Festeggiato al Campidoglio e dalle scuole ebraiche
Bandiere, canti, palloncini bianchi e commozione. Una piazza del Campidoglio gremita con migliaia di cittadini romani per dare il benvenuto ieri sera al neo-cittadino onorario di Roma, Gilad Shalit, il giovane caporale israeliano liberato l’ottobre scorso dopo una detenzione di cinque anni, durata 1941 giorni, 4 ore e 45 minuti senza mai vedere la luce del sole.
Ad accogliere Gilad, accompagnato in una tre giorni romana ricca di incontri e di emozioni dai genitori Noam e Aviva che tanto si sono prodigati per la sua liberazione, i massimi vertici delle istituzioni capitoline: oltre al sindaco Alemanno, c’erano l’ambasciatore di Israele in Italia Naor Gilon, il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, l’assessore provinciale al bilancio, Antonio Rosati, il presidente dell’Unione comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, il Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, e il presidente della comunità ebraica della Capitale, Riccardo Pacifici.
In tutte le parole la commozione e la gioia di festeggiare una libertà insperata.”E’ un giorno particolare e commovente” ha parlato Alemanno, “in cui siamo tutti un po’ ammutoliti nel trovarci qui con Gilad, che e’ un simbolo di speranza e di fermezza: fino a quando esisteranno giovani semplici, tranquilli, miti che non odiano nessuno e hanno il coraggio di vestire una divisa, sappiamo che i barbari, l’odio, la violenza e il fanatismo non prevarranno”.
Commosso il saluto di Riccardo Pacifici, presidente della Comunita’ ebraica di Roma. “Non avrei mai immaginato che ci saremmo ritrovati qui ma ci siamo riusciti. Adesso e’ il momento di fare alcune riflessioni insieme: non e’ possibile gioire del tutto nel momento in cui ci sono altri che soffrono. Alcuni giorni fa abbiamo deciso insieme al sindaco, al Presidente della Regione Lazio e della Provincia di Roma di spegnere quelle luci del Colosseo perche’ vengono ancora sterminati cristiani in Nigeria e noi non possiamo rimanere in silenzio, altri cittadini italiani sono prigionieri ed e’ per questo che vogliamo gridare da qui: vogliamo liberi i due soldati che si trovano prigionieri in India”.
La liberazione di Shalit, ha detto Polverini, “ci insegna che quando le istituzioni di tutto il mondo si uniscono si riesce a portare a casa un risultato assolutamente straordinario”.
Ovviamente più emozionato di tutti Gilad: “Sono felice di esprimere qui la mia gratitudine per tutto quello che e’ stato fatto per la mia liberazione. Voglio ricordare tutti gli altri ostaggi imprigionati contro la propria volonta’: spero tornino presto a casa”.
Un video proiettato su maxi schermo ha ripercorso i momenti salienti delle manifestazioni organizzate per chiedere la liberazione del giovane soldato: il Colosseo spento, lo striscione con la sua immagine esposta in Campidoglio e i tanti appelli di istituzioni che lo volevano libero. Il sindaco Alemanno, dopo aver consegnato la cittadinanza onoraria, ha poi regalato a Shalit lo stendardo che dal 2009 era esposto in piazza del Campidoglio. “Lo stendardo che abbiamo tenuto esposto in questa piazza e non e’ mai stato tolto te lo regalo – ha detto Alemanno – perche’ ti ricordi di questi anni anche dal nostro punto di vista. Ti vogliamo bene”.
Shalit ha poi oggi visitato le scuole ebraiche dove si è trattenuto con gli studenti delle elementari, medie e licei. “Le preghiere dei bambini – ha detto la presidente delle elementari Milena Pavoncello - arrivano al cielo. E grazie a queste preghiere si è potuto realizzare il miracolo della liberazione di Shalit”.
E’ stato poi il momento dello scambio dei doni. Rav Roberto Colombo, direttore delle materie ebraiche, ha consegnato a Gilad grande appassionato di calcio la maglia del Milan con il nome di Shalit e il numero 13. “E’ il numero – ha speigato il rabbino Colombo – che corrisponde al valore numerico della parola Echad (Uno). Perché il popolo di Israele deve essere un tutt’uno, unito nei momenti di felicità e anche nei momenti di tristezza come lo è stato durante la lunga detenzione di Gilad”. Ma un regalo non bastava e per rimarcare con umorismo la differenza che c’è anche tra gli ebrei, quando si parla di calcio, a Gilad è stata anche regalata la maglia numero 10 della Roma con il nome di Totti. Buon soggiorno Gilad.