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8 Marzo, il ruolo della donna nella tradizione ebraica

in: Ebraismo | di: Pierpaolo Pinhas Punturello

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Quando si analizza la relazione tra donne ed halachà, l’affronto alla Torà sta nell’idea di una analisi che si fondi su manie sessiste che certamente non soni ebraiche

Esiste una differenza tra donna e uomo rispetto all’Halachà? La domanda è retorica e la risposta affermativa, ma come sottolinea Rav Shlomo Riskin: “La sfida più importante che devono affrontare le autorità halachiche contemporanee è lo status delle donne nella tradizione ebraica, in un certo senso è questo l’elemento che differenzia il mondo ebraico ‘ultraortodosso’ da quello ‘modern orthodox’”.

Ad un mondo che quindi esigerebbe posti separati negli autobus pubblici, che organizza pizzerie, negozi e persino marciapiedi separati per uomini e donne la risposta di Rav Shlomo Riskin diventa una sfida, per qualcuno quasi un affronto halachico. Leggi tutto l’articolo


Ebraismo italiano, questo sconosciuto?

in: Ebraismo | di: Giacomo Kahn

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A quaranta anni dall’ultimo studio socio/demografico, partirà fra pochi giorni un’indagine conoscitiva sulla condizione degli ebrei italiani. Un progetto sostenuto e finanziato dall’Ucei che prevede 1.500 interviste ad iscritti alle Comunità

Sono trascorsi 40 anni dalla pubblicazione del volume di Sergio della Pergola, “Anatomia dell’ebraismo italiano” (Beniamino Carucci Editore), che tracciò un vero e proprio profilo demografico, sociale, economico, religioso e politico della più antica minoranza presente nel nostro Paese.

Rispetto alla popolazione ebraica totale nel mondo – scrive in un recente studio il demografo Della Pergola – gli ebrei d’Italia con singolare costanza lungo un periodo di venti secoli avrebbero costituito una proporzione oscillante fra 10 e 30 per 1000 (1-3%), salvo una breve parentesi, nel Quattro-Cinquecento (5-6% del totale mondiale). A partire dalla fine del XIX secolo, la proporzione degli ebrei italiani si riduceva a meno del 5 per 1000 dell’ebraismo mondiale, e dopo la Shoà a meno dell’1 per 1000. La non marginale presenza degli ebrei italiani nel campo della cultura italiana generale e di quella ebraica mondiale è ancora più apprezzabile alla luce del loro ridotto impatto quantitativo”. Leggi tutto l’articolo


Per favore non chiamateli Haredim

in: Ebraismo | di: Rav Shlomo Riskin

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Chi sono i veri timorati di Dio? Come dice il profeta Isaia chi cerca la giustizia, aiuta gli oppressi, sostiene l’orfano e difende la vedova

Nelle ultime settimane i media – in particolar modo in Israele, ma purtroppo anche nel resto del mondo – sono stati riempiti con l’insistenza haredi che le donne siano separate dagli uomini e siano relegate nella parte posteriore degli autobus che si trovano nei quartieri haredim e che le donne (persino le giovani bambine) che si mostrano non vestite secondo le norme haredi, nelle strade dei haredim – o nelle loro vicinanze che agli occhi dei haredim sono considerate come fossero quartieri haredim – possono essere insultate e si può persino sputare loro addosso per costringerle a cambiare strada.

Il risultato di tutto questo è stata una battaglia intestina di parole, con i residenti datim leumim (religiosi nazionali), tradizionalisti e laici di Bet Shemesh che hanno inscenato una manifestazione contro i haredim ed i haredim che hanno urlato sui loro giornali che essi sono “attaccati” (il titolo di apertura nel giornale haredim di Bet Shemesh era “ Il Blitz”) e Yossi Sarid che ha scritto un articolo oscenamente ingiusto su “Haaretz” nel quale egli attribuisce al Talmud ed alla Halachà l’attitudine di considerare le “donne come piccole cose sporche al pari dei cani e dei maiali”- un flagello buttato addosso ad una Ebraismo osservante ed i suoi testi sacri. Leggi tutto l’articolo


Da oggi attivo il portale Israeluni.it

in: Ebraismo | di: Claudia De Benedetti

Un Commento

Un servizio per i giovani che vogliono proseguire i loro studi nelle università israeliane

Oggi avviene il lancio del portale Israeluni.it Molto significativamente la messa in rete di questo progetto, naturale evoluzione di Israel University Day 2010 e 2011, si svolge il giorno di Tu Bishvat, il Capodanno degli alberi, in cui la natura si risveglia ed offre paesaggi meravigliosi.

Nella tradizione ebraica quando nasce un bambino si usa piantare un albero; a tempo debito, i rami di quello stesso albero serviranno per costruire la chuppà, il baldacchino nuziale.

Ricordando Tu Bishvat vorrei richiamare e sottolineare alcuni importanti parallelismi tra questa ricorrenza il nostro progetto. Leggi tutto l’articolo


Il Commento della settimana. Parashà di Beshalach: perché gli egiziani affogarono nel mare?

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Un noto Midràsh racconta che si recita l’Hallel completo in tutti i giorni della festa di Succot (delle Capanne) mentre nella festa di Pesach lo si recita completamente solo il primo giorno. Non lo si recita completamente il settimo giorno di Pesach quando avvenne il passaggio dei figli d’Israele nel Mar Rosso e l’affondamento nel mare della cavalleria e dell’esercito egiziano che li inseguivano. (A maggior ragione non lo si recita nei giorni di mezza festa, Chol Ha Mo’ed).

Il motivo, citato dal Midràsh, per cui non si recita l’Hallel nel settimo giorno di Pesach è che gli egiziani annegarono nel mare e nei Proverbi di Salomone (24:17) è scritto: “Non gioire quando il tuo nemico cade”. Una fonte del Midràsh è nel quarto capitolo del trattato Sanhedrin (39b) dove è  detto:

R. Shemuel bar Nachman a nome di R. Yonatan disse: cosa significa (Shemot, 11:20): E non si avvicinarono l’uno all’altro per tutta la notte? Che in quell’occasione gli angeli al servizio dell’Eterno volevano dire un cantico davanti all’Eterno; l’Eterno disse a loro: l’opera delle mie mani affonda nel mare e voi volete dire un cantico?”. Leggi tutto l’articolo


Il Sindaco di Gerusalemme in visita ufficiale a Torino

in: Ebraismo | di: Claudia De Benedetti

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Nir Barkat vuole far crescere il turismo verso la capitale dello Stato di Israele

Il Sindaco di Gerusalemme Nir Barkat compirà nei prossimi giorni (mercoledì 1 e giovedì 2 febbraio) il suo primo, importante viaggio ufficiale a Torino.

Fittissima l’agenda degli impegni: dalla firma di collaborazioni istituzionali nel campo dell’istruzione, della formazione e dell’arte con la Città di Torino, alla visita allo Stadio della Juventus, al quotidiano La Stampa, alla serata con il gotha subalpino dell’imprenditoria, della cultura, della politica e della finanza.

Poco più di tre anni fa, nel suo discorso all’indomani del successo elettorale, il ricco uomo d’affari, impegnato nel campo dell’alta tecnologia, aveva detto: “Sono consapevole della profondità della sfida e della complessità della missione. Questa vittoria è di tutti coloro che amano e apprezzano la nostra città incredibile, la capitale eterna del popolo ebraico. E’ la vittoria della destra e della sinistra, dei religiosi e dei laici, degli ebrei e degli arabi“. Leggi tutto l’articolo


Il Museo della Shoà di Washington un ulteriore spunto di riflessione

in: Ebraismo, Foto gallery | di: Daniele Toscano

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Propone il ricordo della tragedia del popolo ebraico, senza dimenticare anche altri genocidi

Tra i numerosi musei di Washington DC, lo “United States Holocaust Memorial Museum” è quello che forse più degli altri cerca di coinvolgere emotivamente il visitatore. Si tratta di una caratteristica inevitabile viste le tematiche trattate, ma anche di un risultato voluto attraverso molteplici strumenti.

Non a caso, l’architetto che varò il progetto, James Ingo Freed, scelse di inserirvi quanto interiorizzato nei suoi viaggi nei ghetti e nei campi di concentramento.

Vi sono così riferimenti che stimolano una maggiore sensibilità. Simboli di ogni genere rientrano in questa impostazione: archi di mattoni che evocano gli ingressi dei lager; barriere e passerelle che ricordano i percorsi verso le separazioni; i soffitti bassi e opprimenti; l’audio delle parate naziste, che va ad arricchire la percezione sensoriale della realtà comunicata. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana, Parashà di Shemot. Ebrei, giudei o israeliti?

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Nella parashà di Shemòt (1:15) è scritto che il Faraone chiamò le ostetriche ebree, Shifrà e Puà, dando loro ordine di uccidere i neonati ebrei quando vedevano che era un maschio.

Nella Torà le ostetriche sono chiamate “meyalledot ivriot” ovvero “ostetriche ebree”. Nel Targum di Onkelos, la traduzione aramaica della Torà, la parola ebraica “ivriot” non è però tradotta in aramaico con la parola “Ivraata” (ebree), bensì con la parola aramaica “Yehudayata” (giudee).

Rav Avraham Kroll z’zl, uno dei più noti darshanim di Gerusalemme negli anni Settanta, nel suo libro “Bifkudecha Asicha” (Gerusalemme, 1978) sulle parashòt della Torà, commentando il versetto citato, fa notare che in tutto il libro di Bereshìt, Onkelos traduce la parola ebraica “ivrì” (ebreo) con l’aramaico “Ivraa”. Leggi tutto l’articolo


Pietre di Inciampo. Un modo diverso e originale per ricordare

in: Ebraismo | Scritto da: Redazione

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Con la prima pietra apposta oggi in via Urbana 2 – in memoria don Pietro Pappagallo, il sacerdote assassinato alle Fosse Ardeatine – prendono il via a Roma una lunga serie di cerimonie analoghe in memoria dei deportati razziali, politici e militari.

Si tratta di piccoli ma significativi gesti ideati dall’artista tedesco Gunter Demnig che inserisce nella pavimentazione urbana, di fronte ai luoghi della memoria (case private, istituzioni, luoghi pubblici, ecc.) dei sampietrini di tipo comune e di dimensioni standard (10×10), diversi per la superficie superiore, a livello stradale, perché di ottone lucente.

Su di essi sono incisi: nome e cognome del/lla deportato/a, età, data e luogo di deportazione e, quando nota, data di morte. Leggi tutto l’articolo


La scomparsa di Fabio Norsa. Il messaggio di condoglianze del Presidente Pacifici

in: Ebraismo | Scritto da: Redazione

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In merito alla scomparsa del presidente della Comunità ebraica di Mantova, Riccardo Pacifici ha detto:

Apprendo con sgomento della dipartita del vostro presidente , Fabio Norsa.

Dal suo costante impegno, compresa ultima riunione del 18 dicembre a Roma all’Ucei, nulla faceva presagire sul suo stato precario di salute. Uomo legato alle tradizioni ebraiche e custode geloso della sua comunità. Sempre pronto alla mediazione e soprattutto alla concretezza delle cose da fare. Attivo sui temi della Memoria e sostenitore della causa sionista. L’orgoglio con cui rivendicava la sua appartenenza e provenienza da un “piccola comunità” ci impone, oggi più che mai di guardare con maggior rispetto a tali realtà. Che il suo ricordo rimanga in benedizione.

Baruch Dayan Aemet