Rientrano in Israele i ragazzi drusi che studiavano all’Università a Damasco, passano il confine, Israele facilita l’ingresso, sono accolti dalle rispettive famiglie, preoccupate per la situazione in generale, ma non in particolare per loro, dato che non avevano mai ricevuto notizie drammatiche, anzi, “qui va tutto bene”, scrivevano via e-mail o dicevano al cellulare.
Solo adesso, che sono ttolo: al sicuro in territorio israeliano, questi ragazzi ammettono, ancora pieni di terrore di finire con una pallottola nella testa, che computer e cellulari era tutti controllati, bastava una parola di troppo per scomparire, poco importa se portati via dalle milizie di Assad o da quelle degli insorti. Ragazzi le cui famiglie non avevano mai preso la cittadinanza israeliana, “nella speranza di ricongiungersi con la Siria in un prossimo futuro”, dicevano. Adesso la libertà la trovano in Israele, eppure qualcosa ci fa pensare che la lezione non servirà.