Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha chiesto oggi alle emittenti televisive di non diffondere i video girati dal killer di Tolosa, Mohammed Merah, che ritraggono i sette omicidi da lui compiuti. I filmati sono stati ricevuti dal network panarabo al Jazira che sta valutando se mandarli in onda.
“Chiedo a tutte le stazioni tv che potrebbero possedere le immagini di non trasmetterle per nessun motivo nel rispetto delle vittime e della Francia“, ha affermato il titolare dell’Eliseo. Sarkozy ha aggiunto che la famiglia di Jonathan Sandler, l’insegnate ebraico assassinato assieme ai due figlioletti, ha annunciato un’azione legale per impedire la trasmissione dei filmati.
Alla convention annuale dell’AIPAC sono intervenuti Barack Obama, Benjamin Netanyahu e Gianfranco Fini
In Italia esiste un pregiudizio diffuso rispetto al termine “lobby”, che si carica di valenze e significati negativi, che fa immaginare forme di cospirazione, ad entità misteriose che agiscono segretamente.
Non a caso la citazione della fantomatica “lobby ebraica” è uno dei cavalli di battaglia degli antisemiti ed evoca la “cospirazione segreta” raccontata nei “Protocolli dei Savi di Sion”, il più celebre falso antisemita del ventesimo secolo.
Il lobbismo è invece un’attività presente in tutto il mondo, e in molti paesi le lobbies, a differenza dell’Italia, sono regolate da leggi specifiche (come accade negli Stati Uniti, in Canada e in Australia, solo per citare alcuni esempi) ed agiscono alla luce del sole e in totale trasparenza, come parte integrante del sistema democratico, all’interno del quale operano diversi e contrapposti gruppi di opinione. Leggi tutto l’articolo
E’ un segnale di apertura verso la popolazione ebraica quello mostrato dal nuovo presidente eletto della Tunisia Moncef Marzouki, che incontrato il rabbino Haim Bittan ha dichiarato che gli ebrei sono a pieno titolo cittadini tunisini e li ha invitati a fare ritorno nel Paese.
Attualmente in Tunisia vivono circa 1.500 ebrei, ma negli anni Sessanta erano 100mila. Leggi tutto l’articolo
L’amministrazione Obama “ha fatto per la sicurezza di Israele più di tutte quelle precedenti“. Lo ha affermato lo stesso presidente degli Stati Uniti intervenuto all’incontro con l’American Jewish Congress (Ajc) a New York.
Ripreso dal Jerusalem Post, il capo della Casa Bianca ha ricordato la cooperazione fra le intelligence americana e israeliana, lo sviluppo congiunto dell’Iron Dome (lo scudo contro i missili a corto raggio, ndr) “così che non si verifichi una pioggia di razzi su Tel Aviv“, ha detto Obama.
“Noi - ha ribadito – sulla sicurezza di Israele non scendiamo a compromessi“. Al presidente ha risposto il padrone di casa, il numero uno dell’Ajc, Jack Rosen: “Non direi il vero se non ricordassi che molti nella comunita’ ebraica sono preoccupati” per lo stato delle relazioni fra Israele e Usa. Leggi tutto l’articolo
E’ una gaffe che Israele per ora non commenta, dicono i telegiornali della sera, facendo ascoltare le parole fuori e i commenti di Sarkozy e Obama sul presidente Netanyahu (consulta il video).
Bene, un commento lo facciamo noi, dando ragione a Sarkozy e Obama. Hanno ragioni da vendere nel lamentarsi di Bibi Netanyahu, è ovvio che gli stia sui cosidetti, Bibi non è uno che ama genuflettersi, dice le sue ragioni, poco gli importa se davanti all’uno o all’altro.
In più manda all’aria le categorie politiche del politicamente corretto, perché conosce le vigliaccherie dell’Occidente avendo vissuto – e studiato – la storia del proprio popolo. Leggi tutto l’articolo
Ahmadinejad a New York. Non è una novità, ci va ogni anno, dopodiché accusa Usa e Israele.
Questa volta accusa gli Stati Uniti con la stessa tecnica usata per Israele: adoperano l’11 settembre per giustificare le loro guerre, come Israele sfrutta la Shoah per occupare i territori palestinesi.
Attenzione però a catalogarlo come un delirio, significherebbe archiviarlo, dimenticarlo. Invece Ahmadinejad va preso sul serio, anche quando nega la stessa esistenza della Shoah. Leggi tutto l’articolo
Gli Usa stanno tentando di convincere 7 Stati membri del Consiglio di Sicurezza Onu per bloccare la richiesta di Abu Mazen in merito al riconoscimento dello Stato palestinese.
A rivelarlo è stato l’ambasciatore israeliano alle Nazioni unite, Ron Prosor.
Le regole del Consiglio di Sicurezza prevedono che per dare l’ok al riconoscimento dello Stato palestinese occorre una maggioranza di 9 membri. Il Consiglio ne possiede 15 (5 permanenti e dieci a rotazione), quindi, un eventuale blocco di sette paesi rimanderebbe al mittente la richiesta dell’Anp.
L’Unione Europea ha sottolineato la sua “preoccupazione per lo stallo persistente” nei negoziati di pace in Medio Oriente e ha chiesto a israeliani e palestinesi di “mostrare il più alto senso di responsabilità, riprendendo colloqui diretti e sostanziali“.
Lo si legge nelle conclusioni del Consiglio affari esteri in corso a Bruxelles, in cui si è ribadito che “l’Ue continua a credere che siano necessari progressi urgenti verso una soluzione basata su due Stati“.
“L’Unione Europea – hanno detto i ministri degli Esteri dei 27 – sottolinea il ruolo centrale del Quartetto e sostiene pienamente l’Alto rappresentante (Catherine Ashton) nei suoi sforzi all’interno del Quartetto di creare una prospettiva credibile per il rilancio del processo di pace“.
Usa e Francia hanno intenzione di organizzare il prossimo 2 settembre a Parigi una conferenza di pace sulla questione fra israeliani e palestinesi. Lo scrive il sito internet Debkafile, considerato vicino ai servizi segreti dello Stato ebraico.
Debkafile scrive che con il summit transalpino Barack Obama e Nicolas Sarkozy vogliono far ripartire il dialogo fra le due parti, anche per evitare il rischio che l’Anp richieda il riconoscimento dello Stato palestinese all’Assemblea generale dell’Onu.
Obama e Sarkozy, inoltre, puntano ad arrivare alla conferenza parigina con la risoluzione della crisi in Libia grazie “un accordo a quattro tra Usa, Francia, Muammar Gheddafi e ribelli libici“.
“Israele ha fallito nei negoziati con Hamas“. Sono le parole di Noam Shalit, padre di Gilad Shalit, il militare dello Stato ebraico ostaggio di Hamas dal 2006, secondo cui “Israele non ha bisogno di prendere parte a uno scambio di corpi“.
Parole che il genitore del soldato israeliano ha detto in un’intervista alla radio dell’esercito.
“Fino ad ora (Israele) ha fallito - continua Noam - e non è stato capace di smuovere Hamas. La mancata restituzione dei corpi (dei palestinesi) non mette alcuna pressione sui leader di Hamas“. Leggi tutto l’articolo