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Fenomenologia di un comico che non fa più ridere, anzi ci preoccupa

in: Blog/News | Pubblicato da: Stefano Gatti

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L’approccio rozzamente antisionista di Beppe Grillo. I followers del suo Movimento 5 Stelle indulgono nella polemistica di marca antisemita

“Ecco, in questo Grillo è un analogo di Mussolini. Al di là delle ovvie diversità, e della statura dei personaggi, il movimento 5 Stelle occupa oggi quell’orma, quella funzione e casella ricorrente della storia italiana… Lo voto solo come sciacquone, come lo stura-cessi collettivo che deve sturare la latrina traboccante di liquami” (Tratto dall’articolo di Blondet “Grillo duce? Ed altri ricorsi” del 14 novembre 2012 pubblicato su Effedieffe.com”).

Ecco il recente “endorsement” in favore del movimento di Beppe Grillo da parte di Maurizio Blondet, direttore del sito Internet Effedieffe, forse il più importante Web site italiano di ispirazione antisemitica, e ritenuto il “re dei complottisti”. Simpatia di lunga data quella tra Grillo ed Effedieffe , dato che, come ha ricordato lo stesso Blondet in una lunga intervista del 21 dicembre 2011 al quotidiano Libero: “Beppe Grillo ha uno staff e so che, quando lavoravo ad Avvenire, speso riprendeva le mie tesi”.

Grillo ed il suo Movimento 5 Stelle godono comunque di un grande sostegno di buona parte della sfaccettata galassia del complottismo nostrano, un vivace mondo trasversale con molti ‘followers’ ed articolato in numerosi ed attivissimi spazi online e da prolifiche case editrici, dove però, a fianco di temi ecologisti, esoterici e di controinformazione, trovano spazio anche stereotipi antisemiti che affondano le loro radici nel famigerato falso antisemita dei Protocolli dei savi di Sion.

In una intervista del 24 giugno scorso a Menachem Gantz corrispondente del quotidiano israeliano Yedioth Aharonot, Grillo ha ribadito che “tutto” quello di cui veniamo a conoscenza relativamente ad Israele e mondo arabo-islamico viene filtrato da Memri un’agenzia di traduzioni diretta da un ex agente del Mossad, che diffonde testi manipolati in funzione propagandistica filo-israeliana ed anti arabo-islamica.

Beppe Grillo ha sempre avuto un approccio rozzamente antisionistico nei confronti dello Stato di Israele, che nei suoi sempre affollatissimi spettacoli paragona ad Attila e di cui dice che non ha diritto ad esistere. Sempre alla luce della sua weltanschaung antisionista venata di antisemitismo, Grillo nel 2006 ha difeso le dure dichiarazioni antisioniste del politico comunista Marco Ferrando, ed anche alcuni insulti antisemiti gridati dal controverso attore Mel Gibson.

L’antisionismo ‘grillino’ si coniuga con un altrettanto paradigmatico sostegno a certe forme di islamismo radicale, per Grillo l’Iran degli ayatollah è un paese pacifico che “si trova sotto continuo attacco” e quindi “si deve difendere”, ed il presidente iraniano Ahmadinejad non ha mai negato la Shoah e non ha mai auspicato la distruzione dello stato ebraico, benché il leader fondamentalista continui a reiterare in numerose sedi, anche all’Onu, le sue affermazioni antisemite-antisioniste dal lontano 2005.

Uno dei bersagli preferiti da Beppe Grillo e dal suo movimento, sempre estremamente aggressivi nei confronti degli avversari, è il giornalista Gad Lerner, il cui nome viene storpiato dal comico nei post che pubblica sul suo sito beppegrillo.it in “Gad Merder “e “Gad Vermer”. Recentemente Lerner sul blog di Grillo è stato apostrofato con vari post di questo genere: “io non mi fiderei mai di uno con il naso adunco” e “lo spedirei a passeggiare per Gaza con la papalina da ebreo in testa”.

I followers di Grillo e del suo movimento indulgono nella polemistica di marca antisemita ormai da anni, nei loro spazi online è consuetudine trovare decine e decine di commenti simili: “Fosse per me prenderei a cannonate Israele da mattina a sera e gli farei rimpiangere i metodi usati dallo zio Adolf”, “The Shoà Must Go On”, “Sono il popolo maledetto da Dio”, “E’ brutto da dire non sono razzista o fascista, Hitler era sicuramente un pazzo malato, ma la sua idea di eliminare gli ebrei era di eliminare la loro dittatura finanziaria”.

Il fenomeno Grillo si inquadra all’interno di un attuale fenomeno europeo di forte crescita di movimenti e partiti della destra radicale, etnoregionalisti ed antisistema. Essi si caratterizzano anche per il fatto che i loro membri sono spesso degli esperti nell’uso dei social media per amplificare il loro messaggio, reclutare, organizzare. Alcuni poi, come appunto il Movimento 5 Stelle del comico Beppe Grillo, sono più simili a dei social networks che a dei formali partiti politici, e la loro conoscenza delle tecnologie informatiche di comunicazione facilita lo sviluppo di collegamenti e collaborazione tra i sostenitori.

All’interno di queste forze politiche in ascesa il discorso cospirativista riveste un ruolo importante, esso però attinge ampiamente alle stereotipizzazioni antisemite, è infatti una forma di irrazionalismo tra le più radicate nel’immaginario collettivo, che nel passato ha nutrito i più famigerati falsi antisemiti, ed ancora oggi, per la sua adattabilità e polifomicità, continua ad esercitare un fascino perverso.

Va poi rammentato che in Italia ed a livello globale stiamo vivendo una fase di grave recessione economica, e le convinzioni cospirativiste trovano un terreno di coltura favorevole nelle situazioni di crisi. Inoltre negli ultimi anni le tematiche cospirativiste si stanno rivitalizzando e legittimando attraverso il Web, i media tradizionali ma anche in seguito alla progressiva perdita di molti tabù nell’esprimere liberamente pregiudizi razzisti ed antisemiti.

Ironia della sorte, il movimento di Beppe Grillo che fa ampio uso di discorsi cospirativisti, a settembre del 2012 è stato vittima esso stesso del delirio cospirativista quando il giornalista Enrico Sassoon socio di Gianroberto Casaleggio ritenuto il ‘guru’ di Grillo e del movimento 5 Stelle, è stato costretto a dimettersi in seguito ad una pesante campagna antisemita via Web in cui veniva dipinto come l’anima nera ebraica del movimento.

(Shalom, gennaio 2013)

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