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Il commento della settimana. Vayakhèl-Pequdè: la parashà per gli amministratori delle finanze comunitarie

in: Blog/News | Pubblicato da: Donato Grosser

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In questo Shabbat che precede il capo mese di Nissan, le due parashòt VayakhèlPequdè vengono lette insieme. Questo perché l’anno ebraico in corso ha solo dodici mesi, a differenza degli anni in cui si aggiunge un secondo mese di Adàr, e per poter completare la lettura di tutte le parashòt della Torà entro l’anno è necessario unirne alcune.

La parashà di Pequdè inizia con le parole “Elle Pequdè ha-Mishkàn…”, ossia “Questi sono i conti del Tabernacolo”. In questa parashà Mosè fornisce il resoconto dell’utilizzo delle donazioni ricevute per la costruzione del Tabernacolo.

Il peso totale delle donazioni di oro fu di ventinove talenti e settecentotrenta sicli. Rashì spiega che in un talento vi erano 120 mine e in una mina vi erano 25 sicli; pertanto in un talento vi erano 3.000 sicli. In totale l’oro offerto dagli israeliti pesava 87.730 sicli. Se, come si impara dalle scoperte numismatiche degli ultimi cent’anni, supponiamo che un siclo sacro equivaleva al peso di circa 11,5 grammi, questi 87.730 sicli pesavano oltre 1.000 kg d’oro.

Secondo Rav Sa’adià Gaon (Egitto, 882-942, Bagdad), citato da R. Avraham ibn ‘Ezra (Spagna, 1089-1164), ognuna delle 48 assi perimetrali che sostenevano il Tabernacolo era ricoperta da una lamina d’oro che complessivamente pesava mezzo talento. In questo modo furono usati 24 talenti per le 48 assi. Gli altri cinque talenti vennero usati così: uno per la Menorà, un secondo per l’arca (Aròn ha-Qòdesh) e il suo coperchio (Kapòret), un terzo per la Tavola dei pani (Shulchàn) e l’altare (Mizbèach) d’oro all’interno del Tabernacolo e altri due per laminare le quattro colonne del Tabernacolo che sorreggevano la partizione. Parte dei 730 sicli d’oro rimanenti furono usati per fabbricare i fili d’oro per i vestimenti dei Cohanim e parte per ganci e affini.

Il peso totale delle offerte d’argento fu di cento talenti e 1775 sicli. Si arrivò a questo totale sommando il mezzo siclo donato da ognuno degli uomini di età militare. Dal momento che vi erano 603.550 uomini di età tra 20 e 60 anni, il totale fu di 301.775 sicli, equivalenti a 100 talenti e 1.775 sicli, pari a quasi 3.500 Kg. d’argento.

I cento talenti furono usati, uno ciascuno, per altrettanti supporti delle assi del Tabernacolo e della cortina; i 1.775 sicli rimanenti servirono per i ganci e per i rivestimenti delle colonne.

Il peso totale delle offerte di rame fu di 70 talenti e 2.400 sicli. Il rame venne usato per “le basi dell’entrata dell’Ohel Mo’èd, per l’altare (Mizbèach) di rame, la sua grata e i suoi accessori, i supporti attorno al cortile, i supporti della porta del cortile, tutti pioli del Tabernacolo, e tutti pioli attorno al cortile” (Shemòt, 38:30).

Nel libro dei Re (12:16) è scritto che gli amministratori del Bet Ha-Miqdàsh di Gerusalemme davano una somma di denaro ai tesorieri incaricati alla supervisione dei lavori di manutenzione del Santuario per pagare gli artigiani e non chiedevano loro resoconti sull’uso del denaro “perchè essi erano onesti”. In effetti secondo la legge non è necessario fornire resoconti. Infatti nello Shulchàn ‘Arùkh (Yorè Deà’, 257:2) è scritto che ai responsabili della raccolta della Zedaqà (i fondi da distribuire ai bisognosi) non si chiede di dare resoconti e a tale prova viene citato il versetto dal libro de Re.

Pertanto è sorprendente che proprio Mosè del quale l’Eterno stesso disse: “In tutta la Mia casa è affidabile” (Bemidbàr, 12:7) avesse dato un resoconto così completo del’uso delle offerte ricevute.

Una spiegazione può essere che Mosè voleva stabilire uno standard per i posteri sulla base del versetto (Bemidbàr, 32:22) “... e sarete puliti nei confronti del Signore e d’Israele”. Per questo motivo in una glossa allo Shulchàn ‘Arùkh (ibid.) R. Moshè Isserles (Polonia, 1520-1572) aggiunge: “Ed in ogni modo al fine di essere puliti nei confronti del Signore e d’Israele è buon comportamento quello di fornire un resoconto. Questo vale per i Gabbaìm di comportamento impeccabile (chesherìm)”. Gli altri responsabili alla gestione di fondi pubblici devono in ogni caso fornire resoconti sull’uso dei fondi.

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