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Il Commento della settimana. Parashà di Beshalach: perché gli egiziani affogarono nel mare?

in: Ebraismo | Pubblicato da: Donato Grosser

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Un noto Midràsh racconta che si recita l’Hallel completo in tutti i giorni della festa di Succot (delle Capanne) mentre nella festa di Pesach lo si recita completamente solo il primo giorno. Non lo si recita completamente il settimo giorno di Pesach quando avvenne il passaggio dei figli d’Israele nel Mar Rosso e l’affondamento nel mare della cavalleria e dell’esercito egiziano che li inseguivano. (A maggior ragione non lo si recita nei giorni di mezza festa, Chol Ha Mo’ed).

Il motivo, citato dal Midràsh, per cui non si recita l’Hallel nel settimo giorno di Pesach è che gli egiziani annegarono nel mare e nei Proverbi di Salomone (24:17) è scritto: “Non gioire quando il tuo nemico cade”. Una fonte del Midràsh è nel quarto capitolo del trattato Sanhedrin (39b) dove è  detto:

R. Shemuel bar Nachman a nome di R. Yonatan disse: cosa significa (Shemot, 11:20): E non si avvicinarono l’uno all’altro per tutta la notte? Che in quell’occasione gli angeli al servizio dell’Eterno volevano dire un cantico davanti all’Eterno; l’Eterno disse a loro: l’opera delle mie mani affonda nel mare e voi volete dire un cantico?”.

Una prima spiegazione di questo Midràsh è che l’Eterno impedì agli angeli di elevare un cantico quando i figli d’Israele uscirono indenni dal Mar Rosso, perché nello stesso momento “l’opera delle sue mani”, ossia gli egiziani, stavano affondando nel mare.

Lo stesso Midràsh appare anche nel trattato Meghilla (10a). A questo proposito R. Avraham Kroll z’ll, il noto Darshan di Gerusalemme (nativo di Lodz e uno dei pochi superstiti della rivolta del ghetto di Varsavia), osservò che nei Proverbi (11:10) è anche scritto: “… e quando i malvagi periscono la gente canta”. Perché quindi l’Eterno non permise agli angeli di cantare?  E inoltre, perché  gli egiziani vengono chiamati “opera delle mie mani”?

Rav Kroll spiegò che quando il Re assiro Sennacherib assediò Gerusalemme durante il regno del re Chizkiya, oltre cent’anni prima della distruzione del Primo Bet Ha-Mikdash (il primo Tempio di Gerusalemme) per mano di Nabuccodonosor, l’Eterno salvò Gerusalemme con un grande miracolo facendo morire nel corso di una notte tutto l’esercito assiro di 185.000 soldati che assediava la città (Re 2, 19:35). Il Talmud nel trattato Sanhedrin (95b) spiega come morirono i soldati assiri:  l’Eterno aprì le loro orecchie in modo che sentirono il canto degli angeli e questo canto causò la loro morte.

R. Kroll propose quindi una spiegazione alternativa al Midràsh che dice “L’opera delle mie mani affonda nel mare e voi volete dire un cantico?”: gli angeli volevano dire un cantico in modo che gli egiziani morissero sentendo la loro voce come sarebbe accaduto qualche secolo più  tardi con gli assiri. L’Eterno non lo permise. Gli egiziani meritavano di essere puniti nello stesso modo in cui avevano perseguitato i figli d’Israele. Essi avevano decretato di fare morire i neonati del figli d’Israele gettandoli nel mare e meritavano la stessa morte. Per questo l’Eterno disse agli angeli: l’opera delle mie mani è affondata nel mare, cioè i neonati dei figli d’Israele sono stati uccisi in modo barbarico dagli egiziani e voi volete che gli egiziani muoiano sentendo la vostra voce?  La punizione doveva essere quella di affondare in mare con la stessa morte che causarono ai figli d’Israele.

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