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Il commento della settimana: Parashot di Ki Tazrìa’ e di Metzorà. L’Elisir di lunga vita

in: Blog/News | Pubblicato da: Donato Grosser

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Una lezione contro la maldicenza

L’argomento principale delle parashòt Ki Tazrìa’Metzorà, che quest’anno vengono lette insieme, è quello di una malattia della pelle che nella Torà viene chiamata Tzarà’at, impropriamente tradotta lebbra. La Tzarà’at colpisce anche i vestiti e i muri delle case.

Il Maimonide nelle Hilkhòt Tumàt Tzarà’at (cap. 16:10) scrive che la Tzarà’at non era una malattia naturale, ma un segno miracoloso che colpiva gli israeliti per avvertirli che avevano trasgredito la proibizione di parlare male del prossimo. Questa tragressione nel Talmùd è chiamata Lashòn ha-Rà’, che significa maldicenza. Nella Torà la proibizione di parlare male del prossimo appare nella parashà di Qedoshìm (Wayqrà, 19:16) dove è scritto: “non andare a sparlare tra la tua gente”.

Nella parashà di Beha’alotekhà (Bemidbàr, 12:1) è scritto che Miriam, la sorella maggiore di Mosè, parlò in modo critico del fratello. Per punizione fu colpita da Tzarà’at (12:10) e Mosè dovette pregare il Signore per farla guarire (12:13). Miriam dovette sostare al di fuori dell’accampamento degli israeliti per una settimana (12:14). Nel quinto libro della  Torà è scritto: “Ricorda ciò che il Signore tuo Dio ha fatto a Miriàm” (Devarìm, 24:9). Il Nachmanide, commentando questo versetto, scrive che bisogna ricordare sempre a voce quello che avvenne a Miriam per riflettere su quanto sia grave il peccato di maldicenza. Nel trattato talmudico ‘Arakhìn (16a) è detto: R. Yochanàn disse che le malattie della pelle (in ebraico nega’ìm) vengono per sette cose. La maldicenza è la prima della lista.

Le persone colpite da Tzara’at dovevano uscire dall’accampamento (Wayqrà, 13:46) o dalla città (Melakhìm II, 7:3). Il Talmùd(‘Arakhìn, 16b) ne spiega il motivo: chi sparla del prossimo crea discordia tra le persone separando l’uno dall’altro e per punizione deve rimanere separato dal pubblico. Quando una persona veniva colpita dalla Tzarà’at doveva rivolgersi a un Cohen (Wayqrà, 13:2). Il Cohen doveva esaminare la Tzarà’at e dichiarare se la persona era impura e doveva quindi rimanere separata dal pubblico, oppure se era pura e poteva essere riammessa nella società.

Perchè proprio il Cohen aveva il compito di riammettere una persona che aveva sparlato del prossimo? Rav Avraham Kroll, nel suo commento a questa parashà spiega che la maldicenza (Lashòn ha-Rà’) consiste nel raccontare la verità a scapito del prossimo. (Se uno racconta cose false e a danno del prossimo ha commesso una calunnia, una colpa ancora più grave). Il motivo per cui chi commette il peccato di sparlare del prossimo deve andare dal Cohen è che proprio dicendo la verità ha causato discordia e separazione tra la gente. Pertanto per farsi riammettere nella società deve andare proprio dal Cohen che è disposto a raccontare delle bugie pur di portare pace tra la persone.

Così infatti viene raccontato di Aronne, il Cohen Gadol fratello maggiore di Mosè. In Avòt de-Rabbi Natàn (12:3) è raccontato che quando due uomini litigavano, Aronne si sedeva con uno dei due e gli diceva: Figlio mio, lascia che ti dica cosa sta facendo il tuo compagno. Si sta battendo il petto e strappando i vestiti perchè si strugge di come farà a guardarti in faccia dopo averti trattato così male e si vergogna di quello che ha fatto. Aronne stava con lui fino a quando costui aveva rimosso ogni risentimento nei confronti del compagno. Poi faceva la stessa cosa con l’altro. Il risultato era che al primo incontro i due si abbracciavano. Per questo motivo quando Aronne morì tutto Israele lo pianse per trenta giorni (Bemidbàr, 20:29).

Nel Midràsh Rabbà Metzorà’ (16) viene raccontato di un venditore ambulante (un episodio simile è citato nel Talmùd ‘Avodà Zarà 19b, dove il venditore è rabbì Alexandri) che girava per i villaggi vicini alla città di Tzippori (in Galilea) e gridava: “Chi vuole comperare l’Elisir di lunga vita”? La gente si affollò attorno a lui. Rabbì Yannai studiava la Torà nel suo triclinio, sentì che costui gridava “Chi vuole l’Elisir di lunga vita?” e gli disse: “Vieni qui e vendimelo”. [Il venditore] rispose: non ne hai bisogno nè tu nè le persone come te. [R. Yannai] insistette e allora [il venditore] andò da lui, tirò fuori il libro dei Salmi e gli mostrò il versetto (34:13): “Chi è colui che vuole lunghi giorni per vivere felice? E cosa e’ scritto di seguito? Guarda dal male la tua lingua, e le tue labbra dal parlar con frode. Dal male ritratti ed opra il bene, cerca la pace e seguila [Traduzione del rabbino Lelio Della Torre (Schmid e Busch, Vienna, 1845), p.61.].

Oltre cento anni fa R. Israel Meir Ha-Kohen di Radomsk (Polonia) pubblicò un libro intitolato Chafètz Chayìm (“Chi desidera vivere”) per insegnare l’importanza di evitare la maldicenza. Il libro è stato tradotto in italiano e pubblicato da Morashà, che sta preparando una nuova edizione riveduta e corretta.

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