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10 maggio: evento commemorativo per la fine della II Guerra Mondiale

in: Blog/News | di: ralph

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L’8 e il 9 maggio sono le date in cui le nazioni vincitrici della Seconda Guerra Mondiale festeggiano la fine del conflitto in Europa nel 1945. La Comunità Ebraica di Roma commemorerà l’evento giovedì 10 maggio alle ore 19 nell’Oratorio Di Castro a via Balbo, la Sinagoga che fu il riferimento e mantiene la memoria storica della Brigata ebraica a Roma

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25 aprile 2018: il comunicato della Comunità Ebraica di Roma

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

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La Comunità Ebraica di Roma comunica che per il 25 aprile si recherà alle ore 9.30 alle Fosse Ardeatine e successivamente alle ore 10.00 a Via Tasso per un momento pubblico di raccoglimento per ricordare la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

L’Anpi, nonostante gli accordi, non ha voluto prendere una posizione ufficiale e definitiva in merito a presenze organizzate di associazioni palestinesi e filopalestinesi con simboli estranei allo spirito del 25 aprile. Non basta una nota ambigua in cui si invitano tutti a partecipare, perché in questa giornata bisogna portare rispetto alla Storia e ai suoi protagonisti. L’equidistanza tra i simboli di chi combatteva con i nazisti e quelli della Brigata Ebraica è inaccettabile e antistorica e se l’Anpi non ha la forza e la volontà di delegittimare la presenza di questi gruppi viene meno il senso di una manifestazione unitaria.

Siamo grati alla Sindaca di Roma Virginia Raggi per l’impegno profuso in questi mesi nel tentativo di favorire un corteo unitario in occasione di questa Festa e ci rammarichiamo che, nonostante l’impegno dell’amministrazione, non sia stato possibile tornare a corteo unitario, ma purtroppo non ci sono le condizioni.

Lo comunica in una nota l’ufficio stampa della Comunità Ebraica.


Israel 70. Conferenza stampa di presentazione

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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In occasione dei festeggiamenti che si terranno il 18 aprile nella zona di Portico d’Ottavia per il 70esimo anniversario dell’Indipendenza dello Stato d’Israele, si è tenuta oggi presso i giardini del Tempio Maggiore la conferenza stampa di presentazione dell’evento. Sono intervenuti l’Ambasciatore israeliano in Italia Ofer Sachs, la Presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello e il giornalista e conduttore televisivo David Parenzo, in qualità di presentatore della serata. 
 
Durante la conferenza è stato presentato il programma della celebrazione, e i numerosi giornalisti presenti hanno rivolto le loro domande all’Ambasciatore e alla Presidente.
 
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”Zikaron Ba Salon”- Il salotto della Memoria

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

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In occasione della commemorazione della Shoah (Yom Ha Shoah), i nostri sopravvissuti hanno aderito all’iniziativa ”Zikaron Ba Salon”, nata nel 2010 in Israele e organizzata a Roma dal Centro di Cultura Ebraica avente lo scopo di rendere maggiormente consapevoli quante più persone possibili della Shoah attraverso un incontro con un sopravvissuto nel salotto di una persona volontaria, detta ”host”, appunto.
Alberto Sed, Sami Modiano, Piero Terracina, Edith Bruck e Marika Venezia(moglie del sopravvissuto Shlomò Venezia) hanno infatti presenziato in cinque salotti di Roma, raccontando ognuno la propria storia. L’evento ha visto la partecipazione interessata di molti studenti romani, che avranno il compito di tramandare quanto avranno ascoltato alle generazioni a venire, preservando una Memoria troppo importante per essere dimenticata.
Yom Ha Shoah si è infine concluso con una cerimonia serale al Tempio Maggiore.


Il Rabbino Capo e il Papa si scambiano gli auguri per le rispettive festività

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

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Lo scambio di auguri tra il Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni e Papa Francesco per le prossime festività di Pesach e Pasqua.

Di seguito il messaggio del Rabbino Capo:

A ss Papa Francesco,

nell’imminenza delle festività pasquali, anche quest’anno coincidenti nella data, voglia gradire cordiali auguri di serenità, gioia e pace.

Di seguito il messaggio di Papa Francesco:

Illustrissimo Dottore Riccardo Di Segni,
Rabbino Capo di Roma.

Nell’approssimarsi della festa di Pesach, desidero rivolgere il più cordiale e fraterno augurio a Lei e alla comunità ebraica romana. L’Onnipotente, nella sua benevolenza, benedica e accompagni il cammino dell’amato popolo ebraico. Mentre assicuro il mio ricordo, chiedo di pregare per me. Che l’Altissimo, ci conceda di crescere sempre più nell’amicizia e di essere insieme testimoni di pace e di concordia. Chag sameach.


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La Comunità Ebraica di Roma commemora l’eccidio delle Fosse Ardeatine

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

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In occasione del 74esimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine la Comunità Ebraica di Roma ha partecipato alla commemorazione avvenuta nel luogo della strage, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dei presidenti uscenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, della sindaca di Roma Virginia Raggi, del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, dei rappresentanti dei vertici delle forze armate e della presidente dell’ANFIM Rosetta Stame.

Questa mattina la Comunità Ebraica di Roma, insieme ai rappresentanti del Comune di Roma, di Città Metropolitana e della Regione Lazio ha poi deposto una corona di fiori davanti alle mura del Tempio Maggiore.

La giornata ricorda l’uccisione di 335 persone tra civili e militari italiani perpetrata dalle truppe di occupazione naziste come reazione all’attentato partigiano di via Rasella, ed è rimasta nella memoria degli italiani sia per la crudeltà dell’atto, sia per il luogo scelto dai tedeschi, le Fosse Ardeatine, che avrebbero voluto far saltare in aria così da occultare ogni possibile prova.


Parashà Tzav: Perché gli israeliti aborriscono il sangue

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La proibizione di cibarsi di sangue appare in parashà con le seguenti parole: “Non mangerete nessun sangue ovunque siano le vostre residenze, né di volatili né di quadrupedi. Qualunque persona che si cibi di qualunque specie di sangue verrà recisa dal suo popolo” (Vaykrà, 7:26-27).
R. Ya’akov Farbstein, in Aholè Ya’akov (I, Vaykrà, p. 160) osserva che la proibizione di cibarsi di sangue appare ben otto volte nella Torà. Queste ripetizioni sono necessarie per proibire tutti i tipi di sangue come spiegato nel Talmud (Keritòt, 4b). R. Farbstein nel suo saggio sull’argomento menziona che i decisori di Halakhà indicano almeno quattro motivi della proibizione di consumare sangue.
Un primo motivo appare in una traduzione aramaica della Torà (Targum Yonatan) che indica che la proibizione di consumare sangue deriva dal fatto che il sangue viene usato per le aspersioni sul mizbèach (altare) quando si fanno i sacrifici nel Bet Ha-Mikdàsh. Questa è anche una spiegazione del Nachmanide (Girona, 1194-1270, Acco) nel suo commento alla Torà, dove scrive che il sangue serve per l’espiazione dei peccati. Una seconda spiegazione del Nachmanide è che consumare sangue è proibito perché nel sangue vi è la forza vitale (nèfesh) dell’animale. Ad Adamo era stato permesso mangiare solo frutta e verdura; dopo il Diluvio, poiché Noach (Noè) aveva salvato gli animali, gli fu permesso di consumare anche carne di animali, ma non il sangue. Una terza spiegazione del Nachmanide è che non è appropriato per un essere umano scendere al livello degli animali assorbendone il sangue.
R. Chayim Yosef David Azulai (Gerusalemme, 1724-1806, Livorno) nel suo commento Penè David alla parashà di Acharè Mot dove è scritto: “Il kohen spruzzerà il sangue sul mizbèach (altare) dell’Eterno […] e non offriranno più i loro sacrifici ai se’irim (spiriti) dietro ai quali essi fornicano” (17:6-7), cita suo padre che scrisse che un motivo della mitzvà di portare sacrifici nel Mikdàsh era di allontanare gli israeliti dalle pratiche idolatriche degli egiziani. R. Azulai aggiunge che questa spiegazione coincide con quello che scrive il Maimonide e che nello Zòhar ha-Kadosh e nel Midrash Rabbà viene menzionato lo stesso motivo addotto dal Maimonide. Nello Zòhar (Acharè Mot, p. 63) è scritto: “Quando gli egiziani volevano fare delle riunioni con le loro pratiche magiche per i loro fini, andavano in campagna sulle montagne più alte e immolavano dei sacrifici. Facevano delle fosse nel terreno che circondavano con il sangue e il resto del sangue lo raccoglievano in quelle fosse. La carne la riservavano per loro e offrivano i sacrifici a quei tipi [spiriti] malvagi. E quei tipi malvagi si radunavano e si avvicinavano insieme e si rappacificavano con loro in quella montagna. Gli israeliti che erano asserviti a loro [agli egiziani] si avvicinavano e imparavano da
loro…”. Il Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il Cairo) nel Morè Nevukhìm (Guida degli Smarriti, III, 46) usando le nozioni tratte dai libri dei Sabei scrive: “Sappi che i Sabei ritenevano che il sangue fosse assai impuro, e nonostante questo usavano cibarsi di esso, ritenendo che fosse il cibo dei demoni e che, di conseguenza, chi se ne cibava poteva fraternizzare con il jinn [secondo molti musulmani i jinn sono spiriti che possono cambiare forma ed essere visibili o invisibili] cosicché venisse da lui e lo informasse del futuro […]”. Il Maimonide aggiunge che la Torà ha proibito di cibarsi di sangue, mettendo la stessa enfasi su questa proibizione come per quella contro l’idolatria. Infatti sia riguardo alla proibizione di praticare il culto del Moloch sia per la proibizione di cibarsi di sangue nella Torà è usata la stessa espressione. Il relazione al sangue è scritto“Mi rivolgerò contro la persona che si sarà cibata di sangue e la reciderò di mezzo al suo popolo” (Vaykrà, 17:10). E in relazione al Moloch è scritto: “Mi rivolgerò contro quell’uomo e la sua famiglia e lo reciderò…” (ibid., 20:5). Il Maimonide sottolinea che nella Torà questa espressione appare solo per chi si ciba di sangue e per chi pratica idolatria.

Nella parashà di Reè (Devarìm, 12:23) è scritto: “Controllati bene e non cibare sangue”. Nel Midràsh Sifrì, citato da Rashì, R. Shim’on ben ‘Azai disse: “Guarda quanto bisogna controllarsi per osservare le mitzvòt. Se la Torà ti ha avvertito di controllarti perfino per il sangue che viene aborrito dalla gente, a maggior ragione, bisogna controllarsi da trasgredire mitzvòt che attraggono”. Se i gentili sapessero quanto il sangue venga aborrito dagli israeliti, non vi sarebbero mai state accuse dei cosiddetti “omicidi rituali”.

Donato Grosser


Parashà di Vaykrà: Giustizia e diritto sono le basi trono celeste

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

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All’inizio del terzo libro della Torà, Moshè ricevette l’ordine di parlare ai figli d’Israele e dire loro: “Quando un uomo (Adam) tra di voi presenterà un’offerta di un animale all’Eterno, presenterete la vostra offerta di bovini o di ovini” (Vaykrà, 1:2).

Rashì (Francia, 1040-1105) commenta che in queste versetto la Torà si riferisce alle offerte volontarie (nedavòt) e non a quelle obbligatorie presentate per espiare dei peccati. Poi fa notare che la Torà usa il termine “Adam” e spiega che viene usato questa parola per insegnare che come Adamo portò delle offerte che appartenevano a lui perché era l’unico uomo al mondo, così pure quando qualcuno porta un’offerta all’Eterno deve portare del suo e non cose rubate.

R. Shimshon Nachmani (Modena, 1707-1779, Reggio Emilia) nella sua opera Zera’ Shimshòn dedicata a commentare il Midràsh, chiede per quale motivo era necessario imparare da Adamo che è proibito presentare offerte rubate. Infatti più avanti in questa stessa parashà è scritto: “Se la sua offerta (korbanò) è un ovino” (Ibid., 10). E su questo versetto i Maestri nel Midrash Sifrà precisano che la Torà ha usato l’espressione “la sua offerta” per indicare che non può essere un animale rubato.

R. Nachmani aggiunge che la proibizione di presentare offerte all’Eterno da animali rubati è ancora più esplicita in un passo del profeta Yesha’yà dove è scritto: “Poiché io, l’Eterno, amo la giustizia, odio il furto nell’olocausto… ” (Isaia, 61:8).

R. Nachmani spiega che il commento di Rashì, che la Torà ha usato il termine “Adam” per sottolineare che Adamo non presentò offerte da animali rubati, è un’interpretazione del versetto del profeta Yesha’yà dove è scritto: “Odio il furto nell’olocausto”.

Portare un’offerta di un animale rubato è già proibito dall’espressione “la sua offerta” (korbanò). R. Nachmani commenta che dal versetto del profeta Yesha’yà si impara che è proibito presentare un’offerta perfino nel caso di un animale la cui proprietà sia in dubbio. Il caso riportato nel Talmud (Bavà Metzià, 100a) è il seguente: se due persone concordano di scambiare l’asino dell’uno con la vacca dell’altro, dal momento in cui il padrone della vacca prende l’asino ha ceduto la vacca in proprietà all’altro, anche se la vacca è ancora nella sua stalla. Se nel frattempo la vacca ha partorito un vitello e non si sa se il vitello sia nato prima dello scambio o dopo, il vitello rimane di proprietà del padrone precedente fino a quando il nuovo padrone della vacca porti prove che il vitello è nato dopo la transazione. Questa è anche la decisione legale nello Shulchàn ‘Arùkh (C.M., 223:1). R. Nachmani afferma che se il padrone precedente della vacca portasse il vitello come offerta, non avrebbe rubato nulla. Tuttavia permane il dubbio se il vitello sia nato prima o dopo la transazione e pertanto il padrone della vacca pur essendo il proprietario legale del vitello non lo può portare come offerta obbligatoria (come nel caso in cui desideri portare un sacrificio per espiare un peccato).

R. Nachmani aggiunge che Il citato versetto del profeta Yesha’yà viene a proibire anche le offerte volontarie di animali la cui proprietà sia rimasta nel dubbio. Per questo è necessario che la Torà usi il termine “Adam”. Anche se a posteriori se qualcuno ha portato un sacrificio di questo tipo il sacrificio è accettato, dal momento che esiste il dubbio che non sia suo, l’Eterno lo odia.

R. Israel Meir Kagan (Belarus, 1839-1933, Polonia), detto il Chafetz Chayim dalla sua opera più famosa, trasse un altro insegnamento dal fatto che la Torà usi il termine “Adam” e anche lui cita a questo proposito il versetto del profeta Yesha’yà che l’Eterno “odia il furto nell’olocausto”. Il Chafetz Chayim porta l’esempio di due ricchi uomini d’affari che hanno accumulato le rispettive ricchezze in modo disonesto. Il primo non pensa altro che a continuare ad arricchirsi e a dare lustro al casato. Il secondo invece, dopo essersi arricchito in modo disonesto è diventato un filantropo, ha costruito un Bet Hakenesset, ha donato un Sefer Torà e mantiene una yeshivà. Potremmo quasi dire che in qualche misura ha espiato i suoi peccati. La gente lo guarda con indulgenza e perfino lo tratta con onore. Il Chafetz Chayim sostiene che questo modo di pensare comune è contrario all’insegnamento della Torà e dei profeti. L’Eterno odia i sacrifici che sono il risultato di ruberie perché il danno generato da questo “filantropo” è superiore a quello generato dall’altro. Questo perché con questa filantropia rende in qualche modo “kasher” agli occhi della gente la sua disonestà e in questo modo distrugge il grande principio: “Giustizia e diritto sono le basi del Tuo trono…” (Salmi, 89:15).

Donato Grosser


”Siamo qui, siamo vivi”: la presentazione alla Camera

in: Blog/News | di: Ufficio Stampa

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“Ricordare può essere doloroso, ma indispensabile se si vuole costruire un futuro migliore per le generazioni che verranno.”

Queste parole hanno introdotto l’incontro di presentazione del libro di Alfredo Sarano e Roberto Mazzoli “Siamo qui, siamo vivi”, diario della famiglia Sarano, scampata alla Shoah, e racconto delle azioni eroiche di Alfredo, un ebreo milanese che ebbe il merito di salvare migliaia di vite nascondendo gli elenchi della Comunità ebraica della propria città.

L’evento è stato organizzato dall’Editore San Paolo e alla presenza dell’On. Antonio Distaso e Don Antonio Rizzolo, direttore di Famiglia Cristiana Grazia Ruggiero, dirigente scolastico del Liceo “F. De Sanctis” di Trani, Pietro Polieri, docente dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli e la Presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello, la quale è intervenuta durante la conferenza ribadendo l’importanza della convivenza pacifica e della cooperazione interreligiosa:

“Le recrudescenze del razzismo e dell’antisemitismo sono fenomeni attuali che non possono essere sottovalutati: bisogna abbattere le barriere dell’odio per le diversità. La nostra Comunità ha un forte senso nazionale e un grande desiderio di dare il proprio contributo all’Italia, così come hanno fatto tanto Alfredo Sarano quanto tutti i giusti che durante il periodo delle leggi razziali hanno compreso come la giustizia non fosse la legge del regime, ma la legge dei valori assoluti dell’uomo, portatore di diritti che sono inviolabili.”