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Il commento della settimana: parashà di Balàq. Il consiglio segreto di Bil’àm

in: Ebraismo | Pubblicato da: Donato Grosser

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Balàq, Re di Moàv, aveva osservato le battaglie che Mosè e il suo esercito avevano fatto contro i potentissimi Re Emorei, Sichòn e Og. Gli eserciti dei due Re erano stati sbaragliati e distrutti, e le loro terre e città conquistate dai figli d’Israele.

Rendendosi conto di non poter combattere contro un esercito di giovani, fiduciosi nella promessa divina, senza paura, cresciuti nel deserto e guidati da un generale come Mosè, e temendo una prossima invasione del suo territorio, il re Balaq decise di utilizzare un’arma non convenzionale.

Così invitò Bil’àm, che aveva una grande reputazione di “mago” a maledire il popolo d’Israele, sperando in questo modo di sbarazzarsi del temuto nemico (Bemidbàr, 22:5-6). In effetti l’Eterno aveva proibito agli israeliti di attaccare Moàv (Devarìm, 2:9), ma il re Balàq non lo sapeva.

Dopo molte insistenze da parte di Balàq, finalmente Bil’àm arrivò dalla Mesopotamia alla città di Moàv. Bil’àm chiese al Re di preparare sette altari per sacrificare sette tori e sette arieti. Il risultato non fu quello che il re Balàq aveva sperato. Bil’àm dopo aver cercato l’ispirazione divina, tornò da Balàq e disse (Bemidbàr, 23:8): “Come posso maledire se il Signore non ha maledetto?”. Bil’àm non solo non maledì il popolo d’Israele, ma addiritture li benedisse dicendo: “… un popolo che dimorerà da solo e che non sarà annoverato tra le nazioni” e “possa la mia fine essere come la sua”. E ancora (Bemidbàr, 23:19-21): “Non è un uomo Iddio perchè mentisca nè un figlio d’uomo perchè si penta” … “Ecco ho ricevuto l’ordine di benedire. Egli ha benedetto e io non posso ritirare la benedizione. Egli non ha veduto iniquità in Giacobbe nè vide malvagità in Israel, il Signore suo Dio e con lui e il favore del Re si manifesta verso di lui”….

Dopo aver detto contro il suo volere queste benedizioni, Bil’àm capì che era inutile continuare a cercare di maledire, perchè il Signore gli avrebbe nuovamente trasformato la maledizione in benedizione come nei tentativi precedenti. E fu così che pronunciò alcune delle più belle benedizioni, che sono anche le parole che diciamo entrando in sinagoga (Bemidbàr, 24:5): “Quanto son belle le tue tende o Giacobbe, le tue dimore o Israel” E concluse dicendo (Bemidbàr, 24:9) “chi ti benedice sarà benedetto e coloro che ti maledicono saranno maledetti”.

Riguardo alle benedizioni di Bil’àm, i Maestri del Talmùd insegnano che gli furono messe in bocca dall’Eterno, mentre lui in effetti aveva tutti altri programmi: “Disse Rabbì Yochanàn: dalle benedizioni di quel malvagio puoi capire quello che aveva in cuore” (Sanhedrin, 105). Infatti nel libro diDevarìm (23:6) è scritto: “E Il Signore tuo Dio non volle ascoltare Bil’àm e rovesciò la maledizione in benedizione perchè il Signore tuo Dio ti amava“.

Bil’àm tuttavia non si diede per vinto e, al fine di fare del male al popolo d’Israele, disse al re Balàq (Bemidbàr, 24:14): “Ecco io torno dal mio popolo, vieni e io ti consiglierò su ciò che questo popolo farà (in ebraico “Ya’asè”) al tuo alla fine del giorni”.   R. Moshe Mintz (Magonza, XV secolo, citato da R. Avraham Kroll nel suo commento Bifqudècha Asìcha a questa parashà) osserva che Bil’àm avrebbe dovuto dire “Ti farò sapere” e non “ti consiglierò”. E inoltre cosa importava a Balàq sapere quello che sarebbe accaduto tanti anni dopo “alla fine dei giorni”?

Rashì spiega che il consiglio di Bil’àm fu quello di far peccare i figli d’Israele inviando loro le figlie dei Moabiti e dei Midianiti a prostituirsi. La strategia funzionò: le midianite andarono a sedurre gli israeliti (Bemidbàr, 31:16) e inoltre “il popolo cominciò a fornicare con le figlie di Moàv” (Bemidbàr, 25:1). Il Midràsh Sifrì racconta che i Moabiti allestirono una grande fiera per la vendita di tessuti di lino con donne che sapevano quello che era il loro compito e che condussero molti israeliti alla fornicazione e con essa all’idolatria. Giuseppe Flavio che conosceva bene il Midràsh, si prolunga nel raccontare vari dettagli di questo episodio di seduzione (Antichità Giudaiche, libro VI, Cap. 6).

Tornando al versetto che menziona il consiglio di Bil’àm, che parlò della “fine dei giorni”, R. Mintz spiega che nel consiglio di Bil’àm vi era un messaggio recondito: nella Torà le parole non hanno la punteggiatura che indica le vocali e la parola “Ya’asè” (farà al tuo popolo) può anche essere letta “Ye’asè” che cambia il significato della frase (diventerà tuo popolo). Il consiglio recondito di Bil’àm era che facendo peccare gli Israeliti con le donne Moabite il popolo d’Israele avrebbe perduto la sua identità e sarebbe “diventato” come i Moabiti. L’arma migliore contro gli israeliti non era la guerra ma l’assimilazione.

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