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Ebrei a Roma: “Con i piedi nel cuore della città e la testa in Israele”

in: Eventi, Foto gallery | Pubblicato da: Redazione

Un Commento

E’ un film-documentario sulla vita, le speranze e le paure della più antica comunità ebraica della diaspora. Verrà presentato in anteprima oggi 15 novembre al cinema Barberini e sarà trasmesso dalla RAI

E’ uno sguardo interessante quello che il regista Gianfranco Pannone propone nel suo ultimo documentario Ebrei a Roma.

Presentato nell’ambito del Festival di Roma nella nuova sezione creata da Marco Muller intitolata Prospettive Italia, questo film che passerà come ‘Evento Speciale’ al Cinema Barberini il prossimo 15 novembre alle ore 20.30 e che, in seguito, avrà un passaggio televisivo sulla Rai, esplora la vita della Comunità Ebraica romana, la sua storia, le sue tradizioni, il suo modo antico e al tempo stesso estremamente moderno di guardare all’esistenza, alla famiglia e alla religione.

Pannone, grande veterano del cinema del reale, racconta gli Ebrei del Ventunesimo secolo a Roma utilizzando filmati di repertorio dell’Istituto Luce e della Rai per un confronto inevitabile e commosso tra passato e presente, in una progressiva riappropriazione delle radici ebraiche da parte di una comunità che si racconta fiera della propria identità e di riscoprire costantemente le proprie tradizioni da trasmettere ai figli e ai nipoti e – più in generale – alle future generazioni.

Messa volutamente da parte la politica e il contesto problematico dell’Italia di oggi dove dolorosamente riaffiorano antisemitismo e intolleranza, Gianfranco Pannone si concentra sulla normalità di un’esistenza segnata da feste e tradizioni, con un costante rimando alle spiccate peculiarità di una comunità diversa da tutte le altre. Così antica, come viene ricordato, da essere antecedente alla distruzione del Tempio di Gerusalemme e all’era cristiana. “Figli di Roma” sono chiamati gli ebrei della capitale: “con i piedi nel cuore della città e la testa in Israele” viene detto nel documentario che parla di ebraismo romano nella maniera più ampia possibile, raccontando l’arrivo degli ebrei di Libia e la loro integrazione, ma anche esplorando la riscoperta del piacere dei vini kosher, del cibo, del cantare insieme a casa o durante cerimonie pubbliche.

Assente la Cultura con la ‘c’ maiuscola, Pannone si concentra sulla gente qualunque sulla sua storia antichissima di commercianti da sette generazioni come nel caso di Leone Limentani o come quella dei Terrracina, venuti a Roma dalla piccola cittadina del Lazio a sud della grande città. Il regista pur incontrando brevemente i responsabili della comunità(il rabbino capo e il presidente) si concentra sui mille volti e le tante storie che costituiscono la Roma ebraica di oggi riflettendo in maniera attenta sulla sfaccettata complessità degli ebrei della Capitale.

Un racconto corale che affronta con voluta semplicità la storia repubblicana della Comunità ebraica e che ripercorre alcune tappe salienti come le visite dei due papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI trascurando volutamente gli attentati, le intimidazioni e la scoperta dell’ebraismo da parte dei tanti non ebrei avvicinatisi alla cultura, alla tradizione e alla religione in virtù della fortuna della letteratura, del cinema, della musica e della Cultura degli Ebrei.

Una scelta di campo fortemente autoriale quella di Pannone la cui macchina da presa si concentra nel realizzare più che un documentario un vero e proprio documento, in grado in maniera quasi etnografica di testimoniare la vita e la filosofia, le speranze e le ambizioni di una Comunità che, come viene detto, è sopravvissuta da oltre duemila anni a tragedie e dolori indicibili e che, oggi, si ritrova ad essere parte di un paese e di un mondo cui portare in dono la propria saggezza e cultura intesa nell’accezione più ampia possibile di questo termine.

Nei titoli di coda, di Ebrei a Roma, poi, si intravede velocemente una riunione di redazione di Shalom come prova ulteriore del lavoro di questo giornale per raccontare una comunità di cui è espressione e di cui è parte integrante, perfettamente inserito nel flusso narrativo e temporale che Gianfranco Pannone segue nel suo film con attenzione, ma anche con sano divertimento e gusto per la scoperta.

Marco Spagnoli

(Shalom, novembre 2012)

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