Una considerazione sui viaggi all’estero del premier Monti
In queste ultime settimane il presidente del Consiglio dei Ministri ha viaggiato molto. Prima nel lontano Oriente. Poi in Medio Oriente. Viaggi già programmati dal precedente governo ed effettuati sia per raggiungere obiettivi diplomatici che economici.
Seppur quello di Mario Monti sia un governo tecnico, ovviamente il premier è obbligato a intrattenere rapporti, per conto dell’Italia, come fosse un capo di governo realmente scelto dal popolo. Fatta questa premessa è bene sollevare un dubbio sull’opportunità di esprimersi in rappresentanza degli italiani su temi particolarmente caldi.
Il premier ha fatto visita, nel suo ultimo viaggio ufficiale, ai Paesi di Libano, Israele, Egitto ed è stato anche nei territori palestinesi. Ha parlato con i maggiori rappresentanti di queste nazioni. E a ognuno ha dato la sua visione dei problemi e delle soluzioni riguardanti il Medio Oriente. In particolare, durante la sua permanenza in Israele e nei territori palestinesi ha espresso la sua opinione in merito al processo di pace.
Secondo il Professore è necessaria la soluzione dei due popoli e due stati con Israele dentro i confini del 1967: “A questa prospettiva – ha detto Monti – non ci sono alternative e il negoziato è l’unica via per raggiungere l’obiettivo”. E’ vero, Monti si rifà, ed è proprio lui ad affermarlo, alle posizioni dell’Unione europea. Eppure lui non è in visita ufficiale come rappresentante di Bruxelles e a me resta il dubbio: è giusto che il presidente di un governo tecnico si debba esprimere su temi strettamente politici, in nome degli italiani, ed estremamente delicati?