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A proposito della sentenza anti-circoncisione

in: Blog/News | Pubblicato da: Stefano Gatti

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Circa un anno fa, i principali mass media si sono occupati della respinta da parte della Corte Suprema della California di una richiesta di referendum per impedire la Brith milah – la circoncisione.

Tra gli attivisti della campagna c’era anche Matthew Hess, autore del fumetto Foreskin Man, sorta di super-eroe ritratto secondo una tipizzazione volkisch (occhi azzurri, capelli biondi, etc) impegnato a difendere teneri infanti dalle grinfie di ebrei ritratti secondo una fisiognomica antisemita che tentano di tagliare prepuzi armati di cesoie e coltellacci.

Se l’intento antisemita di questa campagna Usa era palese, la Sentenza della Corte di appello di Colonia in cui si definisce la circoncisione “un reato da perseguire penalmente” seppur non configurandosi come un esplicito atto di antisemitismo, però colpisce l’ebraismo (e l’Islam) alle sue radici.

Nell’ultimo decennio il mondo ha assistito ad un prepotente ritorno dell’odio antiebraico, un antisemitismo però che, contrariamente agli anni ’30, non s’è declinato in forma biologistica, cioè con l’attribuzione agli ebrei/sionisti di caratteri immutabili e negativi tali da postularne l’eliminazione fisica per difendere la società dal ‘contagio’.

L’attuale antisemitismo si basa principalmente sul fatto che gli ebrei/sionisti siano causa della loro sofferenza, e così per salvarli da se stessi ne auspica una sorta di conversione, l’abiura della propria identità nazionale, etnica e religiosa ovvero l’assimilazione.

Se nel passato l’ebreo per potersi inserire a pieno titolo nella società doveva convertirsi al cristianesimo e più avanti al liberalismo o al marxismo, anche oggi per ottenere una piena partecipazione alla società pare debba rinunciare alla propria identità.

Abiura della circoncisione, della shechità (macellazione rituale), per tacere del sionismo, sono alcune delle condizioni poste agli ebrei per redimersi.

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