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Il sogno è lo specchio dell’ebreo

in: Blog/News | Pubblicato da: Jonatan Della Rocca

2 Commenti

A colloquio con rav Roberto Colombo autore di un affascinante libro dal titolo ‘Sognare e Sapere’

Giunge nel panorama editoriale italiano per la prima volta un testo sull’interpretazione dei sogni secondo la mistica ebraica, “Sognare e Sapere” edito da Sovera Edizioni, a cura del rabbino Roberto Colombo.

Con tanto di presentazione e prefazione rispettivamente, del rabbino capo Riccardo Di Segni e del docente di psichiatria Gavriel Levi, il libro accompagna il lettore addentrandosi nello studio dei sogni, secondo la tradizione ebraica. Segue una sezione dedicata all’universo dei sogni nella sua tipologia, con ampio spazio dato all’opera del rabbino Salomone Almolì che scisse un classico sul tema della simbologia onirica “Pitron Hachalomot”.

Il merito di rav Colombo è di analizzare il sogno introspettivo come viaggio dell’anima che rivela al risveglio messaggi da decodificare. Come decifrare queste visioni? Che relazione dobbiamo avere con il sogno che può in fasi alterne della nostra vita angustiarci o renderci euforici? A questi quesiti e ad altri interrogativi, il libro fornisce riposte puntuali ed esaurienti con un linguaggio di facile lettura che sa rendere comprensibili concetti e tematiche altrimenti molto complesse. Abbiamo incontrato Rav Colombo.

Come è nata l’idea di scrivere un libro sui sogni e i loro significati? Qualche anno fa, per caso, mi capitò tra le mani un antico testo scritto quasi cinque secoli fa dal Rabbino Almolì di Costantinopoli sull’interpretazione dei sogni. Iniziai a leggere questo libro senza particolare interesse, in quanto mi sembrava assai lontano dalle mie inclinazioni culturali che mi spingevano maggiormente allo studio delle opere classiche di commento alla Torah e all’aspetto normativo della tradizione ebraica. Vista la complessità dell’argomento, riposi il libro. Ma rimase in me il progetto di cercare un giorno di approfondire il tema dei sogni sul quale non mi risulta sia mai stata scritta un’opera sistematica in lingua italiana. Tornato a Roma, tre anni fa, notai che sia tra gli adulti sia tra i ragazzi della nostra Comunità il tema del sogno era invece di notevole interesse. Spesso mi venivano poste domande riguardo a sogni fatti e alla loro possibile interpretazione ma non riuscivo a dare risposte adeguate. Così ho ripreso il libro di Almolì assieme ad altri lavori di Maestri Cabbalisti più recenti e ho provato a riassumere per me stesso e per il pubblico i commenti riguardanti i sogni che ritenevo più significativi. Come scrive rav Di Segni nella sua presentazione al mio lavoro, l’argomento meriterebbe eccessivi approfondimenti in quanto mi sono limitato a condensare in poche pagine i pensieri dei Maestri della mistica riguardo al sogno e a fornire un lista di sogni e la loro simbologia riprendendo la stessa dal libro di Almolì.

Perché in lingua italiana non era mai stato scritto un testo su questo argomento?

I Rabbini italiani sono tendenzialmente razionalisti e si occupano maggiormente di interpretazione di testi o di opere di pensiero ebraico. Il sogno è spesso considerato materia per studiosi di cabbalà e per certi versi argomento assai poco pratico, intendo dal punto di vista ebraico tradizionale. Lo stesso Talmud ripete più volte che la maggior parte dei sogni si debba considerare come un semplice sfogo della nostra mente e che solo in piccola parte e assai raramente l’attività onirica racchiuda messaggi provenienti dall’alto. Lo stesso Shulkhàn ‘Arùkh, il libro principale di norme ebraiche scritto nel XVI secolo, non dedica al comportamento da tenere in caso di cattivi sogni che qualche breve norma, mentre le fonti talmudiche, midrashiche e cabaliste sul tema del sogno sono moltissime. Personalmente ho cercato di riprendere parte di queste fonti e di commentarle in modo razionale, soffermandomi soprattutto sul modo in cui l’attività onirica e la sua interpretazione tradizionale influisce in modo pratico sul comportamento umano.

E’ un testo didattico rivolto agli studenti?

In parte. Nel libro riporto passi tratti dal Talmud e commenti rabbinici che ritengo personalmente di grande valore educativo. Ho provato in una classe del liceo e precedentemente con un gruppo di giovani della nostra Comunità a ragionare su alcuni brani citati nel libro e ne è sorta una discussione di grande interesse.

L’ebreo è un sognatore?

Eccome. Nella Torà si parla moltissimo di sognatori, e non sono solo ebrei. Avrahàm sognava, Yaakòv, Yosèf, il re Davide e tutti i Profeti sognavano. Commenti e interpretazioni, norme e soluzioni di complesse situazioni furono rivelate in sogno ai Maestri della Mishnà e del Talmùd. Chi è combattuto, chi soffre internamente, chi pensa costantemente a costruire il futuro è di solito un gran sognatore. Direi che il sogno è lo specchio dell’ebreo. Il primo atto creativo di un uomo nella Torà – Adamo che genera Eva con una parte di sé – avviene durante il sonno e non da sveglio. Prendere i messaggi che ci arrivano durante il sonno, capire le nostra angosce e le nostre potenzialità e interpretare i messaggi che D-o stesso a volte ci manda per gestire il nostro futuro in modo positivo è fondamentale, è un atto profondamente ebraico.

Davanti alla necessità di interpretare un sogno, quando è il caso di andare da un rabbino e quando da uno psicoanalista?

Se è il caso di andare da uno psicoanalista non sta a me dirlo, non sono un esperto in materia. La tradizione ebraica però insegna che un sognatore non dovrebbe narrare i propri sogni senza prima provare a dare una personale interpretazione, che dev’essere sempre costruttiva. Nel libro parlo del fatto che D-o non manda mai dei segnali durante il sonno per togliere all’uomo la speranza del futuro ma, al contrario, manda dei sogni come segni per far capire all’uomo i propri errori o le proprie reali aspirazioni e capacità. I Maestri riportano immagini oniriche e le loro interpretazioni, che cito in un lungo capitolo del mio lavoro, non sono mai vincolanti e assolute in quanto è comunque il sognatore l’unico in grado di capire veramente il senso di ciò che ha sognato.

Quale è il sogno più particolare che le hanno chiesto di spiegare?

Accadde anni fa. Un ragazzo appena sposato sognò un uomo a cui cadevano i denti e mi raccontò il sogno. E’ noto che tale immagine non è tradizionalmente di buon auspicio. Sono gli anziani, le persone la cui vita sta per volgere al termine che di solito perdono i denti perciò nella simbologia fornita dai Maestri questo tipo di sogni presagisce tragedie. Telefonai ad un noto Maestro di Gerusalemme il quale mi disse: “Non ti azzardare a fornire questa spiegazione. Il giovane si abbatterebbe. Digli invece che sono i bambini a perdere i denti e che presto avrà un figlio. La gioia di questa spiegazione gli darà la forza per preparare il proprio futuro e a pregare per avere un figlio”. Così feci. Qualche mese dopo al giovane nacque un bambino. Ma non essendo io un interprete di sogni non ho aneddoti a riguardo. Nel libro, invece, riporto alcune storie prese dalla letteratura ebraica e testimonianze tratte da libri di normativa e di commento riguardo a sogni che si sono avverati.

Ci sono correnti rabbiniche che non credono al valore dei sogni?

La stessa tradizione talmudica chiede di non prestare sempre grande valore a ogni sogno o a tutto un sogno. “Non vi sono sogni privi di inutili messaggi”, dicono i Maestri. Ma nessun vero rabbino può negare che attraverso il sogno D-o possa relazionarsi con l’essere umano. Disconoscere questo, significherebbe anche ricusare il fatto che D-o si sia rivelato ai nostri Patriarchi, ai nostri Profeti e ai nostri Maestri attraverso un sogno, fatto questo ripetuto più volte nel Tanàkh, nel Talmùd e nel Midràsh. Lo Shulkhàn ‘Arùkh ritiene che l’unico digiuno permesso nel giorno dello Shabbàt sia quello per annullare un sogno cattivo fatto la notte del Giovedì o del Venerdì. Come rabbino avrei personalmente qualche difficoltà a contraddire l’opinione di Rabbì Yosèf Caro, autore dello Shulkhàn ‘Arùkh.

Quando ha iniziato a credere ai sogni?

Bisogna distinguere quali sogni. Al capitolo 15 della Genesi D-o dice ad Abramo: “Esci e conta le stelle: lo puoi forse fare? Ebbene così saranno i tuoi figli”. In altre parole, usando il commento del Rebbe di Gur: le stelle non si possono contare ma Abramo deve contarle lo stesso. Un ebreo non può fermarsi neppure di fronte a ciò che sembra impossibile. Chi ha un sogno, un progetto, per quanto possa sembrare irrealizzabile, deve provare con tutte le sue forze a far sì che questo s’avveri. In questo tipo di sogni ho sempre creduto, forse un tempo più di oggi. Nel sogno inteso come messaggio proveniente dall’alto durante il sonno ho cominciato veramente a credere quando ho iniziato a scrivere il mio libro. I passi dei Maestri, i loro commenti e le antiche tradizioni dei Saggi del passato hanno profondamente inciso sul mio modo di pensare.

(Shalom, novembre 2012)

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