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Il commento della settimana: la parashà di Toledòt – Quando i giusti danno una benedizione

in: Ebraismo | Pubblicato da: Donato Grosser

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Nella parashà di Toledòt è scritto che “Quando Isacco fu vecchio e la vista gli si indebolì, tanto che non vedeva più, chiamo Esaù, suo figlio maggiore e gli disse: “sono vecchio e non so quando morirò”(Bereshìt-Genesi, 27:1-4). Isacco chiese a Esaù di andare a prendere della selvaggina e di preparagli una vivanda gustosa dopodiché gli avrebbe dato la sua benedizione.

Rav ‘Ovadià Sforno (Cesena, 1470-1550) nel suo commento alla Torà spiega che Isacco voleva che Esaù assumesse il ruolo di capo famiglia e protettore del fratello minore Giacobbe. La missione di Giacobbe sarebbe stata quella di proseguire la tradizione famigliare, occupandosi di cose spirituali e di diffondere l’idea monoteista ereditando la Terra d’Israele. Per questo motivo Isacco era pronto a benedire Esaù con beni materiali e dominio sulla famiglia e a benedire Giacobbe con la benedizione di Abramo (ibid., 28:4), come fece prima di mandarlo a Charan dallo zio Labano.

La matriarca Rebecca invece, conosceva bene il carattere di Esaù ed era contraria all’idea che egli potesse assumere il comando della famiglia e con questo soggiogare Giacobbe. Pertanto intimò a Giacobbe di impersonare Esaù al fine di ricevere la benedizione del padre.

Esaù al suo ritorno, quando si accorse di essere stato preceduto dal fratello si adirò a morte. Isacco quando si rese conto di avere dato la benedizione a Giacobbe, rimase scosso, tuttavia confermò la benedizione data a Giacobbe, perché aveva sentito che la benedizione era arrivata alla persona giusta.

Rav Yosef Albo (Spagna, 1380-1444) uno dei grandi pensatori sefarditi dopo il Maimonide, analizza l’episodio delle benedizioni che Isacco diede a Giacobbe e a Esaù nel suo “Sefer ha-‘Iqqarim”(Parte IV, cap. 19). Queste benedizioni sono delle preghiere o delle profezie? Se sono delle preghiere, per quale motivo Isacco fu così scosso quando si accorse che non aveva benedetto Esaù? Isacco avrebbe potuto fare un’altra preghiera per Esaù cosi come aveva pregato per Giacobbe. E non c’è dubbio che la seconda preghiera per Esaù avrebbe avuto una maggiora probabilità di venire esaudita di quella per Giacobbe che era stata ottenuta in modo fraudolento. D’altra parte aggiunge R. Albo, se le benedizioni sono una predizione del futuro, perché Esaù si adirò cosi tanto dicendo: “Prima mi ha portato via la primogenitura e ora la mia benedizione” (Bereshìt, 27:36)? Isacco aveva semplicemente raccontato con ispirazione profetica quello che sarebbe successo a Giacobbe.

R. Albo spiega quindi che le benedizioni non sono predizioni del futuro. La benedizione è una preghiera. Insieme con la preghiera, il giusto dà a colui che viene benedetto la capacità di ricevere la benedizione divina che non sarebbe altrimenti in grado di ricevere per via delle sue mancanze. Il profeta, o il giusto che dà la benedizione funge quindi da intermediario nel fare scendere la benedizione divina su chi viene benedetto. Questo è il motivo per cui quando si dà una benedizione si pongono le mani sulla testa di colui che viene benedetto come fanno i Cohanim. Essi benedicono il popolo fungendo da intermediari per fare sì che il popolo possa ricevere la benedizione divina. Quando una benedizione è stata data, colui che ha benedetto non la controlla più e non la può fermare. Pertanto, avendo Giacobbe ricevuto la benedizione dal padre Isacco, la portò via al fratello Esaù che dovette accontentarsi di una benedizione inferiore.

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