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Il terrorismo islamico super informatico del terzo millennio

in: Blog/News | Pubblicato da: Giacomo Kahn

Un Commento

A cura del Bené Berith di Roma, presentato il libro di Stefano Dambruoso e Vincenzo R. Spagnolo ‘Un istante prima’

A volte ci sono coincidenze che lasciano da pensare. E’ il caso del libro del magistrato Stefano Dambruoso e del giornalista Vincenzo R. Spagnolo ‘Un istante prima’ (Mondadori editore) che verrà presentato oggi nel Palazzo della Provincia di Roma, in una iniziativa curata dal Benè Berith.

Dove sta la coincidenza? Proprio nel giorno in cui la Polizia di Stato ha arrestato un marocchino accusato di progettare un attentato alla sinagoga principale di Milano, si discuterà di un libro ‘scomodo’ che – da un punto di osservazione privilegiato, come quello di un magistrato impegnato in prima persona nelle indagini – racconta“come è cambiato il terrorismo islamico in Europa dieci anni dopo l’11 settembre”.

Impegnato presso la procura di Milano, Dambruoso fu tra i primi a segnalare, oltre dieci anni fa, pericolosi indizi di attività terroristica in alcune indagini su personaggi attivi in Italia, legati ad un allora semisconosciuto miliardario saudita di nome Osama bin Laden.

In questo libro, Stefano Dambruoso affida al giornalista d’inchiesta Vincenzo Spagnolo le riflessioni lucide e incalzanti di un magistrato tenace, che non ha mai smesso di ragionare, capire, valutare indizi, costruire collegamenti.

Dieci anni dopo l’attentato alle Torri gemelle, la grande rete terroristica internazionale non è scomparsa, si è semplicemente trasformata, assumendo i contorni, apparentemente indistinti, del jihadismo fai-da-te. Una subdola minaccia portata alle nostre società da attentatori isolati che si abbeverano a farneticanti proclami su Internet, così come esattamente è avvenuto con il marocchino arrestato oggi a Brescia.

Ripercorrendo un decennio di indagini e di esperienza diretta, il magistrato più attivo in Italia contro il terrorismo disegna oggi il profilo della nuova minaccia, dovuta a schegge impazzite che “non lasciano una scia definita, ma solo poche, labili tracce”.

Per le democrazie, per i sistemi anti terrorismo è quindi una ulteriore difficoltà: non solo quella di penetrare all’interno di gruppi da sempre chiusi, ma anche di trovare sistemi in grado di intercettare terroristi solitari ma abilissimi nei collegamenti e nelle relazioni attraverso l’utilizzo dei sistemi informatici.

Diventa dunque fondamentale, per evitare nuove stragi, anticipare le mosse dei potenziali attentatori, per poter arrivare prima che l’ordigno venga innescato. Anche solo ‘un istante prima’.

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