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Meglio un blended o un single malt?

in: Ebraismo, Interviste | di: Alex Zarfati

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I “single malt” sono whisky che provengono da una zona precisa della Scozia, da un’unica acqua e un’unica distilleria e conservano un carattere deciso e puro da risultare inconfondibile. I cosiddetti “blended” invece sono delle miscele di whisky provenienti da regioni diverse, che formano una bevanda dal gusto più complesso che alcuni dicono essere superiore alla prima. C’è chi giustamente osserva che i single malt sono migliori, in quanto l’espressione più alta della purezza di un’idea e chi sostiene che i blended sono un’accordo magico formato da tante piccole note diverse.

E’ meglio un blended o un single malt? Se lo domandano da qualche tempo anche gli elettori della Comunità Ebraica di Roma la cui valutazione sulla lista Uniti per l’Unione sta facendo molto discutere. È meglio una lista unitaria, composta da tante anime di tradizioni diverse, o quella derivata da una sola espressione politica? Chi sostiene le ragioni della lista unitaria – blended, in questo caso – cerca di convincere gli elettori che l’espressione di tanti candidati diversi è una garanzia di pluralismo e democrazia. I loro detrattori invece sostengono che la lista unitaria mescolando correnti diverse, abbia perso le diversità caratteristiche dei single, le liste a cui molti dei candidati appartenevano, con il rischio di cadere nell’ingovernabilità.

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Coniugare il nuovo con l’antico: il sito della Comunità ebraica di Roma

in: Cultura, Interviste | di: Alex Zarfati

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Quando la nostra agenzia IsayBlog! è stata contattata per occuparsi del restyling del sito internet della Comunità Ebraica di Roma siamo stati subito entusiasti ed immediatamente consapevoli della responsabilità che ci veniva affidata. Il compito di traghettare infatti l’immagine di una delle più antiche comunità israelitiche attraverso un sito internet attuale, è una cosa che credo possa affascinare chiunque si occupi di comunicazione. Il vecchio sito era in stato di abbandono dopo la sua creazione ed era ormai non più consultabile con le recenti versioni dei browser di navigazione. Quindi si rendeva necessario concepirlo da capo con una tecnologia che permettesse flessibilità ed adattabilità ad esigenze ormai completamente diverse.

La sfida ci è apparsa complessa ed è stata affrontata per fasi, procedendo inizialmente con una serie di interviste per definire il target al quale le nuove pagine internet avrebbero dovuto rivolgersi. E’ stato subito chiaro che l’utenza di riferimento sarebbe stata eterogenea, e che le varie sezioni di RomaEbraica.it (questo il dominio scelto dai committenti) avrebbero dovuto essere quindi in grado di orientare, istruire, formare, indirizzare non solo tutti i principali quesiti posti dagli iscritti alla C.E.R. ma anche tutti i navigatori interessati a conoscere di più sulla religione ebraica e su questa Comunità storica. Abbiamo cercato una grafica d’impatto, che pur rispettando l’esigenza di un portale istituzionale, presentasse un albero di navigazione intuitivo, in grado di accompagnare alle singole sezioni anche gli utenti con meno famigliarità nell’uso di una pagina web. RomaEbraica.it avrebbe dovuto quindi rappresentare la nuova immagine della comunità in maniera fresca e autorevole, ma essere principalmente uno strumento utile, aggiornato e sempre a portata di mano.

Tra le più difficili operazioni in cui siamo stati coinvolti c’è stata la decrittazione del logo originale della vecchia Comunità Israelitica. Il logo fino ad oggi presente in tutti i documenti ufficiali era derivato da un timbro a secco, e ingrandito appariva poco definito e illeggibile nei simboli e nei termini in ebraico. Un simbolo simile non sarebbe stato utilizzabile per un moderno sito internet, che invece abbisognava di un logo vettoriale e ad alta definizione. In più il nuovo logo avrebbe potuto essere usato anche da tutte le altre istituzioni ebraiche (dietro approvazione del consiglio e della Rabbanut, ovviamente). La prima parte dell’estate l’abbiamo quindi dedicata, con la fondamentale collaborazione di David Spagnoletto, alla ricerca della memoria storica della Comunità ebraica di Roma, rimbalzando tra i protagonisti della scelta di quel logo (adottato ufficialmente solo nel 1986, in occasione della visita di Giovanni Paolo II nel Tempio Maggiore) e i testi dell’Archivio Storico.

Quello che abbiamo scoperto ha un piccolo valore storico, con il sapore della modernità: a comporre il mosaico delle informazioni ha contribuito anche l’odiato/amato social network Facebook, che per voce di alcuni iscritti, ci ha dato accesso ad informazioni preziose. Brevemente (i dettagli sono a disposizione per chi li volesse) la simbologia originale è derivata dal simbolo di un’agenzia funebre ebraica che operava a Roma negli anni 30′ e all’inizio degli anni 40′: la Tani. Alcuni sostengono che sia appartenuto anche ad un altra benemerita associazione capitolina che si occupava della sepoltura degli israeliti, la confraternita Cheset-ve-Emet. Un divertente aneddoto al riguardo ci viene riportato dalla vedova del Morè Nello Yehudah Pavoncello, che quando vide questo simbolo funebre adottato in via “ufficiale” dalla Comunità, si lasciò andare ad un’espressione di disappunto nel tipico dialetto giudaico romanesco.

La prima testimonianza concreta dell’uso del simbolo è una medaglia commemorativa realizzata in occasione del centenario dell’emancipazione degli ebrei di Roma (1870-1970), disegnata direttamente da Rav Elio Toaff, con la collaborazione di un artista e serigrafo, Picciarini. La nostra versione del simbolo si ispira direttamente a questa, ristabilendo le proporzioni originali del simbolo, che nella versione del 1986 risultano piuttosto allungate.

Nel simbolo compaiono alcune scritte in ebraico (evidenti quelle riferite a Iachin e Boaz, le due colonne del Tempio di Gerusalemme), una Menorah stilizzata (probabilmente quella appartenuta all’antico simbolo della Scola Castigliana, dai noi recuperata ed inserita con maggiori dettagli) e alcuni simboli tipici degli enti associazionistici ebraici, come la stretta di mano denominata “stretta di passo”.

Una volta sistemato il simbolo, che ha costituito il cuore del progetto, si è passati al resto. L’albero di navigazione porta a circa un centinaio di pagine distinte, che parte dall’Home Page che riporta le informazioni di base ed è illustrata con immagini della vita ebraica della città di Roma, highlights delle principali sezioni del sito: Vita Comunitaria, Vita Culturale, Vita Religiosa, Blog.

Le sezioni di navigazioni in alto (che sia aprono con un menu a discesa) portano ai vari dipartimenti che dipendono direttamente dalla C.E.R., e quindi le informazioni di base relative al Consiglio e i membri, alla Consulta, all’Amministrazione, all’Ufficio Contributi, agli Istituti Assistenziali e all’Ufficio Giovani. Lateralmente sono disponibili i Link alle pagine degli altri enti ebraici, alle preghiere, alle festività e alle informazioni pratiche sulla kasherut. A portata di mano è sempre disponibile il Calendario degli appuntamenti Comunitari (sincronizzato con la newsletter) e l’orario di accensione delle candele e di uscita dello Shabbat.

Nella Sezione Attualità (realizzata come un vero e proprio blog) si potranno discutere ed introdurre, sottoforma di articoli, gli ultimi avvenimenti della vita comunitaria. La colonna centrale è dedicata agli aggiornamenti manuali con un box largo e leggibile, e nella tipica sidebar è previsto l’inserimento di foto, video e tabelle, l’iscrizione ai Rss-Feed degli articoli e dei commenti. Il lato backend del sito invece è stato costruito per avere una “memoria tampone” che possa archiviare i dati sensibili degli utenti (previa autorizzazione al trattamento) in modo che poi non debbano risiedere fisicamente nel sito, ed evitare così tentativi di hackeraggio del sito ai fini di rubare l’identità di tutti gli iscritti.

Qui ad IsayBlog! consideriamo questo sito come un work in progress, l’accordo che la nostra agenzia ha contratto con la Comunità Ebraica è quello di continuare ad occuparci della manutenzione del sito e di offrire una consulenza tecnica per fasi di sviluppo future, che comprenderanno una vera e propria applicazione iPhone, un Siddur digitale geolocalizzato (un libro di preghiere che varia a seconda della posizione geografica dell’utente), un servizio di prenotazione di matrimoni e Bar-Bat Mitzvà via web, così come già fatto per la newsletter comunitaria.

Per qualsiasi altra informazione in merito al lavoro svolto, vi invitiamo a passare a trovarci nei nostri uffici, che non a caso si affacciano su Piazza delle Cinque Scole, un luogo storico per la vita religiosa degli israeliti capitolini.


A Elie Wiesel il premio “Guardian of Jerusalem”

in: Anti-Semitismo, Eventi, Interviste, Politica Internazionale | Scritto da: Redazione

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Non si può certo dire che non siano state due giornate intense quelle vissute in occasione del World Jewish Congress Governing Board che si è appena concluso a Gerusalemme. Il presidente del WJC, Ronald Lauder, ha ringraziato ciascuno dei 14 agenti di polizia che partiranno la prossima settimana per Haiti per entrare a far parte di una missione delle Nazioni Unite rappresentando per la prima volta lo stato di Israele. Non è stato possibile trattenere la commozione quando è stato proiettato un video con le immagini di tutto ciò che Israele ha già fatto per la popolazione di Haiti.

Subito dopo è stato il momento dei giovani per la prima volta presenti in qualità di delegati grazie al lavoro svolto dal World Jewish Diplomatic Corps. Il vero riconoscimento è arrivato la sera in una delle cornici più suggestive del paese, nei giardini del Jerusalem Museum è stato conferito a Elie Wiesel il premio “Guardian of Jerusalem” istituito qest’anno dal WJC. Il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, che ha sottolineato quanto sia importante l’unità di Gerusalemme e ha ringraziato il Premio Nobel per tutto ciò che ha fatto e continua a fare per il popolo ebraico, per lo stato di Israele e per la città di cui è primo cittadino. Wiesel ha preso la parola solo alla fine della cena con un discorso toccante e propositivo. “Io non sono il guardiano di Gerusalemme ma è Gerusalemme il mio guardiano”. Dopo aver sottolineato la svolta che c’è stata con l’unità di Gerusalemme del 1967. In quell’anno tutti hanno iniziato a parlare di questa città ed è iniziata una immigrazione eterogenea dai religiosi ai laici dell’Hasmoer Hatzair.
“Oggi che la città non è più composta di vicoli dissestati ma di grandi piazze ben curate non posso che essere orgoglioso del premio che sto ricevendo per il senso della memoria e della storia di questa città”.
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Obiettivo puntato sull’arte per la Giornata della Cultura Ebraica

in: Anti-Semitismo, Cultura, Eventi, Interviste, Israele, Politica Internazionale, Politica Italiana | Scritto da: Redazione

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Ricco il cartellone degli eventi in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, con il coordinamento generale di Claudio Procaccia direttore del Dipartimento di Cultura Ebraica e di Miriam Haiun direttrice del Centro di Cultura della Comunità Ebraica di Roma.

Il 5 settembre in 28 paesi europei e 62 città italiane le comunità ebraiche apriranno le porte delle proprie sinagoghe e dei propri musei in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica giunta alla sua undicesima edizione che vede come città capofila Livorno ed è dedicata quest’anno ad ‘Arte ed ebraismo’ “un binomio particolarmente interessante, perché è noto il complesso rapporto che c’è tra rappresentazione figurativa e normativa ebraica” come sottolinea il presidente Ucei, Renzo Gattegna, ma anche “un’occasione per saperne di più e per sfatare qualche luogo comune”.

Nella Capitale, fin dal mattino sarà possibile partecipare a visite guidate nel cuore del ghetto, al Museo ebraico e al Tempio Maggiore dove nel pomeriggio si svolgerà la celebrazione di un matrimonio (alle 17.30) e in serata (alle 21) un concerto di musiche liturgiche della tradizione romana del coro del Tempio Maggiore, diretto dal maestro Claudio Di Segni. Con la partecipazione del rav Alberto Funaro, del maestro Angelo Spizzichino e del professor Pasquale Troia.
La novità di quest’anno è rappresentata dall’apertura al pubblico della sinagoga di via Balbo, nel quartiere Esquilino, dove alle 12, Georges de Canino illustra e descive “Le vetrate” di Aldo Di Castro (z.l.).

Indossando abbigliamento comodo e scarpe sportive gli amanti dell’archeologia potranno visitare le catacombe di villa Torlonia. Le visite si svolgeranno ogni ora a partire dalle 9 del mattino e fino alle 17, in piccoli gruppi organizzati. La prenotazione è obbligatoria. Molti gli eventi organizzati nella Sala Margana, in Piazza Margana 41, dove a partire dalle 11 del mattino la dottoressa Elsa Laurenzi parlerà delle catacombe ebraiche di Villa Randanini, Adachiara Zevi di “Musei ebraici: per quale arte?” e Cesare Terracina “ Evoluzione dell’arte ebraica: dal simbolo al segno”. Nel pomeriggio a partire dalle 16 Yedidià Sergio Terracina interverrà su “Il Santuario nel deserto: verità e bellezza”. A seguire Roy Doliner presenterà un suo testo sui segreti della Sistina e sul messaggio proibito di Michelangelo. Sempre nel pomeriggio, alle 18.30 alla Discoteca di Stato in via Caetani 32 gli amanti della musica potranno ascoltare il coro femminile dell’Associazione Coro Ha Kol che si esibirà in un concerto dal titolo “… e Miriam cantò. Musiche della tradizione ebraica”.

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