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Dialogo e vigilanza

in: Blog/News | Pubblicato da: Giacomo Kahn

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Come fermare ‘Un attimo prima’ il terrorista fai-da-te. Se ne è discusso in occasione della presentazione del libro di Stefano Dambruoso e Vincenzo Spagnolo

Peccato per gli assenti, ma la presentazione – avvenuta ieri nella sede della Provincia di Roma su iniziativa del Benè Berith – del libro del magistrato Stefano Dambruoso e del giornalista Vincenzo SpagnoloUn istante prima’, ha offerto importanti spunti di riflessione, di ragionamento, e anche di qualche legittima preoccupazione, sul fenomeno del terrorismo islamista.

Un libro quanto mai attuale, vista anche la recentissima minaccia contro la sinagoga maggiore di Milano, oggetto di un piano terroristico ideato da un giovane marocchino residente da anni a Brescia.

E’ proprio il fenomeno del terrorista fai-da-te, quello che si prepara, si istruisce, si arma e cerca relazioni con altri attraverso il web (esattamente come il giovane arrestato ieri), è stato al centro dell’analisi dei diversi interventi. Moderati dall’Assessore della Comunità ebraica di Roma alle Relazioni esterne e Rapporti Istituzionali Ruben Della Rocca, oltre agli autori, sono intervenuti: Alfredo Mantovano già Sottosegretario agli Interni, Mario Marazziti della Comunità di S. Egidio, l’Imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini vicepresidente della Comunità Islamica Coreis, il Presidente del Benè Berith Sandro Di Castro; con gli interventi dell’attore teatrale Samuele Kay che ha letto alcuni brani del libro.

“Oggi il terrore – ha spiegato Dambruoso, attualmente responsabile del Coordinamento dell’attività internazionale del ministero della Giustizia– non viene più da gruppi organizzati che hanno un loro capo nascosto in qualche caverna dell’Afghanistan, ma viene dal nostro stesso condominio e dal vicino di casa. Un soggetto che é andato a scuola con i nostri figli e che per un disadattamento o problemi inconsci, abbraccia e coltiva delle visioni e funzioni di tipo jihadiste”.

L’organizzazione ‘classica’ del terrorismo ”prevede regole e dinamica: c’e’ un capo, sottocapi e chi va poi a commettere l’atto finale. Tutto cio’ nelle ultime vicende che abbiamo registrato, non esiste. Oggi il pericolo viene dai singoli soggetti jihadisti”.

”La ‘grande prateria’ del web – rimarca Dambruoso – ha sostituito i campi di addestramento che sono stati smantellati dalle Forze Alleate”. Oggi ”ci si addestra in rete, dove si puo’ trovare tutto. E’ davvero questo il luogo dove e’ possibile formarsi e sviluppare la propria ideologia jihadista”.

Come ci si difende? ”Innalzando i sensori – ha spiegato Dambruoso – ma e’ un compito difficile. E’ necessaria quindi una maggiore professionalità di tutti gli operatori e specialisti delle Forze dell’ordine e della magistratura”. Dambruoso ha quindi ricordato che in Italia c’è un vuoto legislativo e manca un procuratore generale unico – sul modello di quello presente per la lotta alle organizzazioni mafiose – per i casi di terrorismo. “Quando ci rechiamo all’estero per confrontarci con altri Paesi – ha ricordato il magistrato – l’Italia si presenta con più responsabili, ciascuno dei quali ha una sua limitata competenza geografica. Ma il contrasto al terrorismo necessita di una visione di insieme”.

Ma la prevenzione, la capacità – come spiega il libro – di fermare un attimo prima l’azione terroristica, non è tutto. Come hanno più volte sottolineato gli ospiti intervenuti è necessario intervenire nei campi educativi e sociali, isolando i cattivi predicatori, favorendo il dialogo tra le culture, isolando chi demonizza l’altro, contrastando tutti coloro che vorrebbero favorire la degenerazione delle fedi religiose per trasformarle in strumenti di distruzione di se stessi e contro gli altri. Insomma contro il fanatismo, contro il terrorismo islamico tutti d’accordo sulla necessità di saper coniugare il dialogo con la vigilanza.

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