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I miei primi 100 anni

in: Ebraismo | Pubblicato da: Redazione

Un Commento

Nel 1912 veniva costruita la Sinagoga di Trieste. Una cronaca speciale raccontata dalla stessa protagonista

Sì, ho compiuto 100 anni e…non li dimostro, anche se ho qualche piccolo acciacco. Sono “nato” il 27 giugno 1912, a Trieste ed i miei “artefici” sono stati Ruggero ed Arduino Berlam. Il mio nome? Mi hanno chiamato “Nuovo Tempio Israelitico di Trieste”. Poi, si sa, nel corso degli anni le cose…cambiano e, spesso, mi chiamano “Sinagoga Ebraica”.

Ma il mio vero nome è proprio il primo. Sono sorto dopo svariate difficoltà, diverse operazioni, problemi e progetti, ma, alla fine eccomi qua. Mi hanno fortemente desiderato e sognato tanti benefattori che sono nominati pure nel mio “certificato di nascita” (il libretto dell’inaugurazione) quali: Moisè Usiglio, Solone Loly, Raffaele Mordo, Raffaele Luzzatto, Ettore Luzzatto, Guido Levi, Marco de Parente, Filippo Brunner e Giacomo Pincherle, nonché il rabbino dott. Chajes.

Non ho avuto una vita molto facile; ovvero, sino ai primi anni ’20, tutto è filato abbastanza liscio. Ma poi le vicende belliche mi videro oggetto di atti vandalici e crudeli.

Ma veniamo alla giornata del mio “compleanno”. Beh, debbo dire che, sì, mi aspettavo un regalino dai miei amici, ma non avrei mai immaginato che mi avrebbero festeggiato in maniera così solenne, festosa e perfetta! C’era una folla incredibile venuta per vedermi e rendermi omaggio. C’erano rappresentanti religiosi, militari e civili, tra cui il nostro sindaco, Roberto Cosolini. Egli ha usato nei miei riguardi parole di gran considerazione, stima, ed oserei dire, affetto, per cui lo ringrazio di vero cuore. Della mia vita travagliata ha parlato pure Rav Margalit che, con espressioni accorate, ha sottolineato i tragici eventi bellici che mi hanno così fortemente deturpato ed offeso, ed ha concluso il suo discorso con parole di speranza e di pace. Infine, ha voluto essermi vicino, con l’amore e la sincerità di sempre, il nostro presidente Alessandro Salonichio che con grande sensibilità e partecipazione, ha rievocato i momenti peggiori della mia esistenza, ma ha altresì menzionato le figure più illustri che mi hanno, nel tempo, onorato. Ha, infatti, ricordato rabbini, presidenti, dirigenti scolastici, maestre nonché gli indimenticabili Chazanim che per me hanno intonato le melodie tradizionali ebraiche più belle. Voglio fare due nomi soltanto (ma debbo farli) la splendida voce del signor Rosin, e quella calda e suadente di Salvatore Osmo.

La cerimonia in mio onore è stata pure allietata da una serie di brevi scenette recitate  in modo perfetto da Xenia Bevitori, Laura Lazzaretti e da un “attore” tutto nuovo e maestro cerimoniere, Igor Tercon. Hanno rievocato, così, in modo diverso, varie vicissitudini della mia esistenza. Il clarinetto di Davide Casali, il violino di Daniel Chaim, il pianoforte suonato dai maestri Monti, Morpurgo e Silvestri, nonché il dolcissimo organo con Samuele Orlando, ed il coro del Maestro Podda, hanno portato una ventata di novità. E che dire degli splendidi cantori giunti da Linz, Milano, Verona, Vienna e Trieste? Le voci stupende di Ville Lignell, rav Elia Richetti, Malach Kaufman, Shmuel Barzilai e del nostro insostituibile Shai Misan, hanno riecheggiato fra le mie volte suscitando l’ammirazione ed il plauso di tutti. Ma mancava purtroppo una voce a noi tanto cara, quella del tenore Nathan Neumann, che avrebbe, come al solito, incantato tutti! Era certo idealmente presente, tutti lo vedevamo col pensiero: e ad un certo punto è apparso il delizioso figlioletto David – che rappresentava la nuova generazione – tenuto per mano dal nonno virtuale, rav Elia Richetti, che intendeva trasmettergli norme e tradizioni. Un’apparizione assai suggestiva e commovente.

Io, qui, ho visto passare tante persone; vorrei poterle ricordare tutte, ma non c’è lo spazio! Dico solo che, insieme abbiamo trascorso momenti tristi, sì, ma abbiamo pure festeggiato matrimoni e nascite; abbiamo pianto i nostri Cari, ma abbiamo anche sorriso e cantato! E ricordo a questo proposito che, una settantina d’anni fa, il sabato a minchà, il buon maestro Gentilli accompagnava  un coro di ragazzini e ragazzine. Certo non erano bravi come il coro Kol Ha Tikvà del Maestro Podda (che si è esibito in modo brillante al caffè San Marco, per onorarmi pure lì), ma cantavano con tanto fervore e tanta buona volontà!

Anche il rosone, il “mio rosone” ha avuto un momento di gloria.

Infatti, la sua riproduzione è stata consegnata a due personalità che hanno operato in modo importante al progresso ed al benessere dell’umanità e del popolo ebraico. Il premio morale (fondazione Stock-Weinberg) è stato così attribuito ad Edna Calò Livne e Mario Levi.

Se, in questa mia esposizione, ho commesso qualche errore od ho scordato di nominare qualcuno, perdonatemi: a cent’anni si possono avere dei …vuoti di memoria!

Potrei dire molte altre cose, ma non voglio rubare spazio ad altri. Dirò solo che sono stato veramente felice di questa splendida cerimonia. Ho ricevuto tantissimi fiori e tantissimi applausi. Ho goduto di ogni attimo e ringrazio tutti coloro che hanno contribuito al successo di questa manifestazione. Tutto è filato in modo perfetto, in ogni senso. Bravi i registi, gli organizzatori, i fotografi, i cameraman, i giornalisti ed il Consiglio tutto (in ordine alfabetico: Jacky Belleli, Ariel Camerini, Nathan Israel, Andrea Mariani, Alessandro Salonichio, Mauro Tabor, Igor Tercon). Grazie all’infaticabile Liora Misan, sempre in movimento, e grazie pure alle giovani che accoglievano gli invitati. Avete tutti, tutti dovuto superare mille scogli e mille problemi, ma alla fine il risultato è stato davvero splendido!

Grazie alla Comunità, a Trieste ebraica ed anche alla mia città. Auguri a tutti! E Shalom !

Per “IL TEMPIO ISRAELITICO”, Fulvia Levi

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