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Nascosti come topi vissero da uomini

in: Giornata della Memoria | Pubblicato da: Marco Spagnoli

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Nel film In Darkness, la vera storia di Leopold Socha, il Giusto fra le Nazioni, che salvò gli ebrei nascondendoli nelle fogne della città di Leopoli

Nelle sale italiane il 24 gennaio

In Darkness, ovvero Nel Buio è un titolo perfetto per il nuovo film diretto dalla regista di Poeti dall’Inferno Europa, Europa Agniezka Holland.

Le tenebre più spaventose cui viene fatto riferimento non sono, forse, infatti quelle delle fogne di Lvov chiamata in italiano Leopoli, la città polacca dove è ambientata la storia, bensì quelle del nazismo che ha inghiottito non soltanto i protagonisti del film, bensì il mondo intero.

Tutto inizia seguendo Leopold Socha, un operaio del sistema fognario e ladruncolo nella Polonia occupata dai Nazisti che passa da appartamento in appartamento sfruttando, appunto, la rete fognaria sotterranea. Dopo essersi imbattuto in un gruppo di ebrei, Socha accetta di nasconderli per denaro, provando a salvare dodici persone per cui è certo possa esserci una speranza. Quello che inizia come un mero accordo “economico” prende, però, una piega inaspettata. Tutti dovranno trovare un modo per scampare alla morte nei quattordici orribili mesi vissuti in un continuo stato di allerta tra i miasmi di una città ferita e l’orrore che avvolge le loro vite.

Ispirato alla storia vera di Socha così come è stata narrata nel libro Robert Marshall The Sewers of Lvov(Nelle fogne di Lvov) operaio il cui nome insieme a quello della moglie Wanda fa parte dei ‘Giusti delle Nazioni’, In Darkness offre una prospettiva nuova sulla Shoah: il mondo di sopra che continua a sopravvivere alla guerra, il mondo di sotto fatto di persone nascoste per oltre un anno alla luce del sole e al resto della città, salvate da uno come tanti che prima prova a prendere vantaggio dalla situazione, poi, invece, si rende conto di quello che sta accadendo al mondo e sceglie di mettere a rischio la sua famiglia e la sua stessa vita, andando contro alle prediche scellerate della chiesa di allora che ispirava, di fatto, un profondo antisemitismo nella popolazione.

Un film visivamente molto interessante che uscirà nelle sale italiane il 24 gennaio in occasione della Giornata della Memoria e che rappresenta la fuga dal nazismo in maniera molto ‘umana’ con bisogni fisici e personali concreti, in cui la sopravvivenza lascia pochissimo spazio alla filosofia e alla retorica.

Una pellicola essenziale, secca interpretata da attori di talento come Robert Więckiewicz, Benno Fürmann, Agnieszka Grochowska e Maria Schrader che affrontano i loro personaggi con spontaneità e compassione dei loro dolori, delle loro fragilità e debolezze, della loro disperata voglia di sopravvivere. Un film molto interessante dal punto di vista della regia che riesce a guidare lo spettatore con eleganza all’interno del quasi anno e mezzo di narrazione, non soccombendo alla claustrofobia delle fogne di cui sembra perfino di percepire le maleodoranti esalazioni, ma spingendo oltre il mezzo cinematografico in direzione di un cinema sobrio e intelligente, che non faccia della Shoah un genere narrativo cinematografico come altri, bensì lo sfrutti come un’occasione per non dimenticare quanto accaduto e per proporre al pubblico storie emblematiche di un mondo avvolto dal buio della ragione e sprofondato nella follia, nel dolore, nella crudeltà senza fine. Un film che – inizialmente – parla di soldi e che poi, progressivamente, lascia spazio alla sensibilità degli esseri umani e al loro provare ad essere migliori rispetto a quanto tutti si aspettano.

(Shalom, gennaio 2012)

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