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Il discorso della Presidente Ruth Dureghello in occasione delle celebrazioni di Yom Ha-Zikaron.

in: Israele | Pubblicato da: isayblog4

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Gentili Ambasciatori, Addetto Militare, autorità, famiglie dei caduti, cari ragazzi, benvenuti.

Grazie per essere questa sera qui tutti insieme per commemorare i caduti delle guerre dello Stato d’Israele e le vittime del terrorismo, per i quali abbiamo appena recitato l’Izkor.
Questi uomini e donne, che hanno pagato con la loro vita per regalarci giorni più sicuri, sono nelle nostre menti e nel nostro cuore in ogni occasione non solo oggi, quando tutti gli ebrei del mondo omaggiano il loro sacrificio. Nostri figli, nostre sorelle e nostri fratelli. Sempre.
Sono carne della nostra carne, sangue del nostro sanguee quando penso a loro, alle loro morti premature penso ai miei figli ed ai tanti ragazzi ebrei che si impegnano per mantenere con orgoglio la propria identità e rivendicare il loro legame con Israele e sento il dolore scorrere dentro.

La Comunità di Roma non sceglie a caso questo luogo per celebrare Yom ha Ziharon. Non è un posto qualunque.
Per noi ebrei romani ha un significato profondo, e viscerale. Questo luogo è il cuore pulsante della comunità di Roma. E’ il nucleo dove le nuove generazioni, gli studenti, i volti storici della piazza s’incontrano in uno scambio continuo. E’ qui, nella nostra scuola, dove l’educazione ebraica l’amore per Israele e la Torah si trasmettono di generazione in generazione.
Il Popolo d’Israele vive, “Am Israel Hai” è un urlo di amore, di gioia e di speranza che insegniamo qui dentro ai nostri ragazzi. Non si può essere ebrei senza la terra d’Israele.

Questo è uno spazio che è stato testimone di tante lacrime, non solo di dolore ma anche di gioia, e di speranza. Qui abbiamo riabbracciato il Soldato GhiladShalit, tornato dalla sua prigionia, lo abbiamo accolto come un fratello, e sempre qui solo poche settimane fa abbiamo ballato, cantato e pianto con le tante famiglie dei soldati caduti, di Or LaMishpahot. Perché il popolo d’Israele è vivo e la nostra risposta alla tragedia è la nostra ferma volontà di continuare ad esserlo.

Quest’anno ci ha lasciato uno dei più grandi padri dello Stato d’Israele, Shimon Peres Z’L, fra le sue tante citazioni mi permetto di riprenderne qui una sua che mi sta particolarmente a cuore: “Puoi ucciderne mille, puoi porre fine ad una vita, ma non puoi uccidere una idea”. Credo che questo sia lo spirito che muove ed anima il nostro popolo da sempre. L’idea e la volontà che nessuno mai riuscirà ad annientarci.

Oggi penso ai più giovani che difendono lo Stato d’Israele con onore e orgoglio indossando la divisa militare di Zahal. Le case, i vicoli, le strade, le piazze, i confini sono continuamente minacciati da chi vuole distruggerci e loro sempre lì a garantire la sicurezza di tutti. Penso ad alcuni dei nostri ragazzi, della comunità, che hanno scelto di vivere e servire Israele, sia attraverso l’esercito che in altre modalità.

A questi soldati, a coloro che per noi sono caduti, hanno combattuto o che per noi ancora combattono dedichiamo oggi il nostro commosso ringraziamento e la profonda riconoscenza.

Oggi è la giornata del ricordo, e non posso non posso non dedicare un ricordo anche a chi partito da Roma in queste guerre è caduto.
Johai Di Porto, Angelo Momo Sed e Sergio Pavoncello, quest’ultimo sopravvissuto alla Shoah e caduto per difendere Israele.

Per concludere, oltre ai nostri Haialim abbiamo il dovere di onorare la memoria di chi è stato ucciso con l’unica colpa di essere ebreo. In una guerra che da tempo si combatte ben oltre i confini dello Stato d’Israele, colpendoci ovunque, qui a Roma, dove non posso non ricordare le tante vittime dell’attentato ed il piccolo Stefano che non c’è piu, fino a Copenaghen, Tolosa, Monaco e per ultimo Parigi dove è di poche settimane fa la notizia di una anziana gettata dalla finestra perché ebrea.

Cari Amici vi voglio lasciare con le parole di HadarGoldin, soldato catturato da Hamas, prigioniero dal 2015, che in una lettera inviata ai genitori durante un viaggio ad Auschwitz scriveva:

“Mamma, Papà, sono seduto qui in un treno, sono in Polonia. Non immagino quanti altri ragazzi e bambinicome me vennero strappati dalle loro case, dalle loro famiglie solo perché ebrei. Io so dove andrò, andrò in Israele, nel mio paese, nella mia nazione”

Prego che il corpo di questo ragazzo e quello di OronShaul possano tornare presto alle loro famiglie ed avere un luogo dove riposare, ma soprattutto che nessun altra famiglia debba dover versare ma più lacrime.

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