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Come un soffio di Primavera

in: Blog/News | Pubblicato da: Georges de Canino

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In ricordo delle giovani vittime delle Fosse Ardeatine

Anni di riflessione e con il desiderio di restituire alla storia ed alla memoria delle Fosse Ardeatine, sono state installate nel Museo situato sulla collina ardeatina, a fianco al monumentale Mausoleo, le mie due opere dedicate ai ventisei minorenni martiri. I giovani, ragazzi ed adolescenti furono trucidati il 24 marzo 1944 in seguito alla rappresaglia tedesca dopo l’attacco dei gappisti romani contro il battaglione Bozen, i poliziotti delle SS che attraversavano quotidianamente Via Rasella ed il centro storico di Roma.

Questa pagina della nostra storia è poco conosciuta dalle nuove generazioni, la storia dell’occupazione nazista nei nove mesi durante i quali  i romani conobbero uno dei periodi tra i più tragici, i romani non avevano mai conosciuto la fame come in quei mesi,  si susseguivano i rastrellamenti, le denunce, le delazioni, le torture nei palazzi e nelle pensioni gestite dai fascisti repubblicani e dalle bande che si erano organizzate ed affiancate ai tedeschi.

Nessuna città d’Italia ha mai avuto tante deportazioni di masse come Roma:  il 7 ottobre 1943 i Carabinieri rimasti nella Capitale, dopo la partenza del Sovrano e del Governo, dovettero consegnarsi ai tedeschi su ordine del Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani pena il bombardamento del quartiere Parioli. Duemilacinquecento uomini in divisa dovettero consegnare le armi e arrestati furono deportati nei Lager tedeschi. Il 16 ottobre 1943, alle cinque del mattino le truppe tedesche operative arrivate da Roma Nord rastrellarono  gli ebrei appartenenti alla Comunità Israelitica di Roma,  nell’area dell’antico ghetto ed in altri quartieri. Dalla Stazione Tiburtina  lunedì 18 ottobre  su carri piombati  partirono per non tornare più oltre mille tra uomini, donne, bambini e anziani. Questa non fu l’unica deportazione degli Ebrei romani, i rastrellamenti e gli arresti continuarono senza sosta su indicazioni di delatori e di fascisti collaboratori dei tedeschi  fino al 20 maggio 1944.

Mentre a Forte Bravetta venivano passati alle armi i militari del Fronte Clandestino della Resistenza collegato con il Governo del Sud e gli Alleati. Gli antifascisti attivi e i partigiani in parte sostenuti ed aiutati dalla popolazione  vissero giorni formidabili e gloriosi per la loro attività giornaliera contro i repubblichini di Salò e i militari tedeschi. La Centrale del terrore, era il palazzo autarchico di Via Tasso dove Kappler ogni giorno sceglieva le sue vittime e organizzava le torture dei patrioti. All’ultimo piano decine e decine di donne ammassate vivevano giorni di terrore. Nel groviglio delle strade e dei vicoli a Roma si viveva una vita clandestina confortati soltanto dalla solidarietà di chi agiva ed operava per i partiti democratici,  ricostruiti dopo il 25 luglio 1943. Migliaia di giovani non si presentavano alla chiamata alle armi dei fascisti per arruolarsi nella Repubblica di Salò, numerosi atti di eroismo e di rischio vissero i popolani che nascondevano nelle loro umili case i giovani che odiavano i tedeschi ed avevano imparato ad odiare i fascisti.

Tra gli atti di guerra più importanti avvenuti in Europa contro gli occupanti è considerato l’attacco di Via Rasella. Gli americani soprattutto desideravano incitare i romani alla ribellione ed alla rivolta, opponendosi nella vita quotidiana contro i soprusi e l’arroganza dei nazisti. A Palazzo Braschi le bande fasciste seviziavano i partigiani e gli antifascisti fino al punto da inorridire la popolazione e scandalizzare i tedeschi per le loro operazioni contro la popolazione inerme. Le liste non si contano di coloro che operarono a titolo privato e personale e come polizie private contro gli italiani e contro tutti coloro che subivano da troppo tempo l’ingiustizia della dittatura. Via Rasella è stato uno degli atti di guerra che la Resistenza italiana ha voluto e pianificato contro i tedeschi. Voglio ricordare lo stratega e l’ideatore di quel piano di guerriglia militare, Mario Fiorentini, che ventenne,  sconvolto per l’arresto del padre ebreo e della madre  cattolica, decise come altri partigiani di trasformare la  militanza in una guerra totale contro i mostri teutonici. Gli uomini e le donne che scelsero la via del totale sacrificio come Carla Capponi, Rosario Bentivegna, Pasquale Balsamo, Franco Calamandrei, Lucia Ottobrini e tanti altri sono stati una generazione che ha rinsaldato, con la  lotta e l’impegno, l’unità della Patria per la  libertà.

Ventenni che avevanop già chiara l’idea del mondo, senza libertà la vita non è degna di essere vissuta. Così nell’aprile del ’44 il quartiere Quadraro conobbe un’attacco sistematico da parte dei tedeschi e dei fascisti, centinaia e centinaia di uomini, di giovinetti, di operai e di artigiani furono avviati verso la Polonia e la Germania; molti non tornarono, pochi ancora ricordano. Il 4 giugno 1944 i tedeschi dettero l’addio a Roma, massacrando nella località della Storta 14 antifascisti, tra militari e civili italiani e stranieri, tra essi Bruno Buozzi, sindacalista e deputato socialista, il generale Piero Dodi, e Luigi Castellani insigne xilografo, impiegato del Ministero dell’Interno, condannato a morte per aver nascosto una famiglia di ebrei.

Per tutte queste ragioni, per tutte le sofferenze e le ferite dei romani, a quasi settant’anni da quella tragedia, anche se il tempo è stato  aiutato da una cultura dell’oblio, dell’indifferenza  e del negazionismo, molti hanno dimenticato e cancellato. Passeranno forse ancora degli anni in cui si tenderà e si vorrà ridurre quelle vicende tragiche e l’epopea partigiana in “acqua passata”. Continueranno i nostalgici di Salò ad invocare una pacificazione nazionale equiparando le forze militari della Resistenza e dell’Esercito di Liberazione con gli sgherri assassini fascisti. La storia si può raccontarla in mille modi, e non sono esenti gli storici di sinistra ad aver aperto il varco a tanti revisionismi, ma soprattutto aver camuffato poche migliaia di delinquenti, e i tanti giovani innocenti aizzati da una propaganda nazionalista e trascinati a servire i tedeschi diventando essi stessi complici dei loro misfatti, altro che i ragazzi di Salò (come li chiamò Luciano Violante).

Non ci fu guerra civile anche se ci furono alcuni episodi di guerra civile ma non furono gli italiani per loro volontà a creare uno Stato fantoccio ma per la sola esigenza dei tedeschi che   necessitavano di contrastare l’avanzamento degli Alleati. I ventisei giovinetti ed adolescenti delle Ardeatine  sono il soffio di quella primavera di libertà che io non posso dimenticare, perché ad essi fu negato il tempo di vivere, di lavorare, di essere e di amare. Nei  processi che si sono celebrati contro i criminali tedeschi si è sempre parlato di un bambino di quindici anni, il piccolo Michele Di Veroli nato nel 1929, un figlio di commercianti, lui fu condannato a morte perché ebreo l’altro quindicenne era un ragazzo antifascista, Duilio Cibei nato nel 1929, piccolo falegname. A loro ho dedicato le mie due opere dipinte con i rossi della pozzolana delle Ardeatine  mescolata al loro sangue. Le due opere sono per me una luce che non si spegnerà mai, un fuoco inestinguibile perché più forte del ricordo, più forte della memoria, più forte della storia. Debbo la mia riconoscenza a Rosina Stame Presidente dell’ Associazione  Nazionale Famiglie Italiane Martiri, figlia di Ugo Stame, artista e interprete  del bel canto e Comandante di Bandiera Rossa, anche la sua voce non tacerà grazie a “Rosetta” che continua a gridare contro l’oblio.

Ventisei giovani innocenti, come fiori recisi e luce della libertà, la loro memoria è restituita alla vita, grazie a “Rosetta”, per avermi dato i colori della primavera, d’ora in poi i loro nomi scolpiti nella nostra memoria.

24 MARZO 1944

ADOLESCENTI E GIOVANI

MARTIRI DELLE FOSSE ARDEATINE

L’elenco include i giovani non ancora maggiorenni.

Allora la maggiore età era fissata a 21 anni.

Ferdinando Agnini Catania 24-8-1924, studente di medicina

Giovanni Angelucci Roma 24-8-1924, macellaio

Gaetano Butera Riesi 11-9-1924, pittore

Ilario Canacci Roma 12-2-1927, cameriere

Alfredo Capecci Roma 11-12-1924, meccanico

Aldo Francesco Chiricozzi Civitavecchia 12-9-1925, impiegato

Duilio Cibei Roma 8-1-1929, meccanico

Gino Cibei Roma 13-5-1924, meccanico

Alberto Cozzi Roma 23-3-1925, meccanico

Gastone De Nicolò Roma 23-9-1925, studente

Franco Di Consiglio Roma 21-3-1927, macellaio

Marco Di Consiglio Roma 15-5-1924, macellaio

Santoro Di Consiglio Roma 23-9-1925, macellaio

Michele Di Veroli Roma 3-2-1929, commerciante

Ornello Leopardi Roma 1-1-1926, impiegato

Carlo Mosciatti Matelica 1924, impiegato

Orlando Orlandi Posti Roma 14-3-1926, studente

Renzo Piasco Roma 13-6-1925, ferroviere

Franco Piattelli Roma 22-3-1924, commesso

Antonio Pistonesi Roma 9-2-1925, cameriere

Alessandro Portieri Roma 17-7-1924, meccanico

Pietro Primavera Roma 15-1-1925, impiegato

Goffredo Romagnoli Roma 5-1-1925, ferroviere

Giovanni Senesi Roma 20-10-1924, esattore assicurazioni

Sergio Terracina Roma 21-8-1925, commesso

Otello Valesani Roma 14-9-1924, calzolaio


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