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Una due giorni per conoscere le università israeliane

in: Blog/News | di: Claudia De Benedetti

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università IsraeleMolte le opportunità di studiare e specializzarsi

A Roma e Milano si sono svolte due intense giornate dedicate alle università israeliane, un appuntamento importante per il mondo ebraico italiano, ideato da Piero Abbina, Presidente dell’Associazione Amici del Technion in Italia e sostenuto quest’anno da Maria Mayer Modena Presidente dell’Associazione Italiana degli Amici dell’Università di Gerusalemme, dall’Agenzia Ebraica e dal Progetto MASA.

Gli oltre trecento partecipanti hanno dimostrato l’interesse crescente per una realtà accademica riconosciuta a livello internazionale come luogo di formazione, docenza e ricerca di altissimo livello e al tempo stesso hanno testimoniato del forte legame dei giovani italiani per Israele.

Nell’ultimo triennio le università israeliane hanno ottenuto ottime posizioni nelle classifiche mondiali delle migliori università: nella categoria generale, 4 università israeliane sono tra le 200 migliori al mondo (Hebrew; Tau; Technion; Weizmann) su 5000 valutate.

Nel settore dell’informatica il numero aumenta a 5 tra le prime 100 (Weizmann Institute-12ma; Technion- 15ma; Hebrew University 21ma; Tel Aviv University 31ma; Bar Ilan- 76ma).

Per l’Ingegneria, il Technion è 38esimo nella classifica mondiale.

Studiare in Israele non significa soltanto accedere a un’istruzione qualificata e dotarsi di un titolo di studio la cui qualità è riconosciuta a livello internazionale, significa anche darsi la possibilità di un’esperienza umana straordinaria.

Le classi delle università israeliane sono veri e propri microcosmi nei quali si ritrovano ragazzi e ragazze di culture, religioni, lingue diverse, spazi in cui tutti i giorni, studiando sugli stessi libri, si apprende prima di tutto la cultura della differenza, del suo rispetto, la capacità dell’integrazione.

Le università israeliane offrono l’esperienza della vita dei campus, estranea alla dimensione universitaria italiana che è, per offerta culturale e opportunità sociali, un’occasione di divertimento e di crescita straordinaria per i giovani usciti dal liceo, o appena laureati.

Molte sono anche le possibilità di formazione “breve” offerte dalle università israeliane: i corsi di lingua, i corsi tematici estivi, semestrali o annuali.

Volontà, curiosità ed entusiasmo: ecco, idealmente, il bagaglio necessario, in Israele i giovani trovano un sistema attento al merito, al talento, servizi e infinite opportunità.

Il sito Israeluni.it, primo portale in italiano dedicato alle università israeliane, è il link insostituibile per gli studenti che stanno pensando al loro futuro in Israele, visitato mensilmente da oltre 400 persone è parte del grande investimento che l’ebraismo italiano fa sui propri giovani ben sapendo che essi sono il suo futuro ed esso la loro identità.

 


Due weekend di degustazioni nel segno della cucina kascher

in: Blog/News | di: Claudia De Benedetti

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Golosaria  logoDal 2 marzo “Golosaria” ad Alessandria e Asti

Compie sette anni Golosaria e, per la prima volta, la Comunità ebraica di Casale Monferrato apre le sue porte a una giornata dedicata al cibo kasher con raffinate proposte di prodotti certificati.

Ancora una volta il Monferrato si animerà con due weekend di degustazioni, feste, assaggi, cultura, musica e spettacoli che daranno il benvenuto alla primavera: dal 2 al 3 marzo in provincia di Alessandria e il 9 e 10 marzo in provincia di Asti.

Golosaria è una rassegna di cultura e gusto promossa dal Club di Papillon che dimostra come il gusto può far vivere, animandolo, un territorio.

Un evento in cui si accendono i riflettori sui migliori produttori artigianali d’Italia, selezionati dal libro Il Golosario di Paolo Massobrio.

Ogni autunno la manifestazione si svolge a Milano e Torino, in primavera nel Monferrato, per presentare le eccellenze gastronomiche di cui l’Italia è ricca: paste, sughi, formaggi, salumi, dolci artigianali, birra, cioccolato accanto alla selezione di 100 migliori vini d’Italia, i Top Hundred.

Entrambe le edizioni, di Milano e del Piemonte, salutano ogni anno la nuova Guida Critica Golosa dedicata a Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta con le indicazioni precise su dove vale la pena mangiare e acquistare prodotti.

Edizioni passate si sono svolte all’Abbadia di Fiastra, nel comune di Tolentino (Macerata), nel castello di Corigliano Calabro (Cosenza), a Novi Ligure, dove si è tenuto il primo raduno nazionale delle bici da gelato, e poi Acqui Terme con a tema il gusto e il benessere, Mantova nel 2010 e, da sei anni, i castelli del Monferrato che hanno coinvolto venti location e portato sul territorio, in un solo weekend, 40.000 persone.

Cuore dell’iniziativa, come di consueto, il Castello di Casale Monferrato che nel primo weekend ospiterà i migliori artigiani del gusto provenienti da tutta Italia ma saranno più di venti i paesi coinvolti nell’iniziativa. I produttori di cose buone e vini si troveranno all’Enoteca Regionale del Monferrato, all’interno del castello. Nella corte sarà possibile degustare le migliori specialità monferrine, visite guidate sono previste alle segrete del Castello alla mostra.

In città invece, presso Palazzo Vitta, sarà aperta la mostra a ingresso gratuito: Abito il sogno che mi abita dell’artista casalese Marco Porta. Anche la Torre casalese festeggerà i suoi 100 anni di attività mentre, sempre a Casale Monferrato, sarà possibile visitare il Museo Civico, il Tesoro del Duomo e la Gipsoteca Bistolfi.

Domenica 3 marzo dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18 il Cortile delle Api della Comunità di Casale proporrà la degustazione di prodotti kasher della tradizione e, alle 16, la conferenza “Il cibo kasher e le sue regole” di Vittorio Bendaud.

Nel Castello di Camino si svolgeranno visite animate con attori che metteranno in scena leggende e storie di chi ha vissuto nel maniero, oltre a laboratori per bambini, a una festa in onore del Monferrato gemellato con il Piacentino.

Golosaria Monferrato è anche una nuova applicazione realizzata dal Club di Papillon per IPad ed IPhone, ideata in occasione dell’edizione 2012 è stata completamente aggiornata ed è un utile e innovativo strumento per conoscere in modo semplice e diretto quella che è la regione più castellata d’Italia.

La manifestazione è organizzata con il patrocinio di Expo 2015, Regione Piemonte, Provincia di Alessandria, Città di Alessandria, Città di Casale Monferrato, e con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, CCIAA Alessandria.

Per informazioni e per scaricare programma ed invito alla manifestazione: Golosaria.it

 

 

 


Valdesi italiani, 165 anni di libertà

in: Blog/News | di: Claudia De Benedetti

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lettere patentiIl 17 febbraio 1848 il re Carlo Alberto firmava le lettere patenti. tante cerimonie ed eventi per ricordare quella data

Le Valli Valdesi celebrano il 165° anniversario della firma delle Lettere Patenti con le quali il Re Carlo Alberto concesse il 17 febbraio 1848, per la prima volta nella storia del Piemonte, i diritti civili alla minoranza protestante valdese, seguite, il 29 marzo, da analoghe disposizioni destinate alla anche alla minoranza ebraica.

Con questo atto il Regno del Piemonte poneva fine ad una secolare discriminazione e avviava un processo di modernizzazione che lo poneva al livello degli altri stati europei e alla testa del movimento del Risorgimento italiano. Carlo Alberto autorizzava così la popolazione evangelica ad uscire dalla ghettizzazione in cui di fatto viveva nelle cosiddette Valli valdesi: permettendole di frequentare l’università e acquistare terreni anche fuori dalle Valli Germanasca, Chisone, Pellice.

Per i valdesi celebrare oggi quell’evento non vuol dire solo ricordare un momento del passato, ma soprattutto essere consapevoli che la libertà di coscienza è una delle libertà fondamentali di uno stato democratico, come del resto viene anche affermato nella Carta costituzionale della Repubblica Italiana. La festa, da sempre, non ha perciò un carattere religioso ma civile.

È consuetudine che la sera del 16 febbraio nelle borgate delle Valli valdesi si accendano dei fuochi di gioia in ricordo delle Lettere Patenti. Qua e là all’imbrunire spontaneamente si formano delle fiaccolate, alle 20 l’evento vero e proprio. La gente si riunisce per cantare, ascoltare brevi messaggi e riscaldarsi con un bicchiere di vin brulé o cioccolata calda offerti dalle associazioni locali. Intorno ai falò si raduna tutta la popolazione al di là delle differenze politiche, culturali, religiose, per una grande festa popolare. Impossibile dire quanti sono i suggestivi falò che illuminano i fianchi delle colline del Pinerolese, sulle pendici dei monti della Val Pellice, della Val Chisone e della Val Germanasca.

Al Centro Culturale di Torre Pellice si svolgono in queste settimane serate e attività di formazione: di particolare interesse le lezioni di Sergio Rostagno sul caso valdese dal Medioevo alla Riforma, di Gabriella Ballesio e Sara Rivoira sull’educazione femminile nelle valli valdesi nell’Ottocento, di Emanuele Paschetto sulla presenza battista in Italia e di Giovanni Grado Merlo su streghe e inquisitori nelle valli valdesi nel Medioevo.


Voci di “anusim”

in: Ebraismo | di: Pierpaolo Pinhas Punturello

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MarranosLa testimonianza di tanti tornati all’Ebraismo, sotto la guida di rav Birnbaum e di Michael Freund di Shavè Israel

“Isabella di Castiglia sei stata sconfitta”. Questo pensiero mi è tornato più volta in mente mentre incontravo, nei corridoi dell’Ulpan ghiur per gli studenti di lingua spagnola, alcune delle persone che ho intervistato.

I protagonisti di queste interviste sono i discendenti dell’Ebraismo sefardita: 600 anni di fughe, di nascondigli, di tradizioni sussurrate di generazione in generazione.

Sono i nipoti degli anusim, i “costretti”, che sono tornati all’Ebraismo in Israele. Non ho fatto domande, mi sono seduto ad ascoltare, come fossi in uno dei porti del mediterraneo che, dopo il luglio del 1492, ha accolto i profughi ebrei spagnoli in fuga dalla reyna Isabella.

La prima a parlare è Batya. “Sono nata a Valencia, ho sempre cercato la spiritualità e venendo da una famiglia non cristiana dove non si andava mai in Chiesa, cercando Dio, ho cominciato ad andarci io da sola all’età di sette anni. A diciotto anni ho incontrato mio marito Yosef ed abbiamo cominciato a studiare insieme attraverso Internet che ha aperto per noi una finestra sul mondo ebraico. L’ebraismo era per noi il luogo dell’essenza di tutto e studiando ho cominciato a comprendere tutte le tradizioni della mia famiglia: le candele di shabbat, la separazione dei cibi a base di carne e latte, la famiglia che si riuniva il Sabato e non la Domenica e mia nonna con le sue manie di pulizie della casa di Venerdì! A Valencia esiste una comunità ed è ortodossa ma non era pronta a comprendere nè i gherim nè la nostra osservanza, mentre la nostra famiglia di origine ci ha molto aiutato. Ad un certo punto abbiamo deciso di partire per Israele e di vivere in Gerusalemme: i primi tempi abbiamo abitato in una casa di 20 metri quadrati in quattro, con il permesso turistico. Abbiamo cominciato a chiedere alle persone di lingua spagnola che incontravamo a chi rivolgerci per il ghiur e tutti ci indirizzavano dalla rabbanit Renana Birnbaum, a Shavè Israel, le organizzazioni ortodosse che si occupano del ritorno degli ebrei lontani e dei discendenti di anusim in qualunque parte del mondo: dal Sud America all’India. I primi tempi sono stati difficili ma anche pieni di miracoli quotidiani come quella volta che un meccanico di origine turca che parlava ladino ci ha aiutato ad iscrivere i ragazzi a scuola senza nemmeno chiedere se eravamo ebrei ! Siamo arrivati da Renana, ma non avevamo un rabbino di origine e quindi era difficile entrare nel programma di studio e conversione. Nonostante tutto questo Renana ci ha aiutato: abbiamo iniziato a studiare nel novembre 2008 e ci aspettavano in teoria solo tre mesi di studio per poter anche risolvere la nostra situazione con il visto turistico: eravamo illegali nel paese e quindi senza lavoro e copertura sanitaria. Solo dopo nove mesi ricevemmo una autorizzazione dalla Rabbanut a studiare e che quindi tutto l’anno di studio già trascorso era nullo Renana ci disse: “Mi imbarazzo ma devo dirti che dovrete studiare ancora un anno. Sarà difficile ma ce la faremo.” Decidemmo di rimanere: non avevamo altra vita se non questa, anche se avevamo in Spagna casa, soldi e famiglia. Israele era la nostra realtà, l’ebraismo la nostra vita. Per mantenerci abbiamo fatto tanti lavori: pulizia nelle case, camerieri. Sono stata invitata anche a parlare davanti ad una commissione della Knesset che si occupa dei problemi burocratici degli anusim, ho recitato loro questa poesia: “Dicono che l’amore è forte ed anche molto paziente, io posso testimoniarlo. Hanno provato a cancellare il mio nome, mi hanno rubato molte cose, però quello che non sapevano e che l’anima ha memoria e non ha smesso di gridare dicendomi: “Tu sei ebrea e mai lo dimenticherai finchè sei in vita”. Senza paura e vergogna essere ebrea è la mia gioia, la gioia dei miei antenati senza nascondersi più, nè bugie. Nella mia terra mi sono ritrovata, mi sono connessa alla mia vita, al mio passato, al mio presente fino alla fine dei miei giorni.”

Ghila ed Ariel sono invece due distinti nonni colombiani di nipoti ebrei israeliani e la loro storia si perde nella memoria delle navi che scappando dopo Colombo hanno provato a portare gli anusim lontano dai roghi.

Sono nata in Colombia, a Chocontà, un villaggio non lontano da Bogotà, luogo di reale presenza di anusim. In casa si accendavano le candele al venerdì al tramonto, non si mischiava la carne con il latte ed io vivevo tutti questi rituali familiari come realtà quotidiana e non come elemento distintivo. Mia madre e mia nonna ci raccontavano da bambini le storie della Torà e le altre famiglie amiche della mia erano i Castro ed i Costa e con loro ci vedevamo per Shabbat. Da ragazza lasciai il mio villaggio per andare a studiare a Bogotà, lì incontrai mio marito e quando decisi di portarlo a casa per presentarlo ai miei genitori mio padre oppose un netto rifiuto. Non mi arresi, sapevo che a mio padre lui sarebbe piaciuto e quando finalmente andammo a pranzo dai miei, mio padre, osservando come lui si lavava le mani, come lui pregava prima di mangiare capì quello che io già sapevo e disse: “Credo proprio che con lui ci intenderemo”. Avevamo la stessa origine spagnola e marrana. Ci sposammo avemmo una figlia, Rosita, e lei da piccolissima cominciò ad interessarsi all’ebraismo e fare domande sugli usi di famiglia: perchè per il lutto siamo seduti su sgabelli bassi? Perchè le candele accese il venerdì sera? Quando era al liceo mia figlia scrisse un articolo di argomento ebraico sul giornale della scuola persino El Tiempo, il principale giornale di Bogotà ne parlò. Mio cognato, che era un magistrato chiamò Rosita nel suo ufficio e le disse: “Hai ragione, noi siamo ebrei.” Fu una conferma per la sua vita: tutti gli amici di Rosita erano ebrei ed allora lei decise di partire per Israele e di andare a vivere ad Efrat do ve fu accolta da molti rabbini di lingua spagnola. Mio figlio Itamar dopo un po’ ha raggiunto la sorella per seguire anche lui un percorso di ghiur ed ha anche servito l’esercito dell’Onu sul Sinai. Noi volevamo raggiungere presto i nostri figli ma non sapevamo come: mia madre sapeva che lei non sarebbe mai potuta venire in Israele però pregava che qualcuno di noi potesse farlo ed io sono stata la fortunata che ha compiuto questo passo. La mia famiglia prima di arrivare in Colombia ha viaggiato tanto cercando un rifugio: siamo originari di Avila, in Spagna, siamo scappati ovunque, anche a Venezia come Dona Gracia Nasi, ma solo in Israele sono davvero a casa.”

“Anche io sono di origine spagnola”, mi dice Ariel. “Mi chiamo Ardilla, noi siamo della regione occidentale della Spagna di un villaggio che si chiama Badajos al confine con il Portogallo dove si trova un fiume che si Ardilla ed un altro villaggio di Ardilla. In Colombia siamo andati a vivere in un posto di montagna che si chiama Sapatoca, poi ci siamo avvicinati con i secoli alla capitale, Bogotà: ai tempi della Inqusizione per quelli come noi era più sicuro vivere lontani dalle città. Siamo sempre stati contadini: in casa nostra eravamo nove figli e tutti i maschi hanno avuto il brit milà. Le nostre terre riposavano ogni sette anni, non mietevamo l’angolo del campo e toglievamo la decima dai prodotti della terra. Da bambino ho imparato a suonare lo shofar che usavamo come richiamo tra i campi. Tutto questo per me era normale, come i matrimoni tra cugini, tra parenti: mio padre e suo fratello avevano, infatti, sposato due sorelle di una famiglia con usi uguali ai nostri. La mia famiglia ha sempre abitato in villaggi che avevano il giorno di mercato la Domenica o il Lunedì, mai ovviamente di Sabato. Quando mia figlia ha aperto gli occhi con consapevolezza sul mondo ebraico per me è stata una gioia: finalmente sapevamo chi eravamo e cosa volevamo essere in futuro e studiando di fatto ci connettiamo alla ragione del nostro essere. Qui stiamo ritrovando la nostra identità piena, in casa nostra infatti le feste sopravvissute erano solo Shabbat, Shavuot e Pesach, quando preparavamo il pane solo con il mais e senza lievito. Riuscivamo a calcolare anche il giorno di Kippur guardando la luna: essendo contadini conoscevamo tutte le sue fasi.”

Batya ha aggiunto un racconto finale che esprime al meglio la forza identitaria degli anusim:

“Un aquila depone uova in molti posti del mondo lasciandoli abbandonati. Altre aquile li prendono e decidono che sono le loro uova. I pulcini crescono nell’uovo come figli delle aquile adottive, solo dopo che hanno rotto il guscio si rendono conto di essere figli di un’ altra aquila ed in quel momento quella stessa aquila vola sopra di loro e loro la riconoscono. A qual punto la scelta dei pulcini è di abbandonare il nido sicuro per seguire il nido insicuro della propria vera identità. Non è stato facile, ma lo abbiamo fatto abbiamo seguito: le ali della aquila madre e siamo tornati a casa.” E vi ho portato su ali d’aquile. ( Shemot 19,4). Questo versetto mai prima del racconto di Batya mi è sembrato così vero.

 


Conosci Israele, dal 22 al 29 aprile

in: Israele | di: Claudia De Benedetti

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Angela Polacco al circolo dei lettoriViaggio alla scoperta di un paese straordinario

Angela Polacco, la guida italiana più famosa in Israele ha trascorso due intense giornate a Torino, un’occasione per incontrare vecchi amici e presentare due viaggi che la vedranno coinvolta come tour leader tra la fine di aprile e la prima settimana di maggio.

Al Circolo dei Lettori, in una sala gremitissima Angela ha proiettato immagini inusuali di grande suggestione dei luoghi più affascinanti e sconosciuti dello Stato d’Israele. Sullo schermo si sono succeduti, tra lo stupore generale, mandorli in fiore della Galilea, sciatori sul Monte Hermon, botti di vini israeliani recentemente premiati a VinItaly, biciclette in cartone vendute a 9 dollari per le vie di Tel Aviv e ancora stambecchi e merli ai bordi del Mar Morto, tronchi di palme utilizzati come materia prima per mobili. Imperdibili gli scorci dei grattacieli, il treno veloce che unisce Gerusalemme, i volti e i sorrisi di soldatesse, beduini, studenti di Yeshivoth e uomini d’affari.

L’Associazione Italia Israele di Torino, in collaborazione con Informazione Corretta, ha organizzato quest’anno, dal 22 al 29 aprile, un viaggio in Israele, guidato da Angela Polacco con Ugo Volli e Angelo Pezzana nelle vesti di esperti, totalmente innovativo rispetto ai tanti che sono stati proposti in passato.

Per la prima volta i partecipanti visiteranno le località di Giudea e Samaria (West Bank) dove vivono 350.000 israeliani. Molti i luoghi di grande interesse, da Maalè Adumim, alle nuove costruzioni della zona E1 Bet Guvrin, frontiera agricola a sud del Monte Hevron, ai reperti archeologici ellenisti, bizantini, teatro della rivolta contro i romani del 135 e.v., a Hevron, con le tombe dei patriarchi, al territorio di Gush Etzion, al deserto di Giudea a sud di Gerusalemme, all’Erodion, fortezza e tomba di Erode, teatro delle due rivolte contro i romani nel 70 e 135 e.v., a Tekoa, città fondata dopo il 1967, a Kfar Etzion, dove verrà proiettato un filmato sulla storia del kibbutz fondato negli anni ’30 e legato alla Guerra d’Indipendenza.

Fiori all’occhiello del viaggio sono gli incontri serali con David Cassuto, già vice sindaco di Gerusalemme, Mordechai Kedar, storico, esperto di islam e paesi arabi, Yosh Amishav, direttore Keren Hayesod, Claudio Pagliara, corrispondente Rai, Massimo Lomonaco, corrispondente Ansa, Manfred Gerstenfeld, esperto di antisemitismo, Itamar Marcus, fondatore di Palestinian Media Watch, Francesca Levi Shaffer, scienziata e Zvi Mazel, ambasciatore in Egitto.

In Israele il 2012 ha segnato il record del turismo con 3.530.000 visitatori, dall’Italia si è registrato un incremento del 12% con un totale di 170.000 persone che confermano la tendenza a valorizzare il turismo di qualità, non più esclusivamente religioso. Con l’inizio del 2013 il trend è confermato, in attesa della primavera Angela Polacco ha invitato neofiti e affezionati a sognare una speciale settimana di vacanza, un’occasione da non perdere.

 

 

 


Tsad Kadima festeggia i 25 anni di attività

in: Israele | di: Claudia De Benedetti

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Prosegue, nonostante le difficoltà economiche, il programma educativo e riabilitativo a sostegno di tanti giovani Nell’anno in cui Tsad Kadima festeggia i 25 anni di attività in Israele, si celebrerà la tradizionale serata di Gala che si svolgerà giovedì 7 marzo alle ore 20.00 al Teatro di Gerusalemme nella Sala Sherover, con al centro dell’evento [...]

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Giorno della Memoria: celebrato per la prima volta in Russia

in: Giornata della Memoria | di: Claudia De Benedetti

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Ho concluso in queste ore una importante trasferta a Mosca e San Pietroburgo su invito del Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Prof. Adriano Dell’Asta. Per la prima volta il Giorno della Memoria è stato celebrato in Russia per espresso desiderio delle massime rappresentanze culturali del nostro paese con un intenso programma di riunioni e approfondimenti. [...]

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“Fai buon uso della libertà”

in: Giornata della Memoria | di: Claudia De Benedetti

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Una iniziativa culturale del Comune di Arenzano in occasione del Giorno della Memoria Il Comune di Arenzano ha deciso di celebrare il Giorno della Memoria con una serie di appuntamenti nei quali viene proposto un inquadramento delle ricerche storiche di Alessandra Chiappano, illustre concittadina recentemente e prematuramente scomparsa, con il contributo di docenti e intellettuali [...]

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Il sogno di Ben Gurion che si è, purtroppo, realizzato

in: Israele | di: Pierpaolo Pinhas Punturello

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Non si può accettare passivamente che la ‘normalità’ di Israele passi attraverso il fenomeno della prostituzione Il sogno di Ben Gurion si è avverato. Se leggendo questa frase pensate alle terre coltivate del deserto del Neghev o agli straordinari risultati agricoli nati con il sistema di irrigazione “a goccia” ideato da Yoel DeMalach (Giulio De [...]

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Fenomenologia di un comico che non fa più ridere, anzi ci preoccupa

in: Blog/News | di: Stefano Gatti

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L’approccio rozzamente antisionista di Beppe Grillo. I followers del suo Movimento 5 Stelle indulgono nella polemistica di marca antisemita “Ecco, in questo Grillo è un analogo di Mussolini. Al di là delle ovvie diversità, e della statura dei personaggi, il movimento 5 Stelle occupa oggi quell’orma, quella funzione e casella ricorrente della storia italiana… Lo [...]

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