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Chanukkà: La risposta di Simone Asmoneo al re Antioco VII

in: Blog/News | Pubblicato da: Micol Mieli

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Durante gli otto giorni di Chanukkà ringraziamo l’Eterno nelle preghiere e nella benedizione dopo il pasto inserendo il brano che inizia con le seguenti parole: “Per i miracoli, per gli atti di valore, per le vittorie, per le guerre, per la liberazione, per il riscatto che hai operato per noi e per i nostri padri, nei tempi antichi in questi giorni…”. 

Il Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il Cairo) nel Mishnè Torà (Hilkhòt Chanukkà) scrive: “Ai tempi del secondo Bet Ha-Mikdàsh (il Santuario di Gerusalemme), i re greci perseguitarono Israele, abolirono la loro legge impedendo loro di studiare Torà e di osservarne le mitzvòt [i precetti],  misero mano sulle loro proprietà  e sulle loro figlie [con il jus primae noctis], entrarono nel Santuario, aprirono delle brecce e resero impure le cose pure. Fu un periodo di grandi sofferenze per Israele a causa delle persecuzioni, finché  il Dio dei nostri padri ebbe misericordia di loro, li salvò dalle loro mani e li protesse. I Kohanìm Ghedolìm (sommi sacerdoti) figli di Asmoneo prevalsero su di loro, li uccisero e salvarono Israele dalle loro mani; fecero regnare uno dei Kohanìm e tornò l’indipendenza ad Israele per oltre duecento anni fino alla distruzione del secondo Bet Ha-Mikdàsh”.

Dopo la morte di Alessandro Magno nel 323 a.E.V., il suo regno venne diviso tra i suoi generali. Nell’anno 312, Seleuco assunse il regno dell’Asia che comprendeva la Siria e la terra d’Israele. Otto generazioni più tardi nell’anno 175 a.E.V. salì al trono Antioco IV Epifane. Nel primo Libro degli Asmonei viene raccontato che le disgrazie iniziarono per mano di israeliti ellenisti che “presero l’iniziativa e andarono dal re, che diede loro facoltà di introdurre le istituzioni dei pagani”. Nell’anno 169 a.E.V., dopo aver sconfitto l’Egitto, Antioco si diresse contro Israele e mosse contro Gerusalemme con forze ingenti. Entrò  nel Bet Ha-Mikdàsh e ne portò via  gli arredi e ogni cosa preziosa. Due anni dopo, il re Antioco ordinò ad Apollonio, esattore del tributo, di distruggere Gerusalemme. Apollonio “Mise a sacco la città, la diede alle fiamme e distrusse le sue abitazioni e le mura intorno e trasse in schiavitù le donne e i bambini. […] Poi il re prescrisse con decreto a tutto il suo regno, che tutti formassero un sol popolo e ciascuno abbandonasse le proprie leggi. […] Anche molti israeliti accettarono di servirlo e sacrificarono agli idoli e profanarono il sabato. Il re spedì ancora decreti per mezzo di messaggeri a Gerusalemme e alle città delle Giudea, ordinando di seguire usanze straniere al loro paese, di far cessare nel tempio gli olocausti, i sacrifici e le libazioni, di profanare i sabati e le feste e di contaminare il santuario e i fedeli, di innalzare altari, templi ed edicole e sacrificare carni suine e animali immondi, di lasciare  i propri figli  non circoncisi […]  pena la morte a chiunque non avesse agito secondo gli ordini del re”.      

La rivolta ebraica ebbe inizio quando vennero nella città di Modin i messaggeri del re, incaricati di costringere all’apostasia. Molti israeliti andarono da loro.  Mattatià e i suoi figli, Yochanàn, Shim’on, Yehudà, El’azàr e Yonatàn, stettero da parte e rifiutarono di partecipare ai riti pagani. Quando un israelita si avvicinò all’altare per fare sacrifici pagani come ordinato dal re, Mattatià uccise lui e i messaggero del re. Fatto questo disse “Chiunque ha zelo per la legge e vuol difendere l’alleanza mi segua!” e fuggì con i suoi figli tra i monti. Dopo tre anni di guerra, Yehudà, che era il comandante dell’esercito, riuscì a liberare Gerusalemme. “Trovarono il Bet Ha-Mikdàsh  desolato, l’altare profanato, le porte arse e cresciute le erbe nei cortili come in un luogo selvatico o montuoso, e gli appartamenti sacri in rovina”[…] “Restaurarono il santuario e consacrarono l’interno del tempio e i cortili; rifecero gli arredi sacri e collocarono il candelabro e l’altare degli incensi e la tavola nel tempio. Poi bruciarono incenso sull’altare e accesero sul candelabro le lampade che splendettero nel tempio. Posero ancora i pani sulla tavola e stesero le cortine. Così portarono a termine le opere intraprese. Si radunarono il mattino del venticinque del nono mese, cioè il mese di Kislèv, [nell’anno 164 a.E.V.] e offrirono il sacrificio secondo la legge sull’altare degli olocausti che avevano rinnovato. […] Celebrarono la dedicazione dell’altare per otto giorni e offrirono olocausti con gioia e offrirono sacrifici di ringraziamento e di lode”.

Dopo la restaurazione del servizio nel Bet Ha-Mikdàsh la guerra con i re seleucidi continuò per molti anni. Yehudà e suo fratello Yonatàn morirono in battaglia.  Shim’on assunse il comando nell’anno 143 a.E.V. e nell’anno 140 a.E.V. fu acclamato re e sommo sacerdote. Quando Antioco VII richiese a Shim’on la restituzione di territori da lui conquistati al di fuori della Giudea minacciando di fare guerra, Shim’on rispose: “Non abbiamo occupato terra straniera né ci siamo impossessati di beni altrui ma dell’eredità dei nostri padri, che fu posseduta dai nostri nemici senza alcun diritto nel tempo passato. Noi, avendone avuta l’opportunità, abbiamo ricuperato l’eredità dei nostri padri”. Giuseppe Flavio scrive che dopo questo episodio Shim’on “condusse in pace il resto della sua vita e fece anche un patto con i Romani” (Antichita’ Giudaiche, XIII-VI).

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