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	<title>Comunità Ebraica di Roma</title>
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		<title>Il commento della settimana. Parashà Behar Sinai: cos’è la solidarietà ebraica?</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 10:31:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Grosser</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ebraismo]]></category>
		<category><![CDATA[parashà]]></category>
		<category><![CDATA[rashì]]></category>
		<category><![CDATA[torah]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella parashà di Behar Sinai troviamo uno dei passi nei quali la Torà ci insegna cosa sia la solidarietà. Il versetto (Cap. 25:35) inizia con le parole: “Se tuo fratello che si trova vicino a te si impoverisce e le sue condizioni economiche si riducono, sia egli proselita o un residente lo sosterrai così che possa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7206" title="solidarieta" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/solidarieta-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Nella <strong>parashà di </strong><strong>Behar Sinai</strong> troviamo uno dei passi nei quali la <strong>Torà </strong>ci insegna cosa sia la solidarietà. Il versetto (Cap. 25:35) inizia con le parole: “Se tuo fratello che si trova vicino a te si impoverisce e le sue condizioni economiche si riducono, sia egli proselita o un residente lo sosterrai così che possa vivere con te”.</p>
<p style="text-align: justify;">A chi bisogna stendere la mano in sostegno? Non solo alla famiglia, ma anche al proselita, venuto da lontano che ha assunto su di sé gli obblighi e le responsabilità di osservare le mizvòt come ogni altro israelita. E non solo il proselita, ma anche il residente non ebreo che ha rigettato l’idolatria e ha assunto su di sé le sette mizvòt dei <strong>Noachidi </strong>che sono un obbligo per tutta l’umanità.<span id="more-7205"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Rashì nel suo commento spiega il significato delle parole “Lo sosterrai”: “Non lasciare che crolli cosicché poi sia difficile sollevarlo, ma sostienilo non appena è in difficoltà. La cosa assomiglia a un carico che mentre si trova sull’asino una persona da sola può far sì che non cada; se invece cade a terra cinque persone non bastano”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Rav Yosef Beer Soloveitchik, afferma che l’insegnamento di <strong>Rashì</strong> è di importanza fondamentale sia per i singoli sia per la nazione. È molto più difficile aiutare un imprenditore a risollevarsi da un fallimento che aiutarlo a continuare la sua attività quando comincia ad essere in difficoltà. Come i seguenti passi della Torà ci insegnano, qualunque siano le difficoltà nelle quali una persona si trova, i suoi fratelli ebrei hanno la responsabilità di aiutarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Infatti il versetto successivo (Cap. 25:36) proibisce di prestare a interesse. Anche se il denaro ha un valore ed è contro il nostro interesse prestarlo senza poter ricevere un corrispettivo, la Torà insegna che dobbiamo trattare il nostro fratello come noi stessi e concedergli queste agevolazioni finanziarie per permettergli di vivere. Più avanti (versetto 47) la Torà ci insegna che dobbiamo anche riscattare il nostro fratello ebreo se è diventato schiavo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Rav Soloveitchik aggiunge che lo stesso vale nella storia della nazione. Nonostante che Israele nella sua lunga storia abbia sofferto innumerevoli disastri, nessuno è stato causa di disperazione. Quando una parte del popolo ebraico si è trovato in difficoltà in una parte del mondo, gli ebrei in un’altra parte del mondo sono venuti loro in aiuto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nel 1492, gli ebrei cacciati dalla Spagna vennero accolti dalle comunità italiane e da quelle turche. Nel XVI secolo le comunità italiane stabilirono un fondo per riscattare i prigionieri dai pirati. Prima della Seconda Guerra Mondiale l’Unione delle Comunità creò la Delegazione Assistenza Emigranti (Delasem) per assistere i profughi dell’Europa Centrale e Orientale che cercavano rifugio in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Rav Soloveichik conclude che anche quando tutto sembra perduto, non è mai così. Egli cita il <em>Midràsh Bereshìt Rabbà</em> (3:9) dove è scritto che prima di creare questo mondo l’Eterno creava dei mondi, li distruggeva, e poi ne ricreava dei nuovi. Così pure il popolo d’Israele nonostante i disastri, si riprende e ricostruisce.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Per fermare il nucleare iraniano, le misure militari sono già pronte</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 17:06:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[Dan Shapiro]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare Iran]]></category>

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		<description><![CDATA[Per l’ambasciatore americano in Israele, Dan Shapiro, l’opzione diplomatica rimane però la privileggiata Non è certo una dichiarazione di guerra, ma le dichiarazioni rilasciate oggi  alla Radio israeliana dall&#8217;ambasciatore di Washington in Israele, Dan Shapiro, sono certamente un segnale forte di pressione verso la leadership iraniana. Cosa ha detto di clamoroso Shapiro? Che gli Stati Uniti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-7203" title="irannucleare1" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/irannucleare1-300x203.jpg" alt="" width="270" height="183" />Per l’ambasciatore americano in Israele, Dan Shapiro, l’opzione diplomatica rimane però la privileggiata</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non è certo una dichiarazione di guerra, ma le dichiarazioni rilasciate oggi  alla Radio israeliana dall&#8217;ambasciatore di Washington in <strong>Israele</strong>, <strong>Dan Shapiro</strong>, sono certamente un segnale forte di pressione verso la leadership iraniana.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa ha detto di clamoroso Shapiro? Che gli <strong>Stati Uniti</strong> – pur continuano a giudicare &#8221;preferibile&#8221; una soluzione del dossier iraniano attraverso la diplomazia e le pressioni internazionali &#8211; considerano l&#8217;opzione militare &#8221;pienamente disponibile&#8221;, Shapiro è andato anche oltre dicendo che, laddove Teheran dovesse proseguire sulla strada dei suoi programmi nucleari, i piani per l’azione militare sono &#8221;già pronti&#8221;.<span id="more-7201"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&#8221;Sarebbe preferibile – ha premesso l&#8217;ambasciatore &#8211; risolvere la questione iraniana attraverso la diplomazia e l&#8217;uso di pressioni invece che attraverso l&#8217;uso della forza&#8221;. &#8221;Questo pero&#8217; – ha puntualizzato &#8211; non significa che quest&#8217;ultima opzione non sia pienamente disponibile. Anzi, non solo disponibile ma pronta, poiché è stata già fatta tutta la pianificazione necessaria per assicurare che essa sia pronta&#8221; in caso di necessità.</p>

<a href='http://www.romaebraica.it/per-fermare-il-nucleare-iraniano-le-misure-militari-sono-gia-pronte/daniel_b_shapiro_ambassador/' title='Daniel_B_Shapiro_ambassador'><img width="150" height="150" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/Daniel_B_Shapiro_ambassador-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Daniel_B_Shapiro_ambassador" title="Daniel_B_Shapiro_ambassador" /></a>
<a href='http://www.romaebraica.it/per-fermare-il-nucleare-iraniano-le-misure-militari-sono-gia-pronte/irannucleare1/' title='irannucleare1'><img width="150" height="150" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/irannucleare1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="irannucleare1" title="irannucleare1" /></a>

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		<title>Ebraismo e conversioni</title>
		<link>http://www.romaebraica.it/ebraismo-e-conversioni/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 16:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Pinhas Punturello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ebraismo]]></category>
		<category><![CDATA[bet a cneset]]></category>
		<category><![CDATA[sefer]]></category>

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		<description><![CDATA[Compiti, doveri e ruolo dei convertiti in senso al popolo di Israele Basta sfogliare un semplice lunario, un qualsiasi calendario che riporti indirizzi, nomi di associazioni e comunità ebraiche e dei loro amministratori e rappresentanti per rendersi conto che al di là delle statistiche demografiche o proprio all’interno di queste, anche il piccolo ebraismo italiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1403" title="Torah" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2010/07/Torah-300x284.jpg" alt="" width="270" height="256" />Compiti, doveri e ruolo dei convertiti in senso al popolo di Israele</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Basta sfogliare un semplice lunario, un qualsiasi calendario che riporti indirizzi, nomi di associazioni e comunità ebraiche e dei loro amministratori e rappresentanti per rendersi conto che al di là delle statistiche demografiche o proprio all’interno di queste, anche il piccolo ebraismo italiano sta cambiando ed è cambiato anche nella fisionomia dei propri cognomi.</p>
<p style="text-align: justify;">Basta partecipare ad una tefillà in un qualsiasi <strong>Bet HaKnesset</strong> d’Italia, specie nelle piccole e medie comunità, per rendersi conto di quanti figli di Avraham Avinu sono chiamati a <strong>Sefer </strong>il Sabato mattina, il Lunedì, il Giovedì. A volte anche per rendersi conto che lo stesso rav… è figlio di Avraham Avinu.<span id="more-7197"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Un fantasma si aggira per l’Italia ebraica: il gher, la ghioret, colui che spesso non ha nessun genitore o nonno ebreo ma che accompagna ogni mattina i propri figli ebrei nelle scuole ebraiche di <strong>Roma, Milano, Torino, Trieste, Venezia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Colui o colei che spesso è consigliere in <strong>Comunità</strong>, segretario di Comunità, rappresentante della locale sezione del<strong> Keren Kayemet, Keren Hayesod, Adei-Wizo</strong>. Colui o colei che in altre parole vive attivamente e positivamente il proprio ebraismo, tanto da mettere in gioco il proprio tempo per nome e conto della propria Comunità e facendo questo mette in crisi molta della identità statica di quella stessa Comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Le statistiche dell’UCEI giustamente rilevano i dati numerici della presenza ebraica in Italia, ma non sempre ne colgono le sfumature culturali e sociali. Un esempio in questo senso potrebbe essere dato solo curiosando le note tristi e le note liete di un qualsiasi giornale comunitario da Trieste a Napoli, da Genova a Venezia: i cognomi di chi ci “ha lasciato” sono sempre indubbiamente ebraici, mentre più spesso i mazal tov per le poche nascite o matrimoni o bar e bat mitzvà si indirizzano a famiglie dove il cognome ebraico è scomparso dietro ad un matrimonio misto o non è mai esistito trattandosi di un lieto evento in una famiglia di gherim, convertiti.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ebraismo italiano ha dedicato giornate di studio, incontri e convegni di grande spessore al fenomeno delle conversioni, ma non ha mai scrutato nella vita delle comunità, nelle piccole e vitali organizzazioni comunitarie cercando di comprendere le trasformazioni silenziose ma significative che avvengono e continueranno ad avvenire.</p>
<p style="text-align: justify;">Non esiste una sola Comunità ebraica italiana, non esiste una sola organizzazione ebraica in <strong>Italia </strong>che non abbia nel suo consiglio, nel suo apparato dirigenziale ed amministrativo persone che hanno scelto di essere ebree e la cui scelta è di fatto una scelta di grande partecipazione e costruzione identitaria oltre ad essere una scelta religiosa. Come a dire che alla scelta religiosa, sana, consapevole corrisponda un’altrettanta capacità e predisposizione ad agire in prima persona per la propria realtà ebraica, non accontentandosi solo dell’esserne parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Se le statistiche numeriche non ci raccontano di questa presenza, non possono neanche raccontarci di come questa presenza ebraica di scelta e non di nascita sia vissuta nella realtà politica e religiosa delle nostre comunità e delle nostre organizzazione ebraiche. Certamente è impossibile tracciare un comportamento comune e condiviso di tutti gli ebrei d’Italia rispetto alle conversioni, ma si possono individuare aeree del pensiero e dell’azione sociale nelle quali gli incontri e gli scontri tra ebrei per nascita ed ebrei per scelta sono frequenti.</p>
<p style="text-align: justify;">In ambito religioso l’incontro-scontro è manifesto: ad una realtà assimilata e spesso assimilazionista colui che è scrupoloso nelle mitzvot in genere non viene compreso, se poi l’osservanza nasce in un contesto di scelta personale e non di origine familiare la non comprensione può diventare un terreno scivoloso con sfumature interessanti dal punto di vista antropologico, certo non da quello ebraico. L’ebreo assimilato o tendenzialmente poco osservante giustifica il proprio vicino gher tzedek perché <em>“essendo lui non nato ebreo deve osservare le mitzvot, mentre io posso non farlo per diritto di nascita.”</em> La scelta di essere ebrei obbligherebbe alle mitzvot, l’essere nati ebrei sembra invece una libera porta al libero arbitrio. Il terreno di incontro diventa ancora più accidentato nei contesti in cui il gher tzedek o la ghioret sposa un ebreo nato tale e, imponendo il proprio ritmo di vita saldamente ebraico, sente rispondersi dal proprio compagno/a che “noi abbiamo sempre fatto così e siamo ebrei da più tempo di te.” Come se il diritto ebraico si sia cristallizzato nel tempo e quindi permetta una sorta di anzianità identitaria che in alcuni casi può portare a guidare di Shabbat o a telefonare alla vecchia zia per sapere come sta.</p>
<p style="text-align: justify;">In ambito decisamente più politico e forse per questo più interessante in quanto fenomeno di gestione delle realtà ebraiche di Italia, la presenza dei gherim in molti consigli di Comunità ed altri luoghi rappresentativi dell’ebraismo italiano ha creato e crea forti tensioni nella stessa gestione di queste realtà. Innanzitutto dobbiamo accettare l’idea che la presenza dei gherim in quei contesti è indice di due fattori: la forte partecipazione di questi ultimi alla vita comunitaria locale e nazionale e la assenza ed il disinteresse di molti ebrei sia verso la propria realtà ebraica locale, che verso una qualsiasi forma di attivismo ebraico. Questi due fenomeni, per quanto vicini, non sono necessariamente collegati altrimenti saremmo portati a dire che la presenza dei gherim nel consiglio della Comunità di una qualsiasi città italiana è data dal disinteresse degli ebrei locali per la stessa comunità. Indubbiamente esistono realtà ebraiche numericamente piccole dove se è ancora possibile avere una decente vita ebraica, dal minian per le funzioni religiose, alla organizzazione di un seder di Pesach questo si deve alla presenza attiva dei nuclei familiari di gherim. Lo scontro culturale nella gestione dei luoghi comunitari è però un fenomeno in crescita ed, in una realtà che conosco bene, uno dei simboli di una difficile conciliazione nella gestione della Comunità tra i consiglieri nati ebrei ed i consiglieri ebrei per scelta è la manutenzione del cimitero antico, quasi non più in uso, che è fonte di grosse spese per la Comunità stessa. I consiglieri ebrei per scelta sono meno predisposti a considerare la manutenzione del cimitero come il luogo centrale della identità ebraica della Comunità, ponendo i loro sforzi più in campo educativo, formativo e religioso. Piuttosto che spendere svariate migliaia di euro l’anno per la conservazione di un cimitero con il quale ovviamente i gherim non hanno legami familiari ma sul quale non hanno neanche costruito la loro scelta identitaria, essi preferirebbero o avrebbero preferito un equilibrio di spese che portasse ad una manutenzione dell’antico cimitero ma anche ad attività vitali per la realtà ebraica locale e per i giovani della stessa comunità. Questo scontro, che è di fatto anche uno scontro tra identità ebraiche diverse e portatrici di storie familiari con sguardi opposti tra passato e futuro, ha portato alle dimissioni di alcuni gherim dal Consiglio comunitario.</p>
<p style="text-align: justify;">La presenza di nuclei familiari ebraici dove uno se non tutti i membri sono di origine non ebraica sta avendo una influenza anche sulla crescente alyà dall’Italia con conseguenze che influenzano anche i rapporti con la Rabbanut israeliana ed i Bettè Din, Tribunali Rabbinici che si occupano di conversioni. I nuovi olim che sono ebrei per scelta spesso devono faticare il doppio per poter ottenere il riconoscimento del loro status ebraico e godere quindi dei diritti che gli spettano in quanto nuovi immigrati: personalmente ho accompagnato per ben due volte all’ufficio della Rabbanut di Gerusalemme due giovani ragazzi italiani che dopo aver presentato i loro certificati di ghiur avevano bisogno di ulteriori testimoni della loro ebraicità.</p>
<p style="text-align: justify;">Se dovessimo analizzare tutti questi nuovi fenomeni dal punto di vista numerico, forse saremmo portati a non considerarli di primo interesse, sebbene anche il numero dei gherim in Italia sia in forte crescita, ad ogni modo la costante presenza del fenomeno delle conversioni, poche o numerose che siano, non può non essere analizzata e valutata anche per comprendere meglio il momento di crisi o forse passaggio generazionale che non risparmia nessuna realtà ebraica italiana. A questo proposito concludo con un episodio che mi riguarda personalmente e che può essere una chiave di lettura dell’incontro/scontro che ho esposto. Quando lavoravo come rabbino a Napoli mi è capitato di dover preparare dichiarazioni di ebraicità per persone che, avendo subito l’infamia delle leggi razziali, hanno poi fatto richiesta del vitalizio come perseguitati politici e razziali. Una signora non più residente a Napoli si presentò in Comunità e mentre le compilavo il documento necessario vedendo il mio nome a margine del foglio chiese: “Mi scusi, ma che cognome strano, lei è ebreo?” Le risposi, conoscendo molto bene la sua storia familiare: “Cara signora, viviamo tempi bizzarri, colui che attesta la sua ebraicità ed è ebreo si chiama Punturello ed i suoi cugini, che ebrei non sono, si chiamano tutti con un cognome ebraico.” Con quella risposta non mi comportai da maestro, con quella risposta applicai su di me la citazione del Talmud Yevamot 47 b: “I convertiti sono duri per Israele come fossero spine.”</p>
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		<title>Lo studio al centro della nostra vita</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 12:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rav Riccardo Di Segni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog/News]]></category>
		<category><![CDATA[Rav Riccardo Di Segni]]></category>
		<category><![CDATA[torah]]></category>

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		<description><![CDATA[Yom haTorà, l’invito del rabbino capo di Roma a partecipare ad una giornata che ci riguarda tutti Un aspetto essenziale che distingue la religione ebraica è lo studio. Studiare non è un optional, un qualcosa in più rispetto a una fede o una pratica religiosa, per noi è l&#8217;essenza e il fondamento, da solo vale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-956" title="Riccardo Di Segni" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2010/07/rabbino-disegni-riccardo-32-300x212.jpg" alt="Riccardo Di Segni" width="270" height="191" />Yom haTorà, l’invito del rabbino capo di Roma a partecipare ad una giornata che ci riguarda tutti</strong></p>
<p>Un aspetto essenziale che distingue la religione ebraica è lo studio. Studiare non è un optional, un qualcosa in più rispetto a una fede o una pratica religiosa, per noi è l&#8217;essenza e il fondamento, da solo vale quanto tutto il resto. Ognuno deve studiare, ogni giorno, in modo fisso e abituale, e questo obbligo dura per tutta la vita. Se questa è la cornice, può sembrare strano che si organizzi uno <strong>Yom haTorà</strong>, un giorno dedicato allo studio in tutta <strong>Italia</strong>, contemporaneamente e in numerose sedi.</p>
<p>Un giorno solo e gli altri no? La risposta è semplice: anche se non sono pochi i luoghi di studio e quelli che studiano, non si può far finta di ignorare che questo precetto fondamentale rischia di essere, come purtroppo molti altri, ignorato o trascurato. Bisogna invece rimetterlo al centro dell&#8217;attenzione dimostrando come lo studio della Torà sia interessante, attraente, utile e come in ogni comunità esistano maestri validi e studenti appassionati, e come sia utile ed opportuno investire le nostre risorse comunitarie nella crescita culturale basata sulla Torà.<span id="more-7195"></span></p>
<p>Si pensi a quante risorse vengono dedicate dalle comunità alle giornate della &#8220;cultura&#8221; o della &#8220;shoà&#8221;. Sono tutte cose importanti, soprattutto nel nostro rapporto con l&#8217;esterno, ma rischiano di far perdere di vista ciò che invece deve essere centrale e prioritario. Inoltre nessuno può studiare tutto, ammesso che lo desideri. Alcuni temi e alcuni testi, benché fondamentali rischiano di essere trascurati. Per questo è opportuno talvolta attirare l&#8217;attenzione di tutti su un argomento specifico. E&#8217; quello che si è fatto ora sollevando un problema essenziale, quello della responsabilità di ognuno nei confronti degli altri. Una società che si disgrega, dove ognuno si isola e si fa i fatti suoi, che sia apparentemente ultra ortodosso o &#8220;ultralaico&#8221; è ben lontana da qualsiasi ideale ebraico. Si cerchi allora di capire con lo studio quali siano le indicazioni tradizionali con cui misurarsi. Altre comunità europee, come quella francese, hanno realizzato da anni con successo l&#8217;iniziativa del giorno della Torà. Noi stiamo iniziando ora e ci auguriamo il successo, con la partecipazione anche critica di molti. Vi aspettiamo con il vostro contributo di curiosità e di entusiasmo.</p>
<p><strong>Riccardo Sh. Di Segni</strong></p>
<p>(Shalom, maggio 2012)</p>
<p>A Roma il programma sarà così articolato:</p>
<p>la mattina di domenica 20 maggio</p>
<p>•         al Palazzo della Cultura dalle 10 alle 13 Avot uvanim (studio congiunto di padri e figli e a seguire lezione di un Rav sulle fonti studiate). Intervengono Rav Carucci Viterbi e Rav Colombo.</p>
<p>•         Tempio Bet Shalom (10-13). Intervengono Rav Cesare Moscati, Rav Shalom Chazan e il M° Gadi Piperno.</p>
<p>•         Tempio Bet El (10-13). Intervengono Rav Gad Eldad e Rav Umberto Piperno.</p>
<p>•         Tempio dei Giovani (10-13, in collaborazione con Ospedale Israelitico ed AME). Intervengono Rav Riccardo Di Segni, Rav Crescenzio Di Castro, Rav Amedeo Spagnoletto, Sandro Di Castro, Michele Di Veroli.</p>
<p>•         Tempio di Ostia Shirat ha-yam (a partire dalle ore 11.30). Interviene Rav Ariel Di Porto.</p>
<p>•         Casa di riposo (alle ore 17): lezione del M° Roberto Di Veroli.</p>
<p>•         Pitigliani: lezione di Talmud di Rav Gianfranco Di Segni (ore 11).</p>
<p>•         Collegio Rabbinico Italiano (9-11). Lezione di Talmud di Rav Riccardo Di Segni per adulti.</p>
<p>•         Collegio Rabbinico Italiano: Lezione di Rav Steinberger (Yeshivat ha-kotel &#8211; Yerushalaim) per allievi liceali.</p>
<p>Nel pomeriggio al Palazzo della Cultura:</p>
<p>•         Alle ore 17, conferenza sul tema dell&#8217;ammonimento visto dal punto dei chassidim e mitnaghedim. Intervengono Rav Shalom Chazan e Rav Reuven Roberto Colombo. Modera M° Gadi Piperno</p>
<p>•         Alle ore 18 Naomi Artom Goldenberg racconta Rav E. S. Artom z”l.</p>
<p>•         Alle ore 18:30 lezione di Rav Steinberger (Yeshivat ha-kotel &#8211; Yerushalaim)</p>
<p>•         Alle ore 19:15 lezione conclusiva del Rabbino Capo Shmuel Riccardo Di Segni</p>
<p>•         A seguire festeggiamenti al Palazzo della Cultura (in collaborazione con i movimenti giovanili): spaghettata, musica e balli.</p>
<p>Alle ore 20.30 al Pitigliani ‘Rashisushi’. Intervengono Rav Carucci Viterbi e Rav Colombo.</p>
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		<title>Presentazione della &#8220;Rassegna Mensile di Israel&#8221;: il numero speciale della rivista, edita dall’Ucei, dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia</title>
		<link>http://www.romaebraica.it/presentazione-della-rassegna-mensile-di-israel-il-numero-speciale-della-rivista-edita-dall%e2%80%99ucei-dedicata-ai-150-anni-dell%e2%80%99unita-d%e2%80%99italia/</link>
		<comments>http://www.romaebraica.it/presentazione-della-rassegna-mensile-di-israel-il-numero-speciale-della-rivista-edita-dall%e2%80%99ucei-dedicata-ai-150-anni-dell%e2%80%99unita-d%e2%80%99italia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 May 2012 17:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Renzo Gattegna]]></category>
		<category><![CDATA[Ucei]]></category>
		<category><![CDATA[unità d'Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia il volume della Rassegna Mensile di Israel che sarà presentato giovedì 17 maggio a Roma, presso il Centro Bibliografico “Tullia Zevi” dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, nell’ambito del progetto “Quale identità ebraica. Generazioni a confronto”. “Un’identità in bilico: l’ebraismo italiano tra liberalismo, fascismo e democrazia (1861-2011)” è il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-7190" title="150 anni" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/150-anni.jpg" alt="" width="228" height="213" />E’ dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia il volume della <strong>Rassegna Mensile di Israel</strong> che sarà presentato giovedì 17 maggio a <strong>Roma</strong>, presso il Centro Bibliografico “Tullia Zevi” dell’<strong>Unione delle Comunità Ebraiche Italiane</strong>, nell’ambito del progetto “Quale identità ebraica. Generazioni a confronto”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Un’identità in bilico: l’ebraismo italiano tra liberalismo, fascismo e democrazia (1861-2011)” è il titolo dell’antologia di cui parleranno, dopo il saluto del Presidente UCEI <strong>Renzo Gattegna</strong>, il Presidente emerito della Corte Costituzionale<strong> Giovanni Maria Flick</strong>, il Professore presso la Facoltà Valdese di Teologia Daniele Garrone e il Professore di Storia americana <strong>Massimo Teodori</strong>. A moderare l’incontro il Vicepresidente UCEI <strong>Anselmo Calò</strong>.<span id="more-7189"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La Rassegna Mensile di Israel è il periodico di cultura ebraica edito dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e diretto dal Prof. <strong>Giacomo Saban</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Curato dal Prof. Mario Toscano dell’Università La Sapienza di Roma e corredato da un apparato fotografico, il volume pubblicato in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia raccoglie diversi contributi di autorevoli studiosi, ripercorrendo alcuni aspetti della partecipazione degli ebrei italiani al Risorgimento e alla vita della Nazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra questi, il contributo degli storici Anna Foa e Alberto Cavaglion, del demografo Sergio Della Pergola e del sociologo Saul Meghnagi.</p>
<p style="text-align: justify;">Informazioni e contatti: 06 45542200 o 334 6044802.</p>

<a href='http://www.romaebraica.it/presentazione-della-rassegna-mensile-di-israel-il-numero-speciale-della-rivista-edita-dall%e2%80%99ucei-dedicata-ai-150-anni-dell%e2%80%99unita-d%e2%80%99italia/150-anni/' title='150 anni'><img width="150" height="150" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/150-anni-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="150 anni" title="150 anni" /></a>
<a href='http://www.romaebraica.it/presentazione-della-rassegna-mensile-di-israel-il-numero-speciale-della-rivista-edita-dall%e2%80%99ucei-dedicata-ai-150-anni-dell%e2%80%99unita-d%e2%80%99italia/ucei-2/' title='ucei'><img width="150" height="150" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/ucei-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ucei" title="ucei" /></a>

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		<title>In mostra il valore dei migliori italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:42:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia De Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog/News]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima edizione della ‘Notte dei Talenti’, su idea e iniziativa di Arturo Artom Questa sera alle 20 la suggestiva cornice dell’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, in Largo Gustav Mahler angolo C.so San Gottardo, ospiterà la prima edizione della Notte dei Talenti in cui verrà attribuito l’Oscar al Merito, progetto realizzato dal Forum della Meritorcrazia. L’Associazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-7186" title="logo_forum_della_meritocrazia" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/logo_forum_della_meritocrazia-300x243.jpg" alt="" width="270" height="219" />Prima edizione della ‘Notte dei Talenti’, su idea e iniziativa di Arturo Artom</strong></p>
<p>Questa sera alle 20 la suggestiva cornice dell’Auditorium di Milano <strong>Fondazione Cariplo</strong>, in Largo Gustav Mahler angolo C.so San Gottardo, ospiterà la prima edizione della Notte dei Talenti in cui verrà attribuito l’Oscar al Merito, progetto realizzato dal Forum della Meritorcrazia.</p>
<p>L’Associazione nata da professionisti e volontari, capitalizza le esperienze e l’impegno delle Associazioni People in Touch e Connect Club dei Talenti e dalla visione del suo Presidente Arturo Artom, imprenditore visionario, Senior Advisor di Accenture e Membro di presidenza di Assolombarda. Presidente Onorario è <strong>Roger Abravanel</strong>, uno dei più noti consulenti italiani, per 35 anni in <strong>McKinsey</strong>, editorialista del Corriere della Sera e membro dei CDA di Luxottica e BNL. Direttore Generale è Nicolò Boggian, Head Hunter di Michael Page responsabile della divisione Public Sector.<span id="more-7184"></span></p>
<p>Il Forum della Meritocrazia ha come mission promuovere il valore della meritocrazia in un paese come l’Italia in cui molti pensano che vi siano spesso persone non qualificate o inadatte per la posizione che occupano e nel quale persone meritevoli non riescono a raggiungere i loro obiettivi professionali perché non inserite in logiche clientelari o nepotistiche.</p>
<p>Insieme a migliaia di persone hanno già aderito all’Associazione <strong>Ignazio Visco, Alberto Quadrio Curzio, Alberto Meomartini, Ivan Lo Bello, Umberto Veronesi, Clarence Seedorf</strong>.</p>
<p>Molti e ambiziosi sono gli obiettivi del progetto: primo tra tutti realizzare un grande evento annuale, replicabile in altre città italiane che aggreghi tutte le eccellenze italiane nei vari ambiti professionali e che premi ogni anno il talento più meritevole. Una manifestazione per: promuovere, individuare, riconoscere, incoraggiare e valorizzare i molti talenti presenti in Italia; contribuire al rilancio della «cultura del merito», attraverso la valorizzazione delle capacità intellettuali, progettuali e creative dei giovani e meno giovani; aggregare un numero considerevole di soggetti privati e di addetti ai lavori, istituzioni pubbliche, aziende; valorizzare il ruolo dell’Associazione e dei suoi Partner quali attori strategici per il rilancio della «cultura del merito» in Italia.</p>
<p>Protagonisti di questa prima edizione del Forum saranno 15 “Ambasciatori del merito” selezionati tra le oltre 200 candidature ricevute; talenti non necessariamente noti ai più che hanno costruito il proprio successo con le proprie forze, il proprio merito, il proprio curriculum senza mai disattendere i principi etici; 5 “Talenti famosi” portatori di storie esemplari nei settori azienda, sport, musica, spettacolo, pubblica amministrazione, no profit, professioni;</p>
<p>Nel corso della serata verranno attribuiti gli “Oscar del Merito 2012”ai migliori talenti tra gli «Ambasciatori del Merito». La scelta dei migliori Talenti &#8211; basata su criteri oggettivi – punterà a premiare chi nell’ambito del proprio settore, realtà imprenditoriale, professionale, pubblico o privato, artistico, sportivo, medico, ricerca o no profit, in Italia e all’estero è riuscito ad emergere.</p>
<p>Saranno assegnati 5 premi per le seguenti categorie: Creazione d’impresa; Sport, Spettacolo, Arti e Cultura; Ricerca scientifica e Università; Made in Italy (Moda, Design, Creatività; Professioni). Saranno inoltre assegnati 3 premi speciali: Talento Under 30, Talento al Femminile, Talento Italiano nel mondo. Dopo la premiazione gli ospiti saranno coinvolti in un’originale esperienza sensoriale con una scelta di prodotti che rappresentano l’eccellenza Made in Italy. A deliziare gli ospiti, una scelta di piatti rivisitati in chiave creativa da chef di talento (vincitore Master Chef Italia). La degustazione sarà accompagnata dalle note ritmate di giovani musicisti e dj-set.</p>
<p>Nel foyer dell’Auditorium sarà allestita una mostra personale di opere d’arte realizzate dal vincitore del premio Giovani Artisti di Talento &#8211; GAT 2012.</p>

<a href='http://www.romaebraica.it/in-mostra-il-valore-dei-migliori-italiani/arturo_artom3/' title='Arturo_Artom3'><img width="150" height="150" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/Arturo_Artom3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Arturo_Artom3" title="Arturo_Artom3" /></a>
<a href='http://www.romaebraica.it/in-mostra-il-valore-dei-migliori-italiani/logo_forum_della_meritocrazia/' title='logo_forum_della_meritocrazia'><img width="150" height="150" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/logo_forum_della_meritocrazia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="logo_forum_della_meritocrazia" title="logo_forum_della_meritocrazia" /></a>

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		<title>Un giorno speciale per studiare tutti insieme Torà</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 13:53:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Kahn</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ebraismo]]></category>
		<category><![CDATA[tora]]></category>
		<category><![CDATA[Ucei]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 20 maggio si terrà in tutte le comunità italiane, in contemporanea, la prima edizione di ‘Yom Hatorà’ che avrà come tema: “L’ammonimento” Un giorno speciale che vedrà tutta l’Italia ebraica unita, come mai è capitato in passato, per studiare Torà. E’ questo l’ambizioso progetto di ‘Yom Hatorà’, a cui stanno lavorando decine di persone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1403" title="Torah" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2010/07/Torah-300x284.jpg" alt="" width="270" height="256" />Il 20 maggio si terrà in tutte le comunità italiane, in contemporanea, la prima edizione di ‘Yom Hatorà’ che avrà come tema: “L’ammonimento”</strong></p>
<p>Un giorno speciale che vedrà tutta l’Italia ebraica unita, come mai è capitato in passato, per studiare <strong>Torà</strong>. E’ questo l’ambizioso progetto di ‘Yom Hatorà’, a cui stanno lavorando decine di persone e che vedrà la partecipazione contemporanea nelle 20 comunità ebraiche italiane di Maestri, rabbini, studenti ma anche – ed è questo l’obiettivo principale – persone che generalmente non studiano e non si applicano sui testi ebraici.<span id="more-7181"></span></p>
<p>“<em>E’ un tentativo</em> – spiega in esclusiva a <strong>Shalom</strong>, <strong>Settimio Semy Pavoncello </strong>Assessore agli Affari religiosi dell’<strong>Unione delle Comunità Ebraiche Italiane</strong> e coordinatore e riferimento di questo progetto – <em>di creare una grande comunity,di dare avvio ad una ampia discussione sui nostri valori profondamente ebraici. Vuole essere un’occasione di studio e di incontro che faccia comprendere che lo studio della Torà non è una prerogativa dei cosiddetti religiosi, non è un compito che spetta ai professionisti come possono essere i rabbini, ma è un terreno di incontro e di ragionamento per tutti gli ebrei”.</em></p>
<p>Per la prima edizione di ‘Yom Hatorà’ è stato scelto un tema per nulla facile, ricco di spunti di riflessioni “L’ammonimento” e la giornata di studio sarà dedicata alla memoria di un grande rabbino italiano, <strong>Elia Samuele Artom</strong>.</p>
<p><em>“Ammonire</em> – spiega Pavoncello - <em>spesso si carica di significati negativi e richiama ad un rapporto educativo in cui l’adulto riprende l’alunno. Ma superate le apparenze scopriremo che dietro l’ammonimento vi è, ad esempio, il fatto che ogni ebreo si fa garante dell’altro e che l’errore di uno è un danno per l’intera collettività. E poi</em> – precisa Pavoncello – <em>non è detto che ad ammonire siano gli adulti, può capitare che siano i figli ad insegnare ai genitori</em>”. E’ questo un aspetto particolare di ‘Yom Hatorà’ che vedrà infatti la partecipazione come insegnati non solo dei rabbini, ma anche dei ragazzi che, nel corso dei giorni precedenti studieranno e si prepareranno per alcune lezioni.</p>
<p>La giornata di studio – che si articolerà in ogni Comunità in un ciclo di lezioni sia al mattino che al pomeriggio – si concluderà con una lezione del rabbino capo e, in contemporanea in tutta Italia alle ore 20, verrà detto l’itzkor e il kaddish in onore rav Artom.</p>
<p>A Roma il programma prevede un ciclo di lezioni alla mattina (dalle ore 10 alle 13 con pranzo) in cinque diverse sedi: Palazzo della Cultura, Beth Shalom, Beth El, tempio di Ostia Shirat Ha Yam e Istituto Pitigliani. Il pomeriggio, nel Palazzo della cultura, dalle ore 15 alle 17 lezione dei ragazzi; tra le 17 e le 19 una disputa culturale tra chassidim e mitnaghedim: una contrapposizione che – come spiegò Chafez chaim – è come le divisioni all’interno di un esercito, ma tuttavia è sempre unito. A conclusione lezione di rav <strong>Riccardo Di Segni</strong> e di rav <strong>Benny Lau</strong>, direttore del Centro per il Giudaismo di Gerusalemme. Al termine della Giornata di studio, grande Festa in portico d’Ottavia.</p>
<p><a href="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/da_Shalom1.pdf" target="_blank">(Shalom, aprile 2012)</a></p>
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		<title>Francia: dopo la strage di Tolosa, l’antisemitismo non si ferma</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Gatti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anti-Semitismo]]></category>
		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[parigi]]></category>

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		<description><![CDATA[Francia: dopo la strage di Tolosa, l’antisemitismo non si ferma Il 19 marzo scorso a Tolosa il terrorista Mohamed Merah ha aperto il fuoco davanti alla scuola ebraica Ozar Hatorah, uccidendo il rabbino Jonathan Sandler, due delle sue figlie, Aryhel e Gavriel, di sei e tre anni e la figlia del direttore della scuola Miriam Monsonego [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-7178" title="antisemitismorgil_poster_antisemita" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/antisemitismorgil_poster_antisemita-227x300.jpg" alt="" width="227" height="300" />Francia: dopo la strage di Tolosa, l’antisemitismo non si ferma</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il 19 marzo scorso a <strong>Tolosa </strong>il terrorista<strong> Mohamed Merah </strong>ha aperto il fuoco davanti alla scuola ebraica <em>Ozar Hatorah</em>, uccidendo il rabbino Jonathan Sandler, due delle sue figlie, Aryhel e Gavriel, di sei e tre anni e la figlia del direttore della scuola Miriam Monsonego (sette anni).</p>
<p style="text-align: justify;">A questo episodio terroristico di matrice antisemita tutti i mezzi di comunicazione hanno dedicato ampio spazio, tuttavia, malgrado la sua estrema gravità, nel giro di breve tempo è subentrato un silenzio pressoché assoluto, eppure l’ondata di antisemitismo che, ormai da dieci anni, colpisce violentemente la Francia s’è solo moderatamente attenuata, e continua a rappresentare un problema sociale, come il caso di Tolosa ha &#8211; appunto &#8211; drammaticamente evidenziato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco alcuni recenti esempi di antisemitismo in <strong>Francia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 10 maggio a <strong>Parigi </strong>in Piazza della Borsa sono stati affissi dei manifesti che riproducevano la copertina di una rivista satirica di stampo fascista, datata 19 marzo 2012, giorno della strage di Tolosa annuncia a grandi caratteri: “Tragico Bar-Mitzvah a Tolosa, 4 morti”.<span id="more-7174"></span></p>
<p>L’11 maggio a Villeurbane un uomo ha minacciato di morte i bambini di una scuola ebraica situata di fronte a casa sua. Ha iniziato urlando dalla sua finestra contro i bambini seduti ai loro banchi in aula: “Sporchi ebrei! Vi ucciderò!”, ed ha accompagnato le sue parole con un gesto in cui simulava di sparare.</p>
<p>Invece ancora a Tolosa il 25 aprile una delegazione di studenti israeliani che si trovava all’università cittadina impegnata in un <em>tour</em> nelle università francesi, è stata aggredita da un gruppo di contestatori che hanno cominciato a lanciare degli slogan contro lo stato ebraico dicendo che Israele è uno stato criminale, che gli ebrei dovrebbero venire sterminati e che Israele sta compiendo un genocidio. Dopo l’intervento della sicurezza, che li ha allontanati, hanno intonato in arabo uno slogan antisemita di matrice jihadista: <em>Khaybar Khaybar is Yahud, Jaysh Muhammad sawfa ya’ud</em> (Khaybar, Khaybar, Oh Ebrei, l’esercito di Maometto ritornerà).</p>
<p>In Francia il pregiudizio antiebraico non è molto radicato nella popolazione, però sono numerosi gli episodi di antisemitismo, ed inoltre è proprio in Francia che è nata la cosiddetta‘Nouvelle Judeophobie’, un particolare tipo di antisemitismo molto aggressivo e violento alimentato dagli stereotipi antisemiti del jihadismo.</p>
<p>Mohamed Merah, membro di <em>Forsane Alizza</em> (I Cavalieri dell’orgoglio), incarnava perfettamente questa forma di antisemitismo .</p>
<p><em>FA</em> è un’organizzazione estremista di stampo salafita, bandita nel gennaio 2012 dal ministero degli Interni francese per incitazione all’odio razziale, diretta da un giovane musulmano francese <strong>Mohamed Achmlane</strong> abilissimo comunicatore, aveva tra i 30 ed i 100 membri ufficiali, tuttavia, come spesso capita con organizzazioni simili, non era formalmente strutturata e probabilmente i simpatizzanti erano più numerosi.</p>
<p>Il gruppo faceva parte di un <em>Network</em> europeo di jihadisti che condividono la stessa ideologia e le medesime strategie, ognuno di essi ha registrato un sito Internet che comincia con<em>Sharia4</em> seguito dal paese, ovvero <em>Sharia4belgium</em>, <em>Sharia4france</em>, <em>Sharia4holland</em> ecc, un’unica persona s’è occupata della registrazione e gestione degli spazi online.</p>
<p>Gruppi come <em>Forsane Alizza</em>, <em>al-Muhajiroun</em> o <em>Hizb ut-Tahrir</em> fanno un uso sofisticato di Internet per la diffusione della loro ideologia, sono molto attivi nel <em>Web</em> attraverso un costante ‘caricamento’ di documenti multimediali anti-democratici e jihadisti, ed i seguaci vengono reclutati ed addestrati essenzialmente nel <em>cyberspazio.</em></p>
<p>Le organizzazioni islamiste come FA sono numericamente poco rilevanti, ma grazie alle loro doti mediatiche, ed a causa di una larga fetta dei mezzi di comunicazione che preferisce dare spazio alle minoranze estremiste piuttosto che alla maggioranza democratica, sono riuscite a porsi al centro dell’attenzione e addirittura ad accreditarsi come leader della comunità islamica.</p>
<p>Anche in Italia si sono verificati simili episodi, seppur di minore gravità; circa otto anni fa l’estremista Adel Smith, leader di una fantomatica organizzazione islamica composta sostanzialmente da sé stesso, è stato presentato come leader islamico e spesso ospitato dalle principali tribune giornalistiche.</p>
<p>Va sottolineato con forza che i musulmani jihadisti costituiscono solo una minuscola frangia all’interno delle Comunità islamiche europee, e che i musulmani europei sono sempre più attivi nel condannare le forme di estremismo legate ad un uso distorto della religione.</p>
<p>I gruppi jihadisti come <em>Forsane Alizza</em> hanno una matrice di stampo millenaristico, sostengono che la rigenerazione dell’Islam possa avvenire solo attraverso la battaglia ed il combattimento fisico,e la loro ideologia predica apertamente la violenza.</p>
<p>Questa forma perversa di <em>Jihad</em> combatte la società democratica in genere, e colpisce sia non musulmani che &#8211; soprattutto &#8211; musulmani (ad esempio,le prime vittime di Merah sono state dei musulmani francesi) obiettivo privilegiato sono però le comunità ebraiche e tutto ciò che i jihadisti interpretano come ‘sionismo’.</p>
<p>Un contributo determinante alla globalizzazione degli estremismi è stato dato da Internet e dalle nuove tecnologie informatiche, non è un caso che i razzisti e gli antisemiti siano stati tra i primi ad intuire le potenzialità del <em>Web</em>, e che nel corso degli ultimi quindici anni.</p>
<p>si siano progressivamente trasferiti nel <em>cyberspazio</em>.</p>
<p>Attualmente sono meno di diecimila i siti dell’estremismo islamico, e circa 400 quelli autenticamente pericolosi.</p>
<p>Il <em>Web</em> globale, veloce e facilmente accessibile permette anche al singolo individuo di sentirsi parte di qualcosa grazie alla connessione elettronica. Il percorso che deve seguire un ipotetico estremista non è troppo difficile, basti pensare al presunto terrorista antisemita Mohamed Jarmoune, un giovane bresciano di origine marocchina arrestato a marzo dalle forze dell’ordine durante un’operazione antiterrorismo.</p>
<p>Jarmoune, grande esperto di computer e di <em>Web</em>, era entrato nella galassia jihadista attraverso il <em>cyberspazio</em> e grazie ad Internet studiava come costruire ordigni esplosivi da utilizzare contro la Sinagoga milanese di via Guastalla.</p>

<a href='http://www.romaebraica.it/francia-dopo-la-strage-di-tolosa-l%e2%80%99antisemitismo-non-si-ferma/french-march-in-paris-after-deadly-shooting-outside-jewish-school/' title='French march in Paris after deadly shooting outside Jewish school'><img width="150" height="150" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/Anti-Semitism_in_France-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="French march in Paris after deadly shooting outside Jewish school" title="French march in Paris after deadly shooting outside Jewish school" /></a>
<a href='http://www.romaebraica.it/francia-dopo-la-strage-di-tolosa-l%e2%80%99antisemitismo-non-si-ferma/anti-semitism_in_france-2/' title='Anti-Semitism_in_France 2'><img width="150" height="150" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/Anti-Semitism_in_France-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Anti-Semitism_in_France 2" title="Anti-Semitism_in_France 2" /></a>
<a href='http://www.romaebraica.it/francia-dopo-la-strage-di-tolosa-l%e2%80%99antisemitismo-non-si-ferma/anti-semitism_in_france_thumb4/' title='Anti-Semitism_in_France_thumb[4]'><img width="150" height="150" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/Anti-Semitism_in_France_thumb4-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Anti-Semitism_in_France_thumb[4]" title="Anti-Semitism_in_France_thumb[4]" /></a>
<a href='http://www.romaebraica.it/francia-dopo-la-strage-di-tolosa-l%e2%80%99antisemitismo-non-si-ferma/antisemitismorgil_poster_antisemita/' title='antisemitismorgil_poster_antisemita'><img width="150" height="150" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/antisemitismorgil_poster_antisemita-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="antisemitismorgil_poster_antisemita" title="antisemitismorgil_poster_antisemita" /></a>

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		<title>Chi si deve occupare della Comunità?</title>
		<link>http://www.romaebraica.it/chi-si-deve-occupare-della-comunita/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 17:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Pinhas Punturello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog/News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il problema di come scegliere i leader Il primo uomo che si rese conto che il popolo ebraico aveva bisogno di un Consiglio che amministrasse la giustizia e si occupasse delle necessità del pubblico fu Ytrò, suocero di Moshe Rabbenu, che dopo l’uscita dall’Egitto raggiunse il genero nel deserto,  rimase alcuni giorni con lui ed il  nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-7169" title="leader-del-settore" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/leader-del-settore-300x225.jpg" alt="" width="270" height="203" />Il problema di come scegliere i leader</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il primo uomo che si rese conto che il popolo ebraico aveva bisogno di un Consiglio che amministrasse la giustizia e si occupasse delle necessità del pubblico fu <strong>Ytrò</strong>, suocero di <strong>Moshe Rabbenu</strong>, che dopo l’uscita dall’Egitto raggiunse il genero nel deserto,  rimase alcuni giorni con lui ed il  nuovo popolo appena liberato e non poté fare a meno di esprimere il proprio parere riguardo al modo in cui lo stesso Moshè amministrava la giustizia. Moshè si trovava in una situazione senza uscita, quasi “stressante” e rischiosamente oligarchica: unico giudice in tutto Israele, da mattina a sera era costretto ad ascoltare tutti i casi giudiziari degli ebrei ed a trovare per loro soluzioni e mediazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ytrò colse il pericolo che si nascondeva dietro una simile organizzazione: il popolo e Moshè rischiavano di crollare ( Es 18,18) ed è per questo motivo che suggerì l’idea di nominare giudici <em>minori </em>da scegliere con cura. Ytrò non si limitò al suggerimento, anzi indicò con precisione quali dovessero essere le condizioni morali e materiali necessarie affinché un candidato potesse diventare giudice e capo di una tribù o di una parte del popolo ebraico. <span id="more-7168"></span>“<strong><em>Scegliti poi fra tutto il popolo persone ragguardevoli, tementi del Sign-re, uomini di provata lealtà, nemici del lucro […] ”</em></strong>(Es. 18,21). Gli אנשי חיל, uomini di riguardo secondo Rashì ( <em>R.Shelomò ben Itzhak 1040-1105</em>) erano uomini benestanti tanto da non essere influenzati dalla corruzione, mentre Sforno (<em>R. Ovadyà Sforno di Roma e Bologna 1470-1550</em>) li identifica con uomini dotati di un equilibrato senso del giudizio, conoscenza della Legge, e abilità nel cogliere la verità in una disputa. Gli יראי אלקים, i tementi del Sign-re secondo Ibn Ezrà (<em>R. Avraham Ibn</em> Ezra, <em>1089-1164</em>) erano coloro che temevano D-o e certamente non gli uomini con le loro politiche o le eventuali minacce. Gli אנשי אמת , uomini leali, secondo Rashì erano coloro le cui parole non sarebbero mai state messe in discussione in nome della alta moralità di chi le pronunciava, mentre i שנאי בצע, nemici del lucro, sempre secondo Rashì, ed anche Rambam (<em>R. Moshè ben Maymon 1135-1204</em>) erano i giudici pronti anche a sacrificare le loro giuste priorità rispetto all’esercizio della giustizia stessa, mentre per Onkelòs, il nobile romano convertito all’Ebraismo nel I secolo E.V., erano coloro che disprezzavano anche la <em>sola idea</em> di ricevere soldi dagli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa idea di necessaria giustizia e senso della responsabilità ha accompagnato le scelte elettorali ed amministrative di tutte le Comunità ebraiche del mondo in ogni epoca ed in ogni luogo Diasporico, creando spesso pareri rabbinici differenti in materia di censo elettorale e rappresentatività democratica. Rabbi Shmuel ben Moshe de Medina (Marashdam), rabbino di Salonicco (1506-1589), nei suoi Responsa Orach Chaiim 37, ci offre uno spaccato interessante della composizione sociale delle comunità del suo tempo. La domanda che gli viene posta è se bisogna seguire sempre la maggioranza ed anche nel caso in cui i “benestanti” che gestiscono e sostengono economicamente la comunità siano in minoranza, dovranno questi cedere al concetto, per noi ovvio, di democrazia? Inizialmente, stabilendo un principio generale, il Marashdam sembra sostenere una assoluta uguaglianza tra ricchi e poveri, eppure in seguito, entrando nello specifico della questione elettorale e delle scelte Comunitarie, il senso oligarchico della Comunità di Salonicco viene fuori in tutto il suo splendore: <em>“Ma io vedo che per quanto affermato dalla Torà: “ segui la maggioranza”, la spiegazione non è quella che si sente tra gli uomini…la spiegazione è che la Torà non dice: “segui la maggioranza” se non quando si hanno uguali partiti, allora bisogna seguire la decisione della maggioranza. Ma se c’è una differenza tra i due gruppi, può anche essere che un solo uomo vinca su mille.” </em>Per il Marashdam, poi, l’ostinata obbedienza al principio della maggioranza che vince può portare a conseguenze pericolose, perché se in una determinata città esistono novanta poveri e dieci benestanti, i novanti poveri in virtù del loro status sociale che non li porta ad essere contribuenti della Comunità, non potranno imporre ai benestanti la guida che vorrebbero o il maestro che fa per loro e nelle parole del Marashdam<em>“il principio di seguire la maggioranza numerica esiste se essa è una maggioranza strutturale (vale a dire la maggioranza degli elettori che rappresenta la maggioranza della ricchezza della Comunità) perché in quel caso naturalmente non sceglieranno altro che la verità e la felicità.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Rav Eliezer Yehuda Waldenberg, il grande decisore halachico morto nel 2006 (Tziz Eliezer) commentando questa opinione del Marashdam, pur apprezzando l’idea che la maggioranza strutturale dei sapienti e degli amministratori della Comunità debbano avere più spazi nella gestione degli affari comunitari, non concorda con l’idea che i dieci benestanti debbano imporre le loro idee ai novanti poveri e che solo chi siede davanti possa fare da guida, perché, citando le sue stesse parole<em>: “se così fosse la legge negherebbe i diritti del povero solo perché povero?”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Resta ferma per lo Tziz Eliezer l’idea che <em>non tutti coloro che vogliono avere un ruolo possono averlo, non tutti hanno la stoffa per ricoprire una carica ufficiale e prendersi le responsabilità del caso e che la decisione di essere eletti va presa attraverso un sistema pubblico di elettori che abbiano diritto a scegliere secondo anche l’uso dello Stato, che esprimano le loro opinioni ed il loro consenso al meglio per la gestione del pubblico e della Comunità. Poiché se non affermiamo questo, questo impedimento sarà sotto le nostre mani e si potranno superare i recinti della pace e della fratellanza pubblica e si darà spazio a uomini litigiosi ed alla disputa e si metterà da parte colui che può essere un capo e si farà ritirare il suo contributo dal donare e dal lavorare per il bene comune, si rischia anche di diventare crudeli con i poveri, di non avere compassione della loro povertà e di non comportarsi con loro secondo giustizia ed amore…per questi motivi i saggi ed i capi di ogni generazione hanno lavorato per stabilire regole per il bene del pubblico, hanno fissato usi e sistemi corretti e fondati sulla legge della Torà su come stabilire la scelta degli eletti e dei parnassim della Comunità, in modo tale che fossero assegnati a tutto il popolo esperti in ogni materia.</em>Tziz Eliezer, 2, 24.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiaramente lo Tziz Eliezer coglie la distanza democratica delle opinioni del Marashdam, maestro di Salonicco e pur comprendendone il valore nel contesto specifico non accetta la deriva oligarchica che non si addice ai nostri tempi ed ai nostri luoghi comunitari moderni.</p>
<p style="text-align: justify;">Se però, l’anacronistico richiamo oligarchico, non rispecchia i nostri tempi, i richiami morali da Ytrò in poi hanno una forza senza tempo che passa ed è passata per tutte le generazioni ebraiche e che oggi, in una Italia ebraica dove molti consigli comunitari hanno rassegnato dimissioni, molti altri forse le rassegneranno  e quindi molti elettori saranno chiamati ad esprimere le proprie preferenze, i regolamenti della Comunità di Francoforte del 1774 e delle Comunità polacche e della Comunità di Livorno del 1700 potrà essere uno spunto di riflessione. In tutti e tre i regolamenti comunitari appena citati troviamo scritto che: <em>“Chi non abita nella nostra Comunità da almeno quattro anni continui, non potrà avere nessun ruolo gestionale nella Comunità.”</em> Come a dire che chi non conosce la nostra realtà non può essere una guida e “<em>non possono essere eletti nel Consiglio della Comunità: chi ha fatto bancarotta, chi si occupa di mediazione, chi vive in città illegalmente</em>”. Quest’ultima citazione è tanto più significativa per il pubblico italiano perché è presa dal regolamento della antica comunità di Livorno, ma potrebbe essere stata detta direttamente da Ytrò a Moshe rabbenu.</p>

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		<title>Il Tuttapposto Day: una piccola lezione per elaborare un lutto in maniera anti-convenzionale</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 14:19:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex Zarfati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Della Rocca]]></category>
		<category><![CDATA[Tuttapposto Day]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando viene a mancare una persona cara ci sono tanti modi di reagire. Se perdiamo un familiare spesso prende il sopravvento lo sconforto, quando succede ad un giovane è più facile che prevalga la rabbia. C&#8217;è chi trova conforto nella religione, chi nell&#8217;aiutare il prossimo. Stefano Della Rocca era un giovane che ci ha lasciato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/ZZ130A3053.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7147" title="ZZ130A3053" src="http://www.romaebraica.it/wp-content/uploads/2012/05/ZZ130A3053.jpg" alt="" width="520" height="344" /></a> <strong>Quando viene a mancare una persona cara ci sono tanti modi di reagire.</strong> Se perdiamo un familiare spesso prende il sopravvento lo sconforto, quando succede ad un giovane è più facile che prevalga la rabbia. C&#8217;è chi trova conforto nella religione, chi nell&#8217;aiutare il prossimo. Stefano Della Rocca era un giovane che ci ha lasciato per una malattia fulminante la cui violenza non ci ha concesso più di tre mesi per salutarlo, e non gli ha permesso di festeggiare il suo quarantesimo compleanno. Un lutto che ha colpito la nostra Comunità come molti di quelli che ci hanno sconvolto di rec<span style="color: #000000;">en<span style="color: #000000;">te. Stefano e la sua famiglia hanno vissuto la terribile malattia</span> con compostezza, dignità, nonostante la gravità della situazione. Per gli amici che gli sono stati accanto fi</span>no all&#8217;ultimo, la sua scomparsa è stata così lacerante da voler rompere le consuetudini con un gesto forte, un po&#8217; folle, che qualcuno all&#8217;inizio ha anche bollato come inopportuno. <strong>Ad ispirare la scelta di un modo così insolito per elaborare questo lutto ancora vicino non sono stati gli amici, ma</strong><strong><strong> è stata </strong><strong>la personalità particolare di Stefano</strong>, unica, leggera e profonda, non convenzionale.</strong> <strong><span id="more-6989"></span></strong> E&#8217; così che è nato il <strong>&#8220;Tuttapposto day&#8221;</strong>, un incontro domenicale programmato nel giorno del suo compleanno e gestito interamente tramite <a href="https://www.facebook.com/events/292621597479709/">un gruppo su Facebook</a>, che oggi ospita tutte le foto scattate dai partecipanti. Per scegliere il titolo da dare alla giornata è stata presa in prestito una sua espressione ricorrente. Chi scrive, insieme allo sforzo di tanti amici è riuscito a costruire un piccolo sogno per rendere lieve almeno per un po&#8217; lo sconforto per un lutto ancora recente, esorcizzandolo con grandi bevute, bistecche alla brace, battute goliardiche, risate di bambini e tanta creatività. E al tempo stesso ricordandolo come avrebbe voluto lui facendolo con i suoi amici e tutte le cose che amava. Il 24 Aprile dunque, su un terreno messo a disposizione da <strong>Giorgio Navarra</strong>, un amico che con lui aveva un rapporto magico, abbiamo realizzato la prima edizione di questa giornata, un picnic all&#8217;aperto con barbecue dove si sono alternati canti, balli e ci si è divertiti intorno ad una simbologia che in maniera leggera ci ha permesso di ricordare un amico senza perdere di vista noi stessi e i valori che chi ha scambiato affetto con Stefano conosceva bene. Sulle magliette organizzate per l&#8217;occasione le sue 3 ossessioni: <em>il Tennis, il Biliardo e la Mozzarella di bufala</em>. E tutt&#8217;intorno bambini &#8211; Stefano aveva un&#8217;empatia particolare con loro &#8211; musica, birra, giochi e sorrisi. Ciascuno ha messo in gioco un pezzo della propria abilità: c&#8217;è chi ha costruito griglie, chi comprato megafoni, chi ha scattato foto, chi ha improvvisato partite di calcio e burraco. Abbiamo visto una rete da volano, un aereo radiocomandato con una telecamera e una coreografia improvvisata del tormentone di Bruno Di Gioacchino. Una festa dunque, per gli amici e tutta la sua famiglia ed un esempio creativo da seguire per chi conosce solo ora questa storia. A quanto detto c&#8217;è da aggiungere che con il merito di tutti i partecipanti si è raccolta una ragguardevole somma da dare in beneficenza, che sarà quasi interamente devoluta ad <strong>Alyn</strong>, il <a href="http://www.alyn.org/">centro di riabilitazione pediatrica</a> israeliano.</p>
<p>Da adolescenti, quando si chiacchiera della morte c&#8217;è sempre qualcuno che dice: &#8220;<em>quando toccherà a me, ragazzi, io non voglio fiori, andate tutti in un pub a farvi una bevuta alla mia salute!</em>&#8220;. Una domenica di primavera un pugno di amici è riuscito a trasformare questo romantico sogno adolescenziale in realtà. Abbiamo ballato, bevuto, cantato alla tua salute! <strong><em>Le&#8217;chaim Stefano</em>, ovunque tu sia.</strong> L&#8217;anno prossimo si rifarà e sono pronto a giurare che saremo ancora più numerosi e organizzati nel ricordarlo sempre nel modo che sarebbe piaciuto a lui.</p>
<p>Photo Credits | <em>Pamela Terracina, Fabio Di Tivoli, Manuela Ajò</em> <em></em>
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