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Il commento della settimana, la parasha di Vaetchanan

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Il commento della settimana: parashà di Vaetchanàn. Chi cambia la Torà scivola verso l’idolatria.

All’inizio della parashà, Mosè ammonisce il popolo d’Israele di salvaguardare la Torà con queste parole (Devarìm, 4:1-3):

Ora dunque, Israele, ascolta gli statuti e le leggi che io vi insegno perché li eseguiate  affinché  possiate rimanere vivi e veniate a prendere possesso del paese che il Signore, Dio dei vostri padri, vuol darvi. Non aggiungete niente a quanto io vi comando e non togliete nulla. Dovete osservare tutti i precetti del Signore vostro Dio che io vi comando. Avete visto con i vostri occhi  ciò che fece il Signore nell’episodio di Ba’al Pe’or. Il  Signore tuo Dio distrusse ogni persona tra di voi che seguì il  Ba’al Pe’or…

R. Moshe Feinstein (1895-1986) nel commentare la proibizione di aggiungere o sottrarre alle mitzvòt della Torà, cita il Mishnè Torà (Hilkhòt ‘Avodà Zarà, 1:1 ) dove il Maimonide (1135?-1204) scrive che l’idolatria ebbe inizio durante la generazione di Enosh (Bereshìt, 4:26). Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: parashà di Devarim – Il 9 di Av

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Quest’anno Tishà Be-Av (il 9 del mese di Av) cade di Sabato. In questo giorno fu distrutto il primo Bet ha-Miqdash (il santuario di Gerusalemme) da Nabuccodonosor e il secondo Bet ha-Miqdash da Tito. Per questo motivo da millenovecentoquarantatre anni il 9 di Av è un giorno di lutto e di digiuno.

Non essendo permesso digiunare di Shabbàt il digiuno viene rimandato al giorno dopo.  La parashà di Devarim che viene letta sempre prima di Tishà Be-Av ha in comune con Tishà Be-Av la parola “Come”. Mosè disse:  “Come potrò sostenere  da solo… (1:12). E il profeta Geremia nella Lamentazioni chiede: “Come è successo che la città così popolosa è rimasta sola ed è diventata vedova…”.  Di Shabbat, nel leggere la parashà, in molte comunità  il versetto viene letto con la stessa melodia delle Lamentazioni. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: parashà di Mattòt-Massa’è. Perchè la tribù di Menascè si stabilì in Transgiordania

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Dopoché gli israeliti ebbero conquistato il territorio della Transgiordania che era appartenuto a Sichòn, Re degli emoriti e a ‘Og, Re del Bashàn, le tribù di Reuvèn e Gad, che avevano accumulato un enorme gregge, vennero da Mosè con la richiesta di ricevere in proprietà il grande territorio conquistato, perché assai adatto al pascolo (Bemidbàr, 32:1-5).

La conseguenza di questa richiesta era che le due tribù non si sarebbero stabilite con le altre dieci tribù in Cisgiordania, ovvero nel territorio che costituiva la Terra d’Israele, tra il Mare Mediterraneo e il fiume Giordano. Se tutte le tribù si fossero stabilite in Cisgiordania, i pascoli conquistati sarebbero stati divisi in dodici parti, una per ogni tribù, come spiega R. Naftali Zvi Yehuda Berlin (1816-1893 ) nel suo commento Ha’amèq Davar. Leggi tutto l’articolo


Storie di vita ebraica nel Tirolo

in: Ebraismo | Scritto da: Redazione

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Il contributo ebraico in una serie di mostre allestite a Bolzano e a Merano

In occasione del ciclo di manifestazioni ”Shalom aleichem – Storie di vita ebraica in Tirolo”, nel percorso del Touriseum a Castel Trauttmansdorff a Merano trovano ora spazio dei pannelli sul contributo ebraico alla storia tirolese del turismo.

E’ notevole il contributo di albergatori, medici e finanzieri ebraici nello sviluppo del turismo nel XIX secolo in Tirolo: a loro si deve la nascita di hotel, sanatori, attività commerciali e linee ferroviarie. A Merano, l’iniziativa imprenditoriale degli ebrei fornì un forte impulso allo sviluppo della città di cura. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: parashà di Balàq. Il consiglio segreto di Bil’àm

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Balàq, Re di Moàv, aveva osservato le battaglie che Mosè e il suo esercito avevano fatto contro i potentissimi Re Emorei, Sichòn e Og. Gli eserciti dei due Re erano stati sbaragliati e distrutti, e le loro terre e città conquistate dai figli d’Israele.

Rendendosi conto di non poter combattere contro un esercito di giovani, fiduciosi nella promessa divina, senza paura, cresciuti nel deserto e guidati da un generale come Mosè, e temendo una prossima invasione del suo territorio, il re Balaq decise di utilizzare un’arma non convenzionale.

Così invitò Bil’àm, che aveva una grande reputazione di “mago” a maledire il popolo d’Israele, sperando in questo modo di sbarazzarsi del temuto nemico (Bemidbàr, 22:5-6). In effetti l’Eterno aveva proibito agli israeliti di attaccare Moàv (Devarìm, 2:9), ma il re Balàq non lo sapeva. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: parashà di Chuqàt. Mosè, il generale che non perse nessuna battaglia

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Dopo la morte di Aronne è scritto (Bemidbàr, 21:1): Il Re canaanita di ‘Arad che abitava nel Neghev, ebbe notizia che gli Israeliti stavano arrivando per la via di Atarim, li attaccò e prese prigionieri. Rashi nel suo commento, basandosi sul Midràsh Yalqùt Shim’onì scrive che il Re di ‘Arad attaccò non appena ebbe la notizia della morte di Aronne e prese prigioniera una sola schiava.

R. Eli’ezer Askenazi (1512-1585), che fu Rav a Cremona, nel suo Ma’asè Hashem spiega invece che gli Israeliti non furono mai sconfitti dai nemici e furono essi stessi a prendere molti prigionieri dai canaaniti. Leggi tutto l’articolo


Una pessima sentenza

in: Ebraismo | Scritto da: Redazione

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Germania: il tribunale di Colonia vieta la circoncisione ai minori fatte per motivi religiosi

Sta sollevando un mare di polemiche la decisione di un tribunale di Colonia che ha imposto il divieto di circoncisione sui minori, quando le ragioni siano di natura religiosa. Una decisione – ovviamente pesantemente discriminatoria che lede i diritti di professare liberamente la propria fede  – che colpisce ebrei e musulmani che – anche se con profonde differenze – fanno risalire al comune patriarca Abramo una pratica religiosa che si effettua da migliaia di anni: gli ebrei circoncidono i bambini all’ottavo giorno dalla nascita (solo se non vi sono contro indicazioni mediche), i musulmani al raggiungimento della maggiorità religiosa. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana. Parashà di Qòrach: il primo tentativo di fare la Riforma

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Dalla parashòt delle ultime due settimane impariamo che qualunque leader, perfino Mosè che aveva condotto gli israeliti fuori dall’Egitto, può diventare impopolare. Il popolo ha la memoria corta e alle prime difficoltà dimentica il bene ricevuto nel passato.

A poco servì il fatto che Mosè aveva fatto il suo dovere senza neppure prendere un asino a prestito da nessuno (Bemidbàr, 16:15), il che significa, come spiega il commentatore R. ‘Ovadia Sforno da Cesena (1470-1550), che non aveva mai sfruttato la sua posizione a proprio beneficio e tutto quello che aveva fatto era stato per il bene del popolo. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana. Parashà di Shelach Lekhà: cambiare il leader o cambiare il popolo

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Uno degli episodi più tragici della storia d’Israele è quello dei capi tribù inviati da Moshè ad esplorare la Terra d’Israele prima di prenderne possesso. Infatti dopo aver ricevuto la Torà durante la Rivelazione del Sinai cinquanta giorni dopo l’uscita dall’Egitto, e dopo aver completato la costruzione del Mishkan, il tabernacolo viaggiante, un anno dopo l’uscita dall’Egitto e aver organizzato le dodici tribù, tutto era pronto per la marcia verso la Terra Promessa.

Da Qadesh, al confine con la Terra d’Israele, Moshè nel suo ruolo di generale dell’esercito, mandò dodici capi tribù con la seguente missione (Bemidbàr, 13:17-20):

“Salite dal meridione sulle montagne; osservate il territorio e i suoi abitanti, se sono forti o deboli, pochi o numerosi; se le aree abitate sono buone o cattive (e quindi da che parte è opportuno iniziare la conquista – R. Eli’ezer Ashkenazi in Ma’asè Hashem) se le città in cui abitano sono aperte o fortificate; se la terra è fertile o magra e se vi sono alberi. Fatevi forza e portate campioni dei frutti della terra”. Leggi tutto l’articolo


Ruth, la proselita indispensabile

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Alcuni anni fa un Rosh Yeshivà americano, rav Berel Wein, affermò durante una sua lezione che “senza i Gherìm (proseliti) molto probabilmente il popolo d’Israele non sarebbe sopravvissuto”. Questa affermazione non è cosi sorprendente se guardiamo indietro nella storia. Proprio a Shavu’ot abbiamo letto la Meghillà di Ruth che termina con le parole “Bo’az generò ‘Oved, e ‘Oved generò Yishay e Yishay generò David”. Re Davide e tutta la dinastia davidica discendono quindi da una proselita.

Ruth è considerata la proselita per antonomasia perché abbracciò la vita da israelita senza condizioni dicendo a Na’omì: “Non pregarmi di abbandonarti e di andare via da te, perché andrò  ove andrai, pernotterò dove pernotterai, il tuo popolo è il mio popolo, e il tuo Dio è il mio Dio” (Ruth, 1:16-17). Infatti nel giorno di Shavu’ot quando si legge la parashà della Torà con i Dieci Comandamenti, che descrive come il popolo d’Israele ricevette la Torà al Monte Sinai (19:1-20:23), si legge anche la Meghillà di Ruth perché  anche Ruth ricevette la Torà quando seguì Naomi. Leggi tutto l’articolo