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Il commento della settimana: parashà Sheminì. Dal Faraone alla faraona

in: Ebraismo | Pubblicato da: Donato Grosser

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Dopo gli otto giorni di Pesach, durante i quali le letture pubbliche della Torà trattano argomenti relativi alla festa, si torna alle letture delle parashot settimanali secondo l’ordine stabilito dagli antichi Maestri.

Uno degli argomenti di cui tratta la parashà di Sheminì è quello degli animali casher e non casher. Per i mammiferi la Torà indica quelli che sono casher, ovvero gli animali che hanno l’unghia fessa e sono ruminanti, come ovini, bovini e caprini tra gli animali domestici e tutta una serie di animali selvatici con le stesse caratteristiche. Sono esclusi mammiferi come il maiale che ha l’unghia fessa e non è ruminante, o come il cammello che sono ruminanti e non hanno l’unghia fessa e anche lepri e conigli. Per i pesci la Torà insegna che sono casher quelli con squame e pinne ad esclusione di tutti gli altri. Incidentalmente R. Elia Benamozegh (Livorno 1823-1900) nel suo commento Panim la-Torà (pubblicato a Livorno nel 1854) cita R. Ya’aqov, autore dei Turim che, avendo notato che nella Torà sono citati nomi di mammiferi e di volatili ma non di pesci, afferma che questa mancanza risulta dal fatto che Adamo diede nomi a tutti gli animali ma non ai pesci!

Per gli uccelli invece, la Torà (Levitico, 11:13-19) fornisce una lista di ventiquattro tipi di uccelli proibiti (tra i quali aquile, avvoltoi e falchi), insegnando implicitamente che tutti gli altri uccelli sono permessi. Mentre per i mammiferi e i pesci, dal momento che quelli non casher sono più numerosi di quelli che sono casher, la Torà elenca quelli casher, per gli uccelli, dove quelli che sono casher sono più numerosi, la Torà elenca questi ultimi. Da qui i Maestri del Talmud hanno insegnato (nel trattato Cholin) che è un importante metodo pedagogico insegnare in modo succinto.

Se fossimo in grado di identificare con sicurezza le ventiquattro specie di uccelli proibiti, potremmo consumare qualunque altro uccello come casher. Purtroppo quasi tutti gli uccelli nominati nella parashà non sono identificabili con sicurezza. Per questo motivo alcuni commentatori e traduttori della Torà, come R. Shimshon Rafael Hirsch, evitarono di tradurre (in tedesco) i nomi degli uccelli e li lasciarono trasliterati in ebraico. Altri traduttori invece, basandosi su fonti antiche, come sulla Septuaginta, la traduzione della Torà in greco del III secolo prima dell’Era Volgare, sul commento in lingua araba di R. Sa’adià Gaon (Egitto, 892-942, Babilonia), e anche sui termini in francese nel commento di Rashì (1040-1105) alla Torà, cercarono di identificare gli uccelli e di tradurne i nomi.

Già ai tempi del Talmud la conoscenza di molte specie di uccelli era andata perduta, come risulta evidente studiando le pagine rilevanti nel trattato Cholin (60 a-65a). R. Yosef Caro, l’autore dello Shulchan ‘Arukh, Yorè Deà’ (cap. 82) scrive che chi conosce tutti gli uccelli proibiti e li sa identificare per nome, può mangiare qualunque altro uccello. R. Gur Ariè Levi Finzi di Mantova, nel suo commento allo Shulchan ‘Arukh (pubblicato postumo attorno all’anno 1740), scrive che al giorno d’oggi non vi è nessuno che sia in grado di identificare tutti questi uccelli.

R. Yosef Caro, citando il Talmud, aggiunge che gli uccelli casher si mangiano quando si ha una tradizione sulla loro casherut. Chi non conosce le specie di uccelli elencati nella Torà, verifica alcune caratteristiche: se un uccello è rapace non è casher. Se un uccello non è rapace, vi sono tre caratteristiche che possono servire a identificare gli uccelli casher: hanno un dito della zampetta diverso dal normale, hanno il gozzo e il ventricolo “è avvolto da una membrana che può essere tolta con facilità con le sole mani” (cosi spiega il nostro Rav Riccardo di Segni nella suaGuida alle regole alimentari ebraiche). A complicare le cose si aggiunge il fatto che vi sono opinioni diverse di quale sia la definizione di uccello “rapace” e anche di quella del dito della zampetta “diverso dal normale”.

R. Moshè Isserles, nelle sue glosse allo Shulchan ‘Arukh, afferma che non ci si deve basare sulle caratteristiche degli uccelli e che non bisogna consumare alcun volatile se non sulla base di nostre tradizioni.

Questa affemazione di R. Isserles, le cui decisioni halakhiche sono generalmente seguite dagli ashkenaziti, ha reso necessario spiegare il motivo per cui il tacchino viene quasi universalmente mangiato dagli israeliti di tutte le provenienze. È noto che il tacchino fu portato in Europa dall’America solo nel XVI secolo e pertanto non ha una tradizione. Una spiegazione fornita da R. Moshè Greenwald (Hust, 1853-1910), autore dei Responsa Arugat Habosem è che la tradizione serve per dimostrare che un uccello non è rapace. Se tuttavia una specie di uccelli è stata osservata per almeno dodici mesi ci si può basare sulle caratteristiche sopra citate per permetterla.

Un altro uccello controverso è la faraona (guinea fowl in inglese). Su questo uccello ho una tradizione che mi ha raccontato mia madre, Vittoria Brunner, aleha ha-shalom, a nome della sua matrigna, Alice Prister (che aveva sposato mio nonno Giuseppe Brunner dopo essere rimasta vedova del Rabbino Raffaello Della Pergola che fu rabbino capo di Alessandria d’Egitto) che tra gli israeliti in Egitto la faraona non era considerata un uccello casher.

In Italia, l’opera più autorevole sulla casherut degli uccelli è il Zivchè Cohen pubblicato nel 1832 e il cui autore fu R. Izchaq ben Meir Ha-Cohen di Livorno. R. Cohen elenca trenta uccelli selvatici che per tradizione erano considerati casher a Livorno. (Il libro è molto raro e a una recente asta a New York è stato venduto per duemila dollari). Tra gli uccelli nella lista vi sono il fagiano, la pernice, il pavone reale, la quaglia e l’allodola. Va aggiunto che uno dei motivi per i quali questi uccelli vengono raramente inseriti nei nostri menù è che devono essere catturati vivi e poi macellati secondo le regole della shechità (macellazione secondo le regole della Torà). Oggi non sono molti gli israeliti che si dedicano alla professione della caccia di volatili casher.

Si ringrazia Rav Chaim Loike, specialista della casherut degli uccelli presso la Orthodox Union di New York per la sua assistenza.

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