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Il Tempio Maggiore illuminato contro la violenza sulle donne

in: Blog/News | di: Eleonora Pavoncello

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In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne la Comunità Ebraica di Roma illuminerà di arancione, grazie al supporto di Acea, la facciata del Tempio Maggiore. Una scelta voluta per significare la necessità di un impegno concreto contro questo fenomeno e volto ad accendere l’attenzione su un tema così importante. All’accensione che si terrà sabato 25 novembre alle ore 18.15 parteciperà, oltre al Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni e alla Presidente Ruth Dureghello, la Sindaca di Roma Virginia Raggi.


Parashà di Vayetzè: Il giudizio di re Salomone

in: Blog/News | di: Micol Mieli

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Dopo avere ricevuto la benedizione dal padre Yitzchàk al posto di Esau, il patriarca Ya’akòv era in pericolo perché il fratello Esau aveva giurato di vendicarsi di lui e di ucciderlo non appena il padre Yitzchàk fosse morto. La madre Rivkà disse a Ya’akòv: “Figlio mio dammi ascolto:  levati e fuggi presso il mio fratello Lavan a Charàn. Rimani li per qualche tempo finché l’ira di tuo fratello si sia calmata” (Bereshìt, 27:43-44).  Al marito Yitzchàk, Rivkà  diede un altro motivo per mandare Ya’akòv a Charàn. Ella gli disse: “Ho a noia la vita a causa delle donne chittee (le mogli di Esau). Se Ya’akòv prende per moglie una chittea come queste del paese, a che mi giova la vita?” (Ibid. 46). Così Yitzchàk chiamò il figlio Ya’akòv e gli diede un ordine: “Non prendere una donna di Canaan per moglie. Levati, va a Padàn Aràm in casa di Betuèl tuo nonno materno e prendi da li una moglie dalle figlie di Lavàn tu zio materno” (28:2).

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Il Sindaco di Cerveteri riceve la Comunità Ebraica di Roma

in: Blog/News | di: Eleonora Pavoncello

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Questa mattina la Presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello è stata ricevuta dal sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci che, in seguito ai fatti accaduti all’interno dello Stadio Olimpico qualche settimana fa, ha scelto, insieme all’amministrazione comunale, di esporre dalle finestre del Municipio, un’immagine raffigurante Anna Frank in segno di solidarietà alla Comunità Ebraica. Successivamente la presidente Dureghello, accompagnata dal Sindaco si è recata presso l’istituto Enrico Mattei per un incontro con gli studenti di Cerveteri.

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Shalom Rav Laras

in: Blog/News | di: Eleonora Pavoncello

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rabbino giuseppe laras

Rav Giuseppe Laras, zekher tzadiq livrakhà, ci ha lasciati oggi dopo una lunga malattia che ha affrontato con coraggio e che non ha mai ridotto le sue capacità intellettive. Nel corso della sua vita lunga ed operosa ha subito durissime prove famigliari, a cominciare dal trauma dell’arresto e della deportazione della mamma e della nonna, di cui è stato testimone diretto. Dopo gli studi nella scuola rabbinica torinese, è stato rabbino capo ad Ancona, Livorno e Milano. Ha presieduto l’Assemblea dei Rabbini d’Italia, è stato membro della Consulta rabbinica, ha diretto il Collegio Rabbinico Italiano ed è stato av beth din di Milano e poi del tribunale rabbinico del nord Italia. Eccellente studioso e pensatore, ha prodotto notevoli scritti storici, filosofici, halakhici; è stato attivo nel dialogo interconfessionale, con posizioni originali e controcorrente. Negli ultimi tempi è intervenuto con articoli rilevanti nei grandi quotidiani nazionali, su temi delicati di attualità. Non c’è stato evento negli ultimi decenni di storia ebraica italiana in cui non si sia sentito il peso della sua voce, dei suoi insegnamenti, dei suoi consigli. Lascia un grande vuoto. Il Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni, la presidente Ruth Dureghello insieme al Consiglio della Comunità Ebraica di Roma esprimono il loro cordoglio e si stringono intorno alla famiglia e alla Comunità Ebraica di Milano in questo momento di forte dolore.


Il cordoglio della Comunità Ebraica per la scomparsa di Abdel Wahid Pallavicini

in: Blog/News | di: Eleonora Pavoncello

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Abdel Wahid Pallavicini comunità ebraica di Roma

Nelle scorse ore, la COREIS, la Comunità Religiosa Islamica Italiana ha dato notizia della scomparsa del suo fondatore, lo Sceicco Pallavicini. La Comunità Ebraica di Roma lo vuole ricordare attraverso le parole del Rabbino Capo Riccardo Di Segni: “Abdel Wahid Pallavicini ha rappresentato in Italia un Islam ispirato, colto e sensibile. Una novità nel panorama italiano all’inizio della sua attività e un riferimento importante nel seguito, quando la presenza musulmana in Italia è diventata rilevante. Per la Comunità ebraica è stato per molti anni un interlocutore attento e disponibile, incontrato in tante occasioni di sincero dialogo. Alla famiglia, e in particolare al figlio Yahia che ne continua degnamente l’opera, le nostre sentite condoglianze.”

Foto Credit: formiche.net


Parashà di Chaye Sarà: Sulla proibizione della caccia sportiva

in: Blog/News | di: Micol Mieli

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La parashà racconta che dopo la morte di Sara, Avraham si diede da fare per trovar moglie al figlio Yitzchàk. A tale scopo inviò a Charàn il fedele servitore e discepolo Eli’ezer “che sopraintendeva a tutto ciò che egli possedeva” (Bereshìt, 24:2). A Charàn abitava la famiglia di Nachòr, fratello di Avraham. Alla fine della parashà precedente fu raccontato ad Avraham che il fratello Nachòr aveva avuto dodici figli e la Scrittura anticipa che una delle nipoti era Rivkà, quella che sarebbe diventata moglie di Yitzchàk.

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Caso Anna Frank – Il comunicato del presidente Ruth Dureghello

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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“Prendiamo atto con soddisfazione della risposta delle Istituzioni e della società civile alle manifestazioni antisemite avvenute allo stadio Olimpico di Roma. Ciò rappresenta la presa di coscienza di un problema che non riguarda esclusivamente le comunità ebraiche, ma l’intera collettività. Auspichiamo quindi che il governo, le procure e le altre autorità preposte, agiscano affinché le leggi del nostro Stato vengano rispettate ovunque e non esistano più territori franchi come sono state alcune curve fino ad oggi. Come ha affermato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’utilizzo dell’immagine di Anna Frank è un atto disumano e allarmante. Ben vengano le iniziative delle singole società, serve però una riflessione più ampia, che coinvolga le istituzioni politiche, dello sport e le società di calcio affinché il fenomeno venga definitivamente debellato. Il rischio è che spenti i riflettori ci si dimentichi della necessità di risolvere un problema che offende la società civile e penalizza la parte sana del tifo in Italia.”

 

Lo comunica in una nota alla stampa la presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello.


Parashà di Lekh Lekhà: Avrahàm, “inventore” del proselitismo

in: Blog/News | di: Micol Mieli

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Rav Gedalia Schorr (Galizia, 1910-1979, Brooklyn) in Or Gedalyahu (p.43) cita il Talmud Babilonese (Chaghigà, 3a)  dove i Maestri si chiedono: “Qual è il significato del versetto [del Cantico dei Cantici, 7:1]: «Quanto sono belli i tuoi piedi nei loro calzari, o figlia di nobile»? [Significa:] Come sono belli i piedi di Israele quando salgono [a Gerusalemme] per le feste di pellegrinaggio. Figlia di nobile: [significa] figlia di Abramo nostro padre, che è chiamato nobile, come è detto  [Salmi, 47:10] «I nobili dei popoli si adunarono col popolo del Dio di Abramo». [Perché è detto solo] Dio di Abramo e non Dio di Isacco e di Giacobbe? [È detto] Dio di Abramo, perché egli fu il primo dei proseliti”.

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In ricordo di Rav Eliahu Ouazana

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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Desideriamo ricordare con affetto e nostalgia la figura di Rav Eliahu Ouazana, shochet e sapiente Maestro che con il suo lavoro ha contribuito a migliorare la Comunità ebraica di Roma.

Sia il suo ricordo in benedizione, Amen.


Parashà di Nòach: La base di tutte le trasgressioni

in: Blog/News | di: Micol Mieli

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La parashà  di Bereshìt  termina con queste parole: “Ora l’Eterno vide che la malvagità dell’uomo sulla terra stava aumentando. Ogni impulso dei suoi più reconditi pensieri era solo e sempre per il male. E l’Eterno si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuore. Così l’Eterno disse: sterminerò l’umanità che ho creato dalla faccia della terra, uomo, bestiame, rettili e uccelli del cielo. Mi sono pentito di averli creati. E Noè trovò grazia agli occhi dell’Eterno” (Bereshìt, 6:5-8).

Questi versetti sono il preludio al Diluvio. R. ‘Ovadià Sforno (Cesena, 1475-1550, Bologna) nel suo commento afferma che anche se Nòach (Noè) stesso era un uomo giusto, egli non si diede da fare per influenzare il resto della sua generazione a seguire l’Eterno e a comportarsi in modo corretto. Di conseguenza avvenne la distruzione portata dal Diluvio quando “La terra divenne corrotta davanti a Dio e si riempi di “chamàs” (ibid., 11).         

Rashì (Francia, 1040-1105) nel suo commento afferma che “chamàs” significa “furti, ruberie” e a questo proposito cita un versetto dal libro del navì (profeta ) Yonà (Giona) dove il Re di Ninive sotto la minaccia della distruzione della città annunciata dal profeta, diede questo ordine alla popolazione: “… ognuno si penta della sua condotta malvagia e di quello che ha rubato di cui è in possesso. Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non abbiamo a perire!” (Yonà, 3:8-9).

Lo stesso Rashì cita il Talmud babilonese (Sanhedrin, 108a) dove i Maestri insegnano che nonostante tutta la depravazione della generazione del Diluvio, il decreto finale di distruzione fu firmato per via delle ruberie.

R. Gedalià Schorr (Galizia, 1910-1979, Brooklyn, nella foto con la moglie davanti al Kotel) nell’opera Or Gedalyahu (p. 15) commenta che nei Midrashìm è raccontato che la generazione del Diluvio era colpevole di avere commesso adulterio, idolatria e spargimento di sangue, trasgressioni molto più gravi delle ruberie Il motivo per cui il decreto finale della distruzione con il Diluvio venne a seguito delle ruberie, è che la base di tutte le trasgressioni è appropriarsi di ciò che non ci spetta.

Schorr cita R. Yitzchàk Meir Alter, rebbe di Gur (Polonia, 1799-1866) che nella sua opera Chiddushè Ha-Rim fa notare che nella parashà di Nassò (Bemidbàr, 5:5-8), la mitzvà di confessare i propri peccati (vidduy) per fare Teshuvà, è appaiata alla trasgressione di derubare il proselita. Tanto grave è il furto che dalla trasgressione di derubare si impara la mitzvà della confessione per tutte le altre trasgressioni della Torà.

Apparentemente il Rebbe di Gur prese spunto dal  Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il Cairo) che deriva la mitzvà  della Teshuvà da questo passo. Il Maimonide scrive: “Se una persona ha trasgredito delle mitzvòt della Torà, sia prescrittive (cioè di fare) che proscrittive (cioè di non fare), sia di proposito che in errore, quando farà teshuvà e si pentirà del suo peccato, è obbligato a confessare al Signore Benedetto, come è detto: Sia uomo che donna che abbiano commesso un peccato […] lo confesseranno” (Mishnè Torà, Hilkhòt Teshuvà, 1:1).  

Schorr spiega che l’appropriazione indebita è la base di tutte le trasgressioni perché l’Eterno ha dato agli esseri umani le risorse per mettersi al Suo servizio. I Maestri nel Talmud babilonese (Berakhòt, 6b) insegnano che lo scopo della creazione dell’uomo è di dare onore al Creatore e di far sì che grazie all’opera dell’uomo scaturisca onore al Creatore da tutto il creato. Quando gli esseri umani usano le loro risorse in modo contrario alla volontà divina commettono un atto di appropriazione indebita, perché usano le risorse date loro dall’Eterno in modo inappropriato. Questo è anche il motivo per cui nella tefillà, preghiera, di Ne’ilà, che conclude le tefillòt del giorno di Kippur, chiediamo all’Eterno di far sì che possiamo astenerci dal tenere in nostro possesso ciò che non ci appartiene. Questo è un riferimento alla risorse che l’Eterno ci ha dato, che  se non usate nel modo che l’Eterno ci ha comandato, costituiscono un’appropriazione indebita.

Da qui si può comprendere come la base dei peccati della generazione del Diluvio fosse l’espansione sfrenata  del male, al punto che non esisteva più nessun limite neppure nei rapporti tra esseri umani. Ed anche il fatto che il peccato principale fosse l’adulterio derivava dalla mancanza da parte degli esseri umani di saper limitare i propri desideri. Questo è il motivo per cui il decreto finale della distruzione delle generazione del Diluvio fu firmato per via del “chamàs” che è la mancanza di rispetto di ogni limite.