Dopo la morte di Aronne è scritto (Bemidbàr, 21:1): Il Re canaanita di ‘Arad che abitava nel Neghev, ebbe notizia che gli Israeliti stavano arrivando per la via di Atarim, li attaccò e prese prigionieri. Rashi nel suo commento, basandosi sul Midràsh Yalqùt Shim’onì scrive che il Re di ‘Arad attaccò non appena ebbe la notizia della morte di Aronne e prese prigioniera una sola schiava.
R. Eli’ezer Askenazi (1512-1585), che fu Rav a Cremona, nel suo Ma’asè Hashem spiega invece che gli Israeliti non furono mai sconfitti dai nemici e furono essi stessi a prendere molti prigionieri dai canaaniti.
Il concetto che gli israeliti sotto la guida di Mosè non furono mai sconfitti si adatta bene a quanto scrive Giuseppe Flavio(Antichità Giudaiche, libro IV, cap. 8, nella traduzione dal greco di Angiolini pubblicata nel 1831), che nel descrivere la personalità di Mosè, scrive:
“Visse in tutto cento e venti anni, de’ quali passò nel comando una terza parte, salvo un solo mese… Uomo d’una capacità che lo mise al di sopra di quanti ci visser mai, e d’una somma destrezza nel trarre a fine ottimi pensamenti: graziosissimo nel parlare ed usare colla moltitudine: superiore d’ogni altra cosa, ma soprattutto di sue passioni pur modo, che l’animo suo parea non averne per una, e conoscerle sol per nome, più per vederle in altrui, che in se stesso. Tal capitano altresì da contarsene pochi a lui pari. Profeta poi quanto niun’altro…” (Nella traduzione inglese del Whiston, invece di “tal capitano” è scritto “He was such a general of an army as is seldom seen”).
La fama di Mosè come grande generale è confermata dalle due guerre combattute contro il Re emorita Sichon (Bemidbàr, 21:21-25) e contro ‘Og, Re del Bashan (21:33-35) che, entrambi in Transgiordania, difendevano i confini della Terra d’Israele al di quà del fiume Giordano. Il citato R. Ashkenazi afferma che in tutte queste guerre nessun soldato israelita perse la vita.
Nella Torà non è raccontato cosa fece Mosè “in quei lunghi giorni” (Shemòt, 2:23) dalla sua fuga dall’Egitto fino all’arrivo a Midian dove venne accolto da Yitrò di cui sposò la figlia Zipporà. Questo vuoto di notizie biografiche viene colmato almeno in parte da diversi midrashim, che descrivono anche le grandi doti di condottiero di Mosè.
Nel Yalqut Shim’onì è raccontato che Mosè dopo essere fuggito dall’Egitto (Shemòt, 2:15) arrivò in Cush (Nubia?) proprio quando Kikanos, il Re dei Cushiti cercava di ritornare nella sua capitale che era stata presa da un impostore (Bil’am). Dopo anni di assedio il Re morì e i Cushiti nominarono come Re proprio Mosè, il principe cresciuto nella reggia del faraone d’Egitto, che era amato da tutti. Mosè per espugnare la città condusse l’esercito cushita per una via infestata di serpenti che eliminò usando degli uccelli affamati che usavano cibarsi appunto di serpenti. Mosè regnò quarant’anni a Cush e poi lasciò il trono al figlio di Kikanos e andò a Midian dove incontrò le figlie di Yitrò al pozzo (Shemòt, 2:15).
Giuseppe Flavio nelle sue Antichità Giudaiche (Libro II, cap. 10), evidentemente traendo da midrashim già noti durante la sua vita (nel primo secolo dell’Era Volgare), racconta che Mosè fu nominato generale dell’esercito dagli egiziani per combattere i Cushiti che avevano invaso l’Egitto. Per sgominare l’esercito Cushita condusse l’esercito egiziano per una via infestata da serpenti che eliminò usando un grande numero di ibis (un uccello del quale Plinio nella Storia Naturale, 10:28, scrive che gli egiziani lo usavano contro i serpenti).
Il Midràsh è ricco di racconti sui diversi personaggi della Torà. Quelli su Mosè sono tra i più interessanti. Anche se non abbiamo notizie precise sulle doti di Mosè come generale da altre fonti, è certo che con tanto fumo ci doveva essere anche molto arrosto.