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Chanukkà: Su Chanukkà e sui miracoli

in: Blog/News | Pubblicato da: Micol Mieli

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Nel trattato Shabbàt (21b) del Talmud babilonese è scritto: “Qual è [la ragione di] Chanukkà? i nostri Maestri insegnarono: il venticinquesimo giorno del mese di Kislev iniziano i giorni di Chanukkà; sono otto giorni nei quali è proibito fare orazioni funebri e digiunare. Perché quando i Greci entrarono nel Bet Ha-Mikdàsh contaminarono tutte i contenitori dell’olio per accendere la Menorà e quando gli Asmonei prevalsero contro di loro e li sconfissero, trovarono solo un contenitore di olio con il sigillo del Kohen Gadol, che era sufficiente per l’illuminazione di un solo giorno [oppure, secondo rav Achai Gaon: “che non bastava neppure per un giorno”]; eppure accadde un miracolo e con esso accesero la Menorà per otto giorni. L’anno seguente questi [giorni] furono dichiarati giorni festivi con la recita dell’Hallel e tefillòt di ringraziamento”.

Nel 1982 R. Meir Erlau si rivolse a R. Moshe Mordechai Halevi Schulsinger di Haifa con il seguente quesito: La festa di Chanukkà è menzionata nel Talmud babilonese nel trattato Shabbàt e si parla incidentalmente della festa di Chanukkà anche in Bikurìm (1:6), Rosh Hashanà (18a), Ta’anìt (15b), Meghillà (28a e 30b) e Bavà Kamà (62b). In nessuna mishnà è pero indicato il miracolo per cui fu stabilita la festa di Chanukkà. Ci si meraviglia per quale motivo per Purìm esiste tutto un trattato talmudico (Meghillà) e per Chanukkà vi sono solo un paio di pagine nel testo talmudico in cui si parla delle regole dello Shabbàt.  E non vi è neppure una mishnà nella quale venga spiegato il motivo per cui fu stabilita la festa di Chanukkà. 

R. Schulsinger rispose brevemente (in Mishmàr Halevi, Chaghigà, 46) citando una lezione di R. Moshè Sofer (Francoforte, 1762-1839, Bratislava) in Chatàm Sofèr (Ghittìn, 78a) dove quest’ultimo afferma che l’obbligo di accendere il lume di Chanukkà non è scritto da nessuna parte e la festa di Chanukkà non è menzionata in una mishnà specifica perché si trattava di cose note a tutti. R. Schulsinger aggiunge che il Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il Cairo) nel suo commento alla mishnà (Menachòt, cap. 4) scrisse una cosa simile riguardo alle halakhòt del Titzìt, delle Mezuzòt e dei Tefillìn perché quando fu composta la Mishnà [nel secondo secolo e.v.] erano note a tutti.

Sull’argomento di Chanukkà, R. Barukh Halevi Epstein (Belarus, 1860-1941) in Barùkh Sheamàr (p. 144) si chiese per quale motivo quando i Maestri inserirono nel testo della ‘Amidà una tefillà di ringraziamento (‘Al Ha-Nissìm) per i miracoli di Chanukkà, essi menzionarono solo i miracoli durante le battaglie degli Asmonei nella guerra di liberazione contri i greci seleucidi: “Per i miracoli, per gli atti di valore, per le vittorie, per le guerre, per la liberazione, per il riscatto che operasti in nostro favore e dei nostri padri, nei tempi antichi in questi giorni. Al tempo di Mattatià, figlio di Yochanàn il Kohen Gadol Asmoneo, e dei suoi figli quando insorse contro di loro la tirannia dei greci e volle fare dimenticare loro la Tua Torà e trasgredire gli statuti della Tua volontà, Tu per la Tua immensa pietà li ha sostenuti nel pericolo, li hai difesi e protetti, consegnasti i prodi in mano dei deboli, i molti in mano dei pochi, gli impuri in mano dei puri, gli empi in mano dei giusti, i superbi in mano di coloro che si occupavano dello studio della Tua Torà….”. In questa tefillà di ringraziamento non si menziona affatto il miracolo dei lumi di cui si parla invece nel succitato trattato Shabbàt del Talmud Babilonese.

R. Epstein offre la seguente spiegazione: “Si può opinare che il motivo per cui nel Talmud omisero il racconto delle guerre è che la vittoria in guerra non è una chiara prova della vicinanza dell’Eterno a Israele. Questo perché la Provvidenza divina di regola protegge i deboli e i perseguitati come è scritto in Kohèlet (Ecclesiaste, 3:15). Nelle accademie talmudiche quando i Maestri parlarono ai discepoli della festa di Chanukkà, raccontarono del miracolo dei lumi che mostrava più di ogni altro la vicinanza della Provvidenza a Israele. Nella Tefillà invece, che era anche per tutto il popolo, i Maestri menzionarono solo i miracoli che l’Eterno fece agli Asmonei durante le guerre contro i greci perché tutti ne erano al corrente. Il miracolo dei lumi invece avvenne nel Bet Ha-Mikdàsh solo alla presenza del Kohanim e dei Leviti.

Il Maimonide conclude la trattazione delle halakhòt della festa di Chanukkà (4:12) scrivendo: “La mitzvà  del lume di Chanukkà è una mitzvà [a tutti noi] molto cara [chavivà] e bisogna eseguirla con attenzione per fare conoscere il miracolo e aggiungere lodi e ringraziamenti per i miracoli che [l’Eterno] ha fatto per noi. Perfino chi non ha abbastanza mezzi per mangiare e vive di Tzedakà, deve prendere a prestito o vendere il suo abito per comprare olio e lumi e accenderli”. R. Vidal di Tolosa (XIV secolo) nel suo commento Magghìd Mishè al Mishnè Torà del Maimonide scrive che il Maimonide ha equiparato la mitzvà di origine rabbinica del lume di Chanukkà a quella anch’essa rabbinica delle quattro coppe di vino che bisogna bere durante il Sèder di Pèsach perché entrambe sono state stabilite per fare conoscere i miracoli dell’Eterno.      

 

A cura di Donata Grosser

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