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E qualcuno la chiama: “libertà di culto”

in: Ebraismo | Pubblicato da: Fabio Perugia

8 Commenti

Quando pregare diventa un ‘pericolo’ per la società

In un periodo in cui risorgono sentimenti antisemiti anche in Italia, stavolta voglio raccontarvi un episodio divertente. Ma neanche troppo. Una breve storia accaduta questa mattina, tanto per augurare Hag Sameach ai nostri lettori di religione ebraica e Buona Pasqua a tutti gli altri.

Chiama un amico che sta tornando a Roma. E’ in treno. Mi racconta che, non avendo fatto in tempo a pregare a casa, decide di indossare talled e tefillin in treno. Per chi non lo sapesse, i tefellin sono due scatole di cuoio con all’interno dei passi biblici: una scatola si lega al braccio, l’altra è appoggiata sulla testa. Per un eccessivo senso di rispetto nei confronti degli altri viaggiatori decide di appartarsi. Di alzarsi dal suo posto e mettersi nel corridoio. Inizia a pregare. Qualcuno passa, lo nota e prosegue. Del resto, per chi non conosce i riti ebraici, la pratica può sembrare inusuale. Normale amministrazione. Dopo un quarto d’ora circa il mio amico finisce di pregare, ripone i tefillin in un astuccio e torna al suo posto per proseguire il viaggio verso la Capitale. Passa una mezz’ora. Il capotreno, assieme a un signore, lo avvicinano. Non vogliono vedere il biglietto.

“Polizia ferroviaria”, fa il signore che si scopre essere un agente in borghese. “Prego, buongiorno. Ditemi tutto“, fa il mio amico. “L’abbiamo vista prima nel corridoio fare delle pratiche strane”. “Veramente stavo semplicemente pregando. Sono di religione ebraica”. “Guardi io conosco le pratiche ebraiche e quelle non erano pratiche ebraiche“. “Sì, lo sono perché nella nostra tradizione…”. La spiegazione va avanti. Il poliziotto e il capotreno si allontanano.

La questione sembra risolta. Ma pochi minuti dopo i due tornano alla carica.

“Senta, dobbiamo perquisirla“.

Il mio amico, ma ormai un po’ stizzito, resta collaborativo e mette le cose in chiaro: “Guardi, non c’è problema, le apro la valigia. Però dovrebbe identificarsi, darmi il suo nome o almeno il numero di matricola”.

“Non posso farlo, questo non è previsto dalla legge italiana“.

Veramente è previsto, semmai è lei che non potrebbe perquisirmi senza un mandato o un reale rischio per la sicurezza pubblica”.

Vediamo, adesso le do i miei riferimenti. Intanto apra la valigia“.

Ok, me le dia e io apro la valigia”.

Il battibecco durerà poco, il tempo che il poliziotto e il capotreno capiscano di aver preso un grosso abbaglio. Alla fine l’agente in borghese non si fa neppure riconoscere, nonostante abbia, probabilmente, leso i diritti del poveretto che ora è costretto a concludere il viaggio umiliato e con gli occhi addosso degli altri passeggeri. Il poliziotto se ne va, ma non si risparmia l’ultimo colpo da maestro: “Però la prossima volta se deve pregare cerchi di dare meno nell’occhio”.

Buona Pasqua a tutti.

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