‘Generazioni’ è un romanzo corale, prima opera letteraria di Gabriele Rubini, che ricostruisce le grandi e straordinarie vicende che hanno accompagnato la nascita del sionismo
Domenica 24 giugno alle 16.30 nel Cortile delle Api della Comunità Ebraica di Casale Monferrato Gabriele Rubini presenterà il suo libro Generazioni 1881-1907 (Phasar Edizioni – World Hub Press).
Generazioni 1881-1907 è un romanzo corale che segue le vicende di cinque famiglie ebree in Russia, Italia, Francia, Stati Uniti e Palestina Ottomana. Le famiglie protagoniste e le loro vicissitudini sono state concepite esclusivamente dalla fantasia dell’autore ma lo sfondo storico sul quale le vicende si dipanano è accuratamente documentato e la Storia viene fatta emergere attraverso le storie.
La narrazione si apre in Russia, con i pogrom seguiti all’assassinio dello zar Alessandro II e si interrompe con la partenza di uno dei protagonisti da Jaffa, nell’estate del 1907. In mezzo succede un po’ di tutto: dalla grande emigrazione ebraica verso gli Stati Uniti alla Prima Aliyah, dalle convulsioni dell’Italia post-unitaria, all’Affaire Dreyfus, dall’inizio del movimento nazionale ebraico ai primi contrasti tra sionisti e arabi in Palestina. Oltre che tra loro, poi, i protagonisti interagiscono anche con figure storiche reali, conducendoci in tempi e luoghi lontani, eppure così vicini.
Una bella frase merita di essere qui ripresa “Si rovistò nelle tasche e trovò quattro biglietti da visita. Si alzò e raggiunse il quartetto: “Signori, permettete che mi presenti. Sono il capitano Antoine Lanzmann, ebreo. Quello non c’è scritto sul biglietto da visita.”
Nato a Nuoro quarantatre anni fa, Gabriele Rubini vive e lavora a Bologna. Appassionato studioso di storia del Medio Oriente, ha vissuto per qualche tempo in Israele prima di laurearsi e intraprendere la carriera di Export Manager. Questo è il suo primo romanzo.
Claudia De Benedetti
Un romanzo che è un grande affresco storico
Un romanzo storico dal taglio cinematografico e al tempo stesso in linea con la miglior tradizione del settore, da Manzoni a Tolstoj (non a caso ricordato da uno dei protagonisti, Benyamin Jacobi, giovane soldato russo della guerra di Crimea del 1853: che si trova ad avere come comandante, all’assedio di Sebastopoli, proprio il futuro autore di “Guerra e pace”). Una sorta di “Guerra e pace” o di “Mulino del Po” tra Otto e Novecento che, partendo dalle vicende parallele di cinque famiglie ebraiche di cittadinanza russa, italiana, francese – tra cui spiccano gli ucraini Zylbersytein e Jacobi – traccia un grande affresco della storia mondiale: dal 1881, anno dell’assassinio dello zar Alessandro II e dei primi sanguinosi pogrom in Russia, al 1907, anno chiave nella storia del sionismo.
L’anno prima, infatti, a Gerusalemme, l’artista d’origine lituana Boris Schatz ha fondato quella Scuola d’arte “Bezalel” che avrà un ruolo decisivo nella nascita dell’arte e, piu’ in generale, della cultura della nuova nazione israeliana. E proprio l’adeguata focalizzazione del sionismo, come movimento di risveglio nazionale con profondi legami con la cultura europea degli ultimi secoli, contro le mistificazioni che continuano a fungere da facile humus ai deliri razzisti, e’ uno dei temi centrali del libro di Rubini. Che trasporta il lettore dalla Russia degli “ultimi zar e primo Olocausto” alla Bologna del 1887, percorsa dalle polemiche per il triste “caso Mortara” di trent’anni prima; sino alla Francia del 1895, dove il caso Dreyfus preannuncia i delirii antisemiti del Novecento. L’azione si sposta poi in Asia, teatro della guerra russo-giapponese del 1904, che per la prima volta farà scricchiolare il colosso zarista scatenando la rivoluzione del 1905; e nell’America delle prime massicce immigrazioni ebraiche, descritta con accenti che ricordano singolarmente l’“America” di Franz Kafka. E nelle ultime pagine del romanzo, a Gerusalemme, nella Palestina ancora turca oggetto delle prime “Aliyot”, ritroviamo proprio Boris Schatz, personaggio simbolo di tutto il romanzo, con un decisivo incontro con uno dei protagonisti. Intanto, l’irrigidirsi dei contrapposti blocchi di potenze prepara il primo grande incendio mondiale del 1914, coi suoi rovinosi corollari: la Belle Epoque si chiude prefigurando sinistramente il “Secolo degli orrori”.
Fabrizio Federici
(Shalom, maggio 2012)