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Festival del cinema di Venezia: da Israele l’amore tra ultra-ortodossi

in: Eventi, Foto gallery | Pubblicato da: Redazione

Un Commento

La regista di “fill the void”: do voce a una comunità muta

‘Fill the Void’, scritto e diretto da Rama Burshtein, unico film israeliano in concorso alla Mostra di Venezia, racconta di un mondo a molti sconosciuto. Ovvero dentro una famiglia ebrea ortodossa di Tel Aviv, dove ogni scelta, ogni decisione viene presa alla luce dei dettami e delle regole inspirate dalla Bibbia.

Il racconto si svolge in una comunità di Haredim (timorati di Dio) ed ha come protagonista Shira (Hadas Yaron), una bella ragazza di 18 anni, la più giovane figlia della famiglia Mendelman, che si sta per sposare con un giovane coetaneo. Ma nella famiglia Mendelman accade una disgrazia del tutto inattesa. Esther (Renana Raz), la sorella ventottenne di Shira, muore dopo aver partorito il piccolo Mordechai. Questo dramma provoca un vero shock all’interno della famiglia che cambiera’, alla fine, anche lo stesso destino di Shira. La madre della ragazza pensa bene, anche per non perdere il nipotino, che Shira potrebbe prendere il posto della sorella maggiore e sposare il vedovo Yochay (Yiftach Klein) che e’ pero’ molto piu’ grande del promesso sposo della giovane.

Shira non accetta subito questa imposizione della famiglia, che intanto ha consultato il rabbino e ne ha ottenuto l’assenso. In realta’ la ragazza comincia a provare un certo interesse per Yochai, ma poi, con una certa civetteria, lo respinge ben due volte prima di accettare di sposarlo.

In Fill The Void, che sarà distribuito in Italia da Lucky Red, la storia di questo amore che ha difficolta’ a nascere ha la bellezza di cio’ che accade all’interno di una comunita’ in cui i rapporti tra uomo e donna sono ancora fatti di pudichi incontri e sguardi. Insomma, per Shira Yochai, un amore antico in cui i tempi del corteggiamento hanno una loro forte identita’ e forza.

Singolare la storia della regista Rama Burshtein, nata a New York nel 1967. Si laurea prima alla Sam Spiegel Film and Television School di Gerusalemme nel 1994 e, solo successivamente, si avvicina alle tematiche religiose, tanto da utilizzare il mezzo cinematografico come strumento di espressione per la comunita’ ortodossa, per la quale ha scritto, diretto e prodotto numerosi film realizzati all’interno di universita’ quali la Maale Film School, Yad Benjamin Film School for Woman e la Ulpena Arts School di Gerusalemme.

”Mi sono lanciata in questa avventura per un profondo dolore che portavo dentro – ha spiegato -. Sentivo che la comunita’ ultra-ortodossa non aveva alcuna voce nell’ambito del dialogo culturale. Si potrebbe dire che siamo muti. La nostra voce sul piano politico e’ forte, perfino roboante, ma sul piano artistico e culturale resta debole e soffocata”.

Un mondo, quello dei haredim, che lo spettatore occidentale per la prima volta ha la possibilita’ di conoscere dal di dentro, nei suoi rituali (dalla festa del Purim alla prassi che precede ogni fidanzamento) e nelle sue icastiche figure (dal rabbino che guida la comunita’ anche nelle faccende squisitamente domestiche – come l’acquisto di un forno – alla matriarca che presiede alla casa e al destino dei suoi figli) e che Rama rappresenta con grande vividezza: “Non so se sono rimasta fedele al mondo ortodosso, di certo sono rimasta fedele al mio modo di vederlo. Cosa ha di speciale? Questa mistura di gioia, dolore e tristezza che sa tenere assieme, senza scomporsi”.

Girato con una troupe mista – composta sia da ortodossi che da non ortodossi – Fill the Void non rischia secondo la Burshtein di veicolare un’immagine antiquata e sottomessa della donna: “Non sono una femminista, ma se guardo a quello che fanno le donne di questa comunita’ non posso che ammirarle. Le trovo decisamente sexy mentre si occupano della casa e dei figli, e al contempo lavorano, guadagnano, scrivono e fanno film”. Netta anche quando le chiedono se non trova che questa comunita’ sia eccessivamente isolata: “Il mondo ortodosso e’ cosi’ interessante da non avere bisogno del mondo secolare”.

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