1560643200<=1347580800
1560643200<=1348185600
1560643200<=1348790400
1560643200<=1349395200
1560643200<=1350000000
1560643200<=1350604800
1560643200<=1351209600
1560643200<=1351814400
1560643200<=1352419200
1560643200<=1353024000
1560643200<=1353628800
1560643200<=1354233600
1560643200<=1354838400
1560643200<=1355443200
1560643200<=1356048000
1560643200<=1356652800
1560643200<=1357257600
1560643200<=1357862400
1560643200<=1358467200
1560643200<=1359072000
1560643200<=1359676800
1560643200<=1360281600
1560643200<=1360886400
1560643200<=1361491200
1560643200<=1362096000
1560643200<=1362700800
1560643200<=1363305600
1560643200<=1363910400
1560643200<=1364515200
1560643200<=1365120000
1560643200<=1365724800
1560643200<=1303171200
1560643200<=1366934400
1560643200<=1367539200
1560643200<=1368144000
1560643200<=1368748800
1560643200<=1369353600
1560643200<=1369958400
1560643200<=1370563200
1560643200<=1371168000
1560643200<=1371772800
1560643200<=1372377600
1560643200<=1372982400
1560643200<=1373587200
1560643200<=1374192000
1560643200<=1374796800
1560643200<=1375401600
1560643200<=1376006400
1560643200<=1376611200
1560643200<=1377216000
1560643200<=1377820800
1560643200<=1378425600

Euro 2012, la Nazionale di calcio ha visitato il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau

in: Blog/News, Foto gallery | Pubblicato da: Giacomo Kahn

Un Commento

Mancano solo due giorni all’inizio del campionato europeo di calcio 2012 (l’Italia esordirà domenica) e le squadre sono già impegnate negli allenamenti e nello studio delle tattiche.

Questo non ha impedito alla Nazionale italiana di calcio di visitare oggi il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, nel quale furono sterminato quasi un milione e mezzo di ebrei europei. Una visita straordinariamente importante sia perché è la prima volta che avviene, sia come segnale che i giovani atleti lanciano ai loro coetanei per un mondo sportivo in cui deve essere bandito ogni razzismo e qualsiasi intolleranza.

Ad accogliere il ct Prandelli, la squadra e i dirigenti al campo di sterminio nazista è stato il direttore del Museo della Shoà di Roma Marcello Pezzetti, i reduci Sami Modiano, Piero Terracina, Hanna Weiss, il presidente dell’Ucei Renzo Gattegna e il presidente della Federazione Italiana Maccabi, Vittorio Pavoncello.

Dopo un’ora di visita al museo del lager, il ct Prandelli, i giocatori e i dirigenti, tra i quali il presidente federale Abete, hanno sostato in silenzio per alcuni attimi di fronte alla parete di mattoni rossi dove venivano eseguite le condanne a morte. Buffon ha deposto una corona di fiori bianco-rosso-verdi. Ciascun giocatore ha posato un lumino in memoria dei morti. “Per noi è stata un’esperienza molto toccante, è stato importante venire qui per ricordare e testimoniare, nella consapevolezza che tutto quello che è accaduto non si deve mai più ripetere”, ha detto Chiellini. “Sono contento di vedere qui tanti ragazzi, tante scolaresche, è giusto che sia così per fare in modo che anche le generazioni future possano provare questa esperienza – ha aggiunto il difensore della Juventus –Bisogna comunicare la lotta contro ogni discriminazione razziale e contro ogni atrocità commessa“. Sulla stessa linea anche De Sanctis: “Bisogna combattere ogni discriminazione razziale di qualsiasi tipo”.  Dopo un’ora e un quarto ad Auschwitz la delegazione italiana si è spostata a Birkenau, il campo di sterminio nazista dove furono uccisi un milione di ebrei, a tre chilometri dal lager principale.

“Questo e’ un Paese dove – ha commentato il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici – nonostante i provvedimenti adottati, gli episodi antisemiti e i cori razzisti continuano negli stadi. Ricordiamoci degli insulti rivolti ai giocatori di colore. Spesso c’è stata condanna dal parte della società civile ma poco da parte di quella sportiva. E’ onesto ricordare, per quanto riguarda la città di Roma, come un impegno contro il razzismo e antisemitismo sia venuto dalla famiglia Sensi, quando era alla guida della Roma Calcio che ha adottato iniziative con alcuni giocatori come testimonial. Un’altra iniziativa da lodare è stata quella di far indossare ai calciatori di Roma e Lazio, in occasione del derby, magliette contro il razzismo e l’antisemitismo. Ma nonostante quella nobile azione, lo stadio ha sempre ritrovato quei comportamenti razzisti e antisemiti”. La visita della Nazionale Italiana al Campo di Sterminio di Auschwitz e Birkenau – spiegato Pacifici –é quindi un fatto storico. Un evento di grande rilevanza ed una risposta ferma e coraggiosa da parte di coloro che hanno ruoli di primo piano e titoli per far in modo che si prevengano rigurgiti xenofobi e razzisti negli stadi“. “I nostri calciatori – ha concluso – usciranno da quel campo sentendosi diversi, guarderanno la vita in un altro modo. Succede a tutti,  accade ogni anno agli studenti delle scuole che visitano il campo e succederà anche a loro. I calciatori, guarderanno la vita in un altro modo e forse potrebbero, una volta per tutte, usare la loro forza mediatica anche ribellandosi in campo contro i comportamenti antisemiti e razzisti, arrivando addirittura a fermare il gioco fino a quando non ci sarà rispetto per il compagno insultato e saranno terminati i cori. Sarebbe un grande segnale positivo”.

Stesse considerazioni le ha espresse Sami Modiano (deportato ad Auschwitz all’età di 13 anni e mezzo). “Spero e mi auguro che questi ragazzi alla fine siano provati e che questa visita serva alle loro vite“. “Loro come tutti noi – ha proseguito – avranno letto libri e visto documentari ma essere qui di presenza é tutta un’altra cosa. Se siamo qui é perche’ il ricordo viva ancora e perché tutto quello che é successo allora non accada mai più. A Birkenau – ha spiegato – la mia comunità di ebrei italiani è stata sterminata, eravamo 1.500 persone, si sono salvati 31 uomini e 120 donne”. “Per noi sopravvissuti – ha concluso Modiano – non c’è stato nessun momento di allegria, ci siamo portati dentro sempre la stessa domanda: perche’ noi ci siamo salvati? La risposta l’ho trovata adesso: la mia missione é quella di spiegare a tutti che siamo tutti uguali, che non ci sono razze diverse l’una dall’altra e che non deve mai più succedere”.

Questa visita – ha commentato il direttore del Museo della Shoà di Roma, Marcello Pezzetti – è qualcosa che non pensavo che sarebbe accaduto. E’ fondamentale che siano venuti, anche per quello che è successo ancora quest’anno negli stadi italiani con ripetuti gesti razzisti delle tifoserie. E’ un segnale quindi importante per tutta la nazione. Qui i giocatori capiranno che se non si ferma il razzismo si può arrivare a creare luoghi di morte come Auschwitz. Giocatori come Balotelli – ha proseguito – possono prendere per mano i giovani e evidenziare cosa è successo, in passato, quando non è stato bloccato il razzismo”.

‘La visita della Nazionale di calcio ad Auschwitz – ha commentato il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti – é una bellissima iniziativa. Non avevo dubbi sulla forza e sulla lealtà della nostra Nazionale. Questa visita rende onore alla Nazionale e ci fa sentire ancora più tifosi dell’Italia”.

Che il calcio non sia solo uno sport ma abbia un valore di grande socialità ed importanza nella vita delle persone lo ha ricordato, con parole commosse, Piero Terracina (deportato ad Auschwitz all’età di 15 anni). “Il mio ritorno alla vita, dopo la liberazione dell’esercito russo – ha spiegato – è stata una partita a pallone che giocai due anni dopo, dopo essere stato dimesso dall’ospedale. In quel momento compresi che la vita mi avrebbe riservato ancora delle gioie”.

Ad Auschwitz si sono già recate le nazionali di calcio della Germania (c’erano solo tre giocatori, il capitano Philipp Lahm, e i polacchi di nascita Miroslav Klose e Lukas Podolski) e dell’Olanda (presenti, tra gli altri, Sneijder, Huntelaar, Van Bommel e Van der Vaart).

Condividi questo articolo

  • Share
  • FriendFeed
  • Email
  • Feed RSS

Tag: , , , ,