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Il no all’omosessualità: un preciso divieto della Torà, ma senza esprimere giudizi morali

in: Ebraismo | di: Pierpaolo Pinhas Punturello

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Se ne discute in Israele fra ortodossi e conservative

Lo scorso 8 giugno, che ci piaccia o meno, le strade di Tel Aviv hanno ospitato il Gay Pride, tingendo la città bianca con i colori dell’arcobaleno, forse il simbolo più famoso legato al movimento per i diritti del mondo omosessuale della lotta all’omofobia.

Da Gerusalemme si è poi diffusa la notizia che il Movimento Masorti (Conservative) dall’anno accademico 2012-2013 concederà l’ordinazione rabbinica anche a studenti dichiaratamente gay o lesbiche. “L’istituto Shechter di Studi Rabbinici vede il difficile processo che ci ha condotto a questa decisione come un esempio di come ci si debba confrontare con i dilemmi sociali all’interno della halachà”, ha dichiarato il presidente della Commissione dello Shechter, Hanan Alexander, aggiungendo che: “Questa decisione è un punto focale del legame che porta l’halacha in un mondo che sta cambiando”. Leggi tutto l’articolo


Storia del popolo ebraico nei Paesi arabi

in: Ebraismo | di: Claudia De Benedetti

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Esce l’ultimo libro dello storico francese Georges Bensoussan: da accettati ad espulsi

Si intitola: Ebrei nei paesi arabi. Il grande sradicamento 1859-1975 (Juifs en pays arabes. Le grand déracinement 1850-1975) l’ultimo grande lavoro dello storico Georges Bensoussan, appena uscito nelle librerie francesi.

Già autore di una monumentale storia del sionismo (Il sionismo. Una storia politica e intellettuale. 1860-1940, Einaudi, 2007) e di numerosi saggi sulla Shoah, Bensoussan firma un saggio di ampio respiro, ricostruendo con pazienza una storia complessa e dolorosa, smontando idee comuni e mitologie e soprattutto rompendo il silenzio che ha avvolto per lungo tempo il destino di queste comunità. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana. Parashà Beha’alotekhà: il secondo Pèsach

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Dopo l’uscita dall’Egitto gli israeliti vissero per quarant’anni nel deserto. Nel primo anniversario dell’uscita dall’Egitto, nel deserto del Sinai, il Signore disse a Moshè di fare Pèsach.

È interessante il fatto che nel Midràsh (Sifri, 13:1) rabbì [Yehudà il Nassì] afferma che gli israeliti contavano gli anni iniziando dall’uscita dall’Egitto perché è scritto: “E il Signore parlò con Moshè nel deserto del Sinai, nel primo mese del secondo anno dall’uscita dall’Egitto…”. Egli aggiunge che quando entrarono nella Terra d’Israele essi cambiarono il sistema e iniziarono a contare gli anni dall’entrata nella Terra; quando fu costruito il Bet ha-Miqdàsh (Santuario di Gerusalemme) iniziarono a contare dalla sua costruzione (“E fu dopo vent’anni dalla costruzione di Salomone”, Re, I, 9); quando il Bet ha-Miqdàsh fu distrutto, cominciarono a contare dalla sua distruzione (“Dopo che fu distrutta la città”, Yechezqèl, 26); quando caddero sotto il dominio straniero cominciarono a contare gli anni dall’inizio del regno del Re (“Nel secondo anno del regno di Dario”, Chagày, 1; e anche “Nel secondo anno del re Nabuccodonosor”, Daniel, 2). Fin qui il Midràsh. Leggi tutto l’articolo


Ebraismo e conversioni

in: Ebraismo | di: Pierpaolo Pinhas Punturello

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Compiti, doveri e ruolo dei convertiti in senso al popolo di Israele

Basta sfogliare un semplice lunario, un qualsiasi calendario che riporti indirizzi, nomi di associazioni e comunità ebraiche e dei loro amministratori e rappresentanti per rendersi conto che al di là delle statistiche demografiche o proprio all’interno di queste, anche il piccolo ebraismo italiano sta cambiando ed è cambiato anche nella fisionomia dei propri cognomi.

Basta partecipare ad una tefillà in un qualsiasi Bet HaKnesset d’Italia, specie nelle piccole e medie comunità, per rendersi conto di quanti figli di Avraham Avinu sono chiamati a Sefer il Sabato mattina, il Lunedì, il Giovedì. A volte anche per rendersi conto che lo stesso rav… è figlio di Avraham Avinu. Leggi tutto l’articolo


Il cibo kosher: occasione di business, cultura e garanzia di qualità

in: Ebraismo | di: Jonatan Della Rocca

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Si sta lavorando alla creazione di un marchio unico nazionale che favorisca il Made in Italy. Se ne è discusso in un convegno organizzato dall’Associazione di cultura ebraica Hans Jonas

“I risultati potranno essere o un semplice quadro giuridico di tutela del kosher o qualcosa di più avanzato, nel caso in cui si riuscisse a creare un Made in Italy kosher”. Con queste parole il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, ha chiuso il suo intervento al convegno “Il marchio Kosher. Opportunità e sfida culturale”, organizzato dall’associazione Hans Jonas, e tenutosi presso la sede del Mipaaf, al quale hanno partecipato il presidente dell’ UCEI, Renzo Gattegna, il Rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, e i rappresentanti di Cia, Coldiretti, Copagri e Confagricoltura.

Si è trattato, come ha sottolineato il capo del dicastero, “dell’inizio di un lavoro e tutto questo è molto in là. Vedremo cosa verrà fuori dall’approfondimento della materia. Oggi registriamo una richiesta e non ci sottraiamo all’approfondimento della tematica”. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana. Parashà di Nassò: la Traviata e il Nazireo

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Nella parashà di questa settimana è scritto: Il Signore parlò a Moshè dicendo: “Parla ai figli d’Israele e di’ loro: Un uomo la cui moglie traviasse e commettesse verso di lui infedeltà… e non vi fosse alcun testimonio contro di lei… e divenisse geloso di sua moglie… la conduca dal Kohen…” (Bemidbàr, 5:11-31).

Questi ventidue versetti della Torà sono elaborati in un trattato talmudico denominato Sotà, che significa appunto, la Traviata.

Il marito geloso portava la moglie a Gerusalemme nel Bet Ha-Miqdàsh (il Santuario) per verificare se essa, per via del suo comportamento sospetto, fosse stata infedele. Il Talmùd descrive le condizioni per poter portare la moglie a Gerusalemme. La moglie era stata diffidata dal marito, davanti a due testimoni, di non appartarsi con un certo altro uomo ed essa nonostante questo avvertimento, era stata vista appartarsi con costui da due testimoni per un tempo sufficiente a commettere adulterio. Leggi tutto l’articolo


La prima volta di un Talmud in lingua araba

in: Ebraismo | di: Paola Abbina

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Su iniziativa di un Centro di studi giordano, vi hanno lavorato 90 musulmani

Novanta ricercatori giordani ci hanno lavorato per 6 anni ed hanno tradotto integralmente il Talmud Babilonese in arabo.

Dietro al progetto un istituto accademico chiamato “Centro per gli studi mediorientali in Giordania” che si è posto l’obiettivo di rendere il Talmud accessibile alla popolazione araba. L’edizione viene ora venduta anche fuori dalla Giordania, e il prezzo non è affatto basso, 750 dollari per i 20 volumi. Leggi tutto l’articolo


Bemidbàr: difendiamo le nostre bandiere e le nostre usanze

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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La parashà di Bemidbàr e l’omonimo quarto libro della Torà  iniziano con il censimento degli uomini abili al servizio militare di età tra 20 e 60 anni. R. Ovadià  Sforno scrive che lo scopo del censimento era di organizzare l’esercito per poter marciare nella Terra Promessa senza resistenza da parte dei Cananei (Cap., 1:2). La cosa non avvenne perché il popolo si spaventò dopo aver ricevuto il rapporto degli esploratori (Bemidbàr, 14:3) e dovette restare per 40 anni nel deserto fino a quando morì tutta la generazione di coloro che erano usciti dall’Egitto.

Moshè organizzò l’esercito, tribù per tribù, ognuna con la propria bandiera e ogni tribù in una specifica posizione nell’accampamento e con un preciso ordine di marcia. Leggi tutto l’articolo


Meglio un blended o un single malt?

in: Ebraismo, Interviste | di: Alex Zarfati

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I “single malt” sono whisky che provengono da una zona precisa della Scozia, da un’unica acqua e un’unica distilleria e conservano un carattere deciso e puro da risultare inconfondibile. I cosiddetti “blended” invece sono delle miscele di whisky provenienti da regioni diverse, che formano una bevanda dal gusto più complesso che alcuni dicono essere superiore alla prima. C’è chi giustamente osserva che i single malt sono migliori, in quanto l’espressione più alta della purezza di un’idea e chi sostiene che i blended sono un’accordo magico formato da tante piccole note diverse.

E’ meglio un blended o un single malt? Se lo domandano da qualche tempo anche gli elettori della Comunità Ebraica di Roma la cui valutazione sulla lista Uniti per l’Unione sta facendo molto discutere. È meglio una lista unitaria, composta da tante anime di tradizioni diverse, o quella derivata da una sola espressione politica? Chi sostiene le ragioni della lista unitaria – blended, in questo caso – cerca di convincere gli elettori che l’espressione di tanti candidati diversi è una garanzia di pluralismo e democrazia. I loro detrattori invece sostengono che la lista unitaria mescolando correnti diverse, abbia perso le diversità caratteristiche dei single, le liste a cui molti dei candidati appartenevano, con il rischio di cadere nell’ingovernabilità.

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Il commento della settimana. Parashà Behar Sinai: cos’è la solidarietà ebraica?

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Nella parashà di Behar Sinai troviamo uno dei passi nei quali la Torà ci insegna cosa sia la solidarietà. Il versetto (Cap. 25:35) inizia con le parole: “Se tuo fratello che si trova vicino a te si impoverisce e le sue condizioni economiche si riducono, sia egli proselita o un residente lo sosterrai così che possa vivere con te”.

A chi bisogna stendere la mano in sostegno? Non solo alla famiglia, ma anche al proselita, venuto da lontano che ha assunto su di sé gli obblighi e le responsabilità di osservare le mizvòt come ogni altro israelita. E non solo il proselita, ma anche il residente non ebreo che ha rigettato l’idolatria e ha assunto su di sé le sette mizvòt dei Noachidi che sono un obbligo per tutta l’umanità. Leggi tutto l’articolo