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Il commento della settimana, parashà di Vaigash

in: Blog/News | Pubblicato da: Donato Grosser

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Nella parashà di Vaigash viene descritta la scena di Giuseppe, che non potendo più controllare le proprie emozioni, scoppia nel pianto e dice ai suoi fratelli: “Io sono Giuseppe, mio padre è ancora vivo? E i suoi fratelli non poterono rispondere perché erano stati presi dal panico”.

Il Midrash Rabbà rende più drammatico questo incontro spiegando i versetti “E la sua voce scoppiò in pianto, e lo udirono gli egiziani e il palazzo del Faraone; e Giuseppe disse ai suoi fratelli: io sono Giuseppe, mio padre è ancora vivo?”. Nel Midrash è scritto: disse Abba Cohen Bar Dalia “Ahi noi per il giorno del giudizio; ahi noi per il giorno dell’ammonimento… Giuseppe, era il più piccolo delle tribù e [i fratelli] non poterono sopportarne l’ammonimento… a maggior ragione quando verrà il Santo Benedetto e ammonirà ognuno di noi…”.

Rav Eliahu Benamozegh (1823-1900), il noto rav e Rosh Yeshivà di Livorno, nel suo commento Panim la-Torà (Livorno, Benamozegh e Soci, 1854) pone la seguente domanda. I fratelli di Giuseppe si erano comportati con enorme coraggio quando erano stati accusati da Giuseppe, nel suo ruolo di vicerè d’Egitto, prima di essere spie; poi quando avevano trovato il denaro nei sacchi e infine quando Beniamino era stato accusato di furto. Perché proprio ora quando Giuseppe si rivela a loro, vengono presi dal panico? Rav Benamozegh pone un’altra domanda. Cosa ci vuole insegnare il Midrash iniziando con la citazione del versetto dalla parole “E la sua voce scoppiò in pianto” che apparentemente non aggiungono nulla?

La sua spiegazione è che il panico dei fratelli fu causato dal fatto che interpretarono in modo erroneo in tre modi possibili le parole e il comportamento di Giuseppe.

1. Giuseppe aveva detto a tutti di allontanarsi e nella confusione anche i fratelli si erano allontanati e poi Giuseppe dovette dire loro di avvicinarsi a lui.

2. Nella stessa confusione Giuseppe aveva detto: “Io sono Giuseppe” senza aggiungere “vostro fratello”.

3. Infine aveva chiesto “Mio padre è ancora vivo?” anche se i fratelli glielo avevano detto più di una volta.

Da questo atteggiamento e da queste parole i fratelli temevano che Giuseppe non si considerasse più loro fratello e avesse, come già Esaú con Giacobbe, il proposito di vendicarsi dei fratelli se il padre non fosse stato vivo.

Rav Benamozegh spiega che il fatto che Giuseppe fosse scoppiato in pianto avrebbe dovuto convincere i fratelli che era ben disposto verso di loro perché un pianto così deriva dall’amore. Per questo il Midrash riporta la citazione dalle parole “E la sua voce scoppiò in pianto”. E per questo R. Abba Cohen disse “Ahi noi per il giorno del giudizio”. Se persino di fronte a un essere umano come Giuseppe i fratelli non riuscirono a capirne il pensiero e furono colpiti dal panico, cosa potremo fare noi nel giorno in cui il Santo Benedetto, il cui pensiero è inscrutabile, ci ammonirà?

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