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Hosha’nà Rabbà a Roma

in: Blog/News | di: Micol Mieli

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Parecchi anni fa, il compianto rav Elio Toaff mi disse: “Dovresti vedere come è piena la sinagoga di Roma nel giorno di Hosha’nà Rabbà“.

Per esaminare il motivo per cui a Roma viene data tanta importanza al giorno di Hosha’nà Rabbà, che è il settimo e ultimo giorno di Sukkòt, è utile riassumere una derashà su Sheminì ‘Atzèret data da rav ‘Azarià Pigo (1579-1647) tra gli anni  1644 e 1647 quando era rav a Venezia, pubblicata nell’opera Binà le-‘Ittìm.               

Nel Talmud Babilonese (Sukkà, 45b) viene insegnato che durante i sette giorni della festa di Sukkòt venivano offerti settanta torelli, tredici il primo giorno e uno di meno ogni giorno che seguiva, fino a scendere ad sette il settimo giorno. L’ottavo giorno, Sheminì Atzèret, è  una festa a sé stante, e in quel giorno veniva offerto solo un torello. Nella fonte citata del Talmud, R. El’azar insegna che i settanta torelli di Sukkòt venivano offerti per le settanta nazioni del mondo e quello di Sheminì ‘Atzèret, per Israele. 

Questa differenza tra i settanta torelli di Sukkòt e quello di Sheminì ‘Atzèret viene spiegata con una parabola. Un Re fece un grande banchetto di diversi giorni per tutti i suoi ministri; alla fine delle celebrazioni con i ministri, il Re riservò un giorno speciale con un semplice pranzo al suo amico più caro.  I nostri Maestri chiamarono l’ottavo giorno ‘Atzèret. R. Shimshòn Refael Hirsch (Amburgo, 1808-1888, Francoforte) spiega che l’ottavo giorno si chiama ‘Atzèret perché ‘atzàr significa “fermare”. Infatti in questo giorno festivo non vi è più nessuna delle mitzvòt che caratterizzano la festa di Sukkòt, quella di abitare nella Sukkà e quella di prendere in mano l’etròg, il cedro, e il lulàv, il ramo di palma, con i tre rami di mirto e due di salice. L’unico obbligo è quello di “fermarsi” e astenersi dal fare melakhòt. L’Eterno ha dedicato l’ottavo giorno a Israele, “il Suo amico più caro”. R. Pigo fa notare che la festa di Sheminì ‘Atzèret ha un particolare che non appare in nessuna delle altre feste di pellegrinaggio come Pesàch, Shavu’òt e Sukkòt. Come nei giorni solenni di Rosh Hashanà e di Kippur, nel giorno di Sheminì ‘Atzèret viene offerto solo un torello. L’insegnamento che si trae da questa somiglianza tra Rosh Hashanà, Kippur e Sheminì ‘Atzèret è che dopo aver fatto teshuvà dei propri peccati durante i giorni di Rosh Hashanà e Kippur, il giorno di Sheminì‘Atzèret viene per incoraggiarci a mantenere l’alto livello che abbiamo raggiunto. R. Pigo aggiunge che tutti e tre questi giorni festivi hanno lo scopo di eliminare i peccati: il giorno di Rosh Hashanà con il suono dello shofàr ci avverte che è arrivato il momento di fare una teshuvà completa. Dopo dieci giorni, nel giorno di Kippur i nostri peccati vengono perdonati. Poi per mettere in evidenza questa “vittoria” l’Eterno ci ha comandato nei successivi sette giorni di Sukkòt di prendere il mano il lulàv, il ramo di palma. E alla fine di queste sette giorni, viene il terzo e il principale (‘ikarì) dei giorni penitenziali, la festa di ‘Atzèret che deve servire consolidare la nostra completa teshuvà.

A riprova di quanto affermato, R. Pigo cita il navì (profeta) Yoèl (2:15) che disse: “Suonate lo shofàr a Sion, proclamate un digiuno (“tzom”), convocate una solenne assemblea (‘atzarà)!”. Al fine di incoraggiare il popolo alla teshuvà, di cui avevano molto bisogno, il navì Yoel parlò a loro di questi tre giorni. Il primo per esortarli a fare teshuvà; il secondo per conseguire la teshuvà e il terzo per continuare a vivere con il livello di completezza conseguito. R. Pigo afferma che l’Eterno ci ha comunicato questo insegnamento tramite il comandamento di portare come offerta in ognuno di questi tre giorni un solo torello come olocausto (“‘olà”).

La somiglianza dei tre giorni festivi di Rosh Hashanà, Kippur e Sheminì ‘Atzèret fu sottolineata anche da R. Eliyahu Benamozegh (Livorno, 1823-1900) nella su opera Ta’am Leshàd (p. 6-7), un’opera scritta in difesa della Kabbalà.  R. Benamozegh, citando lo Zòhar,  scrisse che Sheminì ‘Atzeret è il giorno finale del giudizio (ghemàr din). Il motivo per cui nella notte di Hosha’nà Rabbà facciamo un Tikkùn e di giorno abbondiamo in preghiere (bakashòt) e implorazioni (tachanunìm) e suoniamo lo shofàr, è che la cosa non è permessa di  Sheminì ‘Atzèret, che è giorno festivo. 

Ecco perché, come disse rav Toaff, di Hosha’nà Rabbà a Roma vi è una grande affluenza in sinagoga: Hosha’nà Rabbà è l’ultimo giorno prima del giudizio finale di Sheminì ‘Atzèret.  

            

                        


Il Presidente del Senato Pietro Grasso ricorda l’attentato alla Sinagoga del 9 ottobre 1982

in: Blog/News | di: Eleonora Pavoncello

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Nella seduta pomeridiana del Senato il Presidente Pietro Grasso ha ricordato l’attentato alla Sinagoga del 9 ottobre del 1982. Alla presenza della famiglia del piccolo Stefano, accompagnata dalla presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello, l’aula riunita ha dedicato un minuto di silenzio nel ricordo di Stefano e dei feriti dell’attentato terroristico palestinese. Successivamente il Presidente del Senato Grasso ha ricevuto la mamma, il papà e Gadi, fratello di Stefano, anche lui ferito gravemente all’attentato, alla presenza della presidente della Comunità Ruth Dureghello.


Succòt: Chi sa da dove viene, sa dove andare

in: Blog/News | di: Micol Mieli

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Presentare in italiano i discorsi di rav Beniamino Artom (Asti, 1835-1879, Londra) è molto difficile. Chiamato a Londra dalla comunità spagnola-portoghese nel 1866, egli fece delle derashòt in inglese di tale eloquenza che solo un esperto traduttore può essere in grado di presentare in altra lingua. Il testo che segue traduce in parte alcuni passi di una derashà data da rav Artom il 2 ottobre 1868 alla Upper Bryanstone Street Synagogue.

 

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Yom Kippur – Derashà di Neilà di Riccardo Shemuel Di Segni

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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Yom Kippur – Derasha Minchà del Maskil Gabriele Di Segni

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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Jonà e la jonà – Kippur 5778

 

L’haftarà di minchà di Kippur è il libro di Jonà. Non c’è neanche bisogno di aprirlo per incontrare la prima particolarità: il nome del profetaיונה significa anche “colomba”. C’è qualche rapporto o relazione tra la storia di Jonà e la Jonà? Proviamo a capirlo alla luce di qualche fonte.

Nel Salmo 55:7-9, il re David esclama “Magari avessi le ali come una colomba (אבר כיונה), me ne volerei via e starei tranquillo, ecco andrei molto lontano, pernotterei nel deserto. Séla. Mi troverei presto un luogo di rifugio dal vento impetuoso e dalla tempesta”. Qui il verso parla di “volare via” e Jonà, incaricato dal S. di redarguire la città di Ninive, scappa via imbarcandosi su una nave diretta ai confini del mondo.

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Rosh Ha Shana 5778 – Il discorso del Presidente Ruth Dureghello

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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Giornata Europea della Cultura Ebraica 2017

in: Blog/News | di: Eleonora Pavoncello

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Giornata europea cultura ebraica 2017

Domenica 10 settembre 2017 sarà la Giornata Europea della Cultura Ebraica. Il programma degli eventi, ideato, organizzato e promosso dall’Assessorato alla Cultura e ASCER della Comunità Ebraica di Roma sarà ricco di eventi.

Il tema di questa edizione sarà “Diaspora. Identità e dialogo”, uno spunto per scoprire le storie dell’esilio dalla Terra d’Israele, che hanno dato vita ad importanti espressioni identitarie all’interno dell’ebraismo, e che hanno interessato in modo notevole l’Italia e Roma in particolare.

Per consultare il comunicato stampa e il programma degli eventi cliccare qui


Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica 2017

in: Blog/News | di: Eleonora Pavoncello

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festival internazionale letteratura e cultura ebraica

Dopo il grande successo degli scorsi anni, anche quest’anno la Comunità Ebraica di Roma promuove e organizza il  Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica, alla sua decima edizione e curato da Marco Panella, Ariela Piattelli, Raffaella Spizzichino e Shulim Vogelmann, che si svolgerà dal 9 al 13 settembre nel Quartiere Ebraico. L’edizione 2017  ha scelto come tematica Earth.Life beyond, con un ricco panel di ospiti che saranno chiamati a sviluppare l’argomento Terra in tutte le sue più ampie accezioni.

Per prendere visione del comunicato stampa e il programma degli eventi cliccare qui

 

 


Ki Tetzè: La punizione dell’ingratitudine

in: Blog/News | di: Micol Mieli

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In questa parashà sono elencati i popoli che vengono discriminati per aver mostrato inimicizia nei confronti di Israele: “L’Ammonita e il Moabita non potranno mai entrare a far parte della radunanza dell’Eterno, nessuno dei loro discendenti, neppure alla decima generazione, vi potrà entrare. Perché non vi vennero incontro con pane e con acqua per strada quando usciste dall’Egitto, e perché assoldarono contro di te Bil’am, figlio di Beor da Pethor in Mesopotamia, per maledirti. Ma l’Eterno tuo Dio, non volle ascoltare Bil’am e tramutò per te la maledizione in benedizione perché l’Eterno tuo Dio ti amava. Non dovrai mai offrire pace o nulla di buono a queste nazioni finché tu viva. Non aborrire l’Idumeo perché è tuo fratello; non aborrire l’Egiziano, perché fosti straniero nel suo paese; i figli che nasceranno loro potranno, alla terza generazione, entrare a far parte della radunanza dell’Eterno (Devarìm, 23:4-9).

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Shalom Giuseppe Di Porto

in: Blog/News | di: Eleonora Pavoncello

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Giuseppe Di Porto Shoah ex deportato

Si è spento ieri Giuseppe Di Porto, detto Peppe, uno degli ultimi sopravvissuti romani ai campi di stermino nazisti. Nato nel 1923 a Roma venne deportato nel campo di Auschwitz Birkenau nel novembre 1943. Si salvò dopo aver affrontato la marcia della morte e tornò nella capitale l’8 ottobre 1945. Nel 1949 sposò Marisa Di Porto anche lei sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti. “Un dolore enorme per la nostra comunità, Giuseppe è stato una figura fondamentale nel raccontare la tragedia della Shoah. Insieme a Marisa, anche lei sopravvissuta, ha costruito una famiglia ebraica numerosa che è stata la risposta più bella e significativa nei confronti di chi voleva distruggere il popolo ebraico. Alla famiglia la nostra più sentita vicinanza.”

Lo comunicano in una nota il Rabbino Capo Riccardo Di Segni e la Presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello.