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Sukkòt: festa della felicità e della pace

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Nella Torà è scritto: “Abiterete per sette giorni nelle Sukkòt (capanne); ogni cittadino in Israele abiterà nelle capanne affinchè le vostre [future] generazioni sappiano che Ho fatto abitare nelle capanne i figli d’Israele  quando li Ho fatti uscire dall’Egitto, Io sono il Signore vostro Dio” (Vayiqrà, 23:42-43).

Nel Midràsh Pesiqtà (XXIV) è detto: “Perchè gli Israeliti fanno la Sukkà? Per ricordare i miracoli che il Santo Benedetto fece per loro quando uscirono dall’Egitto e le nuvole divine li circondarono e li protessero”. S. D. Luzzatto (1800-1865) scrive che uno dei più grandi miracoli della storia fu la sopravvivenza di tutto il popolo per ben quarant’anni nel deserto. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Haazìnu – Perché i giusti soffrono?

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

Un Commento

I cinque libri di Mosè si concludono con il cantico di Haazìnu e con la successiva benedizione di Mosè alle dodici tribù.  Il cantico di Haazìnu, dopo i primi tre versetti introduttivi (Devarìm– Deuteronomio, 32:1-3) prosegue con le parole: “La Rocca la cui opera è perfetta perché tutte le sue vie sono giustizia; Dio è verace e senza malizia; Egli è giusto e retto”.

R. Hezeqia ben Manoach (Francia, XIII secolo) nella sua opera  Chezqunì spiega che Mosè disse al popolo: Nonostante che io vi informi delle disgrazie che vi capiteranno se non osserverete la Torà , non pensate male delle azioni del Signore. Sappiate che tutte le Sue vie sono giuste. Leggi tutto l’articolo


Nell’ora di Ne’ilà 5773

in: Ebraismo | di: Rav Riccardo Di Segni

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Il significato della primogenitura. Il discorso del rabbino capo di Roma, rav Riccardo Shemuel Di Segni, in occasione del Giorno di Kippur

Tra un’ora circa, in uno dei momenti culminanti di questa nostra giornata, i kohanim, i sacerdoti discendenti di Aharon, ci daranno la benedizione. Prima di salire in tevà si faranno lavare le mani. Il privilegio di compiere questo rito, lavare le mani, spetta ai Leviti, e in loro assenza ai primogeniti. Questo perché prima che la funzione dei Leviti fosse consacrata, erano i primogeniti a svolgere certi ruoli importanti, e ancora lo fanno in qualche caso.

La storia della primogenitura ci suggerisce degli spunti importanti sui quali è opportuno riflettere. Dedichiamo un momento a ragionare su un antico racconto, che conosciamo tutti, ma ogni volta che lo rileggiamo mostra aspetti nuovi. Leggi tutto l’articolo


Un commento per l’entrata del giorno di Kippùr

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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La funzione del giorno di Kippùr ha inizio con il Kol Nidrè. Molti si domandano per quale motivo c’è tanta commozione la sera di Kippùr quanto ilchazàn (ufficiante) intona il Kol Nidrè (in Italia “Kol Nedarìm”).

Il Kol Nidrè non è una preghiera. Viene enunciato dal chazàn circondato da due maggiorenti della comunità che formano un Bet Din (tribunale) di tre persone. E in qualità di Bet Din, questi tre dayanìm (giudici) cancellano i giuramenti e i voti di coloro che incautamente hanno fatto promesse solenni o dichiarazioni giurate.

L’atto di cancellare i giuramenti è molto importante perché giuramenti invano o in falso sono classificati tra i peccati gravi (Maimonide, Hilkhòt Teshuvà, 1:2) e nessuno di noi vuole arrivare al giorno di Kippùr con il peso di questi peccati. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: Parashà Ki Tavò – “Questa è la Torà che Mosè presentò ai figli d’Israele”

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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La parashà di Ki Tavò descrive uno degli eventi più rimarchevoli nell’esistenza del popolo d’Israele. Mosè ordina al popolo che quando attraverseranno il fiume Giordano e giungeranno alla città di Shekhèm che si trova in una vallata tra i due monti Gherizim ed Eval, i Cohanim e i Leviti si piazzeranno nella vallata e le dodici tribù si divideranno metà ai piedi di un monte e metà ai piedi dell’altro. I Leviti pronunceranno benedizioni e maledizioni per coloro che non osserveranno certe mitzwòt.

Le dodici trasgressioni elencate nella parashà hanno un tratto comune: si tratta di trasgressioni che possono essere commesse dai singoli in assoluta “privacy” senza che nessuno venga a saperlo. Nella pianura di Moav il popolo d’Israele aveva accettato la responsabilità collettiva per le trasgressioni dei singoli. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: Parashà Ki Tetzè – L’ufficio oggetti smarriti

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Rav Yosef Shalom Elyashiv zz’l (1910-2012) in una delle sue derashòt alla parashà di Ki Tetzè (Divrè Agadà, p. 358) afferma:

“Quando esisteva il Bet Ha-Miqdàsh (il Santuario di Gerusalemme) gli israeliti si riunivano a Gerusalemme tre volte all’anno [in occasione delle tre feste di  Pesach, Shavuot Sukkot]. Nella città vi era un luogo chiamato Even Ha-To’èn, dove si dava avviso degli oggetti smarriti.

Il Talmùd babilonese nel trattato Bavà Mezi’à (28b) racconta che “tutti coloro che avevano smarrito un oggetto andavano li e cosi pure coloro che ne avevano trovati. Quest’ultimi ne davano avviso e i proprietari davano i segni di identificazione di quello che avevano perduto e lo recuperavano”. Da quando il Bet Ha-Miqdàsh fu distrutto (che venga ricostruito presto nei nostri giorni), fu deciso che gli avvisi [degli oggetti smarriti] venissero fatti nelle sinagoghe e nelle case di studio (Batè Midrashòt)”. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: Parashà di Shofetim – La mitzwà di avere un sistema giudiziario

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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La parashà di Shofetim inizia con le parole: “Nominerai in ogni tua porta giudici e ufficiali giudiziari” (Devarìm, 16:18).

In questo versetto viene usata la parola “Porta” perché  i tribunali si riunivano alle porte della città che erano un luogo pubblico dal quale passavano gli abitanti quando uscivano di giorno in giorno per andare al lavoro nei campi. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: Parashà di Reè – La mitzwà della Tzedaqà

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Rav Mordekhai Hacohen di Aleppo (XVII secolo) nel suo commento Siftè Cohen alla Parashà di Reè, osserva che rovesciando l’ordine delle lettere della parola “Tzedaqà” (Tzadi, Dalet, Qof)  con il sistema “Atbash” (cioè sostituendo alla Alef la Tav, alla Bet la Shin, alla Ghimel la Qof e così via) ritorna la parola tzedaqà.

Egli spiega che questo significa che la ricompensa del Cielo per chi dà Tzedaqà è di ricevere beni materiali per potere continuare a dare ancora tzedaqà. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: parashà di ‘Eqev. Duemila anni fa: scuola ebraica gratuita per tutti

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

Un Commento

La seconda parte dello Shema’ viene letta nella parashà di questa settimana. Una delle mitzwòt è quella di insegnare la Torà ai nostri figli:

E le insegnerete ai vostri figli, parlandone quando sarai a casa, quando andrai per strada, quando ti coricherai e quando ti alzerai (Devarìm, 11:19)

R. Dov Braunstein in un suo articolo in Segulat Israel (Sui doveri tra genitori e figli nella Torà, 5763) scrisse che i Maestri nel trattato Qiddushìn (29b) del Talmùd babilonese spiegano che da questo versetto deriva l’obbligo del padre di insegnare Torà ai figli. Nel resto dell’articolo riassunse le regole di questa mitzwà tratte dal Qitzùr Shulchàn ‘Arùkh e dallo Shulchàn ‘Arùkh di Rav Shneur Zalman di Liadi. Leggi tutto l’articolo


Grande successo del Boga Choir israeliano al Festival Europa Cantat

in: Ebraismo | di: Claudia De Benedetti

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Si è concluso con una invasione del centro di Torino il XVIII Festival Europa Cantat, approdato per la prima volta in Italia, investendo per una settimana il capoluogo piemontese con una festa di voci suoni e incontri.

Dal 27 luglio al 5 agosto Torino ha ospitato 4000 partecipanti, oltre 100 concerti e grandi eventi, 50 atelier e 30 discovery atelier.

Il Festival è stato magistralmente organizzato da European Choral Association, Federazione Nazionale Italiana Associazioni Regionali Corali in collaborazione con  Associazione Cori Piemontesi e con il sostegno di Regione Piemonte, Provincia di Torino Città di Torino. Leggi tutto l’articolo