boro Park, Brooklyn, dove vive una delle più grandi comunità ebraiche al mondo. Durante la festività dello Yom Kippur scompare Noam, un giovane ortodosso appartenente alla nutrita parentela della famiglia di Rina, e trovare i dispersi e i fuggitivi, guarda caso, è proprio la specialità del nostro protagonista.
Ma la faccenda non risulta affatto semplice: Peter non è certo un ortodosso e si muove difficilmente all’interno della fitta rete di legami religiosi e parentali che forma la comunità ebraica di Brooklyn e quando, dopo una serie di inutili tentativi, riesce finalmente a trovare una traccia che porta alla scomparsa del ragazzino, ecco che dovrà confrontarsi con un pazzo psicopatico che non ha niente da perdere. Leggi tutto l’articolo
Alla casa della Memoria di Roma in mostra documenti e fotografie, fino al 6 marzo
Attraverso documenti e fotografie la mostra In Memoriam. Aktion T4. Lo sterminio nazista delle persone con disabilità, alla Casa della Memoria e della Storia di Roma dal 17 febbraio al 6 marzo 2012, riporta all’attenzione del pubblico la tragedia delle pratiche di uccisione condotte dai nazisti sulle persone con disabilità. L’iniziativa – a cura dell’Anpi di Roma e del Lazio - racconta la storia dolorosa, ma spesso dimenticata, della soppressione scientifica dei più deboli, coloro che non rientravano nei parametri di perfezione e produttività elaborati dalla logica nazista.
Nell’allestimento – composto da 33 pannelli – l’illustrazione degli esperimenti medici condotti sui bambini, le testimonianze ed infine il dopoguerra, con il processo di Norimberga ai medici nazisti, a cui seguì il silenzio e l’indifferenza di oltre venti anni, interrotto da alcuni psichiatri di nuova generazione che sollevarono l’imbarazzante velo su questa pagina di storia. Leggi tutto l’articolo
Presentato in Israele il saggio di Giancarlo Elia Valori “Il Nuovo Mediterraneo, confine o rinascenza d’Europa”
Sbarca in Israele il libro del professor Giancarlo Elia Valori “Il Nuovo Mediterraneo, confine o rinascenza d’Europa”. Davanti a un pubblico d’eccezione, ospite nella residenza dell’ambasciatore italiano Luigi Mattiolo, martedì scorso Valori ha presentato la sua ultima fatica assieme, tra gli altri, all’ex capo di Stato Yitzhak Navon, l’ambasciatore Avi Pazner e Yossi Maiman. Al centro, gli scenari futuri del Mediterraneo alla luce delle rivolte che hanno scosso diversi Paesi arabi, e la necessità di ripensare un modello che, sotto il profilo commerciale e finanziario, sposti il baricentro dall’Europa verso il “Mare Nostrum”.
Nel testo, insignito nel 2011 del Gran Premio letterario del Consiglio mondiale panafricano, emergono le intenzione degli Stati Uniti di riconquistare un ruolo di primo piano in Africa, l’interesse dalla Russia nella correlazione economica del gas e del petrolio africano ai suoi prezzi, la crescente attenzione della Cina per il Mediterraneo e – per quanto riguarda l’Europa – la necessità di una più stretta integrazione con i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. Leggi tutto l’articolo
L’ultimo libro “A Gerusalemme” di Fiamma Nirenstein è una dichiarazione d’amore al luogo centro della spiritualità e della storia del popolo ebraico
Comprare un libro e leggerlo tutto d’un fiato in una domenica di gelo torinese. Così mi è accaduto per “A Gerusalemme” (Rizzoli editore) di Fiamma Nirenstein.
Non avevo ancora smaltito l’emozione per la visita del Sindaco di Gerusalemme Nir Barkat a Torino ed ho ritrovato, nelle parole e nei pensieri di Fiamma, la conferma, se mai ne avessi avuto necessità, di quanto meravigliosa e straordinaria sia la capitale unica e indivisibile dello Stato d’Israele.
Il libro è stato per me un’esperienza intensa in cui ho ritrovato l’amica di lunga data con la grandissima vitalità e l’indiscussa passione che la caratterizzano ma soprattutto con il desiderio di trasmettere e condividere un amore mai scontato e per nulla banale. Leggi tutto l’articolo

Giornata della Memoria
La parola memoria evoca immagini differenti per ciascuno di noi. La memoria è la base della nostra identità e carica di senso la nostra storia personale e quella collettiva. Nell’era digitale, questo termine si è arricchito di più di un significato, non sempre legato a quello che ci si aspetta. Una recente ricerca pubblicata sulla rivista Science ha aperto la strada alla concezione di come Internet abbia cambiato totalmente il nostro modo di memorizzare le informazioni, e la rete si sia trasformata in una memoria transattiva, cioè in una “memoria esterna” da cui possiamo attingere le informazioni solo quando ci servono. Portando di fatto la conseguenza che vada rivisto il valore della conservazione della memoria personale come imprescindibile dal punto di vista identitario. Questo succede perché attraverso le nuove tecnologie trasportare la tradizione orale su supporti digitali in grado di memorizzare e preservare la memoria in modo permanente è molto semplice, ed è il modo attraverso il quale si sta riorganizzando la storia, rendendola fruibile in modi diversi per averne disponibilità in caso di bisogno. Le memorie di fatti importanti, come le grandi guerre mondiali, stanno velocemente passando dalla custodia delle persone anziane, alla digitalizzazione attraverso progetti come il noprofit Shoah Visual History Foundation di Steven Spielberg, che trovano la loro validità proprio nell’evitare che alla morte di questi ultimi testimoni, possano scomparire del tutto anche le loro storie personali.
Ma il rapporto tra l’accezione ebraica della memoria e i social network – che di internet costituiscono l’estensione più moderna – è stato sempre controverso. E’ innegabile infatti che fin dalla propria nascita la rete abbia accelerato la diffusione di materiale antisemita e abbia contribuito alla diffusione su larga scala di tutte le folli teorie complottistiche dei secoli passati. E i gruppi nati in seno alle grandi community online offrono grande visibilità a chi propugni odio in quantità. Ogni navigatore sa bene quanto è facile imbattersi nei neoseguaci del culto San Simonino, o nei sostenitori delle tesi deliranti che indicano gli ebrei come responsabili della crisi mondiale dei mercati. Solo a metà dell’estate di quest’anno, e dopo essere stato più volte sollecitato ad agire, Facebook comunica ad un gruppo di 21 sopravvissuti alla Shoah, coordinati dal Simon Wiesenthal Center, che non potrà rimuovere dalle proprie pagine tutti quei gruppi che promuovono tesi negazioniste sullo sterminio nazista (Jewish Chronicle Online). Il portavoce del network Andrew Noyes scrive nella sua mail di risposta, che per quanto lui stesso trovi che il materiale oggetto di denuncia sia “falso e ripugnante”, la “sola affermazione della negazione dell’olocausto non costituisce una violazione dei termini legali di Facebook”. La reazione condivisa da molti utenti alla propagazione di questo odio in formato digitale, di riflesso è stata spesso di difesa e quindi di chiusura alla rete, vista come una minaccia anche a causa delle falle di sicurezza che possono mettere a rischio i suoi frequentatori.
Inaugurazione il 25 gennaio presso la Ermanno Tedeschi Gallery di Roma.
Mercoledì 25 gennaio dalle ore 18.30, la Ermanno Tedeschi Gallery di Roma (Via del Portico d’Ottavia 7) inaugura, in occasione del Giorno della Memoria, la mostra personale di Pierflavio Gallina ‘I panni della memoria’, a cura di Giorgia Calò.
L’artista, che lavora ormai da decenni sul tema del ricordo, per l’occasione presenterà una serie di oltre venti opere scultoree di piombo.
Installate come se fossero dei veri e propri “panni”, sospesi su dei tiranti di acciaio lungo la galleria o appesi alle pareti, le sculture polimateriche si fanno di volta in volta giacche e calzoni da lavoro, su cui vengono incisi simboli che richiamano la natura, la speranza e la vita come elementi dominanti; ma anche contrassegni disonorevoli come la stella gialla, che veniva cucita sui vestiti degli ebrei durante il Nazismo, o la rappresentazione dei binari ferroviari che condussero questi alla morte. Leggi tutto l’articolo
Mostra fotografica sulla città di Tel Aviv, aperta fino al 8 Gennaio 2012 nel Museo di Roma in Piazza Sant’Egidio.
Verrà inaugurata il prossimo 22 novembre una straordinaria mostra fotografica sulla città di Tel Aviv: “Cento Volte Primavera”. Un titolo che richiama sia le 100 foto esposte, sia il nome della città che in ebraico significa ‘Collina della Primavera’.
Moderna e razionale con uno standard di vita da capitale europea, che pulsa ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette. Rigogliosa di cultura, arte e commercio, con spiagge d’orate, mercati esotici colmi di colori e profumi, vita notturna ed esclusivi centri commerciali. Leggi tutto l’articolo
Moderna e razionale con uno standard di vita da capitale europea, che pulsa ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette. Rigogliosa di cultura, arte e commercio, con spiagge d’orate, mercati esotici colmi di colori e profumi, vita notturna ed esclusivi centri commerciali.
Un’autentica metropoli cosmopolita, dove tradizione e modernità si incontrano, tra l’architettura contemporanea e le vie dei tempi antichi.
A Tel Aviv è dedicata la mostra fotografica dal titolo “Cento Volte Primavera” – organizzata da Roly Kornblit e curato dallo stesso assieme a Francesca Barbi Marinetti – una selezione di cento immagini stampate su carta che descrivono la città dalla sua fondazione nel 1909 ad oggi, presso il Museo di Roma in Trastevere – Piazza Sant’Egidio – dal 23 Novembre al 8 Gennaio. Leggi tutto l’articolo
[Questo pezzo è stato ricavato da un mio intervento realizzato per l'Ucei dal quale ho estratto tre articoli: "La sicurezza personale su internet" (in due parti) e "Come costruire una risposta adeguata alla propaganda antiebraica su internet" ]
Negli ultimi due anni il crescente tema della sicurezza informatica nella nostra Comunità ha assunto particolare rilievo. La protezione dei dati sensibili archiviati digitalmente e la gestione della privacy sui social network è un problema che affligge il grande pubblico, ma assume un tono di particolare emergenza quando si fa parte di una minoranza sotto minaccia come la nostra. Alle insidie tradizionali in cui incorre qualunque cittadino delle rete, come furto di identità, cyberbullismo, pedofilia, prostituzione, truffe, hacking, dobbiamo aggiungere le minacce dirette contro di noi in quanto ebrei, quindi in particolar modo: l’acquisizione di dati personali per fini terroristici e il rischio di aggressione individuale.
In effetti, la rete è in grado di offrire una vasta gamma di informazioni e servizi ma contemporaneamente può costituire un luogo pericoloso per la nostra privacy anche perché la conversazione talvolta avviene su piattaforme non concepite per scambiare o gestire dati sensibili in sicurezza, o in luoghi virtuali che spesso non consideriamo pericolosi.
Il mio lavoro quotidiano è all’interno di una società editoriale interamente web-based che tra le altre cose collabora con aziende israeliane e con decine di siti ebraici italiani monitorando la conversazione che quotidianamente avviene sui social network. Io stesso, lavorando esclusivamente su internet, appartengo a quella categoria di persone per le quali socializzare online non è certo un rischio, ma costituisce un’opportunità lavorativa fondamentale. E come me, migliaia di ebrei, giovani e meno giovani, si rendono conto che giorno d’oggi, vivere senza internet non solo sarebbe maledettamente difficile, ma anche e soprattutto stupido, perché nell’era del Web 2.0, nessuno può pensare di vivere la propria quotidianità senza interagire in rete. Il problema allora è:
Per capire un po’ di cose, bisogna fare un passo indietro. Prima di tutto, spiegare cosa sia esattamente questo Web 2.0.
L’onore di chiudere il Festival di Letteratura Ebraica è stato concesso a Daniel Zamir, musicista israeliano, che si è cimentato mercoledì scorso, in un esaltante concerto Jazz.
Accompagnato da kippà e talit, da piano e sax (alternato al clarinetto), Zamir ha intrattenuto un pubblico estremamente eterogeneo; è riuscito infatti ad unire giovani e meno giovani, tanto da esaurire tutti posti costringendo i ragazzi a sedersi per terra.
Il concerto è andato avanti per due ore, interrotto soltanto dagli applausi del pubblico entusiasta del jazzista, come d’altronde, di tutto il Festival.
Nel complesso infatti, gli organizzatori di Golda International Events possono ritenersi soddisfatti per aver raggiunto appieno gli obiettivi che si erano preposti, cioè di portare la cultura ebraica e quella israeliana, viste nelle loro diverse sfaccettature, a tutta la cittadinanza romana e italiana in generale.