Nella parashà di Behar Sinai troviamo uno dei passi nei quali la Torà ci insegna cosa sia la solidarietà. Il versetto (Cap. 25:35) inizia con le parole: “Se tuo fratello che si trova vicino a te si impoverisce e le sue condizioni economiche si riducono, sia egli proselita o un residente lo sosterrai così che possa vivere con te”.
A chi bisogna stendere la mano in sostegno? Non solo alla famiglia, ma anche al proselita, venuto da lontano che ha assunto su di sé gli obblighi e le responsabilità di osservare le mizvòt come ogni altro israelita. E non solo il proselita, ma anche il residente non ebreo che ha rigettato l’idolatria e ha assunto su di sé le sette mizvòt dei Noachidi che sono un obbligo per tutta l’umanità. Leggi tutto l’articolo
Compiti, doveri e ruolo dei convertiti in senso al popolo di Israele
Basta sfogliare un semplice lunario, un qualsiasi calendario che riporti indirizzi, nomi di associazioni e comunità ebraiche e dei loro amministratori e rappresentanti per rendersi conto che al di là delle statistiche demografiche o proprio all’interno di queste, anche il piccolo ebraismo italiano sta cambiando ed è cambiato anche nella fisionomia dei propri cognomi.
Basta partecipare ad una tefillà in un qualsiasi Bet HaKnesset d’Italia, specie nelle piccole e medie comunità, per rendersi conto di quanti figli di Avraham Avinu sono chiamati a Sefer il Sabato mattina, il Lunedì, il Giovedì. A volte anche per rendersi conto che lo stesso rav… è figlio di Avraham Avinu. Leggi tutto l’articolo
Il 20 maggio si terrà in tutte le comunità italiane, in contemporanea, la prima edizione di ‘Yom Hatorà’ che avrà come tema: “L’ammonimento”
Un giorno speciale che vedrà tutta l’Italia ebraica unita, come mai è capitato in passato, per studiare Torà. E’ questo l’ambizioso progetto di ‘Yom Hatorà’, a cui stanno lavorando decine di persone e che vedrà la partecipazione contemporanea nelle 20 comunità ebraiche italiane di Maestri, rabbini, studenti ma anche – ed è questo l’obiettivo principale – persone che generalmente non studiano e non si applicano sui testi ebraici. Leggi tutto l’articolo
Un lungo viaggio porterà i responsabili del Congresso Ebraico Latino Americano – CJL – di Cile, Costarica, Argentina, Bolivia, Ecuador, Brazile, Venezuela, Uruguay, Paraguay a vivere a Roma una serie di incontri intensi prima di essere ricevuti in udienza da Benedetto XVI e presentargli un cammino di pace e dialogo cominciato da quaranta anni in Sud America.
Un gesto importante che il CJL ha voluto sottolineare invitando il Presidente del Congresso Ebraico Mondiale Ronald S. Lauder ad essere parte della delegazione.
Il 10 maggio il Congresso Ebraico Latino Americano (CJL) sarà ricevuto in udienza privata da S.S. Benedetto XVI, una folta delegazione di rappresentanti delle comunità guidata dal suo presidente, il braziliano Jack Terpins.
E’ importante per il Congresso Ebraico Latino Americano questa udienza per la sua dimensione continentale ma anche per la vita delle sue comunità nazionali che vivono in un continente a forte presenza cattolica, dove la Chiesa cattolica ha una presenza importante non solo nella vita religiosa, ma anche in quella sociale, culturale e politica. Un continente dove le comunità ebraiche pur conservando vivo il ricordo e il legame con le radici europee, hanno sviluppato oramai un proprio modello di convivenza con le culture e le comunità del continente latino-americano. Leggi tutto l’articolo
Domani, 25 aprile, festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo e Yom haZikaron, la Comunità Ebraica di Casale Monferrato sarà coinvolta in un appuntamento particolarmente emozionante, perché metterà letteralmente in scena una parte importante e indimenticabile della propria storia, ricordando personaggi e fatti ancora ben presenti nella memoria cittadina.
Alle 17 al Teatro Municipale di Casale Monferrato viene presentato il docu-film L’ora del tempo sognato realizzato dall’Associazione Culturale “C’era una volta” in collaborazione con La Comunità Ebraica, il Comune di Casale Monferrato, la Fondazione Cassa Risparmio di Torino e la Fondazione Cassa Risparmio di Alessandria.
Girato in bianco e nero, con il contributo dei ragazzi casalesi chiamati ad interpretare i loro coetanei di allora, il video ha la forza e la poesia di una fiction cinematografica d’ autore ed è destinato a farsi notare dalla critica. Leggi tutto l’articolo
Dopo gli otto giorni di Pesach, durante i quali le letture pubbliche della Torà trattano argomenti relativi alla festa, si torna alle letture delle parashot settimanali secondo l’ordine stabilito dagli antichi Maestri.
Uno degli argomenti di cui tratta la parashà di Sheminì è quello degli animali casher e non casher. Per i mammiferi la Torà indica quelli che sono casher, ovvero gli animali che hanno l’unghia fessa e sono ruminanti, come ovini, bovini e caprini tra gli animali domestici e tutta una serie di animali selvatici con le stesse caratteristiche. Sono esclusi mammiferi come il maiale che ha l’unghia fessa e non è ruminante, o come il cammello che sono ruminanti e non hanno l’unghia fessa e anche lepri e conigli. Per i pesci la Torà insegna che sono casher quelli con squame e pinne ad esclusione di tutti gli altri. Leggi tutto l’articolo
Il caso della signora Hilda Corcos. Vince la causa e la Corte dei conti gli riconosce il risarcimento come perseguitata. Una sentenza che costituisce un importante precedente
Pistoia - La signora Hilda Corcos si alza con uno scatto rapido e impaziente quando l’avvocato Giacomo Dini spiega che tra i documenti più significativi per il successo della causa c’è il diario del fratello, il piccolo Mario, che allora aveva meno di dieci anni. Il motivo di tanta irruenza però non è l’insofferenza ma il dolore: ricordi terribili che un procedimento durato molti anni ha contribuito a tenere vivo e che ha portato ad una sentenza destinata a segnare un punto di non ritorno. Ma è bene andare con ordine.
La vicenda processuale della signora Corcos inizia nell’agosto del 2001 quando presenta al Ministero del Tesoro la richiesta per le provvidenze ai perseguitati politici e razziali; chiede quello che nel linguaggio corrente si chiama “assegno di benemerenza”, un assegno vitalizio di importo pari ad una pensione sociale che lo stato italiano con una legge del 1980 corrisponde a coloro ai quali riconosce la qualifica di “perseguitato razziale”. Leggi tutto l’articolo
Una grande personalità dell’ebraismo italiano che guidò la Comunità di Roma in anni di enormi difficoltà
Grazie a un convegno organizzato dal Centro di Cultura della Cer e dal Collegio rabbinico dell’Ucei (introdotto da Miriam Haiun e Leone Paserman, con le relazioni di Mario Toscano, Angelo Piattelli, Simonetta Della Seta, Rav Riccardo Di Segni, Rav Amedeo Spagnoletto e i contributi di Rav Vittorio Della Rocca, Rav Alberto Piattelli, Nathan Orvieto e Fortunata Di Segni) abbiamo potuto approfondire la figura del Rabbino David Prato che guidò la Comunità ebraica di Roma prima e dopo la Shoah.
Un Morenu che ha rappresentato per un’intera generazione di ebrei romani nati negli anni Venti e Trenta, il riferimento onnipresente di un’identità ebraica messa a dura a prova dai tragici avvenimenti delle leggi razziali prima e dalla deportazione poi. Leggi tutto l’articolo
Nell’Aggadà il nome di Mosè è menzionato solo da R. Yossè il Galileo quando parla delle piaghe addizionali che colpirono gli egiziani al Mar Rosso (Shemòt, 14:31):
E gli israeliti videro la grande dimostrazione di forza che il Signore aveva fatto nei confronti degli egiziani e il popolo ebbe timore del Signore ed ebbero fede nel Signore e in Mosè Suo servo.
Per quale motivo solo dopo che gli egiziani affondarono nel Mar Rosso gli israeliti arrivarono ad avere fiducia in Mosè?
Rav David Cohen di Brooklyn, autore dell’Aggadà “Simchàt Yavètz” (p. 158-9) spiega che gli israeliti in Egitto vedevano che gli egiziani soffrivano per le piaghe. Non sapevano però che esse avvenivano per via dell’intervento di Mosè. Infatti nessun altro israelita, a parte Aronne, era presente quando Mosè si presentava dal Faraone avvertendolo del prossimo arrivo di una piaga. Leggi tutto l’articolo
Quando pregare diventa un ‘pericolo’ per la società
In un periodo in cui risorgono sentimenti antisemiti anche in Italia, stavolta voglio raccontarvi un episodio divertente. Ma neanche troppo. Una breve storia accaduta questa mattina, tanto per augurare Hag Sameach ai nostri lettori di religione ebraica e Buona Pasqua a tutti gli altri.
Chiama un amico che sta tornando a Roma. E’ in treno. Mi racconta che, non avendo fatto in tempo a pregare a casa, decide di indossare talled e tefillin in treno. Per chi non lo sapesse, i tefellin sono due scatole di cuoio con all’interno dei passi biblici: una scatola si lega al braccio, l’altra è appoggiata sulla testa. Per un eccessivo senso di rispetto nei confronti degli altri viaggiatori decide di appartarsi. Di alzarsi dal suo posto e mettersi nel corridoio. Inizia a pregare. Qualcuno passa, lo nota e prosegue. Leggi tutto l’articolo